Condannato per danno erariale “premiato” dal Sindaco Drei a responsabile anticorruzione dell’Unione dei comuni! Indignato il M5S

cigna-dreiCondannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, “premiato” dalla politica a Responsabile Anticorruzione per quattro comuni del forlivese: Santa Sofia, Premilcuore, Galeata e Civitella. Non è un paradosso, è la pura realtà. Lo scrive la giornalista, Milena Gabanelli, in un articolo-denuncia pubblicato, ieri, 15 ottobre 2018, dal Corriere della Sera. Un articolo in cui vengono elencati i tanti “anticorruttori” nominati dalla classe politica, che, però, erano stati raggiunti, precedentemente, da un provvedimento di natura penale o erariale. Come appunto Giorgio Cigna, condannato tre anni fa dalla Corte dei Conti di Bologna a rimborsare 31.565 euro, perché si era fatto indebitamente rimborsare le spese di viaggio dalla propria abitazione (fatti accaduti quando rivestiva il ruolo di segretario a Camugnano, provincia di Bologna). Per Cigna, però, non c’è stato soltanto il “premio” dei quattro Comuni. E’ arrivato anche quello concessogli dal sindaco Pd, Drei, quando era anche presidente dell’Unione dei Comuni: il nostro caro sindaco, infatti, lo ha investito dell’incarico di Segretario della nostra Unione dei Comuni e, come se non bastasse, anche di Responsabile Anticorruzione sempre per la nostra Unione dei Comuni. E vai con la politica “anti-meritocratica”. Che, guarda caso, qui da noi vede il Pd in prima linea. Naturalmente la nostra non è una critica alle capacità professionali di Giorgio Cigna, ci mancherebbe. La nostra è una forte indignazione per l’azione politica condotta dal nostro sindaco che è andato a “premiare” proprio un condannato per danno erariale allo Stato.
Ma gli incarichi per Cigna non finiscono qui. Un anno fa, infatti, noi del M5S, presentammo un esposto alla Corte dei Conti, perché non ci convincevano 19mila euro di compenso che gli venivano dati. In sostanza il sindaco Drei gli conferì anche l’incarico di Direttore della nostra Unione dei Comuni “intuitu personae”, senza, cioè, alcuna procedura selettiva.
Comunque una cosa è certa: se il M5S s’indigna per queste “nomine premio” l’Anac “Autorità nazionale anticorruzione” ha fatto di più. Ha, infatti, emanato una circolare con la quale raccomanda di “evitare di designare, quale responsabile della prevenzione della corruzione, un dirigente nei confronti del quale siano pendenti procedimenti giudiziari”, “destinatario di provvedimenti giudiziali di condanna”, o che non abbia dato “dimostrazione nel tempo di comportamento integerrimo”.

LA PROPOSTA M5S
Il M5S ha sempre contrastato questa Unione dei Comuni fallimentare perché era evidente, fin dalla sua creazione, che non avrebbe mai funzionato. Per questo se i cittadini forlivesi ci daranno fiducia alle prossime elezioni comunali uno dei primi atti che faremo sarà quello di uscire, appunto, dall’Unione per garantire, almeno per Forlì, il funzionamento del servizio di Polizia Municipale, indispensabile per la sicurezza dei forlivesi.

QUESTA LA REPLICA DEL SINDACO DREI AL SITO ONLINE FORLITODAY CHE HA PUBBLICATO LA NOSTRA NOTA. Da leggere tutta d’un fiato la parte conclusiva, un vero e proprio autogol politico. Davvero molto divertente. “A dare la propria versione è il sindaco Davide Drei che contrattacca il M5S – scrive Forlitoday nella replica di Drei -: ‘Le cose – dice Drei – bisogna poi dirle tutte in modo completo e non solo raccontarle negli aspetti propagandistici. Prima di tutto il segretario dell’Unione lo nomina il presidente, ma viene scelto dalla giunta, vale a dire dai sindaci dell’Unione. Nel caso di Cigna, che è stato nominato nell’aprile 2017, era una scelta obbligata, dal momento che si può scegliere solo tra i segretari dei Comuni ricompresi nell’Unione, ad indennità pari a zero per il carico aggiuntivo, ed essendo la nostra un’Unione grossa abbiamo scelto tra segretari di fascia A, e tra quelli che avevano dato la disponibilità. Una rosa assai ristretta e quindi quasi obbligata. Per quanto riguarda il ruolo di responsabile anticorruzione è la norma stessa ad indicare che questo ruolo vada naturalmente al segretario generale. D’altra parte – conclude Drei – Cigna era responsabile dell’Anticorruzione già nei 4 Comuni di provenienza’. Eppure – rilancia Forlitoday – nell’atto di nomina emerge una contraddizione in termini, in quanto si dà atto che la circolare prevede in premessa l’assenza di provvedimenti giudiziari di condanna e poi procede con la nomina di Cigna. Continua Drei a riguardo: ‘Non ero a conoscenza della sua condanna in primo grado – dice il sindaco Drei -, in ogni caso qui parliamo di giustizia contabile e non penale e immagino che il procedimento sia pendente in secondo grado’. E conclude: ‘In ogni caso a noi non era noto quest’aspetto e senza dubbio diventerà oggetto di una discussione interna tra noi sindaci all’interno dell’Unione”

