Condannato per danno erariale “premiato” dal Sindaco Drei a responsabile anticorruzione dell’Unione dei comuni! Indignato il M5S

cigna-dreiCondannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, “premiato” dalla politica a Responsabile Anticorruzione per quattro comuni del forlivese: Santa Sofia, Premilcuore, Galeata e Civitella. Non è un paradosso, è la pura realtà. Lo scrive la giornalista, Milena Gabanelli, in un articolo-denuncia pubblicato, ieri, 15 ottobre 2018, dal Corriere della Sera. Un articolo in cui vengono elencati i tanti “anticorruttori” nominati dalla classe politica, che, però, erano stati raggiunti, precedentemente, da un provvedimento di natura penale o erariale. Come appunto Giorgio Cigna, condannato tre anni fa dalla Corte dei Conti di Bologna a rimborsare 31.565 euro, perché si era fatto indebitamente rimborsare le spese di viaggio dalla propria abitazione (fatti accaduti quando rivestiva il ruolo di segretario a Camugnano, provincia di Bologna). Per Cigna, però, non c’è stato soltanto il “premio” dei quattro Comuni. E’ arrivato anche quello concessogli dal sindaco Pd, Drei, quando era anche presidente dell’Unione dei Comuni: il nostro caro sindaco, infatti, lo ha investito dell’incarico di Segretario della nostra Unione dei Comuni e, come se non bastasse, anche di Responsabile Anticorruzione sempre per la nostra Unione dei Comuni. E vai con la politica “anti-meritocratica”. Che, guarda caso, qui da noi vede il Pd in prima linea. Naturalmente la nostra non è una critica alle capacità professionali di Giorgio Cigna, ci mancherebbe. La nostra è una forte indignazione per l’azione politica condotta dal nostro sindaco che è andato a “premiare” proprio un condannato per danno erariale allo Stato.
Ma gli incarichi per Cigna non finiscono qui. Un anno fa, infatti, noi del M5S, presentammo un esposto alla Corte dei Conti, perché non ci convincevano 19mila euro di compenso che gli venivano dati. In sostanza il sindaco Drei gli conferì anche l’incarico di Direttore della nostra Unione dei Comuni “intuitu personae”, senza, cioè, alcuna procedura selettiva.
Comunque una cosa è certa: se il M5S s’indigna per queste “nomine premio” l’Anac “Autorità nazionale anticorruzione” ha fatto di più. Ha, infatti, emanato una circolare con la quale raccomanda di “evitare di designare, quale responsabile della prevenzione della corruzione, un dirigente nei confronti del quale siano pendenti procedimenti giudiziari”, “destinatario di provvedimenti giudiziali di condanna”, o che non abbia dato “dimostrazione nel tempo di comportamento integerrimo”.

LA PROPOSTA M5S
Il M5S ha sempre contrastato questa Unione dei Comuni fallimentare perché era evidente, fin dalla sua creazione, che non avrebbe mai funzionato. Per questo se i cittadini forlivesi ci daranno fiducia alle prossime elezioni comunali uno dei primi atti che faremo sarà quello di uscire, appunto, dall’Unione per garantire, almeno per Forlì, il funzionamento del servizio di Polizia Municipale, indispensabile per la sicurezza dei forlivesi.

QUESTA LA REPLICA DEL SINDACO DREI AL SITO ONLINE FORLITODAY CHE HA PUBBLICATO LA NOSTRA NOTA. Da leggere tutta d’un fiato la parte conclusiva, un vero e proprio autogol politico. Davvero molto divertente. “A dare la propria versione è il sindaco Davide Drei che contrattacca il M5S – scrive Forlitoday nella replica di Drei -: ‘Le cose – dice Drei – bisogna poi dirle tutte in modo completo e non solo raccontarle negli aspetti propagandistici. Prima di tutto il segretario dell’Unione lo nomina il presidente, ma viene scelto dalla giunta, vale a dire dai sindaci dell’Unione. Nel caso di Cigna, che è stato nominato nell’aprile 2017, era una scelta obbligata, dal momento che si può scegliere solo tra i segretari dei Comuni ricompresi nell’Unione, ad indennità pari a zero per il carico aggiuntivo, ed essendo la nostra un’Unione grossa abbiamo scelto tra segretari di fascia A, e tra quelli che avevano dato la disponibilità. Una rosa assai ristretta e quindi quasi obbligata. Per quanto riguarda il ruolo di responsabile anticorruzione è la norma stessa ad indicare che questo ruolo vada naturalmente al segretario generale. D’altra parte – conclude Drei – Cigna era responsabile dell’Anticorruzione già nei 4 Comuni di provenienza’. Eppure – rilancia Forlitoday – nell’atto di nomina emerge una contraddizione in termini, in quanto si dà atto che la circolare prevede in premessa l’assenza di provvedimenti giudiziari di condanna e poi procede con la nomina di Cigna. Continua Drei a riguardo: ‘Non ero a conoscenza della sua condanna in primo grado – dice il sindaco Drei -, in ogni caso qui parliamo di giustizia contabile e non penale e immagino che il procedimento sia pendente in secondo grado’. E conclude: ‘In ogni caso a noi non era noto quest’aspetto e senza dubbio diventerà oggetto di una discussione interna tra noi sindaci all’interno dell’Unione”

