Sanità e Conad Card, M5S: “Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro? una raccolta punti per avere lo sconto sulla TAC?!”

“Sanità più veloce e meno cara per i possessori di Conad Card. Con questo titolo è passata sui mass media la notizia che i fruitori della tessera della Commercianti Indipendenti Associati potranno accedere ai servizi sanitari delle maggiori strutture private delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, “a prezzi vantaggiosi e con tempi di attesa non superiori a 7 giorni lavorativi”… ci chiediamo e saremmo molto curiosi di sapere come questa offerta, che nasce da una realtà come Conad che attraverso l’Ancd aderisce alla LegaCoop, quella che a livello nazionale esprime il ministro del lavoro Poletti e tanti dirigenti prestati o passati a tempo pieno alla politica (soprattutto nel Pci, Pds e Pd) anche a livello locale, possa essere stata commentata dalla giunta Regionale, quali reazioni abbia suscitato in Bonaccini e nell’assessore Venturi, fino ad ora incapaci di risolvere, nel settore pubblico, un problema centrale per i cittadini come quello delle liste d’attesa”: commentano i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

I due pentastellati ricordano che “non è possibile impedire che società private abbiano accordi commerciali fra loro”, ma evidenziano però che questa offerta è sicuramente “lontana dall’idea che il M5S ha di garantire in primis il servizio sanitario pubblico e si incrocia con la grave carenza di governance pubblico-politica in materia di sanità. Mette inoltre a nudo l’incapacità cronica degli amministratori del Pd in Romagna di garantire il servizio sanitario a tutti e in ogni territorio (si pensi alla chiusura dei piccoli ospedali), la scandalosa carenza di organico e riduzione di posti letto, il discutibilissimo accentramento o esternalizzazione dei servizi a danno della medicina di prossimità, i disagi e gli sperperi (si pensi alla vicenda del laboratorio unico della Romagna di Pievesestina) per non parlare dei ticket saliti alle stesse e spesso meno convenienti dei prezzi applicati dai privati”: spiegano Simone Benini e Daniele Vergini.

“In questo vediamo un complessivo vulnus ai diritti garantiti in Costituzione, la stessa Costituzione che il premier Renzi vuole stravolgere con il progetto di riforma su cui sono chiamati gli italiani al referendum il 4 dicembre. E nel dettaglio troviamo assolutamente negativa questa situazione venutasi a creare nel momento di massima debolezza dell’Ausl di Forli, fagocitata in Area Vasta, ormai incapace di offrire ai propri cittadini il servizio che deve essere erogato al meglio”: continuano i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì.

“Se con la Conad Card qualche cittadino trarrà vantaggio nell’accesso ai servizi di diagnosi, specialistici e fisioterapici, questo accadrà anche a causa del silenzio e dell’inoperosità di un’Ausl unica della Romagna che ogni giorno di più mostra l’incapacità di reggere il peso della concorrenza dei privati: rendendo meno efficiente, efficace ed accessibile la sanità pubblica. In quanto sta succedendo ravvisiamo come sempre la manifesta incapacità di contrastare seriamente la privatizzazione della sanità in atto da decenni, ed il collateralismo politico nel favorirla degli amministratori Pd che, non solo in sanità, cedono servizi a cooperative e assicurazioni, con l’unico obiettivo di averne un tornaconto elettorale”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Posti letto ospedale, M5S: “Drei ininfluente e tardivo, sui posti letto si sta giocando coi numeri, ma di fatto c’è un depotenziamento del servizio, si abbia il coraggio di dirlo alla cittadinanza”

La vicenda relativa alla comunicazione inviata il 4 ottobre scorso dalla Direzione di Ausl Romagna ai primari dell’Ospedale di Forlì in cui si segnalava una situazione di particolare affollamento del ‘Morgagni’ con la direttiva di operare solo i pazienti più urgenti e ricoverare solo i casi strettamente necessari, e conseguente lamentela di molti pazienti che hanno segnalato disagi, dimostra ancora una volta una totale assenza di guida politica da parte degli amministratori locali sul tema sanità. In particolare, attestiamo al sindaco di Forlì, Davide Drei, il demerito di non aver difeso le istanze dei cittadini, dei pazienti e dei loro familiari nell’apposita riunione che si era tenuta pochi giorni fa in Municipio dedicata al riassetto della rete ospedaliera romagnola alla presenza del direttore generale dell’Asl unica di Romagna, Marcello Tonini”.