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri M5S per il Comune di Forlì

 

“Total Recall” anche a Forlì, atto di forza del Comandante per una manifestazione “privata”

giulianini-drei“L’assemblea sindacale della polizia municipale, indetta per il 22 settembre, in concomitanza con la manifestazione “Ironman” che coinvolgerà i territori di Forlimpopoli e Bertinoro, è stata rinviata d’imperio dal neo-comandante Daniele Giulianini con un “ordine di servizio” al quale i dipendenti sono stati obbligati ad ottemperare, una cosa mai successa prima, che ha scatenato le ire dei dipendenti e l’immediata richiesta di verifica di comportamento antisindacale. A nulla sono valsi gli appelli a Prefetto, Presidente dell’Unione e Comandante.”, dichiarano Vergini e Benini consiglieri del M5S di Forlì, appresa la notizia.

“Un’azione di forza che anche noi condanniamo e riteniamo ingiustificata, perché volta unicamente a coprire le mancanze politiche e gestionali di questo Ente, l’Unione, lasciato ormai abbandonato a se stesso, senza prospettive di sviluppo ragionevoli.”, ribadiscono i consiglieri pentastellati Vergini e Benini.

“A questo proposito, dobbiamo ricordare che nel Progetto Esecutivo del Corpo unico di Polizia Municipale, datato 2013, si legge tra le altre cose: “Si rileva che lo standard minimo dell’organico non risulta rispettato da nessuno dei 15 Comuni mentre tutti i comuni, ad eccezione del comune di Forlì, hanno un orario di servizio giornaliero inferiore a 20 ore. Inoltre, solo i Comuni di Forlì e Bertinoro sono dotati di centrale operativa.” Continuando nella lettura si legge inoltre: “Riguardo agli standard essenziali di organico individuati dalla Regione, ossia quelli minimi da rispettare nell’ambito del corpo unico di polizia municipale dell’Unione della Romagna Forlivese, è previsto un numero minimo di operatori di 205 unità”, ricordano i consiglieri Vergini e Benini.

Ci chiediamo quindi: “Cosa è cambiato da allora? Dove sono stati spesi i circa 4 milioni di euro arrivati in 5 anni come finanziamenti dalla Regione? Questo a conferma che i duri anni di lotta sindacale portata avanti dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria dell’Unione, purtroppo non sono stati presi in considerazione. Cosa rimane degli intenti, dei progetti del Corpo Unico di Polizia Municipale? Nulla, solo disorganizzazione e carenza del servizio”, affermano i consiglieri 5 Stelle.

“E’ incredibile come tutto ciò sia avvenuto per la manifestazione “Ironman”, concordata tra Regione e Comuni interessati, prevedendo l’uso della forza di polizia municipale in maniera apparentemente gratuita per gli organizzatori e quindi a carico dei contribuenti. Per questo martedì prossimo, chiederemo in un question time al Sindaco di Forlì, di spiegarci quanto è costato tale servizio e a quali partite di bilancio verrà addebitato, visto che quando svolge la propria opera per il privato, la PM dovrebbe avere un tariffario e non essere gratuita”, concludono i pentastellati.

 

Unione dei comuni allo sbando più totale, Consigli convocati in contemporanea per approvare l’accordo capestro con la Regione!

gonfalone-unione-dei-comuni-romagna-forliveseDeve aver creato un po’ di scompiglio la data ultima del 25 settembre entro la quale si può aderire all’accordo per il “piano di riordino territoriale” della Regione Emilia Romagna che obbligherà i comuni a gestire in forma associata nell’Unione almeno 6 funzioni (invece delle 4 attuali).

