Più sicurezza, meno delinquenti. Ecco in 10 punti il programma del M5S

municipaleDavanti alla totale assenza di un programma concreto per garantire la sicurezza dei forlivesi; davanti al tanto pubblicizzato (da parte dei giornali locali) e mai realizzato piano di videosorveglianza dell’amministrazione comunale a guida Pd (costo 2 milioni di euro); davanti alla lotte intestine tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per la conquista della “poltrona” di candidato sindaco alle prossime elezioni comunali, senza uno straccio di programma condiviso; noi del M5S continuiamo nella nostra politica del fare, del trovare soluzione ai problemi. E, così, insieme alla proposta di accordo con le associazioni di categoria per lanciare, tramite opportuna convenzione, un programma di videosorveglianza a costo zero (e cioè il controllo diretto da parte di Polizia municipale, Polizia di Stato e Carabinieri delle immagini filmate dalle telecamere dei negozi, locali e attività imprenditoriali), ecco i 10 punti principali che abbiamo individuato nel nostro Piano sicurezza:
1) Tornare ad una gestione comunale della Polizia municipale per garantire, attraverso nuove assunzioni, maggiore efficienza e più pattuglie di agenti su strada (giorno e notte) come deterrente alla microcriminalità
2) Apertura di un presidio in centro, con la presenza a rotazione di tutte le forze di polizia
3) Istituzione dell’agente di quartiere e di una Rete di vigilanza comunitaria (controllo di vicinato)
4) Miglioramento dell’illuminazione cittadina anche con l’utilizzo di sistemi innovativi a led ed a fotocellule
5) Misure anti-degrado attraverso la lotta agli imbrattatori di muri, questo grazie all’utilizzo di metodi di investigazione per scoprire i responsabili
6) Maggiore interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative delle forze di polizia, nonché regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi tecnologici di sicurezza per il controllo delle aree e delle attività imprenditoriali a rischio
7) Contrasto alla criminalità organizzata attraverso una rete di verifica, controllo e contrasto rispetto ai casi di infiltrazione mafiosa e di evasione fiscale: i dati in possesso del Comune saranno messi in rete con quelli di tutte le autorità d’indagine
8) Più attenzione alle vittime di azioni criminose. Il Comune valuterà la possibilità di stipulare un’assicurazione generale per i danni da scasso nelle abitazioni
9) Mappatura capillare e tavolo permanente di programmazione ed analisi delle criticità territoriali con l’apporto di informazioni e segnalazioni, anche in forma anonima, dei cittadini
10) Nei bandi comunali per gli appalti si aggiungerà un punteggio sulla sicurezza sul lavoro.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

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sicurezza 2019

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 21:30:
A quanto pare il Centro Destra, preso da un improvviso panico pre-elettorale fa parlare il “suo” sindacato invece di intervenire direttamente! Si smentisce categoriamente quanto riportato nella nota stampa firmata da Filippo Lo Giudice segretario regionale Emilia-Romagna dell’Ugl Sicurezza Civile secondo il quale avremmo “modificato quasi interamente il ‘pacchetto’ sicurezza che due anni fa avevamo presentato ai cittadini”, una petizione lo ricordiamo da noi presentata nel 2016 mentre tutte le altre forze politiche dormivano sul tema sicurezza, firmata da 2000 cittadini forlivesi e bocciata in consiglio comunale dal Pd e dal Centro Destra.

Il signor Lo Giudice invece di fare politica sotto mentite spoglie farebbe invece meglio a leggere la versione integrale del nostro programma, pubblicata sul nostro sito e inviata agli organi stampa, ove è riportata integralmente e senza nessuna omissione la petizione presentata nel 2016. Quindi nessuna marcia indietro, ma al contrario una conferma di quanto sempre detto e ulteriori impegni a seguito di un approfondimento della materia, mentre tutte le altre forze politiche, compreso il Centro Destra, latitano sul programma. Ci spiace vedere come il sindacato Ugl Sicurezza Civile sia ormai diventato una costola di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, mischiando l’attività sindacale con quella politica per meri fini elettorali. Rimaniamo altrettanto basiti del fatto che un segretario regionale si fermi a leggere le figure ignorando il testo completo, speriamo che l’UGL possa cambiare i suoi vertici in modo da essere più incisivo in futuro nell’interesse dei suoi associati.