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri M5S per il Comune di Forlì

 

Dopo il caso Dall’Olio e quello della cognata dell’assessore si va a processo sul caso Morelli! Alla faccia della meritocrazia! Solo con il M5S si cambierà questo modo di fare!

drei-zanettiEcco il solito andazzo politico targato Pd. Che fa sospettare favori a parenti, amici o compagni di partito a discapito della comunità e alla faccia della meritocrazia. E così la lista dei “prediletti” dalla giunta di centrosinistra aumenta. E si arricchisce di un nuovo esponente, quel Giovanni Morelli, professionista ferrarese al quale l’amministrazione comunale a guida Pd affidò l’incarico per coadiuvare l’Unità verde del Municipio attraverso un bando pubblico. Bando che si ritiene evidentemente irregolare, al punto che Veronica Zanetti, la vice sindaca del tempo (era il 7 settembre del 2015), è stata rinviata a giudizio dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Forlì, Monica Galassi, per il reato di turbativa d’asta insieme al direttore generale del Comune di Forlì, Vittorio Severi, e dello stesso Morelli.
Questa è solo l’ennesima vicenda di una lunga serie: e così dopo il caso Dall’Olio, cioè l’ex capogruppo Pd al Comune di Parma che ricevette un incarico professionale direttamente dalla giunta Pd di Forlì; dopo il caso Nesti, cioè la cognata dell’assessore all’Edilizia al Comune di Forlì, Francesca Gardini, alla quale l’amministrazione ha affidato tre incarichi professionali di fila; dopo il caso Prati, la signora nominata direttamente dal Sindaco in un incarico che non poteva ricoprire in quanto non laureata; ecco il caso Morelli.
I forlivesi sono stanchi di tutto ciò: è ora di farla finita con la politica dei parenti, dei compagni di partito e degli amici degli amici. E ora che a Forlì sia premiata la meritocrazia, nel 2019 ci sarà la concreta possibilità di cambiare questo andazzo con l’unica seria alternativa: il MoVimento 5 Stelle.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Le confidenze di due assessori comunali riaprono il caso Dall’Olio: il M5S presenta un secondo esposto in Procura

Foto: Fabio BlacoIl caso dell’incarico esterno assegnato dalla Giunta di Forlì al geologo Dall’Olio, allora capogruppo del Pd di Parma, si arricchisce di un nuovo, e più inquietante, aspetto che potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini della Magistratura e, soprattutto, scoperchiare il pentolone di legami e favori tra questa Giunta ed esponenti di spicco del Partito Democratico. Due assessori dell’attuale Giunta comunale di Forlì, infatti, in separate circostanze, hanno confidato al consigliere del M5S Daniele Vergini e all’attivista Alessandro Ruffilli, fatti gravissimi relativi appunto a quell’incarico. E da quelle confidenze risulterebbe qualcosa di completamente diverso da quanto emerso finora. Risulterebbe, cioè, che il nome del geologo Dall’Olio sarebbe stato indicato da altri due membri della Giunta stessa. E non solo. Perché ad inquietarci e, nel contempo indignarci, ci sarebbe un altro aspetto, decisamente molto più grave: uno dei due assessori ha aggiunto, nella sua rivelazione, di sospettare che ci potesse essere, a monte dell’incarico al dott. Dall’Olio, addirittura un accordo tra lo stesso Dall’Olio e membri della Giunta comunale di Forlì. Accordo in base al quale Dall’Olio avrebbe agito per far vincere, appunto, all’amministrazione comunale di Forlì, il bando europeo “S.O.S. 4 Life – Save Our Soils for Life” in cambio dell’assegnazione proprio di quell’incarico professionale.