Tanto che il consiglio dell’Unione dei Comuni viene convocato per venerdì 21 settembre, in contemporanea (stesso giorno stessa ora) al Consiglio Comunale di Dovadola (e forse anche altri Comuni?) per approvare in tutta fretta questo accordo scellerato che renderà la città di Forlì ostaggio di una Unione dei Comuni che non funziona!

Ci chiediamo il Sindaco di Dovadola e i consiglieri comunali assegnati a quale dei due consigli parteciperanno!!! Una vicenda veramente ridicola che da l’idea dello stato di sbando totale in cui versa l’Unione forlivese…

Anticipiamo che come M5S Forlì faremo una forte opposizione a questo colpo di mano che avviene, fra l’altro, a fine mandato. L’accordo con Regione, al voto in consiglio a Forlì nella seduta straordinaria del 20 settembre, è stato recepito tale quale senza modifiche. Si dice solo di volersi avvalere di uno studio aggiuntivo, previsto come opzione dall’accordo: un piano di sviluppo che l’accordo prevede per “ampliare e rafforzare le gestioni associate”, non certo per creare unioni più piccole come asserito dai sindaci Roccalbegni e Vietina, che sembrano esserci “cascati” in pieno… A nostro parere questo accordo contiene solo l’ennesimo, inutile, incarico esterno da 150.000 euro in 3 anni a carico dei contribuenti… Non servono studi per confermare che questa Unione non funziona, questa toppa dopo 5 anni di fallimenti è peggio del buco!

 

Unione dei Comuni, è ora di voltare pagina: ecco la proposta del M5S

Sindaci-dellUnioneCoperti e allineati i sindaci dell’Unione hanno detto sì. Sì alla proroga di altri tre anni di vita (fino al 2020) dell’Unione dei Comuni; sì alla gestione associata, addirittura, di 6 servizi (invece dei 4 attuali); sì all’erogazione di ulteriori contributi (800mila euro) da parte della Regione. Insomma, il “generale” comanda e il “soldato” risponde signorsì. Anche quei 5/6 sindaci “ribelli”, come il primo cittadino di Meldola, Gianluca Zattini, che solo pochi giorni fa parlarono apertamente di “esperienza fallimentare dell’Unione forlivese”, si sarebbero espressi a favore dell’accordo, accodandosi, così, all’andazzo generale… tanto per non disturbare il manovratore. Un manovratore, peraltro, stiamo parlando della Regione a guida Pd, sempre più arrogante e autoritario. Sembra infatti sia stata fatta un forzatura, con tanto di minaccia di commissariamento dell’Unione e di conseguente restituzione di tutti i contributi fin qui erogati, per convincere anche i più scettici ad approvare l’accordo. Una cosa davvero inaccettabile a meno da un anno dalle elezioni amministrative che vedono coinvolti gran parte dei Comuni aderenti. Ma quello che maggiormente infastidisce è il conferimento di altri due servizi ad un ente che ha già grossi problemi anche solo a gestire l’ordinaria amministrazione, che si regge su traballanti accordi politici, lasciato allo sbando anche dal punto di vista della gestione del personale, dove i dipendenti sono senza dirigenti di riferimento a cui potersi rivolgere, in carenza di organico (70 unità solo tra gli agenti di Polizia municipale), senza un fondo comune per il salario accessorio, da tre anni senza “progressione orizzontale”, e da quest’anno senza nemmeno i premi di produzione perché nessuno ha fatto le “schede di valutazione” per il raggiungimento degli obiettivi. E tutto questo nell’indifferenza totale di tutti, sindacati compresi. Basta, quindi, con questa politica scellerata targata Pd che ha strappato al Comune di Forlì addirittura la gestione diretta della propria Polizia municipale. E dopo i gravi fatti dell’ultimo mese (rissa con coltello e aggressione ad una ragazza con tanto di furto del portafogli in pieno centro storico) sappiamo quanto sia necessaria la presenza di divise, notte e giorno, sull’intero territorio cittadino (centro e periferie). Per questo il M5S è pronto a cambiare pagina, se i forlivesi lo vorranno. Secondo noi, infatti, un’Unione a 15 non può reggere. Come diciamo da anni devono essere create Unioni più piccole a seconda degli equilibri tra i vari Comuni. Ed in questo caso un governo 5 Stelle della città di Forlì non si sottrarrà alle sue responsabilità e sarà sempre disponibile ad aiutare gli altri Comuni (o Unioni) che vorranno convenzionarsi con servizi, però, gestiti interamente dal Comune di Forlì. E cambiare pagina vuol dire anche non chiudere un occhio sul passato, ma andare a fondo su come sono stati spesi i fondi dell’attuale Unione, chiamando in causa tutti gli amministratori che hanno contribuito a questo disastro con possibile sperpero di denaro pubblico.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Più polizia municipale sulle strade e meno in ufficio, ma prima riprendiamoci dall’Unione il servizio e poi riequilibriamo l’organico con nuove assunzioni