A lanciare l’accusa sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini che definiscono come “tardiva” e del tutto “ininfluente” la convocazione urgente di una nuova riunione dei sindaci dei 15 Comuni del comprensorio con la Direzione generale dell’Azienda Usl Romagna per definire quali provvedimenti immediati si intendano adottare.

“La fallimentare politica messa in campo dall’Ausl unica della Romagna dimostra la totale incapacità della classe politica che amministra l’area forlivese, ovvero i tanti sindaci del Pd, di far sentire la propria voce e difendere i servizi e le prestazioni sanitarie ogni giorno messe a rischio. La riorganizzazione che prevede un numero maggiore di posti letto in Chirurgia oncologica sarà portata a termine, di fatto, chiudendo o depotenziando altri reparti: Malattie infettive prevede la chiusura di posti letto (saranno aperti solo gli ambulatori), stesso discorso per Nefrologia. Il tutto non ottenendo nuovi posti letto – come invece è stato fatto intendere pubblicamente – ma a saldo invariato”: aggiungo Benini e Vergini.

“E mentre si indebolisce la struttura forlivese, l’Ausl Romagna sfodera il progetto del nuovo ospedale di Cesena, come se il disegno dell’Asl unica debba rispondere ad esigenze immobiliari piuttosto che sanitarie, come ebbe modo di affermare un ex sindaco Pd di Forlì (Roberto Balzani). Si spendono cifre enormi che potrebbero essere invece destinate al miglioramento dei servizi al cittadino, all’abbattimento delle liste d’attesa e all’abbassamento dei ticket. Come se l’intero piano debba rispondere favorire le strutture private a svantaggio del servizio pubblico che ormai ha perso la prerogativa di garantire efficienza e parità di trattamento per tutti e non ci rassicura l’affermazione dei medici in conferenza stampa il 17 ottobre che hanno definito come “routine” e “normalità” la necessità di ridurre l’assistenza e limitare i ricoveri in ospedale di chi ne ha diritto, non fosse altro perché questa indicazione espone i medici a denunce di carattere penale”: aggiungono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini, che per concludere elencano altre due note dolenti: “il silenzio dei sindaci sulla questione dei ricoveri dei pazienti “privati” garantiti nelle unità ospedaliere specialistiche dai vari primari che si muovono in “intramoenia”, limitando di fatto la percentuale di posti che dovrebbero essere liberi per l’utenza pubblica” e “la debolissima difesa in un quadro di area vasta degli ospedali di montagna come il Nefetti di Santa Sofia e l’Angioloni di Bagno di Romagna”.

 

Il M5S del comprensorio Forlì-Cesena boccia il piano di riassetto della rete ospedaliera romagnola

toniniLa riorganizzazione dell’Asl unica romagnola ha portato effettivi risparmi sul piano economico? Nella programmazione messa in atto s’è tenuto conto della peculiarità della popolazione della provincia di Forlì-Cesena? I servizi garantiti ai cittadini sono migliorati? In mancanza di risposte positive i consiglieri M5S del comprensorio Forlì-Cesena si dichiarano “totalmente in disaccordo” con l’impostazione organizzativa del documento di riassetto della rete ospedaliera romagnola e con le affermazioni esposte durante la serata del 3 ottobre nel salone comunale di Forlì dal Direttore Generale dell’ASL Romagna, Marcello Tonini, lamentando “la mancanza di una razionalità pratica e comprensibile del Piano di riordino”, l’inquietante soppressione di primariati e la chiusura di reparti importanti, e mettendo in luce, semmai, l’intenzione di favorire la privatizzazione del servizio sanitario.