Questo, se corrispondesse al vero, dimostrerebbe chiaramente una volontà precisa di almeno una parte della Giunta Pd, e dunque non dei tecnici e dei funzionari del Comune di Forlì, di assegnare un incarico professionale ad un loro collega di partito. Ecco perché abbiamo depositato alla Procura della Repubblica di Forlì un nuovo e dettagliato esposto. Riteniamo, infatti, indispensabile e non più rinviabile, alla luce dei fatti di cui siamo venuti a conoscenza, fare piena luce sulla fitta rete di “favori” e “clientele” del Pd nella nostra regione e nella nostra città (è ancora caldo il caso della cognata di un assessore del Comune di Forlì alla quale è stato affidato il terzo incarico professionale di fila proprio in Comune). Un’assenza di meritocrazia che sta ingessando i nostri territori solo al fine di “tutelare” gli interessi di pochi a scapito della collettività.  Abbiamo deciso di non fare pubblicamente i nomi degli assessori in questione per permettere, in primis, alla Magistratura di fare i dovuti accertamenti. Ma, anche, perché immaginiamo l’angoscia personale che questi Amministratori stanno vivendo da mesi, custodendo segreti, evidentemente, troppo pesanti.

Ricordiamo che su questo caso c’è già un’indagine in corso da parte della Procura di Forlì, partita a seguito di un nostro primo esposto, che coinvolse tutti i membri della Giunta comunale oltre ad un Dirigente e ad un Funzionario del Comune di Forlì. Indagine che portò all’archiviazione della posizione dei politici, ma non dei due tecnici che risultano tuttora indagati. Quello che, però, spalancò dubbi e perplessità furono le motivazioni date all’archiviazione ovvero quel “resta, comunque, un ragionevole dubbio che tali componenti dell’organo collegiale (sindaco e Giunta, ndr) siano stati ignari dei profili di illegittimità dei provvedimenti amministrativi, in presenza di ‘personalità’ forti ed autorevoli, che li hanno condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole, tenuto conto soprattutto del ‘ruolo gregario’ svolto negli accadimenti”. Insomma, motivazioni che sembravano sottolineare una sorta di “sbadataggine” dei politici al governo della nostra città, non responsabili per le loro azioni, e che firmerebbero qualsiasi cosa senza neppure leggerla. Ma attenzione, il punto chiave sta nella sottolineatura del giudice che lascia intendere che questi politici sarebbero soggetti alle pressioni di non meglio precisate “personalità”. Chi sono questi soggetti? Ora risulta più che lecito chiederlo!

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Nuovo incarico in Comune per la cognata dell’assessore, M5S: “inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti o affini dei politici!”

a sinistra l'assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

a sinistra l’assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

Ci sono cose che, seppur corrette da un punto di vista formale, creano imbarazzi profondi nella collettività. Quel senso di impotenza e collera che sono stati, tra l’altro, la miscela esplosiva che ha allontanato la gente dalla politica. Stiamo parlando del clientelismo, quella pratica tutta italiana che “premia” la raccomandazione e disconosce il merito. Ed il Pd in questo “campo” ne sa molto: come dimenticare, del resto, la dichiarazione, di appena un anno fa, dell’allora ministro del Lavoro, Poletti: “per trovare lavoro meglio una partita di calcetto che un curriculum” che indignò noi tutti??? Indignazione che, probabilmente, non alberga affatto in casa “Democratici” visto che proprio un mesetto fa il Comune ha affidato un nuovo incarico di consulenza esterna per progetti europei, all’architetto Serena Nesti, a quanto risulta dall’anagrafe, cognata dell’assessore all’Edilizia, Francesca Gardini: un bel contratto da 62mila euro spalmati sul periodo 2018-2020, più un possibile compenso aggiuntivo pari ad un massimo di 25mila euro, che sarà quantificato successivamente se il progetto europeo proseguirà. Che sia chiaro: non vogliamo discutere la regolarità dell’affidamento, né la capacità professionale della Nesti. Quello che a noi stona, non piace, e ci indigna profondamente, è quel grado di parentela che lega il consulente esterno nominato dal Comune con l’assessore dello stesso Comune che l’ha “assunta”. Anche perché la stessa cosa si era verificata lo scorso anno quando sempre noi scoprimmo che all’architetto Serena Nesti erano stati affidato incarichi, sempre nell’ambito delle consulenze esterne per progetti europei per un totale di 52mila euro, l’ultimo dei quali sarebbe, appunto, scaduto un mesetto fa.