municipaleUn fallimento totale il Piano sicurezza del Comune. Fatto di idee confuse e di interventi inefficaci e tardivi. La dimostrazione evidente sono i gravi fatti accaduti in questo ultimo mese in pieno centro storico (la rissa con coltello e l’aggressione con tanto di palpeggiamento e di furto del portafogli nei confronti di una giovane forlivese) che creano insicurezza e paura tra i cittadini. Urge, dunque, un intervento deciso. Fatto non solo di telecamere ma di presenza sul territorio di uomini in divisa. Quelli della Polizia municipale che, secondo noi, sono il vero deterrente contro i malintenzionati. Perché è evidente che più agenti circolano, di notte e di giorno, in città, meno facilità d’azione c’è per balordi e delinquenti. Ma per fare questo dobbiamo riappropriarci del servizio di Polizia municipale. Già, proprio così: riappropriarci. Perché adesso, per una scellerata decisione presa qualche anno fa dall’amministrazione comunale targata Pd, gli agenti di Polizia municipale sono finiti sotto il controllo dell’Unione dei Comuni. Che, tra ripicche e guerre intestine tra sindaci, è incapace di offrire una normale gestione delle risorse. Risultato? Diminuzione dell’organico degli agenti, tra pensionamenti e mancate assunzioni, e aumento delle azioni criminose nella nostra città. Basti pensare che oggi mancano non una decina, ma circa 70 operatori rispetto agli standard previsti dalla Regione Emilia Romagna di 204 vigili urbani sul territorio dell’Unione e solo un terzo, circa, del personale “cessato” è stato sostituito. E tutto questo è avvenuto, come ammesso dallo stesso sindaco in risposta ad una nostra interrogazione, proprio per una mera scelta politica del Pd. La domanda allora sorge spontanea: a cosa sono serviti i 4 milioni di euro di contributi regionali ottenuti dall’Unione dei Comuni se non è stato possibile nemmeno coprire al 100% il turnover? Quello che però irrita maggiormente è sapere che, mentre il cittadino è sempre più esposto alle azioni criminali, il personale di Polizia municipale non viene utilizzato su strada per la vigilanza e la sicurezza del territorio, ma impiegato in ufficio a svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze ecc. ecc.). Insomma, siamo al ridicolo. Ecco perché la prima cosa che il M5S farà, se i forlivesi ce lo permetteranno, sarà quella di riportare il servizio di Polizia municipale sotto la gestione diretta del Comune attraverso il recesso della convenzione con l’Unione. Ma non solo. Come secondo atto riporteremo in equilibrio l’attuale organico, ora fortemente sottodimensionato, attraverso l’assunzione, previo concorso pubblico, di nuovi agenti di Polizia municipale. Infine, come terzo atto, potenzieremo il controllo del territorio comunale (centro storico e periferie) inviando su strada, notte e giorno, attraverso un turnover h24, pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale che dovranno vigilare parchi, piazze e vie. Questo, almeno, durante l’estate ed i periodi festivi, quando cioè i forlivesi sono portati di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Unione della Romagna Forlivese, ecco come il Comune di Forlì mantiene “artificialmente” in vita questo progetto fallimentare

logo_unione“Pare che si stia finalmente concretizzando il prevedibile epilogo dell’Unione forlivese, da noi ampiamente previsto”, scrivono in una nota stampa Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, “ben un terzo dei sindaci sono giunti alle stesse conclusioni che noi esprimiamo da anni: i servizi non funzionano ed è necessario creare unioni più piccole. Ed ora arrivano le altrettanto prevedibili difese d’ufficio di Drei e Frassineti, ma a poco serve il loro tentativo di tirare impropriamente in ballo Alea e altre società partecipate dai comuni del comprensorio, che nulla hanno a che vedere con l’Unione. Il problema è unicamente di questo ente di secondo livello voluto dal Pd, con una estensione territoriale esagerata, si tratta infatti dell’unione più grande d’italia. Un progetto che dopo quasi 5 anni dalla sua costituzione ha dimostrato nei fatti di non funzionare, ma che inspiegabilmente il Pd vuole mantenere in vita artificialmente!”