Daniele Vergini, Simone Benini

 

Il mega piano di videosorveglianza è ancora bloccato in Comune. Ecco cosa propone il M5S per garantire la sicurezza

telecamereChe fine ha fatto il mega piano di videosorveglianza, da 2 milioni di euro, che un paio di mesi fa l’amministrazione comunale a guida Pd presentò in pompa magna all’attenzione della “grancassa mediatica” dei giornali locali? A che punto si trova il piano sicurezza tanto sbandierato dal sindaco Drei? Tutto fermo, bloccato, ingessato. Delle 300 telecamere promesse non ne è stata installata nemmeno una. E Forlì resta scoperta ed a rischio criminalità. Alla nostra ennesima richiesta di accesso agli atti (la prima fu avanzata ad agosto), per sapere dove effettivamente si pensava di posizionare le videocamere, dal Comune non ci è arrivata alcuna risposta concreta se non un ridicolo rimpallo burocratico fatto di competenze e responsabilità tra un ufficio ed un altro. Eppure sono trascorsi, sì due mesi dalla mega presentazione, ma, addirittura, due anni da quando l’amministrazione Drei annunciò per la prima volta il piano: dimostrazione di come in Comune si continui a navigare a vista sui problemi. E così, mentre il Pd latita e la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia litigano per accaparrarsi la poltrona di candidato sindaco alle prossime elezioni comunali, noi del M5S ci occupiamo delle cose da fare, del come, cioè, trovare soluzione ai problemi. E, piuttosto che lanciare mirabolanti promesse e presentare faraonici progetti, pensiamo al concreto, al facilmente realizzabile. Come, ad esempio, la messa in rete degli impianti di videosorveglianza privata, già esistenti nei negozi, nei locali, e nelle varie attività imprenditoriali, naturalmente dopo aver stilato un accordo con le associazioni di categoria e stipulato una vera e propria convenzione. Un progetto di facilissima realizzazione come confermato peraltro da un recente parere del garante della privacy e dalla messa in campo da parte del vicino Comune di Cesena. In sostanza, le immagini registrate dalle videocamere private anziché restare a disposizione dell’imprenditore entrerebbero nel cervellone pubblico in mano a Polizia municipale (da qui il necessario ritorno al Comune di Forlì della gestione del corpo, attualmente sotto il controllo dell’Unione dei Comuni), Polizia di Stato e Carabinieri. Ogni azione criminosa verrebbe, quindi, filmata (con tanto di estensione alla strada dell’occhio della telecamera) ed osservata in tempo reale dalle forze dell’ordine pronte ad intervenire: oggi invece Carabinieri e Polizia devono prima recarsi presso l’attività commerciale e poi richiedere il permesso di visionare le immagini (una perdita di tempo che avvantaggia solo ladri e rapinatori). Il costo dell’operazione sarebbe bassissimo, il tempo di realizzazione del progetto sarebbe immediato, e la sicurezza per i forlivesi aumenterebbe di molto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S al Comune di Forlì

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Parco della Resistenza, emblema della decadenza di Forlì

parco-resistenzaIl Parco della Resistenza, spazio verde in pieno centro storico, è l’emblema del degrado in cui versa, da anni, il cuore di Forlì. Fontana abbandonata e completamente prosciugata, monito di una bellezza tutta forlivese ormai in rovina; laghetto con acqua stagnante e melmosa, dove oche e cigni convivono con rifiuti e immondizie galleggianti; isolotto con tanto di allevamento, abusivo, di uccelli chiusi in gabbie sporche e arrugginite. Stiamo parlando di un’oasi cittadina progettata nel 1816, vero e proprio fiore all’occhiello della vita sociale forlivese per più di un secolo. E che ora si presenta come un’isola urbana decadente e dimenticata. Non parliamo poi di quei cavi elettrici, pericolosissimi per i visitatori, che alimentano il chiosco per l’organizzazione di eventi, che attraversano l’intero parco appoggiati sui rami, spesso secchi, degli alberi, e per un tratto immersi anche nell’acqua del laghetto. Il tutto ulteriormente abbruttito dalla presenza di gradini rotti con sporgenze pericolose per anziani e bambini che potrebbero inciampare e ferirsi, bagni pubblici invasi da muffe, incrostazioni e col soffitto pericolante, siepi e verde che danno su viale Spazzoli privi di manutenzioni, e alberature, come due platani, in pendenza verso il parcheggio e che, secondo i nostri attivisti che hanno compiuto un sopralluogo, potrebbero addirittura cadere da un momento all’altro. Per non parlare poi di malintenzionati che, spesso, raggiungono il Parco per consumare droga.