Delle domande, di natura politica, a questo punto sorgono spontanee: per quale motivo l’architetto Nesti ottiene importanti incarichi principalmente dal Comune di Forlì? La Nesti fa ancora parte dell’Assemblea territoriale del Pd? Nel 2017 ne faceva sicuramente parte perché il suo nome compariva sul sito del Pd forlivese. Com’è possibile che la Nesti, proprio in questo mandato, sia diventata, di fatto, una collaboratrice fissa del Comune di Forlì in modo quasi continuativo dal luglio 2015 fino ad oggi, attraverso ben 3 incarichi esterni di cui uno prorogato e, a seguito di quest’ultimo affidamento, lo sarà fino al 2020 e forse addirittura oltre? Perché il Comune di Forlì non si è dotato, tramite concorso pubblico, di una professionalità da assumere in modo stabile per assolvere alle funzioni richieste e, invece, ha preferito fornire un incarico esterno, casualmente affidato sempre alla cognata dell’assessore?

Al di là delle norme, corrette che siano, consideriamo eticamente inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti dei politici al governo della città. Ecco perché, se i forlivesi ci daranno fiducia alle elezioni 2019, uno dei nostri primi atti sarà la modifica dei regolamenti per impedire l’assegnazione di incarichi a parenti, coniugi o affini, di chi riveste cariche politiche. Perché per il M5S il concetto di meritocrazia non deve restare solo una parola con cui riempirsi la bocca, ma deve diventare il principio cardine dell’amministrazione della cosa pubblica. Sarà, insomma, nostro compito smantellare il vecchio “sistema” clientelare che da decenni opprime la nostra città. Perché solo così Forlì potrà ripartire.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

In Comune i titoli di studio sono un optional, ecco l’ennesima “coincidenza” nell’affidamento di incarichi

meritocraziaNei giorni scorsi si è conclusa la procedura selettiva per l’assegnazione di 22 incarichi di “posizione organizzativa” nell’ambito della nuova macrostruttura comunale, recentemente rinnovata, una gara interna riservata ai funzionari comunali che si propongono per ruoli di elevata responsabilità, per lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa. Tali ruoli, come riportato dal contratto nazionale, garantiscono una maggiorazione nella retribuzione del dipendente che varia da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di 16.000 euro annui lordi, si tratta quindi come è facile immaginare di ruoli molto ambiti.

“Quello che ci ha stupito”, si legge in una nota di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì, “è che fra i 34 funzionari che hanno presentato la propria candidatura, solo 2 non erano laureati, ma entrambi hanno ugualmente ottenuto l’incarico a firma del Direttore generale Vittorio Severi; ma la cosa più curiosa è che entrambi ricoprono o hanno ricoperto importanti ruoli politici per la stessa area politica attualmente al governo della città! Parliamo di Mirko Capuano, attuale vicesindaco di Bertinoro in quota Pd, che è stato nominato nella posizione organizzativa dei “Servizi Informativi”, e Claudia Castellucci, che fu assessore a Forlì nel mandato Sedioli in quota Pci, ed è stata confermata nella posizione organizzativa dei “Progetti Integrati e Processi di Internazionalizzazione dell’Ente”. Sia ben chiaro non mettiamo certamente in dubbio la procedura di selezione, con tutta probabilità formalmente corretta, ma nutriamo seri dubbi sulla opportunità politica di queste nomine, possibile che il Direttore generale non abbia ritenuto di inserire fra i vari criteri di selezione almeno l’obbligo di una laurea per ruoli così importanti e ben retribuiti?”.

“Di sicuro si tratta quantomeno di una curiosa coincidenza – attaccano i pentastellati – che si somma alle numerose altre coincidenze da noi rilevate in questi anni di consiliatura, come il conferimento da parte della Giunta di un incarico esterno al geologo Dall’Olio, capogruppo del Pd di Parma, come l’assunzione su indicazione del Sindaco Drei di Giovanna Prati, ex candidata del Centro Destra, senza che avesse la laurea prevista per legge, o ancora l’affidamento di incarichi esterni alla cognata dell’assessore Gardini per 52.000 euro in 2 anni, e questi sono solo alcuni esempi delle numerose inopportune coincidenze scoperte dal Movimento 5 Stelle”.

“Se vogliamo che il concetto di meritocrazia non si limiti a restare una parola spesso abusata, ma torni ad essere un principio realmente centrale nell’amministrazione della cosa pubblica, non riteniamo accettabile che vi sia anche solo il sospetto che importanti incarichi vengano affidati per appartenenza politica e non sulla base di oggettive competenze e titoli di studio. Questo è il senso delle nostre denunce e delle nostre azioni politiche tese a smantellare il vecchio “sistema” che da decenni opprime la nostra città, e se i cittadini ci daranno fiducia alle prossime elezioni Amministrative vi promettiamo che ci spenderemo al massimo per sostituirlo con un sistema nuovo basato realmente sulla meritocrazia e non sulle tessere di partito, solo così la macchina comunale e la città potranno ripartire”, concludono i consiglieri Vergini e Benini.