“Dalle informazioni che ci stanno giungendo – continuano i pentastellati – questo “accanimento terapeutico” verso un ente che non sta in piedi da solo starebbe debordando anche rispetto alle regole e agli accordi firmati: pare infatti che il lavoro di numerosi dipendenti del comune di Forlì, oltre anche a mezzi di trasporto, strutture, uffici, ecc, vengano utilizzati in favore dell’Unione senza che ciò venga in alcun modo rendicontato e messo a bilancio”.

“Se ciò fosse confermato il bilancio del Comune di Forlì, e di conseguenza i contribuenti forlivesi, fornirebbero ingiustamente fondi per mantenere in vita il progetto fallimentare dell’Unione voluta dal Pd, senza che ciò risulti da alcun documento ufficiale”, insistono Vergini e Benini.

“Il tutto si concretizzerebbe attraverso il meccanismo del “comando” fra enti: prendiamo l’esempio di un dipendente del Comune di Forlì “comandato” al 30% all’Unione, questo significa che il suo stipendio viene diviso fra i due enti in proporzione alla percentuale, ma nella realtà dei fatti non esiste alcun controllo sulle ore effettivamente dedicate ad un ente o all’altro e nella stragrande maggioranza dei casi questi dipendenti comunali lavorerebbero quasi tutto il tempo per l’Unione mentre gran parte del loro stipendio continuerebbe ad essere a carico del comune di Forlì. Inoltre, com’è facile immaginare, questi dipendenti userebbero nel loro lavoro anche auto, benzina, computer e altri beni sempre totalmente a carico del Comune”.

“Invitiamo i dipendenti comunali a segnalare queste anomalie ai loro dirigenti e i Sindacati a controllare maggiormente. Da parte nostra abbiamo scritto ai Dirigenti al personale (Alessandra Neri), al bilancio (Stefano Pizzato) e al Direttore generale (Vittorio Severi) chiedendo loro di verificare se è vero che dipendenti, strutture, mezzi, uffici, carburante, del comune di Forlì vengono utilizzati a vantaggio dell’Unione di comuni, senza che ciò venga in alcun modo rendicontato. Ed in particolare abbiamo chiesto di sapere come viene calcolato il tempo effettivamente dedicato dai dipendenti in favore del comune di Forlì o in favore dell’Unione nei casi di personale comandato part-time ad uno dei due enti”, concludono i consiglieri 5 Stelle.

 

Unione Forlivese verso lo scioglimento, M5S: “Esperienza da archiviare, noi lo dicevamo da anni, finalmente lo hanno capito anche 5 Sindaci”

Sindaci-dellUnione“Il M5S coglie con favore la proposta di 5 Sindaci del comprensorio di archiviare l’esperienza fallimentare dell’Unione Forlivese per procedere alla eventuale creazione di Unioni più piccole. E’ la stessa cosa che noi diciamo da anni!”, scrivono in una nota i Daniele Vergini e Simone Benini consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì.

“Questa Unione purtroppo non ha raggiunto alcun obiettivo di riduzione dei costi, né di miglioramento dei servizi. L’uscita dall’Unione come primo atto era nel nostro programma elettorale per le amministrative 2019, ma a questo punto, vista la rapida evoluzione della vicenda, è necessario che anche il Comune di Forlì prenda una posizione chiara, riteniamo quindi che il Consiglio Comunale si debba esprimere, per questo motivo depositeremo subito una mozione per chiedere ufficialmente al Comune di Forlì di uscire dall’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese e riprendere la gestione diretta dei servizi che gli ha conferito, a partire dalla Polizia Municipale, il servizio certamente più “in sofferenza” senza comandante da almeno 9 mesi e senza un progetto serio di riorganizzazione interna a causa dell’incapacità del livello politico alla guida dell’Ente”, attaccano i pentastellati.

