TARI, l’M5S chiede al Comune di sganciarsi da Hera

La riscossione della Tari, attualmente affidata ad Hera, costa al Comune di Forlì oltre 500mila euro all’anno.
“Troppi! Soldi dei cittadini, che potrebbero essere impiegati in modo migliore se l’amministrazione comunale decidesse di sostenere il servizio con una gestione interna, in house”: spiegano i consiglieri comunali Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 stelle di Forlì che sottolineano l’evidente risparmio di denaro pubblico che si verrebbe a creare.

I due “pentastellati” hanno già proposto nei mesi scorsi al Consiglio Comunale una mozione per prevedere la riscossione della Tari non più in appalto esterno ma affidata alla gestione interna al Comune come già avviene in altre città a noi vicine. Visto che 7 dei 15 Comuni dell’Unione della Romagna Forlivese (Bertinoro, Meldola, Predappio, Santa Sofia, Galeata, Civitella di Romagna, Premilcuore) hanno costituito a partire dal 1 gennaio 2015 l’“Ufficio Tari Unico Associato”. Per la cronaca, la cifra complessivamente spesa con Hera negli anni 2013/2014 dai sette comuni era pari a 816.000 euro.

“Forlì – insistono Daniele Vergini e Simone Benini – potrebbe costituire uno specifico ufficio Comunale o associarsi al già esistente Ufficio Associato Unico. Il Comune di Forlì, che dal 2000 al 2013 non aveva più gestito direttamente la riscossione di Tia e Tares per carenza di risorse interne, anche per il 2014 ha scelto di delegare ad Hera la riscossione della Tari, ma questo esborso così elevato a tutto vantaggio della multiutility non è più sopportabile, visto le ristrettezze di bilancio e i minori trasferimenti statali che anche a Forlì si incominciano a far sentire”.

“Questa è una decisione assolutamente antieconomica. Mentre l’Ufficio Associato sta producendo benefici effetti che si traducono, a conti fatti, in un risparmio netto pari al valore dell’aggio in precedenza dovuto al gestore”: puntualizza Benini.

E dei buoni frutti che questo Ufficio Associato può dare si dicono convinti anche i sindaci del Pd (di Predappio e Bertinoro) e del centrodestra (Zattini di Meldola che prevede un risparmio del 50% sulle spese sostenute quando il servizio di riscossione era affidato ad Hera).
“Il passaggio a una gestione diretta o associata è una soluzione politicamente trasversale, dunque e nessuno potrà accusarci di sostenere proposte strumentali o di parte”: aggiungono i due esponenti del Movimento 5 stelle di Forlì.

“Chiediamo al Comune di Forlì di muoversi in due direzioni: innanzitutto studiare e sviluppare una ristrutturazione dei suoi uffici interni che veda la creazione di un apposito Ufficio riscossione Tari, ufficio di cui possano, a fronte di ulteriori risparmi ed assunzione di personale qualificato, usufruire anche i Comuni dell’Unione non ancora associati a Bertinoro; alternativamente proponiamo che anche il Comune di Forlì aderisca al già citato Ufficio Tari Unico Associato di Bertinoro”: conclude Vergini.

 

Lotta agli inceneritori: ci siamo e ci saremo, basta con gli annunci, è l’ora dei fatti!

“Due sono gli aspetti che evidenziano le responsabilità oggettive e la debolezza politica degli amministratori comunali di Forlì (da Balzani e Drei, uniti dall’assessore Bellini): i camini sempre accesi degli inceneritori di Hera e Mengozzi e la raccolta porta a porta al rallentatore e incompleta. Ecco perchè riteniamo soltanto ‘fumo negli occhi’ la loro partecipazione alle iniziative contro gli inceneritori che si sono svolte in città, compresa l’ultima di sabato in piazza Saffi”: questo il commento di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del MoVimento 5 stelle di Forlì, comunque presenti alla manifestazione organizzata dal comitato “No Inceneritori Forlì-Romagna”, che ha visto la presenza nelle fila del pubblico dell’assessore Bellini e del sindaco Drei.

