La richiesta di giudizio immediato del sindaco Drei sul caso Livia Tellus è una mossa inutile

drei-tesoQuella del sindaco Drei è una mossa politica disperata, seppur comprensibile, per cercare di salvare la sua candidatura al secondo mandato, ma sarà in ogni caso vana in quanto il Pd non pare molto incline in ogni caso a ricandidarlo, quindi a meno di soprese dei prossimi mesi sarà un tentativo inutile. L’aspetto più grave di tutta la vicenda non è tanto il fatto di essere indagato o rinviato a giudizio, ma l’evidente “colpa politica” di aver ignorato l’indirizzo espresso molto chiaramente dal Consiglio comunale di rettificare gli emolumenti erogati in eccesso al CdA della holding, e di aver invece messo in atto degli escamotage (ben spiegati dal M5S anche alla Procura con un esposto) per bypassare quanto prescritto dalla legge. E quello che ci rattrista ancora maggiormente dal lato politico è che nessun consigliere di opposizione ha mai accettato di firmare o redigere assieme una mozione di sfiducia per la condotta di questo sindaco e questa giunta, lo avevamo proposto in un paio di occasioni: l’assunzione della collaboratrice con laurea “falsa” e, appunto, il rinvio a giudizio per la vicenda Livia Tellus, in entrambi i casi il Centro Destra si è sottratto… chissà perchè, forse perchè nel primo caso la signora Prati era stata candidata in una lista della coalizione di Centro Destra? mentre per Livia Tellus è evidente il parallelismo con la vicenda dei gettoni: in entrambi i casi è avvenuta una forzatura per elargire più emolumenti di quanto previsto dalla legge, ma solo nel caso dei gettoni consiliari, che li riguardava personalmente, il Centro Destra ha fatto le barricate contro la restituzione, con che faccia ora possono chiedere le dimissioni di Drei?…

 

Drei si doveva dimettere già dal 2016. “Guerra fra bande” all’interno della maggioranza. Depositati due nuovi esposti: su Livia Tellus e sui gettoni

marzocchi-drei-pd“Abbiamo volutamente atteso qualche giorno prima di intervenire sulle ultime vicende, che hanno visto la consegna di un avviso di garanzia al sindaco Drei, proprio per lasciar “sfogare” il teatrino della politica, che si è inevitabilmente concretizzato nelle prevedibili “difese d’ufficio” del Pd e nelle altrettanto prevedibili richieste di dimissioni da parte del Centro Destra”, scrivono in una nota Daniele Vergini e Simone Benini consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì.

“Ci chiediamo poi con quale faccia il Centro Destra critichi i compensi distribuiti in eccesso alla CdA di Livia Tellus quando si è comportato in modo esattamente opposto per la vicenda del tutto simile dei gettoni erogati in eccesso ai capigruppo consiliari, che però li riguardava direttamente in prima persona: non ci risulta che ad oggi nessuno di loro abbia restituito le somme, nemmeno i leghisti Mezzacapo e Pompignoli. Indubbiamente una dimostrazione di scarsa coerenza di cui i forlivesi devono essere informati”, attaccano i pentastellati.

“Come nostro solito, noi abbiamo preferito utilizzare questi giorni per studiare le carte e ultimare due esposti che abbiamo depositato questa mattina alla Procura di Forlì e alla Corte dei Conti di Bologna, il primo è relativo al “meccanismo perverso”, già citato in un nostro precedente comunicato, utilizzato per garantire comunque il compenso desiderato a Gianfranco Marzocchi, tramite un premio produzione retroattivo nella società partecipata Forlì Città Solare; sottolineiamo che dai verbali risulta chiaramente come tale anomalia fosse stata responsabilmente e professionalmente osteggiata sia dai Revisori dei conti del Comune di Forlì, sia da quelli di Livia Tellus (questi ultimi “guarda caso” non confermati nelle nomine dei nuovi revisori avvenute pochi mesi fa), e anche dall’ormai ex Segretaria Generale Lia Piraccini anche lei uscita di scena in modo molto strano…”, spiegano Vergini e Benini. “E in questo contesto risulta oltremodo strana la “coincidenza temporale” con la quale proprio oggi si viene sapere che Marzocchi avrebbe fatto un esposto per danno erariale riguardante Forlì Città Solare, un’azione che ha tutto il sapore di una ripicca all’interno di una “guerra fra bande” all’interno del partito di maggioranza. Come M5S avevamo più volte denunciato negli anni l’insostenibilità del campo solare di Villa Selva e l’evidente errore nel piano industriale, chiedendo azioni di responsabilità contro chi aveva sbagliato ma soprattutto la dismissione della società, che al contrario proprio Drei e Marzocchi hanno voluto mantenere in vita adducendo motivazioni non condivisibili e prolungando la concessione del campo solare fino al 2050”.