“L’uscita del Comune di Forlì renderà i restanti Comuni del comprensorio più liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni. Come avevamo già detto nell’ottobre scorso in quest’ottica abbiamo apprezzato la proposta del sindaco Roccalbegni di Modigliana che ha suggerito una fusione del suo comune con Tredozio, Dovadola, Rocca e Portico, si tratta di una linea saggia che mira ad un’ottimizzazione delle risorse nell’interesse dei cittadini, che speriamo venga portata avanti nel caso in cui riscontri l’approvazione delle popolazioni locali, e che dovrebbe sempre essere preceduta, a nostro avviso, da un referendum o da un processo partecipativo che coinvolga tutti i cittadini.”, concludono i consiglieri 5 Stelle.

 

Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, M5S: “Uscirne subito! Per i contribuenti forlivesi è stata una “Caporetto” sia economica che sociale”

Sindaci-dellUnione“L’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, la più grande unione dei comuni italiana, è anche il più grande flop che il Partito Democratico abbia mai realizzato negli ultimi anni”, si legge in una nota di Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Un ente di secondo livello, non eletto dai cittadini, non scelto dai cittadini, ma imposto da una “partitocrazia” stile prima repubblica unicamente per accaparrarsi fondi regionali senza però garantire alcun miglioramento nei servizi offerti ai cittadini: si indichi anche solo un servizio che abbia raggiunto l’efficientamento prospettato dai politici che hanno voluto questo ente!”, tuonano i pentastellati.

“L’ultima “litigata” tra i Sindaci, che ha determinato la mancata approvazione del bilancio è relativa ai crediti per le multe non riscosse dei Comuni di Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro ammontanti a circa 9 milioni di euro (di questi realmente recuperabili al massimo 100.000 euro, essendo ottimisti) ed iscritti a bilancio anche quest’anno come attività, ma questa è solo la punta dell’iceberg”, spiegano Benini e Vergini.

“Abbiamo vari elementi per temere che vi sia ancora molta polvere sotto il tappeto, il bilancio dell’Unione presenta infatti altre problematiche e probabilmente anche costi occulti che prima o poi verranno alla luce del sole, motivo anche del “nervosismo” mostrato dai politici negli ultimi mesi. Come esempio portiamo i costi del servizio di Polizia Municipale del Comune di Forlimpopoli che costava prima dell’Unione circa 300.000 euro l’anno, mentre ora costa 350.000 euro a fronte di un quasi dimezzamento dell’organico! Sfidiamo i Sindaci degli altri Comuni a rendere pubblici i dati della tanto osannata “virtuosità”, se ne sono capaci”, attaccano i consiglieri Benini e Vergini.

“Nello specifico al momento dell’entrata nell’Unione l’organico della Municipale di Forlimpopoli (2° territorio dell’Unione per popolazione 14.000 abitanti circa) era di 1 ufficiale e 6 agenti, numeri già ampiamente sotto organico, mentre attualmente si è arrivati ad 1 ufficiale, privato delle funzioni di comando, e solo 3 agenti, gli agenti mancanti non sono mai stati sostituiti nonostante innumerevoli richieste”, sottolineano i pentastellati, Benini e Vergini.

“Il numero estremamente ridotto di vigili, inferiore a quanto previsto dai parametri della legge regionale che prevede 1 agente ogni 1000 abitanti, è uno dei principali problemi della nostra polizia municipale, ci chiediamo come sia stato possibile che la Regione abbia erogato finanziamenti per 3,4 milioni di euro nel periodo 2014-2017 senza verificare questa clamorosa carenza che si ripercuote sulla sicurezza dei cittadini. Di fatto il servizio reso alla cittadinanza è più che dimezzato, non è quasi mai possibile garantire i pattugliamenti e nella maggior parte dei casi gli agenti si trovano ad operare da soli con grave pregiudizio della propria sicurezza operativa”, rimarcano Benini e Vergini.

“Inoltre in questi 4 anni non è stato fatto alcun investimento importante: il parco auto è vecchio ed i mezzi sono continuamente in riparazione con aggravio dei costi a carico dei cittadini; erano stati promessi tablet di ausilio per l’operatività (progetto SMART 2.0, finanziato dalla Regione), stampanti veicolari e furgoni per il pronto intervento ed infortunistica ma la strumentazione pur essendo acquistata in gran parte non è stata consegnata ed è rimasta inutilizzata in qualche ufficio di Forlì“, denunciano Benini e Vergini.