 

Giunta indagata, oggi la camera di consiglio, a breve la decisione del Tribunale se continuare le indagini

indagati-dallolioSi è tenuta oggi, al Tribunale di Forlì, la camera di consiglio presieduta dal Giudice Massimo De Paoli, che deciderà se proseguire o meno le indagini sulla vicenda dell’incarico esterno conferito da Sindaco e Giunta di Forlì ad un geologo loro collega di partito, capogruppo del Pd di Parma, sollevata da un esposto del Movimento 5 Stelle. Il Dott. De Paoli comunicherà la decisione nei prossimi giorni.

“Durante la seduta sono intervenuti i tre avvocati che difendono il Sindaco Drei e la sua Giunta, ma la difesa è apparsa subito molto debole”, è l’esternazione a caldo del Consigliere 5 Stelle Daniele Vergini, presente in aula. “Si sono limitati a dire che il procedimento amministrativo di nomina è corretto, cosa palesemente falsa, ma soprattutto hanno sostenuto che il nostro sarebbe il tentativo di portare impropriamente in sede penale una polemica politica. Al contrario noi pensiamo che, se non saranno approfonditi fino in fondo i fatti, i cittadini potrebbero essere legittimati a pensare che un organo politico può selezionare impunemente e a piacimento a chi conferire incarichi esterni, anche fra i propri colleghi di partito, cosa invece espressamente proibita dalla legge”.

“L’avvocato Antonio Brogliato, che ha curato la nostra richiesta di opposizione all’archiviazione, ha invece ben spiegato le motivazioni per cui le indagini finora svolte siano incomplete, il PM ha richiesto l’archiviazione dell’indagine a carico della parte politica con le seguenti motivazioni: “resta, comunque, un ragionevole dubbio che tali componenti dell’organo collegiale (Sindaco e Giunta n.d.r.) siano stati ignari dei profili di illegittimità dei provvedimenti amministrativi, in presenza di ‘personalità’ forti ed autorevoli, che li hanno condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole, tenuto conto soprattutto del ‘ruolo gregario’, svolto negli accadimenti”. Motivazioni a nostro parere insufficienti anche perchè i diretti interessati non sono mai stati sentiti, ed è molto difficile per noi immaginare come i dirigenti comunali, nominati direttamente dal Sindaco, possano esercitare su di lui pressioni tali da porlo in un ruolo gregario, significherebbe che la città è in mano a politici senza personalità che firmano qualunque cosa senza nemmeno leggerla, assoggettati passivamente a tecnici non eletti dal popolo che però, guarda caso, nominano loro colleghi di partito”, spiegano Vergini ed il collega Simone Benini.

“Per tutti questi motivi, nel pieno rispetto del lavoro della Magistratura, abbiamo ritenuto di opporci a questa archiviazione. Ora attendiamo l’esito, ma anche nel caso in cui non fossero ravvisati reati penali si è indubbiamente trattato, a nostro avviso, dell’ennesima leggerezza di questa Giunta e l’ennesimo favore agli amici di partito in spregio al concetto di meritocrazia che invece vorremmo tornasse ad essere centrale nell’amministrazione della cosa pubblica del Comune di Forlì e sarà uno dei punti principali del nostro programma per le amministrative 2019”, concludono i pentastellati.

AGGIORNAMENTO del 6/6/2018:
Il GIP ha deciso di archiviare il procedimento, resta un po’ l’amaro in bocca perchè è stato ritenuto di non sentire i diretti interessati, però pochi giorni dopo è stato confermato che le indagini continuano su un dirigente ed un tecnico comunale, a questo punto chiediamo che il comune, se partirà un processo si costituisca parte civile, perchè delle due l’una: o i politici sapevano ed erano complici, oppure non sapevano e sono stati “gabbati” ma in questo caso per dimostrare la loro buona fede non bastano le parole ma sono necessarie azioni concrete.

 

Si va a processo per l’appalto del verde, M5S: “Ritagliare gli incarichi su misura pare essere un’abitudine della maggioranza al governo della città”

drei-zanettiE’ di oggi la notizia che è stato chiesto il processo per l’ex vicesindaca Veronica Zanetti e per il direttore generale Vittorio Severi, per la vicenda dell’appalto del verde, l’udienza preliminare è fissata per il 9 maggio. A quanto si legge dai giornali pare che secondo l’accusa dei PM l’incarico esterno al professionista Giovanni Morelli, vicino alla Zanetti, sarebbe stato “ritagliato su misura”.