Abbiamo segnalato tutte queste situazioni di degrado al Comune, ma una domanda sorge spontanea: come può un’amministrazione comunale disinteressarsi di un luogo così, peraltro immerso nel centro storico? Una cosa è certa: con noi alla guida di Forlì, naturalmente se i cittadini ci daranno fiducia alle prossime elezioni comunali, il Parco della Resistenza (e non solo), tornerà ad essere accogliente e bello come un tempo. E rappresenterà l’immagine della rinascita del cuore cittadino. Tra progetti di defiscalizzazione per favorire la ristrutturazione di palazzi e appartamenti e l’apertura di locali, negozi, e piccole strutture ricettive. Perché l’obiettivo del M5S è quello di riportare i forlivesi nel centro storico e favorire lo sviluppo di un turismo, anche stanziale.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S per il Comune di Forlì

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centro storico 2019

 

 

Più polizia municipale sulle strade e meno in ufficio, ma prima riprendiamoci dall’Unione il servizio e poi riequilibriamo l’organico con nuove assunzioni

municipaleUn fallimento totale il Piano sicurezza del Comune. Fatto di idee confuse e di interventi inefficaci e tardivi. La dimostrazione evidente sono i gravi fatti accaduti in questo ultimo mese in pieno centro storico (la rissa con coltello e l’aggressione con tanto di palpeggiamento e di furto del portafogli nei confronti di una giovane forlivese) che creano insicurezza e paura tra i cittadini. Urge, dunque, un intervento deciso. Fatto non solo di telecamere ma di presenza sul territorio di uomini in divisa. Quelli della Polizia municipale che, secondo noi, sono il vero deterrente contro i malintenzionati. Perché è evidente che più agenti circolano, di notte e di giorno, in città, meno facilità d’azione c’è per balordi e delinquenti. Ma per fare questo dobbiamo riappropriarci del servizio di Polizia municipale. Già, proprio così: riappropriarci. Perché adesso, per una scellerata decisione presa qualche anno fa dall’amministrazione comunale targata Pd, gli agenti di Polizia municipale sono finiti sotto il controllo dell’Unione dei Comuni. Che, tra ripicche e guerre intestine tra sindaci, è incapace di offrire una normale gestione delle risorse. Risultato? Diminuzione dell’organico degli agenti, tra pensionamenti e mancate assunzioni, e aumento delle azioni criminose nella nostra città. Basti pensare che oggi mancano non una decina, ma circa 70 operatori rispetto agli standard previsti dalla Regione Emilia Romagna di 204 vigili urbani sul territorio dell’Unione e solo un terzo, circa, del personale “cessato” è stato sostituito. E tutto questo è avvenuto, come ammesso dallo stesso sindaco in risposta ad una nostra interrogazione, proprio per una mera scelta politica del Pd. La domanda allora sorge spontanea: a cosa sono serviti i 4 milioni di euro di contributi regionali ottenuti dall’Unione dei Comuni se non è stato possibile nemmeno coprire al 100% il turnover? Quello che però irrita maggiormente è sapere che, mentre il cittadino è sempre più esposto alle azioni criminali, il personale di Polizia municipale non viene utilizzato su strada per la vigilanza e la sicurezza del territorio, ma impiegato in ufficio a svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze ecc. ecc.). Insomma, siamo al ridicolo. Ecco perché la prima cosa che il M5S farà, se i forlivesi ce lo permetteranno, sarà quella di riportare il servizio di Polizia municipale sotto la gestione diretta del Comune attraverso il recesso della convenzione con l’Unione. Ma non solo. Come secondo atto riporteremo in equilibrio l’attuale organico, ora fortemente sottodimensionato, attraverso l’assunzione, previo concorso pubblico, di nuovi agenti di Polizia municipale. Infine, come terzo atto, potenzieremo il controllo del territorio comunale (centro storico e periferie) inviando su strada, notte e giorno, attraverso un turnover h24, pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale che dovranno vigilare parchi, piazze e vie. Questo, almeno, durante l’estate ed i periodi festivi, quando cioè i forlivesi sono portati di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Allarme sicurezza in città, l’amministrazione comunale latita, ecco la proposta del M5S