“Questo esempio di inefficienza, che vale anche per la maggior parte degli altri Comuni dell’Unione, è stato ampiamente e più volte denunciato dal personale ai vertici del Corpo Unico, all’Amministrazione dell’Unione, dei Comuni e alle OO.SS. purtroppo senza arrivare a soluzioni. Lo scopo della costituzione dell’Unione è stato quindi ampiamente tradito: la politica del Pd aveva sbandierato “più servizi ai cittadini”, specie in campo di sicurezza, ma in realtà è successo esattamente il contrario: servizi più che dimezzati, costi aumentati e adesso è difficile nascondere la testa sulla sabbia!”.

“Anticipiamo quindi fin da ora che fra i primi punti del programma elettorale del M5S Forlì per le amministrative 2019 sarà presente l’immediata uscita dall’Unione, riprendendo la gestione diretta dei servizi che vi ha conferito, a partire proprio da quello dalla Polizia Municipale. I restanti Comuni del comprensorio dovranno essere lasciati liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, eventuali fusioni”, concludono i pentastellati.

 

Un nuovo caso di incarico conferito senza laurea, questa volta all’interno della Polizia Municipale! Nel frattempo l’Unione dei Comuni è allo sbando. M5S: “Forlì esca al più presto dall’Unione”

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Giulianini, Drei e Gualtieri

“Mentre il candidato premier 5 Stelle Luigi di Maio propone l’istituzione del Ministero della Meritocrazia, a Forlì succede l’esatto contrario e ci imbattiamo, dopo il caso Prati, in un ulteriore incarico conferito senza la laurea necessaria”, scrivono in una nota stampa Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Questa volta l’incarico è stato conferito da Giorgio Frassineti, presidente dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese che, per coprire la posizione vacante di Comandante della Polizia Municipale, con un peculiare decreto ha assegnato l’incarico ad interim contemporaneamente a due persone: i vicecomandanti Daniele Giulianini e Andrea Gualtieri, peccato che quest’ultimo non abbia però la laurea necessaria per ricoprire incarichi dirigenziali”, attaccano i pentastellati.

“Il ruolo di Comandante è vacante dallo scorso ottobre, a seguito del prevedibile pensionamento dell’ex comandante Alfredo Catenaro che è restato in carica meno di 9 mesi, situazione da noi prevista e più volte segnalata nel disinteresse dell’allora presidente Drei. Pare però che nulla sia cambiato da allora e si continui a navigare a vista, non si è voluto usufruire della collaborazione a titolo gratuito di Catenaro e non ci risulta sia stato nemmeno fatto alcun bando per un nuovo Comandante, fatto che smentisce anche la presunta temporaneità dell’incarico affidato ai due vice”, spiegano Benini e Vergini.

“Nel frattempo il servizio di Polizia Municipale continua ad avere enormi problemi e difficoltà ad assolvere i compiti previsti, ci risulta infatti che, per diktat politico, il personale non venga usato solo per la vigilanza e sicurezza del territorio, come prevederebbe la legge, ma anche per svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze, ecc), distogliendo personale da quello che dovrebbe essere il suo reale scopo. Il peculiare decreto firmato da Frassineti, fra l’altro, nomina i due vice comandanti entrambi come datori di lavoro dei vigili della polizia municipale, uno per la sezione operativa e l’altro per quella amministrativa, creando una anomalia non da poco”.

“Siamo certi che la Regione, avendo contribuito massivamente a questa Unione, con quasi 4 milioni di euro dal 2014, debba essere informata del fatto che la Polizia Municipale forlivese non è pienamente confacente alla normativa regionale per quanto riguarda il numero di vigili per abitante e che questa gestione a dir poco scandalosa mette a rischio tutte le previsioni fatte sui benefici ai servizi che non si sono affatto concretizzate, ponendo forti dubbi su come siano stati realmente utilizzati quei 4 milioni”.

“Quanto sta accadendo è solo l’ulteriore conferma della totale inefficienza di questa Unione, da noi sempre rimarcata, e, secondo voci di corridoio, pare che comincino ad averlo notato anche vari sindaci, torniamo quindi a ribadire che è necessario, e anzi urgente, che il Comune di Forlì esca dell’Unione e riprenda la gestione diretta dei servizi che vi ha conferito, a partire proprio da quello dalla Polizia Municipale. Questo sarà uno dei punti chiave del nostro programma per le future elezioni amministrative. I restanti Comuni del comprensorio dovranno essere lasciati liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni”, concludono i consiglieri 5 Stelle.