“Il secondo esposto è relativo alla vicenda dei gettoni illegittimamente erogati ai capigruppo che si è concluso con una incredibile retromarcia, a nostro parere contro il legittimo interesse dell’Ente a recuperare quanto dovuto; di questa vicenda abbiamo informato anche l’Autorità Anticorruzione e l’Albo dei Segretari per segnalare le ingerenze indebite attuate dal livello politico su quello tecnico ed in particolare sulla Segretaria Piraccini, nonché per richiedere l’invio di un segretario reggente regolarmente iscritto all’Albo, per garantire la correttezza dell’azione amministrativa di questa Amministrazione sempre più traballante”, continuano i consiglieri 5 Stelle.

“Gli ultimi avvenimenti non ci hanno affatto stupito e riteniamo che probabilmente molto altro accadrà nei prossimi mesi, da parte nostra la richiesta di dimissioni al Sindaco Drei, tuttora pienamente valida, l’avevamo già fatta nel 2016 relativamente spinosa vicenda delle spese legali extrabilancio dopo le durissime parole della Procura di Forlì a seguito di un nostro esposto che in un documento a firma dei Procuratori Sottani e Brunelli aveva parlato di “gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica”, gestione che purtroppo viene tristemente confermata non solo dalla vicenda dei compensi del CdA di Livia Tellus, ma anche dalle numerose altre vicende di cui siamo stati spettatori in questi anni. Sarebbe quindi ora che non solo Drei ma anche tutta la Giunta si dimettesse, per manifesta incapacità nell’attuare politiche realmente a beneficio di tutti i forlivesi e non solo ad una ristretta cerchia di loro affiliati e sodali”, concludono i pentastellati.

 

Avvisi di garanzia in Comune, ecco spiegato il “meccanismo perverso” dei compensi al CdA di Livia Tellus

In questo video che risale allo scorso aprile la spiegazione (dal min 9:39) del meccanismo perverso utilizzato come escamotage per garantire comunque i compensi al CdA di Livia Tellus nonostante la legge lo impedisca.

La questione, che ha monopolizzato gran parte delle assemblee e dei consigli di amministrazione della Holding finanziaria, ha trovato una soluzione “fantasiosa” che prevedeva si una riduzione delle indennità del 20% come previsto dalla Legge, ma al sig. Marzocchi sarebbe stata corrisposta retroattivamente anche una indennità di 24.000 euro annui come amministratore di Forlì Città Solare (e già questo sarebbe in contrasto con quanto scritto nel verbale dell’assemblea di livia tellus del 24/2/2016 dove era scritto che la carica sarebbe stata assunta a titolo gratuito), ma oltre a questo si intendeva assegnare, pare contro il parere degli organi di revisione della holding e del comune, anche una indennità di risultato di 32.000 sempre per FCS e apparentemente in modo retroattivo, e non si comprende a quale titolo e per quali risultati visto che FCS si presentava in aprile addirittura con un budget negativo… Noi già in aprile avevamo ritenuto questa indennità di risultato irregolare e inopportuna, cosa che avevamo esplicitato anche in Consiglio. Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di come Livia Tellus sia una creatura che è sfuggita al controllo di consiglio e dirigenti comunali, e dove le decisioni vengono prese da pochi, spesso in contrasto con gli indirizzi stabiliti da organi politici come il consiglio comunale.

 

Aumento dei compensi di Livia Tellus, il caso della “mozione fantasma” del Pd. M5s: “Drei sempre più debole e sotto scacco del partito”

marzocchi-dreiEd alla fine l’ultimo aumento dei compensi stabilito dall’assemblea ordinaria dei soci di Livia Tellus Romagna Holding, società voluta dal sindaco Davide Drei e guidata da Gianfranco Marzocchi, ha innescato una vera e propria diatriba politica, con il Pd che s’è spaccato e il “caso” che ne è scaturito in consiglio comunale, con 10 consiglieri di maggioranza (di cui 7 del PD) che avevano presentato una mozione urgente, successivamente e misteriosamente rinviata, che ha nuovamente dimostrato come l’attuale coalizione di “governo della città” si muova in ordine sparso e viva alla giornata.

