Unione dei Comuni, il gioco delle tre carte

La realizzazione dell’Unione dei 15 Comuni del forlivese, che partirà da gennaio 2014, dovrebbe permettere sulla carta di creare delle economie di scala, nel dimensionare i servizi e creare le condizioni per la sopravvivenza dei piccoli comuni che, pur mantenendo la loro identità, possono accorpare servizi al fine di ridurre i costi pro-capite e ridurre pro-quota le spese fisse di gestione di alcuni servizi

Il vice sindaco di Rocca, Francesco Casanova aveva espresso che non ci sarebbero dovute essere disparità di trattamento economico fra i dirigenti dell’Unione e dipendenti comunali. Il capogruppo di minoranza Alessandro Guidi aveva invece asserito: “con questa decisione Forlì si proietta oltre le sue mura cittadine e i territori vi entreranno dentro a tutti gli effetti” mentre il consigliere di minoranza Oriano Rimini aveva auspicato “vantaggi economici e turistici” dalla nuova Unione.

Il sindaco di Forlì, Roberto Balzani aveva inoltre chiarito nei dettagli: “la svolta storica che si sarebbe avuta con l’Unione a 15 che raggruppa 188 mila abitanti, la prima unione del genere in Italia, che potrebbe essere di esempio per ridurre gli 8 mila comuni a 287 unioni (270 sotto i 190 mila abitanti e 17 sopra)”.

Avendo avuto la pazienza e la possibilità di leggere le infinite pagine di delibere che alcuni Comuni avevano redatto per l’adesione a questo Ente siamo in grado di fare qualche considerazione in merito alle molte dichiarazioni fin qui rilasciate, alcune delle quali fuorvianti.

L’Unione sarà a tutti gli effetti un nuovo Ente che prevede una serie di strutture e nuovi posti dirigenziali per una ridistribuzione di competenze che verranno scorporate dalla Regione e dai Comuni aderenti a favore di questa nuova realtà.

Questo basterebbe già a far capire l’inutilità dell’Unione dei Comuni e lo spreco di risorse e soldi pubblici perché sia Regione che Comuni, senza dimenticare la Provincia, hanno già tutte le competenze necessarie all’interno del proprio territorio, per cui aggiungere una quarta figura sembra alquanto inutile, se non a fronte di una chiusura di qualche Ente già esistente, chiusura che non è assolutamente in previsione.

Volendo citare alcuni punti potremmo partire dal fatto che l’Unione potrà avere partecipazioni in aziende e/o società di Capitale ma negli ultimi 30 anni queste prassi hanno generato i peggiori scandali distribuendo i guadagni alla parte dei Capitali privati e tutti i debiti alla parte pubblica, con ricaduta diretta sulle tasche dei cittadini. Negli statuti è prevista anche una distribuzione di cariche dirigenziali, chissà se questa volta avverrà con metodo meritocratico e dietro attenta valutazione di curricula. Questa semplice analisi è già sufficiente per definire come l’Unione dei Comuni forlivesi rappresenti uno spreco da subito, e già in atto, all’insaputa della stragrande maggioranza dei cittadini sempre più tartassati.

Forlì per le 5 stelle

Un commento all'articolo

  1. L’auspicio è che il tema dell’unione venga adeguatamente analizzato nella prossima campagna elettorale. Vi posso assicurare che i lavori di predisposizione sono stati condotti in un clima di totale omertà e con la connivenza delle organizzazioni sindacali.
    A voi l’augurio di buon lavoro per il bene della nostra città!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*