“Constatiamo purtroppo e con dispiacere che il ritagliare su misura gli incarichi ai propri amici di partito pare essere un’abitudine di questa maggioranza (sia prima che dopo il rimpasto di giunta)”, è l’esternazione a caldo dei consiglieri comunali 5 Stelle Daniele Vergini e Simone Benini. “Si vedano le numerose situazioni simili da noi sollevate come l’incarico esterno attribuito direttamente dai politici al capogruppo del Pd Nicola Dall’Olio, per il quale è indagata tutta la giunta, ma anche altre vicende “borderline” come gli incarichi esterni per 52.000 euro affidati alla cognata dell’assessore Francesca Gardini, e numerose altre vicende sospette relative ad altri incarichi forniti a persone che hanno ruoli politici nel Pd. Al di là del fatto che tali condotte siano perseguibili penalmente oppure no, resta il fatto che siano estremamente inopportune e immorali per chi dovrebbe gestire la cosa pubblica con imparzialità. Questo purtroppo è il panorama attuale della politica forlivese… ma una cosa è certa: se i cittadini forlivesi daranno fiducia al M5S alle prossime elezioni amministrative le cose cambieranno eccome, nel nostro programma sarà infatti presente la modifica dei regolamenti comunali per garantire una maggiore imparzialità e meritocrazia nell’affidamento di incarichi e appalti”.

“Ricordiamo infine che nel 2016 anche noi avevamo fatto un breve esposto sulla vicenda dell’appalto del verde per segnalare alcune anomalie in merito e speriamo che finalmente ci venga spiegato perchè, a meno di un mese dall’apertura della busta dell’appalto, fu modificata la composizione della commissione giudicatrice con una delibera di giunta… e riteniamo che il sindaco e tutti gli assessori, non solo la Zanetti, debbano dare spiegazioni”, concludono i pentastellati.

Di seguito il video delle domande poste in consiglio nel 2016 alle quali non fu data risposta.

 

Giunta indagata, il M5S deposita l’opposizione all’archiviazione: “politici gregari di chi?”

“Comeindagati-dallolio già precedentemente anticipato abbiamo depositato in Tribunale opposizione all’archiviazione del procedimento penale relativo al conferimento di un incarico esterno, da parte della Giunta, al geologo parmense Nicola Dall’Olio, già capogruppo del PD di Parma”, scrivono in una nota Daniele Vergini e Simone Benini consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì.

La magistratura inquirente aveva richiesto l’archiviazione dell’indagine a carico della parte politica con le seguenti motivazioni: “resta, comunque, un ragionevole dubbio che tali componenti dell’organo collegiale (Sindaco e Giunta n.d.r.) siano stati ignari dei profili di illegittimità dei provvedimenti amministrativi, in presenza di ‘personalità’ forti ed autorevoli, che li hanno condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole, tenuto conto soprattutto del ‘ruolo gregario’, svolto negli accadimenti”.

“La questione ha implicazioni politiche devastanti – sostengono i pentastellati – se interpretiamo letteralmente quanto scrive il PM, il Sindaco Drei e la Giunta sarebbero stati manovrati da persone terze, “forti ed autorevoli” nella nomina di Dall’Olio. Il nostro parere però è nettamente opposto: riteniamo questa nomina l’ennesimo regalo tra compagni di partito perpetrato in spregio alle regole del nostro ordinamento”, ribadiscono Vergini e Benini. “Delle due l’una: se trovassero conferma le conclusioni della Procura significherebbe che a Forlì vi sarebbe una non meglio precisata entità, con ”personalità forte ed autorevole”, che decide della cosa pubblica al posto di Sindaco e Giunta, assoggettati passivamente al punto tale da essere considerati “gregari”. Ma, vista la dinamica dei fatti, abbiamo il forte sospetto che tale nomina sia stata in realtà eseguita su precisa indicazione della politica locale. Nella nostra opposizione abbiamo chiarito ogni aspetto e fornito ulteriori elementi che, speriamo, possano portare a completare le indagini in maniera esaustiva”, concludono i 5 Stelle forlivesi.

“L’incarico esterno, retribuito con 10.900 euro, fu assegnato senza alcuna procedura selettiva e con nomina proveniente direttamente dalla Giunta, che per legge non può indicare nomi. Il politico parmigiano, dipendente della Regione Emilia-Romagna, venne nominato per eseguire (esclusivamente al di fuori del normale orario di lavoro) un progetto finanziato dalla Comunità Europea denominato SOS4LIFE (Save Our Soil For Life) che aveva come obiettivo generale quello di contribuire all’attuazione su scala comunale degli indirizzi europei in materia di tutela del suolo e rigenerazione urbana con riferimento alle linee guida sulle migliori pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione dei suoli”, ricordano i pentastellati.