Il gruppo consigliare M5S sottolinea la mancanza di miglioramento dei servizi che fanno capo agli ospedali; le liste d’attesa sono ancora chilometriche anche per le prestazioni più urgenti e i pronto soccorso presentano i disagi di sempre che determinano attese di ore anche per le prestazioni più urgenti; l’informatizzazione è ancora al palo; e sono passati praticamente 3 anni dalla costituzione dell’ASL unica. Manca nella programmazione una seria politica del personale, e le 600 assunzioni riportate come un mantra sono in realtà carenze di organico e pensionamenti; non c’è nessuna organicità nell’acquisizione di tecnologia che viene lasciata alle scelte centralizzate della Regione; nessun impegno per apertura a scuole di specializzazione delle varie figure professionali che consentano la futura formazione di professionisti qualificati.
Si sottolinea inoltre, l’inutile creazione di dipartimenti unici e/o trasversali considerati “privi di qualsiasi valore pratico dal punto di vista organizzativo e penalizzanti dal punto di vista gestionale. I consiglieri puntano il dito anche verso l’incomprensibile mosaico di spostamenti di primariati (a scavalco) quanto meno irrazionale dal punto di vista organizzativo e ingiustificabile dal lato scientifico e la soppressione di primariati importanti (3 a Forlì e ben 8 a Cesena) e radicati nel territorio per la loro valenza scientifica e innovativa (perché il primario-direttore non è solo un’etichetta) e di contro la creazione dal nulla di unità operative inesistenti per legge (Medicina Vascolare a Ravenna)”.

Altro punto dolente i lavori previsti al pronto soccorso di Forlì che “altro non sono che un contentino per la prossima chiusura dei posti letto di malattie infettive, a fronte di 1600 pazienti seguiti, che sarà presto seguita da nefrologia. E sono gli stessi operatori ospedalieri del pronto soccorso a lamentare lo spreco di denaro pubblico a fronte di lavori inutili. A noi sembra che l’andamento di questa “riorganizzazione” punti in realtà a spalancare le porte ad una privatizzazione del servizio sanitario e magari ci troveremo presto a dover usare la “carta fedeltà” di una cooperativa o di un discount per avere sconti nelle cliniche private”.

E ancora “Sulle case della salute – affermano- non è sbagliato dire che sono strutture sulle quali viene costruita una aspettativa di efficienza, da parte degli utenti, che mai potrà essere soddisfatta, e che vengono reclamizzate come una panacea, quando invece rappresentano l’evidente segnale di un arretramento del sistema sanitario nazionale di fronte alle esigenze dei cittadini. Soprattutto, come nel caso di Forlimpopoli, quando vengono erette a sostituzione di presidi già esistenti e funzionanti, con il solo obiettivo di tagliare sul bilancio”.

Anche i gruppi del M5S di Savignano e Cesenatico si uniscono alla stroncatura del documento ricordando che “che Tonini, quando pochi giorni fa ha incontrato anche i consigli comunali dei comuni dell’Unione Rubicone, ha perso un’occasione per discutere le criticità dei servizi sanitari territoriali; l’incontro è stato un nulla di fatto con i sindaci che hanno assistito da spettatori, senza fornire opportune osservazioni. È toccato al M5S chiedere le motivazioni del ridimensionamento del Marconi di Cesenatico a casa della salute, nonchè esprimere la necessità che il punto di primo soccorso debba essere potenziato, almeno nel periodo estivo, in un pronto soccorso di riferimento per la costa da Cervia a Bellaria; sono state poi chieste spiegazioni sull’attività della Casa della Salute S.Colomba di Savignano, dove è stato confermato l’ambulatorio di osservazione e terapia, che fa registrare una progressiva diminuzione degli accessi a parità di costi con evidente riduzione della qualità del servizio. Per non parlare poi dell’ospedale di comunità con soli 9 posti su una popolazione di riferimento di 35.000 abitanti”.

Le proposte dei pentastellati non sono state prese in considerazione per la formulazione del documento di riordino dell’ASL unica, a vantaggio – lamenta il M5S – di “non meglio specificate esigenze, spesso in realtà molto particolari, se non ad personam, a dimostrazione della incapacità manageriale della dirigenza sanitaria attuale e della sua inesistente credibilità.”

Per tutte queste considerazioni ed altre che concorrono a creare pessimismo, in conclusione, il M5S del comprensorio di Forlì-Cesena ritiene che il documento sia: “da rigettare in toto e da sostituire con un vero piano riorganizzativo delle strutture ospedaliere che storicamente si sono sviluppate a seconda dei bisogni delle comunità locali e non possono perdere questa prerogativa, tenendo conto realmente delle necessità dei 4 territori e della popolazione ivi residente”.

