Rinnovo parco auto della municipale tutt’altro che ecologico, e come sempre paga Forlì per tutti!

In merito al recente rinnovo del parco auto della polizia municipale dell’Unione dei comuni, che ha visto l’investimento di 200.000 euro, riteniamo si tratti certamente di un investimento necessario visto lo stato del parco auto precedente, però sono necessari alcuni chiarimenti da parte dell’Amministrazione che a quanto pare è entrata in “frenesia elettorale”: innanzitutto non ci sembra giusto spacciare questo rinnovo come “ecologico” in quanto si tratta di auto a benzina, il nostro capoluogo è addirittura l’unico in Emilia Romagna senza nemmeno un’auto ibrida o elettrica nel parco macchine della polizia municipale! Infine pensiamo che ci debbano essere date delle spiegazioni sul perchè, ancora una volta, Forlì ha pagato per tutti: pare infatti che i 200.000 euro siano stati messi solo dal Comune di Forlì dove secondo i nostri Amministratori, ed esattamente come succedeva quando governava il PD, i forlivesi devono fare beneficenza con le loro tasse a tutti i comuni della vallata. Qualcuno è in grado di spiegarci il perchè? Ma soprattutto quando il Comune uscirà da questa Unione e si riprenderà il servizio della Municipale, per tentare finalmente di farlo funzionare.

Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali M5S Forlì

 

Vigilessa stagionale assunta a Forlì arrestata come “corriere della droga”. M5S: “Assurdo affidarsi a contratti stagionali, si assuma piuttosto l’organico dovuto per legge”

Siamo allibiti di fronte alla notizia che una vigilessa assunta con contratto stagionale nel corpo di polizia municipale dell’Unione dei Comuni di Forlì sia stata arrestata pochi giorni fa a Barletta perché avrebbe fatto il “corriere della droga”.

Troviamo assurdo affidarsi a contratti stagionali per gli agenti di polizia locale, contratti fra l’altro difficilmente giustificabili per un comune come il nostro che non è certamente turistico/stagionale. Esattamente come è successo nell’ultima tornata di assunzioni fatta in agosto dove sono stati presi agenti dalle ultime posizioni (anche oltre la 500esima) di una graduatoria del comune di Ravenna. Come abbiamo appena visto c’è il forte rischio che questi agenti siano inesperti o inadeguati! Sono anni che denunciamo l’uso anomalo delle graduatorie di altri comuni, anche lontani dal nostro, a cui non abbiamo mai avuto una giustificazione.

Perché l’attuale giunta invece di andare in “ansia da prestazione” assumendo con contratti stagionali, non fa invece valere immediatamente il suo peso in Unione per pretendere gli investimenti necessari ad incrementare stabilmente l’organico con concorsi seri? Mancano ben 70 agenti per arrivare ai minimi previsti dalle leggi regionali ed è necessario che siano persone adeguate e preparate a garantire la sicurezza dei forlivesi. Come abbiamo più volte detto in campagna elettorale è necessario agire subito in questo senso ma ci pare di vedere sempre solo il solito rimpallo di competenze a cui eravamo abituati durante la gestione del Pd.

Qualcuno è in grado di spiegarci se c’è qualche sindaco dell’Unione che si oppone alle assunzioni? O nonostante 800.000 euro annui di fondi regionali c’è forse qualche problema di bilancio dell’Unione che non si vuole rendere pubblico? Anche perchè come già sappiamo sempre grazie ai nostri approfondimenti, il comune di Forlì da anni anticipava svariati milioni di euro all’unione per la gestione del personale… A questo punto ci aspettiamo delle spiegazioni pubbliche e sicuramente l’uscita di Forlì da questa unione fallimentare entro la primavera, come avevamo specificato nel nostro programma elettorale, copiato poi dal Centrodestra nelle parole, ma non ancora nei fatti. Per la polizia municipale non è più rinviabile un progetto serio di riorganizzazione come lo era quello dell’ex comandante Catenaro, poi inspiegabilmente accantonato ed abbandonato dalla giunta Drei.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunale M5S Forlì

 

Uscita dall’Unione dei comuni: poche chiacchiere, vogliamo i fatti!