AGGIORNAMENTO DEL 26/4/2018:
Relativamente alla vicenda che vede coinvolti il sindaco Drei e tutta la sua giunta, indagati per abuso d’ufficio in concorso a seguito di un esposto del Movimento 5 Stelle sull’affidamento diretto di un incarico esterno a Nicola Dall’Olio capogruppo del Pd di Parma, si rende noto che il Tribunale di Forlì ha fissato per il 31 maggio la camera di consiglio che deciderà sulla richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato Antonio Brogliato per conto dei consiglieri comunali pentastellati Daniele Vergini e Simone Benini. La decisione se riaprire per la seconda volta le indagini spetterà al GIP Massimo De Paoli. Già nello scorso ottobre una prima richiesta di archiviazione era stata respinta dal GIP Giorgio Di Giorgio.

“Nel pieno rispetto del lavoro della Magistratura abbiamo ritenuto di opporci alla richiesta di archiviazione per i politici coinvolti nella vicenda – dichiarano Vergini e Benini – in quanto non riteniamo plausibile la ricostruzione secondo la quale la giunta sarebbe stata condotta a votare favorevolmente quell’atto da non meglio specificate “personalità forti ed autorevoli” nei confronti delle quali avrebbero un “ruolo gregario”. Nella nostra opposizione abbiamo fornito ulteriori elementi che speriamo possano essere utili per completare le indagini ed accertare tutte le responsabilità di un atto che non esitiamo a definire l’ennesimo favore agli amici di partito in spregio al concetto di meritocrazia che vorremmo tornasse ad essere centrale nell’amministrazione della cosa pubblica”

 

 

Tutta la giunta comunale indagata a seguito di un esposto 5 Stelle sul conferimento diretto di un incarico al capogruppo del Pd di Parma

indagati-dallolioEnnesima tegola sul sindaco Drei e sulla sua Giunta che nell’ottobre 2016 affidarono direttamente, senza alcun bando o criterio comparatistico, un incarico esterno pagato 10.900 euro al Dott. Nicola Dall’Olio, geologo che per molti anni e fino al giugno 2017 ha ricoperto il ruolo di capogruppo del Pd di Parma. “Ora il sindaco Drei e 8 assessori sono indagati per abuso d’ufficio in concorso con un dirigente ed un tecnico comunale a seguito di un nostro esposto”, spiegano in una nota stampa Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Siamo stati informati che il PM incaricato, il Dott. Filippo Santangelo, che stimiamo per il suo importante ruolo in numerosi importanti processi, ha chiesto l’archiviazione per i componenti della giunta, una decisione che nel pieno rispetto dei reciproci ruoli non condividiamo e abbiamo intenzione di impugnare nelle opportune sedi”.

“Al di là di come finirà l’indagine – continuano i pentastellati – riteniamo comunque che la condotta della giunta comunale sia stata molto inopportuna, non è la prima volta che ci troviamo di fronte a quelli che paiono proprio favori agli amici di partito da parte del Pd forlivese, un sistema clientelare che è nostra intenzione smantellare se i cittadini ci daranno fiducia alle prossime elezioni Amministrative per sostituirlo con un sistema nuovo basato realmente sulla meritocrazia e non sulle tessere di partito”.

“L’aspetto che non condividiamo dell’esito delle indagini è la richiesta di scagionare i politici, ritenendo che vi sia un’assenza probatoria a causa dell’assenza di “fattore psichico” di Sindaco e Giunta, in altre parole il PM ha ritenuto che vi sarebbe un ragionevole dubbio che Drei e gli assessori siano stati ignari dell’illegittimità della delibera che hanno firmato e sarebbero stati “condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole” da “personalità forti ed autorevoli”. Un lettura degli eventi che non condividiamo e che ci lascia allibiti, in quanto è difficile per noi immaginare il sindaco Drei in posizione “gregaria” e “succube” di “personalità forti ed autorevoli”, e dal nostro punto di vista è altrettanto difficile pensare che vi possano essere nella nostra città politici che firmino atti senza capire quello che fanno, sarebbe una conferma della teoria populista dell’inutilità dei politici, pensiero che combattiamo quotidianamente asserendo che invece siano necessari politici consapevoli e in grado di influenzare positivamente l’azione amministrativa secondo principi di imparzialità e legalità”.