M5S Cesena
M5S Cesenatico
M5S Forlì
M5S Forlimpopoli
M5S Gatteo
M5S San Mauro Pascoli
M5S Savignano sul Rubicone

 

Pronto Soccorso di Forlì al collasso. M5S: “Evidenti le responsabilità politiche di chi ha amministrato fino ad oggi. la proposta: creare un nucleo di cure primarie all’interno del Pierantoni”

“Le criticità del Pronto Soccorso dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì sono ormai diventate insostenibili. Dieci o più ore di attesa in media per tanti, troppi cittadini, soprattutto anziani, costretti a lunghe ed estenuanti attese, in totale assenza di privacy e che comportano a volte complicazioni alla loro salute. Il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Forlì è l’unico reale riferimento per tutto il comprensorio, considerando l’impossibilità pratica dei cittadini, dopo la nascita della Casa della Salute, di usufruire sia del punto di primo intervento di Forlimpopoli che dei piccoli ospedali dell’area collinare, lentamente trasformati o soppressi; negli ultimi anni ad un incremento dei potenziali pazienti non ha fatto seguito un logico potenziamento delle strutture, degli spazi di accoglienza e del numero dei sanitari”. A muovere queste accuse i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.
“Ci chiediamo perché continui a tardare un intervento del direttore generale dell’Asl Romagna che, a fronte della situazione ormai non più tollerabile, si limita a promettere la presentazione di un piano di intervento su parcheggi e strutture interne che avverrebbe, comunque, non prima del mese di dicembre, con una entrata in funzione effettiva non prima del 2016.
Sulla necessità di assumere nuovo personale poi, come ha ammesso lo stesso sindaco Drei, ci troviamo di fronte ad una questione diciamo così ‘più complessa’ ed ancora non ci sono risposte”: lamentano i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì “L’ottimizzazione dei servizi non può funzionare senza un contestuale potenziamento delle risorse umane da parte dell’Asl Romagna e quindi un incremento dell’organico degli operatori sanitari. C’è purtroppo da essere pessimisti in una regione guidata politicamente da chi, come il premier Renzi, promette molto…”.
Oltre alle denuncia i consiglieri comunali Vergini e Benini propongono una soluzione M5S a costo zero: “Ostinarsi, dopo oltre dieci anni dalla loro attivazione, a proporre codici bianchi addirittura con l’introduzione di un ticket, senza prima avere risolto il problema degli accessi al Pronto Soccorso, dal nostro punto di vista rappresenta un evidente fallimento politico. Continuare ad includere i codici bianchi e verdi, che non presentano una reale urgenza, in un servizio di emergenza sanitaria è semplicemente un paradosso. I pazienti cui vengono assegnati i codici bianchi nella fase di smistamento (triage), non accettano quasi mai di essere indirizzati ai nuclei di cure primarie della città, accettando così le forzate e snervanti attese in Pronto Soccorso”. “Una visione politica coerente e lungimirante, di fronte alla realtà dei fatti, porterebbe ad un’unica soluzione: creare un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale Pierantoni, contiguo al Pronto Soccorso”. Questa proposta è contenuta nel Programma elettorale del Movimento 5 stelle di Forlì e si potrebbe realizzare rapidamente. “I Nuclei di cure primarie, sono infatti già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sarebbero facilmente ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici da impegnare nel progetto, che sono medici di medicina generale, sono già presenti ed inseriti nei turni dei diversi Nuclei di cure primarie distribuiti in città: basterebbe, con il coinvolgimento dei sindacati, spostarli nel nuovo Nucleo con orari diversi; i due ambienti Pronto Soccorso e Nucleo di Cure Primarie così “unificati”, offrirebbero un servizio sanitario idoneo e nel contempo specifico a tutti i pazienti: codici rossi e gialli indirizzati al PS, quelli bianchi e verdi all’NCP, ottenenedo così la desiderata consistente riduzione delle attese.