Fa sicuramente piacere che la nuova maggioranza di Centrodestra abbia “preso a prestito” dal nostro programma elettorale l’uscita del Comune di Forlì dall’Unione dei Comuni, eravamo infatti noi gli unici ad averlo messo nero su bianco e gli unici ad averlo detto da più di 5 anni. Ma riscontriamo qualche incongruenza fra quanto esternato dai componenti della giunta: il vicesindaco Mezzacapo ha dichiarato qualche giorno fa con grande enfasi l’intezione di uscire, mentre apprendiamo oggi che Zattini avrebbe “tranquillizzato” gli altri sindaci dell’Unione che non se ne parla prima del 2021… già un’altra retromarcia dopo quella sull’emergenza climatica?! Speriamo proprio di no… è ora di passare dalle chiacchiere ai fatti, che si porti al voto la delibera di recesso dall’Unione entro la primavera, o sarebbe l’ennesima presa in giro! E nel frattempo il Comune di Forlì dovrebbe già ora non rinnovare la convenzione del servizio di Polizia Municipale per avere finalmente mano libera e incrementare l’organico dei vigili almeno per il nostro comune, per contribuire alla sicurezza dei forlivesi. Noi questo lo avremmo fatto se fossimo stati al governo della città e ce lo aspettiamo da chi non voglia fare solo chiacchiere.

Daniele Vergini e Simone Benini consiglieri comunali M5S Forlì

 

Unione dei comuni, Meldola non paga per i vigili e il comune di Forlì deve coprire i debiti per garantire la sicurezza al paese di Zattini

Drei (a sx anticipa) e Zattini (a dx non paga)

Forlì ha anticipato 6 milioni di euro all’Unione per coprire gli altri Comuni che non pagano. Compreso Meldola del sindaco Zattini. E intanto l’operazione Drei-Zattini, oltre che svuotare le casse del Comune di Forlì, contribuisce a rendere la nostra città meno sicura: da domani, infatti, 10 agenti e 2 ufficiali di polizia municipale di Forlì verranno dispiegati sui restanti comuni dell’Unione dei Comuni, con il risultato che Forlì perderà ben 5 pattuglie al giorno. Una scelta che non condividiamo, accettata a quanto pare nel silenzio dal sindaco Drei e dagli altri sindaci dell’Unione.

E ci spiace constatare che, nonostante il martellare mediatico sulla sicurezza, anche il candidato sindaco del centrodestra, tanto voluto dalla Lega, Zattini, abbia contribuito attivamente a fare esattamente l’opposto e a diminuire proprio la sicurezza a Forlì. Come? Pare proprio che il Comune di Meldola non abbia mai versato interamente all’Unione la quota per il servizio di Polizia Municipale. Si avete capito bene e lo stesso avrebbe fatto a Rocca la Tassinari e numerosi altri sindaci del comprensorio. Ovviamente, un ente non può operare senza soldi, quindi i soldi mancanti indovinate chi ce li ha messi? Ma il comune di Forlì naturalmente, a scapito dei contribuenti forlivesi e a favore di Meldola, Rocca e di tutti gli altri comuni che non hanno pagato. Potremmo chiamarla “operazione Drei-Zattini”. E con che faccia ora questi politici vengono a Forlì a parlare di sicurezza che non c’è? Dopo averci “scippato” e depotenziato il servizio dei vigili con questa Unione fallimentare? Dov’erano la Lega e Forza Italia quando Zattini non metteva i soldi per il servizio di polizia municipale e quindi nella sicurezza?! Sempre zitti ovviamente.

Faalcile ora, subito prima delle elezioni, copiare il programma del M5S e dire che si vuole uscire dall’Unione per reintegrarne l’organico, quando ne sono invece stati proprio loro i fondatori e fautori di questo fallimento amministrativo, il cui epilogo è che i forlivesi ora devono mettere i soldi per mandare pattuglie sul territorio di altri comuni che si permettono addirittura di non pagare il servizio. Con che faccia Zattini si candida a sindaco a Forlì? Forse per continuare a “mungere” i forlivesi a favore di Meldola, con la complicità del Pd prima e del Centrodestra poi.

Avevamo già sollevato questo problema l’anno scorso con una interrogazione, e nel frattempo abbiamo proseguito con accessi agli atti mirati per capire la reale situazione contabile di debito-credito fra i vari enti, le risposte sono arrivate col contagocce e solo dopo numerose insistenze, forse perchè il quadro che ne esce è veramente imbarazzante: il Comune di Forlì per tamponare le mancate entrate ha anticipato all’Unione ben 6 milioni di euro, ci chiediamo sulla base di quali regole o accordi e in cambio di cosa.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 19:00:

Abbiamo appena ottenuto i dati mancanti: tutti i comuni (nessuno escluso) facenti parte dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese non hanno pagato interamente le quote che dovevano versare.