“La lotta agli inceneritori ed agli agenti inquinanti sprigionati dai loro camini è nel nostro DNA: diossine, furani, PCB che inquinano acqua, aria, suolo e avvelenano la nostra salute; nello stesso tempo siamo però costretti a denunciare la grave responsabilità degli amministratori locali e dello stesso Bellini, che avendo ricevuto le deleghe all’ambiente già nella precedente giunta Balzani, non si è attivato, quando era possibile (già dal 2012), per creare un gestore diverso, pubblico, “in house”, ed ha invece seguito la strada che da Atersir ha portato direttamente ad Hera, con tutto quello che ne è conseguito: un sistema di porta a porta non capillare, che, anziché economicamente vantaggioso come accade in tutto il mondo, è assolutamente non competitivo”.

“La giunta Drei non è credibile – aggiungono i consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì – quando afferma di fare il possibile contro gli inceneritori e a tutela della salute del cittadino: la lettera inviata al presidente della Regione Stefano Bonaccini e all’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo, tardiva e fumosa, chiede di costituire un gruppo di lavoro “misto e ampio” che non potrà mai deliberare entro il termine richiesto: il mese di aprile.
La Regione Emilia-Romagna non si è neppure mossa, a differenza di altre anche a noi vicine (Lombardia, Marche e Veneto), per impugnare il decreto Sblocca Italia che alla voce “ambiente” porta avanti, in merito alla politica di gestione rifiuti, tutte le strategie già messe in piedi dal governo di Enrico Letta; nel futuro dell’Italia immaginata da Renzi i rifiuti viaggeranno da nord a sud e saranno smaltiti non solo negli inceneritori già attivi, come quello di Forlì, ma anche in impianti nuovi che saranno realizzati nei prossimi anni”.

“E’ il peccato originale di questa amministrazione, che si muove nel solco della continuità del PD, partito che detiene il pacchetto di maggioranza e propina ai cittadini un sistema di raccolta porta a porta con un’anomalia insopportabile: il fatto di essere affidato ad Hera, che, in quanto gestore anche dell’inceneritore, ha interesse a mantenere i costi della raccolta particolarmente alti, in modo tale che recuperare il materiale differenziato sia più oneroso che incenerirlo”: insistono Daniele Vergini e Simone Benini.”

E poi un’ultima considerazione: “nutriamo il massimo rispetto per i cittadini che a vario titolo ed in varie associazioni lottano contro gli inceneritori, ma, a questo punto, è anche giusto chiedersi se non corrano il rischio di essere in qualche modo strumentalizzati in eventi che vedono costantemente la presenza degli stessi amministratori che hanno consegnato alla città questa situazione.

E’ giusto chiedersi se non si offra un sostegno ed una legittimità politica agli esponenti di un’amministrazione comunale che, per voce del suo assessore all’ambiente, parla di società post-incenerimento ma contemporaneamente di tempi lunghi per lo spegnimento dell’impianto Hera, che non si è mai attivata sul controllo a ciclo continuo delle matrici ambientali, vegetali e animali del territorio contaminate dalle diossine, che non ha mai chiesto l’attivazione di un necessario biomonitoraggio del latte materno (per mappare le zone più inquinate del territorio forlivese) e che non ha mai sollecitano gli organismi statali a ratificare la convenzione di Stoccolma (sottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004) che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine…

A nostro parere è necessario prendere le distanze da questi politici; c’è invece bisogno di una sincera rivoluzione collettiva lontana da ogni strumentalizzazione partitica. Siamo convinti che la battaglia si vinca passando ai fatti, modificando le leggi e chiedendo agli amministratori di pronunciarsi senza tentennamenti sul tema, chiedendo conto delle politiche ambientali ad Hera; il Pd non è in grado di farlo, spaccato com’è in due o più parti a livello locale, regionale e nazionale!”: concludono i consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.