 

Proiezione film-documentario “Mani sulla Sanità”

Il Movimento 5 stelle di Forlì ha organizzato la proiezione al Centro culturale San Francesco del docu-film “Mani sulla sanità”, un’ inchiesta filmata realizzata del collettivo Indygroundfilm, elaborata da Giuliano Bugani e Daniele Marzeddu, un vero e proprio viaggio nella sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, tra ospedali smantellati, strutture presidiate dai cittadini e Comitati spontanei che in varie località della Regione si stanno opponendo ai tagli al welfare che sono stati effettuati in tutte le province sul territorio regionale.

Tagli da 250 milioni l’anno effettuati dai governi Berlusconi e Monti e proseguiti ai giorni nostri. Un documentario che cerca di far luce sulle ultime scelte politiche dei governatori dell’Emilia-Romagna, a partire da Vasco Errani, e sulle politiche di gestione dei servizi pubblici in ambito sanitario.

Un lavoro nato dopo l’annuncio di eliminare alcuni servizi nei poliambulatori di Bologna, che ha portato alla luce, però, casi di chiusure di ospedali in zone di montagna, casi di realizzazione di nuovi ospedali nati già con problemi costruttivi, eliminazione di servizi di eccellenza, compresa la chiusura dell’ospedale di Fiorenzuola d’Arda per perizie che attualmente sono sotto inchiesta da parte della Guardia di Finanza di Piacenza. E’ un elenco di soppressione di servizi pubblici dal Sant’Anna e al San Camillo di Comacchio e i servizi sul Delta in provincia di Ferrara, dal punto nascita di Porretta ai servizi di Granaglione e del territorio montano di Bologna, passando per Pavullo nel Frignano (Modena).

Nel mirino: il progetto della trasformazione degli ospedali per acuti in ospedali di comunità, ovvero per convalescenti, un cambiamento che riguarderà 25 strutture su 61 in Regione, più o meno una su tre. Negli ospedali per acuti saranno tagliati quasi 1.800 posti letto su 15mila. La trasformazione (in molti casi la riduzione o soppressione) dei servizi pronto soccorso e il cosiddetto riordino anche del 118. La chiusura dei piccoli punti nascite, ospedali con poche centinaia di parti l’anno ed il depotenziamento degli ospedali montani.

“C’è molta disinformazione su questi tagli al personale ed ai servizi, e queste soppressione dei servizi medico-sanitari e oltretutto i politici del Pd, compreso Bonaccini, continuano a mentire negando l’evidenza e fino a dichiarare politicamente il falso quando affermano che non saranno chiusi altri ospedali. Mentre, ed è storia di questi anni, la politica dei tagli, delle cosiddette ristrutturazioni e delle chiusure di presìdi ospedalieri continua ed è organizzata a livello locale, con tempi e modi diversificati, in modo da prevenire e impedire una reazione di massa”: ha dichiarato Riccardo Bevilacqua del Movimento 5 stelle di Forlì.

“I dati  non vengono resi noti dagli amministratori del Pd dell’Emilia Romagna, ma iniziative come la proiezione di “Mani sulla Sanità” e le nostre continue denunce hanno lo scopo di togliere e abbattere il muro di questo silenzio, informando i cittadini dei tagli che si stanno effettuando, tagli indiscriminati attuati nei confronti dei territori numericamente più deboli, di chi siano i mandanti e chi gli esecutori e quale sarà la sorte del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione. Ci viene detto che questo accade a causa delle politiche di austerity, ma in realtà i soldi ci sono, ci sono in Emilia-Romagna, ma semplicemente vengono spesi male, e a volte anche dilapidati, come nel caso dell’esoso contratto d’affitto (2 milioni l’anno) del Laboratorio Unico di Pievesestina da noi più volte denunciato. Per contro c’è il rischio che i piccoli ospedali di Santa Sofia, di Bagno di Romagna e Cesenatico in provincia di Forlì-Cesena vengano ridimensionati o soppressi. Ma troveranno sempre la nostra ferma opposizione, al fianco dei cittadini che protestano e si vedono negati i diritti elementari, come quello alla salute ad alla cura”: conclude Riccardo Bevilacqua del Movimento 5 stelle di Forlì

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Mani sulla sanità 16.4.2015

 

 

Proiezione film-documentario “Mani sulla Sanità”