violenzaA fine luglio la furibonda rissa con tanto di coltello, pochi giorni fa il palpeggiamento con furto di portafogli subìto da una ragazza forlivese. E tutto in pieno centro storico. Sono alcuni dei gravissimi episodi, verificatosi in questi mesi, che dimostrano come l’allarme sicurezza, a Forlì, sia più attuale che mai. Mentre l’amministrazione comunale a guida Pd latita. Anzi, sembra quasi disinteressarsene. E pensare che appena un paio d’anni fa raccogliemmo 2000 firme di cittadini d’ogni credo politico per lanciare proposte mirate a garantire l’ordine pubblico. Cosa fece il Pd come risposta? Ci bocciò la petizione proponendo un proprio ordine del giorno dimostratosi, nei fatti, farlocco e inefficace. E allora non ci resta che rilanciare, con più intensità, il tema sicurezza e cosa sarebbe opportuno fare per rassicurare la popolazione. In primis, riteniamo necessario e urgente rafforzare la presenza sul territorio della Polizia municipale. Almeno d’estate e durante le festività quando, cioè, la gente è portata di più ad uscire di casa per trascorrere serate all’aperto. In questi periodi centro storico e periferie necessitano di controlli continui: notte e giorno. Per questo pattuglie appiedate e motorizzate della Polizia municipale dovrebbero essere inviate su strada, attraverso un turnover h24, come “strumento” di prevenzione crimine. Perché è evidente che più divise circolano in città, meno facilità di azione c’è per balordi e delinquenti. Insomma, meno Polizia municipale negli uffici e dietro le scrivanie, più Polizia municipale in giro per piazze, parchi e vie. Nel contempo, e questo sarà compito del M5S, forza di governo, una volta alla guida del Comune di Forlì, ci si dovrà attivare affinché i ministeri competenti dell’Interno e della Difesa rafforzino, in città, l’organico della Polizia di Stato e dei Carabinieri inviando, soprattutto nei periodi estivi e festivi, nuovo personale.

Daniele Vergini e Simone Benini, Consiglieri Comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Il Comandante della Municipale va in pensione, l’incarico è durato meno di 9 mesi! M5S: “Da parte del Pd gestione superficiale della cosa pubblica. Con il M5s si uscirà dall’Unione dei Comuni tornando ad una gestione diretta e più seria della sicurezza dei cittadini”

drei-catenaroAlfredo Catenaro Comandante della Municipale dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, va in pensione a meno di 9 mesi dalla sua nomina, e sembra improbabile anche una sua collaborazione gratuita per 1/2 anni come era stato “promesso” dall’Amministrazione.

Lo avevamo detto nel gennaio di quest’anno, subito dopo la nomina del comandante, che sarebbe andata a finire così, ma nessuno ci ha ascoltato”, è l’attacco di Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 Stelle di Forlì, “senza nulla togliere all’onorabilità ed alla professionalità di Catenaro, che prospettiva poteva fornire la nomina di una persona prossima alla pensione a capo della Polizia Municipale dell’Unione più grande d’Italia? Il corpo avrebbe necessitato di una lunga e profonda ristrutturazione e invece, come recentemente sottolineato anche dai Sindacati, è ancora bloccato in un evidente stato di immobilismo politico che genera disagio nei dipendenti e disservizi ai cittadini.”

“Ora dovrà essere inevitabilmente e nuovamente avviato l’iter per trovare un nuovo comandante dei Vigili, con un nuovo bando e nuovi costi per la collettività. L’inesistenza di una strategia gestionale in un settore chiave come quello della sicurezza cittadina è solo l’ennesima dimostrazione di una gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica ad opera della maggioranza Pd che governa Forlì e l’Unione”, rincarano la dose Vergini e Benini