Primo Meldola con un debito di circa 1 milione di euro

Ecco le cifre nel dettaglio:

Bertinoro 214.941,12
Castrocaro 331.322,97
Civitella 329.723,74
Dovadola 75.425,11
Forlimpopoli 733.498,94
Galeata 349.791,30
Meldola 1.053.178,12
Modigliana 287.036,07
Portico 121.593,37
Predappio 530.935,57
Premilcuore 23.042,75
Rocca 101.694,41
Santa Sofia 642.855,58
Tredozio 130.213,52

TOTALE 4.925.252,57

Queste cifre sono state ripianate dal Comune di Forlì che ha anticipato 6 milioni di euro per coprire le mancate entrate, non è dato sapere sulla base di quali accordi e per decisione di chi, quello che è certo è che queste cifre sono state tenute nascoste ai cittadini finchè non le abbiamo tirate fuori noi del M5S e dimostrano chiaramente il fallimento di questa Unione

Col M5S al governo della città si avvierà immediatamente l’uscita da questa Unione a partire dal servizio di Polizia Municipale che sarà riportato il prima possibile sotto il controllo comunale per reintegrarne l’organico e fornire più sicurezza ai forlivesi

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

dettaglio fondi anticipati da Forlì

dettaglio fondi non pagati dagli altri comuni

 

Condannato per danno erariale “premiato” dal Sindaco Drei a responsabile anticorruzione dell’Unione dei comuni! Indignato il M5S

cigna-dreiCondannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, “premiato” dalla politica a Responsabile Anticorruzione per quattro comuni del forlivese: Santa Sofia, Premilcuore, Galeata e Civitella. Non è un paradosso, è la pura realtà. Lo scrive la giornalista, Milena Gabanelli, in un articolo-denuncia pubblicato, ieri, 15 ottobre 2018, dal Corriere della Sera. Un articolo in cui vengono elencati i tanti “anticorruttori” nominati dalla classe politica, che, però, erano stati raggiunti, precedentemente, da un provvedimento di natura penale o erariale. Come appunto Giorgio Cigna, condannato tre anni fa dalla Corte dei Conti di Bologna a rimborsare 31.565 euro, perché si era fatto indebitamente rimborsare le spese di viaggio dalla propria abitazione (fatti accaduti quando rivestiva il ruolo di segretario a Camugnano, provincia di Bologna). Per Cigna, però, non c’è stato soltanto il “premio” dei quattro Comuni. E’ arrivato anche quello concessogli dal sindaco Pd, Drei, quando era anche presidente dell’Unione dei Comuni: il nostro caro sindaco, infatti, lo ha investito dell’incarico di Segretario della nostra Unione dei Comuni e, come se non bastasse, anche di Responsabile Anticorruzione sempre per la nostra Unione dei Comuni. E vai con la politica “anti-meritocratica”. Che, guarda caso, qui da noi vede il Pd in prima linea. Naturalmente la nostra non è una critica alle capacità professionali di Giorgio Cigna, ci mancherebbe. La nostra è una forte indignazione per l’azione politica condotta dal nostro sindaco che è andato a “premiare” proprio un condannato per danno erariale allo Stato.
Ma gli incarichi per Cigna non finiscono qui. Un anno fa, infatti, noi del M5S, presentammo un esposto alla Corte dei Conti, perché non ci convincevano 19mila euro di compenso che gli venivano dati. In sostanza il sindaco Drei gli conferì anche l’incarico di Direttore della nostra Unione dei Comuni “intuitu personae”, senza, cioè, alcuna procedura selettiva.
Comunque una cosa è certa: se il M5S s’indigna per queste “nomine premio” l’Anac “Autorità nazionale anticorruzione” ha fatto di più. Ha, infatti, emanato una circolare con la quale raccomanda di “evitare di designare, quale responsabile della prevenzione della corruzione, un dirigente nei confronti del quale siano pendenti procedimenti giudiziari”, “destinatario di provvedimenti giudiziali di condanna”, o che non abbia dato “dimostrazione nel tempo di comportamento integerrimo”.