Il Movimento 5 Stelle di Forlì organizza giovedì 16 aprile, alle ore 20:45 presso la sala San Francesco in via Marcolini 4, la proiezione del film “Mani sulla Sanità”, cui seguirà dibattito con intervento dei cittadini. Il documentario d’inchiesta è un viaggio nella Sanità Pubblica dell’Emilia-Romagna, tra ospedali presidiati, H24 e Comitati di Cittadini che si stanno opponendo ai tagli al welfare effettuati su tutto il territorio regionale dall’ex giunta Pd, Sel, Idv, Fds dell’ex-governatore Vasco Errani e che continuano con la nuova giunta PD di Bonaccini.
Il film – spiega in una nota il Movimento 5 Stelle – mette in luce le scelte politiche dannose per i servizi sanitari, soprattutto di questi ultimi anni, mettendo in discussione il futuro diritto alla cura e all’assistenza pubblica e gratuita sancito dall’art. 32 della Costituzione. Un lavoro documentaristico nato dopo l’annuncio della chiusura e dell’eliminazione di alcuni servizi negli ospedali e nei poliambulatori di Bologna; mentre oggi si parla addirittura di mille, duemila, forse tremila posti letto da cancellare. Uno, dieci, venti, o forse più, ospedali pubblici da chiudere. I progetti, le informazioni dettagliate ed i numeri effettivi della riforma della sanità che si vorrebbe mettere in cantiere non sono ancora stati resi noti dagli amministratori dell’Emilia Romagna, il documentario ha lo scopo di togliere e abbattere il muro di questo silenzio, informando i cittadini della Regione, e non solo, dei tagli che si stanno effettuando, mentre dalla stampa apprendiamo giornalmente di buchi nella Sanità e di enormi sperperi di denaro pubblico che ammontano ormai a decine di milioni di euro all’anno. Il film è nato nell’ottobre 2013 da un’idea di Giuliano Bugani e Daniele Marzeddu ed ha visto l’aggiungersi, nel 2014, di Raffaella Gamberini e Barbara De Biasi. Durante la serata il Movimento 5 Stelle di Forlì raccoglierà anche le testimonianze dei cittadini che intendono segnalare esperienze personali.

Mani sulla sanità 16.4.2015

 

Daniele Vergini e Simone Benini (M5S): “Comune di Forlì sia Ogm Free”

“Il Comune di Forlì si dichiari Ogm-free e faccia valere iil principio di tutela dell’ambiente oltre a quello della salute umana”: con questa richiesta i consiglieri Comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini – che hanno presentato, già ad inizio gennaio, una mozione di “Salvaguardia del territorio comunale dalla coltivazione di organismi geneticamente modificati” – chiedono alla giunta di adottare al più presto misure di contrasto a possibili future richieste di autorizzazione per la coltivazione di prodotti Ogm, garantendo invece la biodiversità degli ecosistemi locali e le produzioni di qualità che il territorio esprime per sua natura e tradizione.
“La nostra mozione è già stata rinviata una volta su richiesta della maggioranza per permettere loro ulteriori approfondimenti, e nel frattemo il Comune di Forlì – aggiungono Daniele Vergini e Simone Benini – ha aderito all’associazione nazionale Comuni virtuosi, che riconosce come prioritari i temi ambientali, sarebbe quindi una macroscopica incongruenza se bocciassero la nostra mozione che si muove nell’alveo di queste priorità e vuol far valere il “principio di precauzione” visto che ad oggi non vi è la certezza scientifica che gli organismi Ogm siano innocui per la salute umana e per l’ambiente. Chiediamo venga imposto il divieto di impiego di organismi geneticamente modificati sul territorio comunale e chiediamo anche sia inibita la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche”: aggiungono i consiglieri.
La richiesta espressa dal Movimento 5 stelle di Forlì è, tra l’altro in linea con una mozione simile già approvata dal Parlamento Italiano e con il parere dei tre quarti delle Regioni italiane che si sono già dichiarate “libere da Ogm”. In forza di alcune considerazioni di tutela ambientale: “La quantità di acqua necessaria alla coltivazione di prodotti Ogm, enormemente superiore alle colture tradizionali e la grande quantità di pesticidi usata per coltivarli e che alla fine della catena alimentare ci ritroviamo nel piatto”.
“Si tratta di passare dalla parole ai fatti”: incalzano Daniele Vergini e Simone Benini i due “pentastellati” chiedono che il sindaco Drei, nella sua veste di autorità sanitaria locale, si dichiari pronto, in caso di necessità, ad emettere una ordinanza urgente anti Ogm con efficacia estesa a tutto il territorio comunale, che in accordo con la giunta si verifichino la disponibilità dei Comuni limitrofi ad attivarsi congiuntamente, anche attraverso la promozione in sede di Unione dei Comuni, Provincia e Regione e che si faccia richiesta al governo Renzi per mettere in atto tutte le possibili azioni volte all’adozione della clausola di salvaguardia.
“Nella nostra mozione – concludono i consiglieri Comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini – c’è anche un’altra proposta a nostro parere molto importante: che si introduca nei servizi di ristorazione collettiva informazione precisa sull’eventuale presenza di Ogm negli alimenti somministrati e a garantire che nei bandi di gara l’utilizzo di prodotti no Ogm costituisca titolo preferenziale per l’aggiudicazione. Chiediamo infine che il Comune attui una seria campagna di educazione alimentare legata al consumo e alla spesa consapevole di prodotti tradizionali e locali di qualità”.