 

Il Comandante della Municipale va in pensione, l’incarico è durato meno di 9 mesi! M5S: “Da parte del Pd gestione superficiale della cosa pubblica. Con il M5s si uscirà dall’Unione dei Comuni tornando ad una gestione diretta e più seria della sicurezza dei cittadini”

drei-catenaroAlfredo Catenaro Comandante della Municipale dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, va in pensione a meno di 9 mesi dalla sua nomina, e sembra improbabile anche una sua collaborazione gratuita per 1/2 anni come era stato “promesso” dall’Amministrazione.

Lo avevamo detto nel gennaio di quest’anno, subito dopo la nomina del comandante, che sarebbe andata a finire così, ma nessuno ci ha ascoltato”, è l’attacco di Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 Stelle di Forlì, “senza nulla togliere all’onorabilità ed alla professionalità di Catenaro, che prospettiva poteva fornire la nomina di una persona prossima alla pensione a capo della Polizia Municipale dell’Unione più grande d’Italia? Il corpo avrebbe necessitato di una lunga e profonda ristrutturazione e invece, come recentemente sottolineato anche dai Sindacati, è ancora bloccato in un evidente stato di immobilismo politico che genera disagio nei dipendenti e disservizi ai cittadini.”

“Ora dovrà essere inevitabilmente e nuovamente avviato l’iter per trovare un nuovo comandante dei Vigili, con un nuovo bando e nuovi costi per la collettività. L’inesistenza di una strategia gestionale in un settore chiave come quello della sicurezza cittadina è solo l’ennesima dimostrazione di una gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica ad opera della maggioranza Pd che governa Forlì e l’Unione”, rincarano la dose Vergini e Benini

“E tale inaccettabile situazione di abbandono è riscontrabile non solo nella Municipale, ma in tutto l’Ente, l’avevamo ribadito anche lo scorso aprile, quando le difficoltà politico-organizzative dell’Unione avevano spinto le principali sigle sindacali ad indire un presidio in piazza Saffi con la minaccia di bloccare addirittura il Giro D’Italia. E’ ormai evidente come la ‘rivol-unione’ promessa in campagna elettorale dal sindaco Drei si sia tramutata solo in un gran pasticcio, basti vedere anche solo le discordanze rilevate dai revisori dei conti fra i bilanci dell’Unione e del Comune di Forlì che risultavano “sballati” fra di loro nei rapporti debito/credito di circa 400.000 euro. Il Pd è l’unica forza politica che fa finta di crederci ancora, e nei mesi scorsi ha scomodato addirittura il parlamentare Marco Di Maio per gettare acqua sul fuoco e rassicurare tutti che l’Unione funzionerà e che è l’unica soluzione possibile. Al contrario noi pensiamo che perseverare nel voler tenere in piedi per forza un’Unione mastodontica di 15 comuni, la più grande d’Italia, senza avere le capacità di gestirla efficacemente, sia solo una follia, degna delle manie di grandezza del Pd forlivese”, attaccano i consiglieri pentastellati.

“Lo diciamo senza mezzi termini: a nostro parere è necessario, e anzi urgente, che il Comune di Forlì esca dell’Unione – continuano Vergini e Benini – e riprenda la gestione diretta dei servizi che gli ha conferito, a partire proprio dalla Polizia Municipale. Questo sarà uno dei punti chiave del nostro programma per le future elezioni amministrative, il cui fine è porre rimedio alla cattiva gestione dei servizi conferiti all’Unione che si ripercuote inevitabilmente sui servizi ai cittadini”

“Per chi si dovesse chiedere se è possibile per un Comune uscire da un’Unione la risposta la danno nei fatti numerosi casi simili, l’ultimo quello del Comune di Fiorenzuola d’Arda uscito a inizio anno dall’Unione dei Comuni della Via Emilia Piacentina.”

“L’uscita del Comune di Forlì renderà i restanti Comuni del comprensorio più liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni. In quest’ottica abbiamo apprezzato la proposta del sindaco Roccalbegni di Modigliana che ha suggerito una fusione con Tredozio, Dovadola, Rocca e Portico, si tratta di una linea saggia che mira ad un’ottimizzazione delle risorse nell’interesse dei cittadini, che speriamo venga portata avanti nel caso in cui riscontri l’approvazione delle popolazioni locali, che dovrebbe sempre essere preceduta, a nostro avviso, da un referendum o da un processo partecipativo che coinvolga tutti.”, concludono i consiglieri 5 Stelle.