LA PROPOSTA M5S
Il M5S ha sempre contrastato questa Unione dei Comuni fallimentare perché era evidente, fin dalla sua creazione, che non avrebbe mai funzionato. Per questo se i cittadini forlivesi ci daranno fiducia alle prossime elezioni comunali uno dei primi atti che faremo sarà quello di uscire, appunto, dall’Unione per garantire, almeno per Forlì, il funzionamento del servizio di Polizia Municipale, indispensabile per la sicurezza dei forlivesi.

QUESTA LA REPLICA DEL SINDACO DREI AL SITO ONLINE FORLITODAY CHE HA PUBBLICATO LA NOSTRA NOTA. Da leggere tutta d’un fiato la parte conclusiva, un vero e proprio autogol politico. Davvero molto divertente. “A dare la propria versione è il sindaco Davide Drei che contrattacca il M5S – scrive Forlitoday nella replica di Drei -: ‘Le cose – dice Drei – bisogna poi dirle tutte in modo completo e non solo raccontarle negli aspetti propagandistici. Prima di tutto il segretario dell’Unione lo nomina il presidente, ma viene scelto dalla giunta, vale a dire dai sindaci dell’Unione. Nel caso di Cigna, che è stato nominato nell’aprile 2017, era una scelta obbligata, dal momento che si può scegliere solo tra i segretari dei Comuni ricompresi nell’Unione, ad indennità pari a zero per il carico aggiuntivo, ed essendo la nostra un’Unione grossa abbiamo scelto tra segretari di fascia A, e tra quelli che avevano dato la disponibilità. Una rosa assai ristretta e quindi quasi obbligata. Per quanto riguarda il ruolo di responsabile anticorruzione è la norma stessa ad indicare che questo ruolo vada naturalmente al segretario generale. D’altra parte – conclude Drei – Cigna era responsabile dell’Anticorruzione già nei 4 Comuni di provenienza’. Eppure – rilancia Forlitoday – nell’atto di nomina emerge una contraddizione in termini, in quanto si dà atto che la circolare prevede in premessa l’assenza di provvedimenti giudiziari di condanna e poi procede con la nomina di Cigna. Continua Drei a riguardo: ‘Non ero a conoscenza della sua condanna in primo grado – dice il sindaco Drei -, in ogni caso qui parliamo di giustizia contabile e non penale e immagino che il procedimento sia pendente in secondo grado’. E conclude: ‘In ogni caso a noi non era noto quest’aspetto e senza dubbio diventerà oggetto di una discussione interna tra noi sindaci all’interno dell’Unione”

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri M5S per il Comune di Forlì

 

“Total Recall” anche a Forlì, atto di forza del Comandante per una manifestazione “privata”

giulianini-drei“L’assemblea sindacale della polizia municipale, indetta per il 22 settembre, in concomitanza con la manifestazione “Ironman” che coinvolgerà i territori di Forlimpopoli e Bertinoro, è stata rinviata d’imperio dal neo-comandante Daniele Giulianini con un “ordine di servizio” al quale i dipendenti sono stati obbligati ad ottemperare, una cosa mai successa prima, che ha scatenato le ire dei dipendenti e l’immediata richiesta di verifica di comportamento antisindacale. A nulla sono valsi gli appelli a Prefetto, Presidente dell’Unione e Comandante.”, dichiarano Vergini e Benini consiglieri del M5S di Forlì, appresa la notizia.

“Un’azione di forza che anche noi condanniamo e riteniamo ingiustificata, perché volta unicamente a coprire le mancanze politiche e gestionali di questo Ente, l’Unione, lasciato ormai abbandonato a se stesso, senza prospettive di sviluppo ragionevoli.”, ribadiscono i consiglieri pentastellati Vergini e Benini.

“A questo proposito, dobbiamo ricordare che nel Progetto Esecutivo del Corpo unico di Polizia Municipale, datato 2013, si legge tra le altre cose: “Si rileva che lo standard minimo dell’organico non risulta rispettato da nessuno dei 15 Comuni mentre tutti i comuni, ad eccezione del comune di Forlì, hanno un orario di servizio giornaliero inferiore a 20 ore. Inoltre, solo i Comuni di Forlì e Bertinoro sono dotati di centrale operativa.” Continuando nella lettura si legge inoltre: “Riguardo agli standard essenziali di organico individuati dalla Regione, ossia quelli minimi da rispettare nell’ambito del corpo unico di polizia municipale dell’Unione della Romagna Forlivese, è previsto un numero minimo di operatori di 205 unità”, ricordano i consiglieri Vergini e Benini.