 

Codici bianchi e disagi al Pronto Soccorso

Presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Forlì molti cittadini, tra cui moltissimi anziani, sono spesso costretti a lunghe, inutili ed estenuanti attese. Se poi le attese comportano anche complicazioni alla loro salute allora il problema diventa serio. Si tratta di situazioni talmente frequenti nei PS del nostro Paese che il Ministero della Sanità ha pubblicato il 22 marzo 2013 una serie di raccomandazioni contenute nell’informativa: “Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto soccorso”. L’ennesimo caso di malasanità a Forlì ci viene da un giovane paziente emofilico che, nonostante  la persistente perdita ematica dal cavo orale, ha atteso oltre 10 ore prima di ricevere la somministrazione del fattore IX. Questa lunghissima attesa, per un emofilico che ha una emorragia in atto, non è certo da Paese civile, per non parlare poi degli eventuali aspetti legali.  Ogni 10/30 minuti il paziente consegnava la garza tampone imbevuta di sangue e ritirava la nuova, ed anche dopo che l’infermiere aveva iniziato a sollecitare i medici attraverso il PC nulla è cambiato.
La piccola, ma continua perdita di sangue durata 10 ore, si è rivelata fortunatamente non significativa dal punto di vista clinico, sebbene a distanza di tre settimane i valori dell’emoglobina fossero ancora al di sotto della norma. Questo ritardo potrebbe apparire un problema di assistenza medica; in realtà è una responsabilità politica. Ostinarsi a proporre codici bianchi dopo oltre dieci anni dalla loro attivazione, senza aver risolto il problema degli accessi al PS, e nonostante l’introduzione dei successivi ticket, rappresenta un fallimento politico.
Includere i codici bianchi e verdi che non presentano una urgenza in un servizio di emergenza sanitaria  è semplicemente un paradosso.

I pazienti ai quali vengono assegnati i codici bianchi nella fase di smistamento (triage), non accettano quasi mai di essere indirizzati ai nuclei di cure primarie della città, preferendo così l’attesa in Pronto Soccorso.
Una visione politica coerente e lungimirante con questa realtà dei fatti,  porterebbe ad un unico risultato: creare un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale e contiguo al Pronto Soccorso. Questa proposta è contenuta nel Programma del M5S di Forlì. I Nuclei di cure primarie, infatti, sono già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sono ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici, che sono medici di medicina generale, sono già inseriti nei  turni nei diversi Nuclei di cure primarie della città, ai quali potrebbero aggiungersi i medici di Guardia Medica. I due ambienti di Pronto Soccorso e Nucleo di medicina, offrirebbero un servizio sanitario idoneo a tutti i pazienti con codici rossi per il Pronto Soccorso, ed ai pazienti con codici bianchi e verdi destinati al Nucleo di Cure primarie dell’Ospedale con attese ridotte a poche decine di minuti.