“E tale inaccettabile situazione di abbandono è riscontrabile non solo nella Municipale, ma in tutto l’Ente, l’avevamo ribadito anche lo scorso aprile, quando le difficoltà politico-organizzative dell’Unione avevano spinto le principali sigle sindacali ad indire un presidio in piazza Saffi con la minaccia di bloccare addirittura il Giro D’Italia. E’ ormai evidente come la ‘rivol-unione’ promessa in campagna elettorale dal sindaco Drei si sia tramutata solo in un gran pasticcio, basti vedere anche solo le discordanze rilevate dai revisori dei conti fra i bilanci dell’Unione e del Comune di Forlì che risultavano “sballati” fra di loro nei rapporti debito/credito di circa 400.000 euro. Il Pd è l’unica forza politica che fa finta di crederci ancora, e nei mesi scorsi ha scomodato addirittura il parlamentare Marco Di Maio per gettare acqua sul fuoco e rassicurare tutti che l’Unione funzionerà e che è l’unica soluzione possibile. Al contrario noi pensiamo che perseverare nel voler tenere in piedi per forza un’Unione mastodontica di 15 comuni, la più grande d’Italia, senza avere le capacità di gestirla efficacemente, sia solo una follia, degna delle manie di grandezza del Pd forlivese”, attaccano i consiglieri pentastellati.

“Lo diciamo senza mezzi termini: a nostro parere è necessario, e anzi urgente, che il Comune di Forlì esca dell’Unione – continuano Vergini e Benini – e riprenda la gestione diretta dei servizi che gli ha conferito, a partire proprio dalla Polizia Municipale. Questo sarà uno dei punti chiave del nostro programma per le future elezioni amministrative, il cui fine è porre rimedio alla cattiva gestione dei servizi conferiti all’Unione che si ripercuote inevitabilmente sui servizi ai cittadini”

“Per chi si dovesse chiedere se è possibile per un Comune uscire da un’Unione la risposta la danno nei fatti numerosi casi simili, l’ultimo quello del Comune di Fiorenzuola d’Arda uscito a inizio anno dall’Unione dei Comuni della Via Emilia Piacentina.”

“L’uscita del Comune di Forlì renderà i restanti Comuni del comprensorio più liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni. In quest’ottica abbiamo apprezzato la proposta del sindaco Roccalbegni di Modigliana che ha suggerito una fusione con Tredozio, Dovadola, Rocca e Portico, si tratta di una linea saggia che mira ad un’ottimizzazione delle risorse nell’interesse dei cittadini, che speriamo venga portata avanti nel caso in cui riscontri l’approvazione delle popolazioni locali, che dovrebbe sempre essere preceduta, a nostro avviso, da un referendum o da un processo partecipativo che coinvolga tutti.”, concludono i consiglieri 5 Stelle.

 

Forlì maglia nera per mortalità dei ciclisti. M5S: “In arrivo fondi pubblici, subito progetti per la “mobilità dolce”. Il sindaco Drei non sia insensibile”

Forlì sconta un triste primato: terza nella classifica dei capoluoghi di provincia con il più alto tasso di mortalità riferito all’uso della bicicletta, ovvero: 2,54 morti ogni 100 mila abitanti, quando la media in Italia è 0,37, quindi 7 volte la media nazionale e addirittura superiore al tasso di mortalità riferito alle auto! Dati aggiornati all’ultimo “Focus mobilità urbana” 2016 dell’Istat.

“Più volte, e per ultima nel settembre scorso, abbiamo denunciato questa situazione. Ma il Pd e l’amministrazione comunale del sindaco Drei hanno sempre dimostrato massimo disinteresse al tema della mobilità su due ruote, tanto da snobbare lo scorso anno la settimana europea della mobilità al punto di non organizzare alcuna iniziativa, a differenza di quanto hanno fatto Cesena e molte altre città limitrofe”: denunciano i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini che ricordano come la maggioranza in Municipio abbia anche bocciato, adducendo motivazioni non rilevanti una mozione dei pentastellati che proponeva linee guida di buon senso e di facile praticabilità promosse dalla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) per rendere Forlì una città a misura di bicicletta.

Ora si profila all’orizzonte una nuova opportunità in favore della “mobilità dolce”: grazie ad un emendamento in Parlamento del M5S (primo firmatario Michele Dell’Orco) sono stati sbloccati ben 12,5 milioni di euro a favore delle piste ciclabili e della sicurezza dei ciclisti. Ma in Italia, si sa, “sbloccare” è una parola grossa, e così, malgrado l’emendamento approvato nel 2013 fosse a tutti gli effetti diventato legge, i governi che si sono susseguiti hanno regolarmente lasciato quei soldi chiusi in cassaforte.