Ci chiediamo quindi: “Cosa è cambiato da allora? Dove sono stati spesi i circa 4 milioni di euro arrivati in 5 anni come finanziamenti dalla Regione? Questo a conferma che i duri anni di lotta sindacale portata avanti dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria dell’Unione, purtroppo non sono stati presi in considerazione. Cosa rimane degli intenti, dei progetti del Corpo Unico di Polizia Municipale? Nulla, solo disorganizzazione e carenza del servizio”, affermano i consiglieri 5 Stelle.

“E’ incredibile come tutto ciò sia avvenuto per la manifestazione “Ironman”, concordata tra Regione e Comuni interessati, prevedendo l’uso della forza di polizia municipale in maniera apparentemente gratuita per gli organizzatori e quindi a carico dei contribuenti. Per questo martedì prossimo, chiederemo in un question time al Sindaco di Forlì, di spiegarci quanto è costato tale servizio e a quali partite di bilancio verrà addebitato, visto che quando svolge la propria opera per il privato, la PM dovrebbe avere un tariffario e non essere gratuita”, concludono i pentastellati.

 

Unione dei comuni allo sbando più totale, Consigli convocati in contemporanea per approvare l’accordo capestro con la Regione!

gonfalone-unione-dei-comuni-romagna-forliveseDeve aver creato un po’ di scompiglio la data ultima del 25 settembre entro la quale si può aderire all’accordo per il “piano di riordino territoriale” della Regione Emilia Romagna che obbligherà i comuni a gestire in forma associata nell’Unione almeno 6 funzioni (invece delle 4 attuali).

Tanto che il consiglio dell’Unione dei Comuni viene convocato per venerdì 21 settembre, in contemporanea (stesso giorno stessa ora) al Consiglio Comunale di Dovadola (e forse anche altri Comuni?) per approvare in tutta fretta questo accordo scellerato che renderà la città di Forlì ostaggio di una Unione dei Comuni che non funziona!

Ci chiediamo il Sindaco di Dovadola e i consiglieri comunali assegnati a quale dei due consigli parteciperanno!!! Una vicenda veramente ridicola che da l’idea dello stato di sbando totale in cui versa l’Unione forlivese…

Anticipiamo che come M5S Forlì faremo una forte opposizione a questo colpo di mano che avviene, fra l’altro, a fine mandato. L’accordo con Regione, al voto in consiglio a Forlì nella seduta straordinaria del 20 settembre, è stato recepito tale quale senza modifiche. Si dice solo di volersi avvalere di uno studio aggiuntivo, previsto come opzione dall’accordo: un piano di sviluppo che l’accordo prevede per “ampliare e rafforzare le gestioni associate”, non certo per creare unioni più piccole come asserito dai sindaci Roccalbegni e Vietina, che sembrano esserci “cascati” in pieno… A nostro parere questo accordo contiene solo l’ennesimo, inutile, incarico esterno da 150.000 euro in 3 anni a carico dei contribuenti… Non servono studi per confermare che questa Unione non funziona, questa toppa dopo 5 anni di fallimenti è peggio del buco!

 