I cittadini si stanno lamentando sempre più per la riduzione dei servizi sanitari locali a cominciare proprio dal Pronto Soccorso, ma anche per la diminuzione degli ospedali trasformati in case della salute, per gli infermieri che sostituiscono medici, per le cooperative che in alcuni casi andranno a sostituire gli infermieri, per i farmaci sempre piú generici in nome di un risparmio per lo Stato che non esiste. Allo stesso tempo assistiamo alle centinaia di migliaia di euro in premi offerti a decine di burocrati PD impegnati nelle ex varie AUSL regionali, capaci anche di buchi finanziari di decine di milioni di euro.

Con queste realtà, i cittadini sono sempre piú critici per la mancanza di risposte adeguate e responsabili. Il M5S ritiene che la politica debba essere al servizio dei cittadini, non il cittadino al servizio di politici capaci di dividersi ricchi premi col denaro pubblico, ed incapaci di evitare l’attesa di 10 ore ad un giovane emofiliaco sanguinante al Pronto Soccorso.

Movimento 5 Stelle Forlì

 

Considerazioni sulla tavola rotonda “Amianto a Forlì”

Si è svolta venerdì 8 dicembre presso la sala dell’Hotel della Città la tavola rotonda: “Amianto a Forlì: rischi per la salute ed obblighi di legge, cosa fa il Comune?” organizzata da Forlì per le 5 stelle a cui hanno partecipato il Prof Morando Soffritti, Direttore Scientifico del Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, il Dott. Pier Antonio Marongiu, Direttore del Comitato Scientifico ARRT – Associazione Romagnola Ricerca Tumori di Cesena e l’Ing. Paolo Cavina di Forlì per le 5 stelle. Vengono registrate con disappunto le assenze di ARPA e AUSL (dipartimento di sanità pubblica di Forlì) che hanno declinato l’invito. Le relazioni hanno riguardato diversi problemi come l’inquinamento ambientale, gli aspetti sanitari e quelli epidemiologici, i problemi legati alla bonifica dei materiali contenenti amianto e quelli legati alla tubature idriche. Numerose le domande dei presenti terminate le relazioni,  tra cui quella dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Forlì, Alberto Bellini, che è intervenuto scusando l’assenza di ARPA ed AUSL e ricordando che allarmare i cittadini sull’amianto contenuto nelle tubature “potrebbe favorire il commercio dell’acqua minerale in bottiglia”. Gli interventi dei cittadini hanno evidenziato alcune carenze degli organi preposti al controllo della salute pubblica e diverse incongruenze, e incompletezze, nella mappatura regionale dei siti contaminati. Alcuni presenti hanno chiesto che l’amministrazione si impegni a fare molto di più, per esempio proponendo un censimento più approfondito dei fabbricati pubblici e intervenendo tempestivamente in seguito alle varie segnalazioni fatte dalla cittadinanza. Una comunicazione è anche stata fatta sulla mancata diffusione degli aggiornamenti del “Registro Tumori” della Romagna. Questa carenza, da più parti confermata, impegnerà ulteriormente Forlì per le 5 stelle a coinvolgere gli Organi competenti nel fornire puntuali risposte ai cittadini evitando in futuro assenze arbitrarie di chi, essendo preposto al controllo ed alla salute, non può sottrarsi a momenti di confronto democratico con i forlivesi.

Forlì per le 5 stelle

 

Amianto a Forlì: rischi per la salute ed obblighi di legge, cosa fa il Comune?

L’esposizione alle fibre di amianto rappresenta uno dei rischi più elevati per la salute dell’uomo ed è responsabile di patologie gravi ed irreversibili prevalentemente all’apparato respiratorio come l’asbestosi, il carcinoma polmonare e i mesoteliomi delle membrane sierose. Solo negli Stati Uniti si sono verificati oltre 100.000 morti per l’inquinamento da amianto. E in Italia? Dove è stato utilizzato? Com’è possibile accertare se un materiale lo contiene? Chi ha l’obbligo di comunicare la sua presenza? Dove possiamo trovarlo negli edifici? Chi si deve occupare del censimento dell’amianto? Quali sono gli obblighi di un proprietario di un edificio ad uso collettivo? Dove è possibile effettuarne lo smaltimento?

Forlì per le 5 Stelle
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