 

Hera certifica il disagio ambientale con l’ennesimo bluff

La convenzione tra Hera Ambiente ed il Comune di Forlì, relativa al riconoscimento di un disagio ambientale dovuto all’inceneritore di via Grigioni, prevede, per i prossimi sette anni, un “indennizzo economico” che la ‘multiutility’ Hera dovrà versare al Comune.
Questa paradossale convenzione, da un lato certifica che l’inceneritore inquina, dall’altra non propone minimamente la risoluzione del problema.
Il contributo economico riconosciuto a titolo di risarcimento è di 8,00 € per tonnellata di rifiuti incenerita (120.000 tonnellate/anno) a partire dall’ anno 2014 e fino al termine della Convenzione nel 2020: 960.000 €/anno; a questa cifra, come se non bastasse, si aggiungerà un’ indennità una tantum di 700.000 € che porterà il risarcimento totale, nei 7 anni considerati, a circa 7.420.000 €.
Il M5S denuncia questo scandalo perchè il disagio ambientale (parole dolci usate per smorzare il drammatico danno alla salute) non si annulla con il riscatto del denaro, ma con la chiusura immediata dell’inceneritore che è la fonte stessa del problema; un Comune serio, inoltre,  non dovrebbe accettare milioni di euro per un baratto vergognoso che riguarda la salute di tutti noi!
Questa convenzione è solo una banale e pubblicitaria “partita di giro”, realizzata con una parte dei soldi prelevati in bolletta ai cittadini: quella parte di “guadagno puro”, che rimane dopo aver pagato stipendi, azionisti e costi d’esercizio, viene semplicemente dirottata verso un altro degli “Enti PD”. Con bollette meno pesanti questi soldi, sarebbero almeno rimasti da subito nelle tasche dei forlivesi, evitando flussi di denaro farsa.
Evitare la riscossione di 7.420.000 €  “sgonfiando” le bollette, produrrebbe un risparmio di circa 150 € per ogni famiglia forlivese.
La scrittura privata di Hera Ambiente e Comune di Forlì non porta soldi nelle tasche dei forlivesi, non risolve i problemi del disagio ambientale e non prospetta la demolizione dell’inceneritore.

Movimento 5 Stelle Forlì

 

Blitz antidemocratico della Giunta Errani sul Piano Rifiuti

La notizia che il nuovo piano regionale dei rifiuti approvato dalla Regione consentirà al nostro inceneritore di bruciare rifiuti da fuori regione, non ci sorprende.
Un piano regionale che è stato vergognosamente approvato senza alcuna discussione in Consiglio e nell’apposita Commissione, e che testimonia l’ennesimo colpo di mano della Giunta Regionale, che pur di mantenere in vita gli impianti di incenerimento in Emilia-Romagna non esita a mettere in silenzio le opposizioni come la dimissionata Sabrina Freda (assessore all’Ambiente regionale), rea di aver pubblicamente dichiarato che in regione nel 2020 sarebbero sufficienti solo 2-3 impianti contro gli 8 attualmente presenti.
Il forte legame politico-economico tra Hera spa e il PD regionale era stato uno dei motivi che aveva messo in rotta di collisione il sindaco Roberto Balzani con il suo partito. Leggi tutto…

 

La favola del bosco che non c’HERA

boscoheraAnche oggi il “bosco di Hera”, teoricamente creato per ridurre l’impatto ambientale dell’inceneritore, ci è apparso in tutta la sua triste realtà… un assembramento di piccoli arbusti rinsecchiti, abbandonati a loro stessi! Visto che siamo in clima natalizio abbiamo tentato di migliorarne l’aspetto con un piccolo addobbo, che serva almeno per non dimenticare le promesse mai mantenute!

Le domande sono sempre le stesse: perché piantare 8 ettari di alberi per poi lasciarli senza manutenzione? Quale funzione possono avere queste piantine che non raggiungono i 50 centimetri, quando servirebbe, per ottenere un’efficacia minima, una barriera verde di decine di metri? Chi si deve prendere cura di questo fantomatico bosco? Perché una parte dell’area è utilizzata occasionalmente come parcheggio sterrato?

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