Unione dei Comuni, è ora di voltare pagina: ecco la proposta del M5S

Sindaci-dellUnioneCoperti e allineati i sindaci dell’Unione hanno detto sì. Sì alla proroga di altri tre anni di vita (fino al 2020) dell’Unione dei Comuni; sì alla gestione associata, addirittura, di 6 servizi (invece dei 4 attuali); sì all’erogazione di ulteriori contributi (800mila euro) da parte della Regione. Insomma, il “generale” comanda e il “soldato” risponde signorsì. Anche quei 5/6 sindaci “ribelli”, come il primo cittadino di Meldola, Gianluca Zattini, che solo pochi giorni fa parlarono apertamente di “esperienza fallimentare dell’Unione forlivese”, si sarebbero espressi a favore dell’accordo, accodandosi, così, all’andazzo generale… tanto per non disturbare il manovratore. Un manovratore, peraltro, stiamo parlando della Regione a guida Pd, sempre più arrogante e autoritario. Sembra infatti sia stata fatta un forzatura, con tanto di minaccia di commissariamento dell’Unione e di conseguente restituzione di tutti i contributi fin qui erogati, per convincere anche i più scettici ad approvare l’accordo. Una cosa davvero inaccettabile a meno da un anno dalle elezioni amministrative che vedono coinvolti gran parte dei Comuni aderenti. Ma quello che maggiormente infastidisce è il conferimento di altri due servizi ad un ente che ha già grossi problemi anche solo a gestire l’ordinaria amministrazione, che si regge su traballanti accordi politici, lasciato allo sbando anche dal punto di vista della gestione del personale, dove i dipendenti sono senza dirigenti di riferimento a cui potersi rivolgere, in carenza di organico (70 unità solo tra gli agenti di Polizia municipale), senza un fondo comune per il salario accessorio, da tre anni senza “progressione orizzontale”, e da quest’anno senza nemmeno i premi di produzione perché nessuno ha fatto le “schede di valutazione” per il raggiungimento degli obiettivi. E tutto questo nell’indifferenza totale di tutti, sindacati compresi. Basta, quindi, con questa politica scellerata targata Pd che ha strappato al Comune di Forlì addirittura la gestione diretta della propria Polizia municipale. E dopo i gravi fatti dell’ultimo mese (rissa con coltello e aggressione ad una ragazza con tanto di furto del portafogli in pieno centro storico) sappiamo quanto sia necessaria la presenza di divise, notte e giorno, sull’intero territorio cittadino (centro e periferie). Per questo il M5S è pronto a cambiare pagina, se i forlivesi lo vorranno. Secondo noi, infatti, un’Unione a 15 non può reggere. Come diciamo da anni devono essere create Unioni più piccole a seconda degli equilibri tra i vari Comuni. Ed in questo caso un governo 5 Stelle della città di Forlì non si sottrarrà alle sue responsabilità e sarà sempre disponibile ad aiutare gli altri Comuni (o Unioni) che vorranno convenzionarsi con servizi, però, gestiti interamente dal Comune di Forlì. E cambiare pagina vuol dire anche non chiudere un occhio sul passato, ma andare a fondo su come sono stati spesi i fondi dell’attuale Unione, chiamando in causa tutti gli amministratori che hanno contribuito a questo disastro con possibile sperpero di denaro pubblico.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Più polizia municipale sulle strade e meno in ufficio, ma prima riprendiamoci dall’Unione il servizio e poi riequilibriamo l’organico con nuove assunzioni

municipaleUn fallimento totale il Piano sicurezza del Comune. Fatto di idee confuse e di interventi inefficaci e tardivi. La dimostrazione evidente sono i gravi fatti accaduti in questo ultimo mese in pieno centro storico (la rissa con coltello e l’aggressione con tanto di palpeggiamento e di furto del portafogli nei confronti di una giovane forlivese) che creano insicurezza e paura tra i cittadini. Urge, dunque, un intervento deciso. Fatto non solo di telecamere ma di presenza sul territorio di uomini in divisa. Quelli della Polizia municipale che, secondo noi, sono il vero deterrente contro i malintenzionati. Perché è evidente che più agenti circolano, di notte e di giorno, in città, meno facilità d’azione c’è per balordi e delinquenti. Ma per fare questo dobbiamo riappropriarci del servizio di Polizia municipale. Già, proprio così: riappropriarci. Perché adesso, per una scellerata decisione presa qualche anno fa dall’amministrazione comunale targata Pd, gli agenti di Polizia municipale sono finiti sotto il controllo dell’Unione dei Comuni. Che, tra ripicche e guerre intestine tra sindaci, è incapace di offrire una normale gestione delle risorse. Risultato? Diminuzione dell’organico degli agenti, tra pensionamenti e mancate assunzioni, e aumento delle azioni criminose nella nostra città. Basti pensare che oggi mancano non una decina, ma circa 70 operatori rispetto agli standard previsti dalla Regione Emilia Romagna di 204 vigili urbani sul territorio dell’Unione e solo un terzo, circa, del personale “cessato” è stato sostituito. E tutto questo è avvenuto, come ammesso dallo stesso sindaco in risposta ad una nostra interrogazione, proprio per una mera scelta politica del Pd. La domanda allora sorge spontanea: a cosa sono serviti i 4 milioni di euro di contributi regionali ottenuti dall’Unione dei Comuni se non è stato possibile nemmeno coprire al 100% il turnover? Quello che però irrita maggiormente è sapere che, mentre il cittadino è sempre più esposto alle azioni criminali, il personale di Polizia municipale non viene utilizzato su strada per la vigilanza e la sicurezza del territorio, ma impiegato in ufficio a svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze ecc. ecc.). Insomma, siamo al ridicolo. Ecco perché la prima cosa che il M5S farà, se i forlivesi ce lo permetteranno, sarà quella di riportare il servizio di Polizia municipale sotto la gestione diretta del Comune attraverso il recesso della convenzione con l’Unione. Ma non solo. Come secondo atto riporteremo in equilibrio l’attuale organico, ora fortemente sottodimensionato, attraverso l’assunzione, previo concorso pubblico, di nuovi agenti di Polizia municipale. Infine, come terzo atto, potenzieremo il controllo del territorio comunale (centro storico e periferie) inviando su strada, notte e giorno, attraverso un turnover h24, pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale che dovranno vigilare parchi, piazze e vie. Questo, almeno, durante l’estate ed i periodi festivi, quando cioè i forlivesi sono portati di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Unione della Romagna Forlivese, ecco come il Comune di Forlì mantiene “artificialmente” in vita questo progetto fallimentare