“L’iter di questo procedimento penale è stato molto travagliato – ricostruiscono i pentastellati – già in una prima fase delle indagini il PM aveva richiesto l’archiviazione della procedura basandosi unicamente sulle dichiarazioni dell’unica persona sentita, il Dott. Alessandro La Forgia – ex dirigente comunale in pensione, che probabilmente molti di voi ricorderanno per il suo ruolo nella vicenda del debito fuori bilancio di 1,5 milioni di euro per spese legali – ma, a seguito di nostra opposizione, nell’ottobre 2017 il GIP Giorgio Di Giorgio aveva accolto la nostra richiesta e rigettato l’archiviazione disponendo ulteriori indagini che hanno comportato l’iscrizione nel registro degli indagati di sindaco e giunta. Durante questi 6 ulteriori mesi di indagini però gli inquirenti non hanno ritenuto di sentire i politici coinvolti, ma solo l’architetto Massimo Visani dirigente del servizio Urbanistica, il Direttore Generale Vittorio Severi e l’ex Segretaria Generale Lia Piraccini. Ed ora l’intenzione sarebbe quella di archiviare le posizione dei politici per proseguire con le indagini solo sui tecnici, una linea che non condividiamo e che ci vedrà costretti nuovamente ad appellarci al GIP avvalendoci della collaborazione dell’Avv. Antonio Brogliato che ha già seguito la precedente opposizione”, concludono Vergini e Benini.

 

Un nuovo caso di incarico conferito senza laurea, questa volta all’interno della Polizia Municipale! Nel frattempo l’Unione dei Comuni è allo sbando. M5S: “Forlì esca al più presto dall’Unione”

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Giulianini, Drei e Gualtieri

“Mentre il candidato premier 5 Stelle Luigi di Maio propone l’istituzione del Ministero della Meritocrazia, a Forlì succede l’esatto contrario e ci imbattiamo, dopo il caso Prati, in un ulteriore incarico conferito senza la laurea necessaria”, scrivono in una nota stampa Simone Benini e Daniele Vergini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Questa volta l’incarico è stato conferito da Giorgio Frassineti, presidente dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese che, per coprire la posizione vacante di Comandante della Polizia Municipale, con un peculiare decreto ha assegnato l’incarico ad interim contemporaneamente a due persone: i vicecomandanti Daniele Giulianini e Andrea Gualtieri, peccato che quest’ultimo non abbia però la laurea necessaria per ricoprire incarichi dirigenziali”, attaccano i pentastellati.

“Il ruolo di Comandante è vacante dallo scorso ottobre, a seguito del prevedibile pensionamento dell’ex comandante Alfredo Catenaro che è restato in carica meno di 9 mesi, situazione da noi prevista e più volte segnalata nel disinteresse dell’allora presidente Drei. Pare però che nulla sia cambiato da allora e si continui a navigare a vista, non si è voluto usufruire della collaborazione a titolo gratuito di Catenaro e non ci risulta sia stato nemmeno fatto alcun bando per un nuovo Comandante, fatto che smentisce anche la presunta temporaneità dell’incarico affidato ai due vice”, spiegano Benini e Vergini.

“Nel frattempo il servizio di Polizia Municipale continua ad avere enormi problemi e difficoltà ad assolvere i compiti previsti, ci risulta infatti che, per diktat politico, il personale non venga usato solo per la vigilanza e sicurezza del territorio, come prevederebbe la legge, ma anche per svolgere pratiche amministrative non di sua competenza (notifica atti, rilascio di licenze, ecc), distogliendo personale da quello che dovrebbe essere il suo reale scopo. Il peculiare decreto firmato da Frassineti, fra l’altro, nomina i due vice comandanti entrambi come datori di lavoro dei vigili della polizia municipale, uno per la sezione operativa e l’altro per quella amministrativa, creando una anomalia non da poco”.

“Siamo certi che la Regione, avendo contribuito massivamente a questa Unione, con quasi 4 milioni di euro dal 2014, debba essere informata del fatto che la Polizia Municipale forlivese non è pienamente confacente alla normativa regionale per quanto riguarda il numero di vigili per abitante e che questa gestione a dir poco scandalosa mette a rischio tutte le previsioni fatte sui benefici ai servizi che non si sono affatto concretizzate, ponendo forti dubbi su come siano stati realmente utilizzati quei 4 milioni”.

“Quanto sta accadendo è solo l’ulteriore conferma della totale inefficienza di questa Unione, da noi sempre rimarcata, e, secondo voci di corridoio, pare che comincino ad averlo notato anche vari sindaci, torniamo quindi a ribadire che è necessario, e anzi urgente, che il Comune di Forlì esca dell’Unione e riprenda la gestione diretta dei servizi che vi ha conferito, a partire proprio da quello dalla Polizia Municipale. Questo sarà uno dei punti chiave del nostro programma per le future elezioni amministrative. I restanti Comuni del comprensorio dovranno essere lasciati liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni”, concludono i consiglieri 5 Stelle.