A muovere l’accusa è il MoVimento 5 stelle di Forlì che, con i suoi consiglieri comunali Simone Benini e Daniele Vergini, condividendo la critica agli aumenti dei compensi del CdA di Livia Tellus, era pronto a votare la mozione che chiedeva lumi sulle cifre: compensi attribuiti al vertice della società in 30mila euro al presidente (oltre ad € 16.000 euro di indennità di risultato) e 10mila euro rispettivamente a vicepresidente e consigliere, mentre originariamente il compenso lordo annuo spettante al presidente e al vice ammontava a 8mila euro ciascuno, in virtù del DL 95/2012 (modificato dal DL 90/2014), che disponeva la diminuzione dei compensi all’80% rispetto ai compensi 2013. Cosa inizialmente avvenuta in Livia Tellus Romagna S.p.A., ma che con i successivi aumenti, è stata apparentemente aggirata, visto che i compensi del CdA sono aumentati più di quanto erano diminuiti in precedenza grazie al DL 95/2012.

Un aumento, in tempi di crisi e autolimitazione dei compensi in molti CdA pubblici o partecipati, sostanzialmente ritenuto ingiustificabile dagli stessi 10 consiglieri di maggioranza “ribelli” che nella mozione chiedevano di acquisire un parere dalla Corte dei Conti per verificarne la congruità e la conformità normativa/regolamentare.

“In caso di non congruità la mozione chiedeva che le cifre percepite in eccesso dagli amministratori di Livia Tellus Romagna venissero restituite, in ossequio alla legge, che invece parla chiaro: i compensi devono essere diminuiti di una percentuale data. Come non essere d’accordo con una tale mozione?! Visto anche che la questione era già stata sollevata da noi in una vecchia commissione consiliare… e sollevata anche da altre forze politiche. E quando la mozione è stata ritirata e rinviata dallo stesso PD ci siamo stupiti molto, perché eravamo pronti a votarla e il testo sarebbe passato a maggioranza, pur con il Pd spaccato”: scrivono in una nota i consiglieri comunali del MoVimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

“La mozione è stata rinviata dallo stesso PD… a seguito di un “parere a orologeria” dei revisori dei conti arrivato pochi istanti prima della discussione della mozione. Con conseguente consiglio comunale bloccato, interrotto per quasi un’ora dalla riunione dei capigruppo convocata d’urgenza, per poi scoprire che i revisori con un tempismo perfetto avevano richiesto un parere alla Corte dei Conti… il cui responso arriverà, se va bene, fra vari mesi. Un rinvio che ha salvato in extremis il PD che s’è sottratto alla discussione in consiglio e, soprattutto, ha evitato il voto di questa mozione “scomoda” che una parte di loro stessi aveva presentato con urgenza”: raccontano gli esponenti pentastellati.

Il MoVimento 5 stelle di Forlì ha chiesto in consiglio comunale di mettere ai voti il rinvio perchè riteneva che la mozione, voluta dal PD, ovvero il partito di maggioranza, meritasse le necessarie considerazioni politiche, il confronto fra tutti i partiti dell’aula, ma la richiesta è stata bocciata con il voto compatto e bipartisan del PD e del Centro Destra.

“Riteniamo che questo caso abbia messo a nudo l’ennesima spaccatura politica fra maggioranza (il Pd) e il sindaco, il cui ruolo è sempre più in bilico e con minore autorevolezza. E’ stato lo stesso Drei, infatti, a volere l’allargamento di Livia Tellus a tutti i Comuni dell’unione a 15, definito “progetto dei sindaci” dallo stesso primo cittadino. Ma, alla luce di quello che è successo, ci chiediamo oggi cosa ne pensi realmente il PD di Livia Tellus Romagna Holding. Chi controlla realmente quello da noi già definito un vero e proprio “mostro finanziario” che tiene in pancia tutti gli assets di maggior valore degli enti locali del comprensorio forlivese?”: si chiedono e, soprattutto, chiedono alla città ed a chi l’amministra i consiglieri comunali del MoVimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

INTEGRAZIONE DEL 16/9/2016:
Cogliamo l’occasione della vicenda dei compensi di Livia Tellus per dichiarare che siamo sicuramente lieti che il PD “non intenda rinunciare ai principi di trasparenza che lo ispirano” come riportato dalla stampa…

a questo proposito facciamo formale richiesta all’Amministrazione che d’ora in poi siano inviati alla stampa non solo l’elenco dei titoli dell’odg dei Consigli ma anche i testi completi delle proposte di deliberazione e mozioni presentate.