logo_unione“Pare che si stia finalmente concretizzando il prevedibile epilogo dell’Unione forlivese, da noi ampiamente previsto”, scrivono in una nota stampa Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, “ben un terzo dei sindaci sono giunti alle stesse conclusioni che noi esprimiamo da anni: i servizi non funzionano ed è necessario creare unioni più piccole. Ed ora arrivano le altrettanto prevedibili difese d’ufficio di Drei e Frassineti, ma a poco serve il loro tentativo di tirare impropriamente in ballo Alea e altre società partecipate dai comuni del comprensorio, che nulla hanno a che vedere con l’Unione. Il problema è unicamente di questo ente di secondo livello voluto dal Pd, con una estensione territoriale esagerata, si tratta infatti dell’unione più grande d’italia. Un progetto che dopo quasi 5 anni dalla sua costituzione ha dimostrato nei fatti di non funzionare, ma che inspiegabilmente il Pd vuole mantenere in vita artificialmente!”

“Dalle informazioni che ci stanno giungendo – continuano i pentastellati – questo “accanimento terapeutico” verso un ente che non sta in piedi da solo starebbe debordando anche rispetto alle regole e agli accordi firmati: pare infatti che il lavoro di numerosi dipendenti del comune di Forlì, oltre anche a mezzi di trasporto, strutture, uffici, ecc, vengano utilizzati in favore dell’Unione senza che ciò venga in alcun modo rendicontato e messo a bilancio”.

“Se ciò fosse confermato il bilancio del Comune di Forlì, e di conseguenza i contribuenti forlivesi, fornirebbero ingiustamente fondi per mantenere in vita il progetto fallimentare dell’Unione voluta dal Pd, senza che ciò risulti da alcun documento ufficiale”, insistono Vergini e Benini.

“Il tutto si concretizzerebbe attraverso il meccanismo del “comando” fra enti: prendiamo l’esempio di un dipendente del Comune di Forlì “comandato” al 30% all’Unione, questo significa che il suo stipendio viene diviso fra i due enti in proporzione alla percentuale, ma nella realtà dei fatti non esiste alcun controllo sulle ore effettivamente dedicate ad un ente o all’altro e nella stragrande maggioranza dei casi questi dipendenti comunali lavorerebbero quasi tutto il tempo per l’Unione mentre gran parte del loro stipendio continuerebbe ad essere a carico del comune di Forlì. Inoltre, com’è facile immaginare, questi dipendenti userebbero nel loro lavoro anche auto, benzina, computer e altri beni sempre totalmente a carico del Comune”.

“Invitiamo i dipendenti comunali a segnalare queste anomalie ai loro dirigenti e i Sindacati a controllare maggiormente. Da parte nostra abbiamo scritto ai Dirigenti al personale (Alessandra Neri), al bilancio (Stefano Pizzato) e al Direttore generale (Vittorio Severi) chiedendo loro di verificare se è vero che dipendenti, strutture, mezzi, uffici, carburante, del comune di Forlì vengono utilizzati a vantaggio dell’Unione di comuni, senza che ciò venga in alcun modo rendicontato. Ed in particolare abbiamo chiesto di sapere come viene calcolato il tempo effettivamente dedicato dai dipendenti in favore del comune di Forlì o in favore dell’Unione nei casi di personale comandato part-time ad uno dei due enti”, concludono i consiglieri 5 Stelle.