“E nel frattempo le nostre piste ciclabili hanno continuato a degradarsi, i ciclisti a morire come le cronache ci hanno raccontato. Dopo quattro anni di richiami, interrogazioni, proteste, mailbombing il ministro ha ceduto, ed i finanziamenti sono stati sbloccati e arriveranno finalmente ai Comuni e potranno essere spesi (il Ministero finanzierà i progetti al 50%) per sviluppo e la messa in sicurezza di percorsi e piste ciclabili e pedonali perché è necessario impiegare maggiori risorse per mobilità sostenibile e per gli utenti deboli della strada”: ricordano ancora i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Simone Benini e Daniele Vergini.

All’Emilia-Romagna spettano 1.281.571,97 euro e a questo punto mancano solo i progetti che i Comuni o le Regioni devono realizzare e presentare entro 150 giorni da quando il decreto è divenuto pienamente esecutivo l’1 febbraio 2017

“Sarebbe oltre che stupido politicamente “delittuoso” non approfittare di questa opportunità! E nel nostro Comune sollecitiamo l’assessore Marco Ravaioli a prendere contatti con l’assessore regionale ai trasporti al fine di chiedere immediatamente alla Regione di spiegare come intenderà gestire questi fondi, e presentare di conseguenza i progetti necessari ad redistribuirli”: insistono Vergini e Benini.

Esempi di interventi finanziabili?

Realizzare piste ciclabili, anche in funzione di disimpegno della sede stradale promiscua; percorsi e attraversamenti pedonali semaforizzati, attraversamenti con isole salvagente, attraversamenti pedonali mediante passerelle, sovrappassi, sottopassi; messa in sicurezza di percorsi ciclabili e pedonali; creare una rete di percorsi ciclopedonali protetti o con esclusione del traffico motorizzato da tutta la sede stradale; realizzare progetti per una mobilità sicura e sostenibile per pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili, secondo criteri di sistematicità, coerenza, integrazione, orientamento su obiettivi specifici e misurabili, monitoraggio dei risultati e valutazione della loro efficacia, condivisione dei risultati delle esperienze.

I criteri per definire e selezionare le proposte che potranno essere finanziati sono i seguenti: effettive esigenze di riduzione dei rischi, evidenziati dall’analisi di incidentalità; efficacia dell’intervento proposto in relazione all’eliminazione o riduzione dei rischi evidenziati; possibilità di concorso finanziario degli enti beneficiari, titolari delle infrastrutture oggetto dei lavori, tali da consentire un ampliamento delle ipotesi di attività, in relazione ai limiti dei finanziamenti statali assentiti e delle capacità di intervento finanziario regionale.

“Questo lo stato dell’arte e lo spettro delle possibilità: al Comune la prima mossa per rendere la nostra città più a misura di ciclista e di pedone”: concludono i due pentastellati.

 

Il nuovo comandante della Municipale andrà in pensione tra 10 mesi, M5S: “l’ennesima scelta dispendiosa e poco lungimirante di Drei”

drei-catenaroSi è insediato in questi giorni il nuovo comandante del Corpo Unico della Polizia Municipale dell’Unione di Comuni della Romagna Forlivese, Alfredo Catenaro, già dirigente della Polizia di Stato e funzionario della Polizia Stradale di Ancona. Catenaro subentra ad Elena Fiore, in pensione dal 30 settembre scorso, e prende il posto del comandante “ad interim” Anna Maria Galassi, a sua volta andata in pensione il 31 dicembre.

“Lo stesso Catenaro, presentato in pompa magna in conferenza stampa in Municipio alla presenza del presidente dell’Unione dei Comuni e sindaco di Forlì, Davide Drei, e dei primi cittadini Giorgio Frassineti e Rosaria Tassinari, a loro volta titolari con Drei della delega per la Polizia Municipale, andrà in pensione a novembre 2017. Un’enfasi fuori posto visto che a breve – fra dieci mesi – si dovrà nuovamente avviare l’iter per trovare un nuovo comandante dei Vigili. Ci chiediamo: è questa la strategia gestionale di un settore chiave per la sicurezza cittadina come il comando della Polizia Municipale di Forlì e dell’Unione? Che prospettiva può fornire la nomina di una persona che – senza nulla togliere alla sua onorabilità – andrà in pensione tra 10 mesi e che dovrà anche smaltire le ferie accumulate non retribuite?”: a porre le domande sono Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 stelle.