Siamo certi che questo d’ora in poi verrà fatto in nome della trasparenza che ci ispira tutti…

Anche perchè, per fare un esempio, il “criptico” titolo “MOZIONE EX ART. 43 D.LGS.267/2000 E ART. 78 REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE” dato alla mozione del PD sui compensi di Livia Tellus non era molto indicativo del suo contenuto. In caso contrario qualche malpensante potrebbe ritenere che mozioni di questo tipo vengano presentate/rinviate/ritirate in modo poco trasparente ad esclusivo uso e consumo di “giochi di potere” interni al partito di maggioranza…

 

Livia Tellus Romagna: un “mostro finanziario” per togliere i servizi dal controllo dei cittadini

Il Movimento 5 stelle di Forlì boccia Livia Tellus Romagna, la holding di tutte le partecipazioni societarie dei 15 Comuni dell’Unione forlivese, nell’atto di creazione presentato martedì pomeriggio in consiglio comunale dopo l’informativa del primo luglio in commissione. I pentastellati non condividono l’ approccio “finanziaro e centralistico” alla gestione della cosa pubblica, che dovrebbe garantire invece beni e servizi per le comunità, nessuna esclusa, anche quelle periferiche. “Il fatto che questa società che andate a creare, operi per tutti i comuni, ci mette a disagio, perché già non la vogliamo per il Comune di Forlì, figuriamoci allargarla, e quindi perderne totalmente il controllo, agli altri Comuni limitrofi, che saranno inevitabilmente soggiogati a questa entità, più che un colosso … un “mostro” che vorreste far nascere con la pretesa di far parlare gli altri Comuni con “una sola voce”, mentre è storia di tutti i giorni la divergenza di vedute sulle varie politiche di governance e l’annosa guerra dei campanili”: spiega il consigliere comunale del Movimento 5 stelle Simone Benini che puntualizza anche la posizione del gruppo sul progetto della società in house per la gestione dei rifiuti. “La società in house si poteva creare anche senza gestirla tramite una holding, esistono i consorzi intercomunali, per esempio. Se a questo progetto si fosse giunti attraverso un percorso condiviso, si sarebbe dovuto chiedere un parere alla cittadinanza, comune per comune, così da rendere la scelta della giunta Drei veramente democratica. Perché di democratico in questa avventura finanziaria, in realtà, non vi è nulla, se non una parte del nome del partito che l’ha proposta e portata avanti in tutte le amministrazioni locali: il Pd. Mentre gli stessi amministratori che l’hanno presentata hanno dimostrato una risibile confusione di idee, perché non è corretto sostenere che la società in house si possa costituire soltanto all’interno di una holding, esistono altre forme, più leggere e controllabili dal punto di vista della trasparenza politica e finanziaria. Trasparenza che si cercherà di ottenere comunque, attraverso la legge 190/2012 ed il Piano Nazionale Anticorruzione, che ci ricordano come “le holding comunali e le società partecipate dalle stesse siano ricomprese nella categoria degli enti di diritto privato di controllo pubblico, a condizione che esercitino attività di gestione di servizi pubblici ovvero siano sottoposte a controllo da parte di diverse amministrazioni pubbliche.”. “Davvero gli altri 14 comuni, aderendo alla nuova società LTH, rinunciando al 3,5% dei dividendi azionari (noi a Forlì lo facciamo già da 4 anni, da quando c’è LTG), pensano di aver fatto un buon uso della “cosa pubblica”? Come la pensano i loro cittadini? Ma soprattutto, i loro cittadini, sono stati informati?”: chiede ancora Simone Benini. “Un po come la storia delle Unioni e la mancata realizzazione delle Fusioni”, spiega Simone Benini. “Questo succede perché al governo dei Comuni, le scelte strategiche vengono varate dal Pd, che ovunque suggerisce la strada delle Unioni, altrimenti, noi 5 Stelle, avremmo percorso la strada delle Fusioni che rimane l’unica forma di alleggerimento della pubblica amministrazione senza variare, anzi, migliorando (avendo a disposizione più risorse grazie agli incentivi e alle deroghe al patto di stabilità), i servizi ai cittadini e garantendo una maggiore rappresentatività politica e una maggiore aderenza alle istanze locali, avendo quindi chi amministra la possibilità di risolvere i problemi e in una parola garantire il buon governo”: conclude il consigliere del Movimento 5 stelle Simone Benini.