E questa nomina “a termine” segue il caso degli ex agenti della Pm che dopo essersi visti negare l’assunzione a tempo indeterminato hanno deciso di far causa al Comune e si sono visti riconoscere il diritto ed un indennizzo pari ad otto mensilità della retribuzione, oltre alla rivalutazione monetaria, agli interessi ed alle spese legali.

“Con il Comune che non vuole “contrattare” per evitare di pagare gli ex agenti e la scelta del nuovo comandante “a tempo” Drei ha fatto una scelta dispendiosa e poco lungimirante, in un settore come quello della sicurezza da sempre l’anello debole di questa giunta e di un corpo d’arma che dovrebbe garantire servizi nei 15 comuni dell’Unione Forlivese per complessivi 140.000 abitanti. Drei dovrebbe essere il primo amministratore a dover essere interessato al funzionamento di questo incarico dimostrando invece di aver lasciato la Polizia Municipale in preda agli annosi problemi: vicecomandanti in gran numero e carenza di agenti sul territorio costretti a turni di lavoro massacranti. L’ennesimo esempio, non il primo e non certamente l’ultimo, delle scelte politiche sbagliate di questa maggioranza a guida Pd!”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Agenti precari della Polizia Municipale di Forlì vincono causa contro il Comune. M5s: “Gestione scriteriata dei vigili urbani e denaro pubblico andato in fumo”

Illegittimi i contratti a termine che l’amministrazione comunale di Forlì e l’unione dei Comuni della Romagna Forlivese aveva stipulato nei confronti di sei agenti della Polizia Municipale. A dirlo il Tribunale di Forlì – Sezione Lavoro – che ha accolto il ricorso presentato da Katiuscia Perrotta, Rocco Pasquariello, Virgilio Gatto, Sergio Zanotti, Claudio Borghini e Gianfranco Gruppuso, tutti agenti di Polizia Municipale, di età compresa tra i 31 ed i 49 anni, che avevano lavorato come precari per complessivi 36 mesi ciascuno.

Terminato il servizio e rimasti senza lavoro, gli agenti della Pm che si sono visti negare l’assunzione a tempo indeterminato hanno deciso di far causa agli enti pubblici e, assistiti dall’avvocato Riccardo Benvenuti dello Studio Alba di Grosseto, si sono rivolti al Giudice, il quale, alla fine, ha riconosciuto i loro diritti.

“Il Tribunale del Lavoro di Forlì – confermano allo Studio Legale Alba – ha accertato l’illegittimità dei contratti a termine ed ha riconosciuto ai ricorrenti un indennizzo pari, per ognuno di essi, ad otto mensilità della retribuzione, oltre alla rivalutazione monetaria, agli interessi ed alle spese di assistenza legale. Attendiamo comunque la motivazioni della Sentenza per una completa valutazione della decisione”.

“È un primo punto a nostro favore – sostiene il portavoce dei precari – attendiamo di capire che cosa intenda fare il Comune ma siamo soddisfatti del fatto che il Tribunale abbia riconosciuto il nostro diritto. Siamo comunque disponibili ad un confronto con la controparte”.

A salutare con soddisfazione l’esito del processo sono Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 stelle, che da anni hanno sostenuto la causa dei lavoratori precari della Polizia Municipale di Forlì e dell’Unione dei Comuni portandola all’attenzione dell’opinione pubblica e dello stesso consiglio comunale, e che nell’occasione commentano: “I precari dopo 36 mesi di lavoro di fatto equiparato alle funzioni di un effettivo agente di ruolo si sono trovati lasciati a casa senza rinnovo a dispetto delle promesse dell’allora sindaco Balzani. Si tratta di una doppia debacle per il Comune che da un lato si vede costretto a corrispondere le spese stabilite a giudizio e dall’altro somma come investimenti inutili i costi per il vestiario e la formazione degli agenti precari della Municipale, a fronte di un’endemica carenza di personale”.

“Tanto valeva assumere i sei lavoratori che sono stati costretti a fare causa e far funzionare al meglio l’attività della Polizia Municipale. Organismo – essenziale per garantire la sicurezza stradale e urbana – dove la confusione regna sovrana. In questi anni in assenza di un ricambio ai vertici della Pm si è preferito il mantenimento in organico di 3 vice comandanti e garantire un aumento di stipendio di 10.000 euro all’anno per gli ultimi anni alla ex Comandante Elena Fiore piuttosto che rinnovare l’incarico a più di una decina di vigili a tempo determinato, lasciando irrisolti i nodi strutturali del settore: controllo del territorio a macchia di leopardo, costi che non sono diminuiti e servizio che semmai è peggiorato”: conclude la nota del Movimento 5 stelle di Forlì.

 

Polizia Municipale senza Comandante, dirigenza ad interim alla Galassi. M5S: “Gestione approssimativa dell’Unione dei Comuni, al Pd non sta a cuore la sicurezza ed il controllo del territorio”

Da lunedì la comandante della Polizia Municipale di Forlì, Elena Fiore, da quasi sei anni a Forlì, va in pensione. Il suo è un addio ampiamente annunciato, visto che già nel novembre scorso aveva fatto scalpore sui mass media la notizia dei calcoli errati per il suo “addio al lavoro” previsto inizialmente a dicembre 2015.

fiore-drei“Con questo ampio preavviso, rileviamo con stupore come non sia stato contestualmente nominato un nuovo comandante. Il pensionamento della Fiore non era certo una sorpresa. Per quale motivo l’amministrazione non ha provveduto nei tempi utili a selezionare con un apposito bando un nuovo comandante? E oltre a questa grave mancanza, che denota ancora una volta l’assoluta incapacità del sindaco di Forlì e presidente delll’Unione dei Comuni, Davide Drei, di gestire l’apparato pubblico, oltre a rilevare la discutibile e improvvisata nomina come dirigente della Polizia Municipale fino al 31 dicembre di quest’anno della solita Anna Maria Galassi, autentico “tappabuchi”, la stessa che aveva ricoperto illegittimamente anche l’incarico di segretaria dell’Unione, rimossa qualche mese fa su nostra segnalazione”: a muovere le critiche sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini.

Perchè non è stata portata a termine una selezione pubblica per individuare chi sarà il nuovo comandante? E dire – notano i pentastellati – che il ruolo è di particolare importanza visto che gestisce il Corpo unico di Polizia Municipale dell’associazione intercomunale della Pianura Forlivese che comprende i 15 comuni dell’Unione Forlivese per complessivi 140.000 abitanti e riporta gerarchicamente al sindaco Drei, il primo a dover essere interessato al funzionamento di questo incarico.

“Anche questa vicenda palesa l’ennesima mancanza di Drei, la sua (e del Pd) incapacità a governare l’Unione dei Comuni. Altro che “ri-volunione”, lo slogan che il sindaco aveva lanciato alle amministrative, qui ci troviamo di fronte ad una “in-volunione”… che danneggia l’intera comunità”: aggiungono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì.

“Ed in assenza di un ricambio ai vertici della Pm pare del tutto fuori luogo e contraddittorio il mantenimento in organico di 3 vice comandanti ed il contemporaneo drammatico sottodimensionamento degli agenti sul territorio. Si è infatti preferito “lasciare a casa” numerosi vigili a tempo determinato (14 persone in meno sulle strade) pur di mantenere in servizio 3 vice comandanti e garantire un aumento di stipendio di 10.000 euro all’anno per gli ultimi anni alla Comandante Elena Fiore”: evidenziano Daniele Vergini e Simone Benini che rivendicano la presentazione nei mesi scorsi di un’apposita interrogazione del M5S a cui è attesa risposta nel prossimo consiglio dell’Unione dei Comuni.

“Gestione del personale della Polizia Municipale disastrosa, ma anche lo stato dei mezzi è drammatico: le auto sono rimaste fino alla pausa estiva senza approvvigionamento di metano e Gpl, con l’organico carente la copertura della città e del territorio dell’unione è a macchia di leopardo, con il risultato che i costi non sono diminuiti e il servizio è peggiorato. Nella speranza di vedere al più presto nominato un nuovo comandante della Pm ci facciamo cassa di risonanza di una situazione di disagio del personale in servizio che si sente abbandonato dai “piani alti”. Prova ulteriore che questo sindaco e questa maggioranza (il Pd) proprio non ne vogliono sapere di far funzionare la macchina che dovrebbe garantire sicurezza e controllo del territorio”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.