Il sindaco Drei ha mentito sul documento della Corte dei Conti, ci sono le prove!

Drei bugiardo bugiardoIl sindaco di Forlì Davide Drei ha mentito all’intero consiglio comunale in merito alla bocciatura da parte della Corte dei Conti del Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate. A lanciare l’accusa è il MoVimento 5 stelle di Forlì.

“Durante l’approvazione del bilancio di previsione avevamo criticato il sindaco per aver tenuto nascosto ai consiglieri un documento della Corte dei Conti che bocciava il piano di razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Forlì. Drei nei giorni successivi ci accusò di aver “diffuso informazioni parziali e non veritiere”. Ebbene, oggi possiamo esibire le prove che il sindaco ha mentito a noi, al consiglio e quindi all’intera città!”: affermano in una nota i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Daniele Vergini e Simone Benini

“Da quanto risulta sul protocollo informatico il documento, indirizzato al Sindaco Drei ed al Presidente del Consiglio Comunale Paolo Ragazzini, era stato ricevuto il 31 gennaio – circa 2 settimane prima dell’approvazione del bilancio – eppure nessuno dei due si era minimamente degnato di comunicarlo ai Consiglieri. Il sindaco addirittura era arrivato a dire nella seduta del consiglio del 14 febbraio che “il documento non gli era ancora stato comunicato”. Ma sul sistema informatico del Comune risulta esattamente l’opposto, compresa la presa visione da parte dello stesso sindaco in data 1° febbraio!”: sottolineano i consiglieri pentastellati.

“E se il sindaco ha mentito su questo documento chissà in quanti altri casi politico-amministrativi può essere successo. Dunque, logica vorrebbe che sindaco e presidente del consiglio dopo essere stati “smascherati” così platealmente facessero un passo indietro… ma siamo purtroppo perfettamente consapevoli di come l’attaccamento alla poltrona prevarrà anche questa volta”: ironizzano Vergini e Benini.

“Dobbiamo purtroppo rilevare come quello di tenere nascoste le cose ai consiglieri sia il costante modus operandi di questa amministrazione – rimarcano i consiglieri comunali del M5S – è successo troppe volte perchè sia un caso, si tenta deliberatamente di tenerci all’oscuro è ciò denota la mancanza di collegialità fra giunta e consiglio e all’interno delle stesse funzioni assembleari. Ancora più preoccupante, il comportamento del Presidente del Consiglio Comunale, Paolo Ragazzini, che dovrebbe tenere informati i consiglieri invece che nascondere loro informazioni importanti”, rimarcano i due pentastellati.

“Intanto, si avvicina la data del 23 marzo entro la quale la giunta dovrebbe presentare un nuovo Piano di razionalizzazione delle società pubbliche partecipate che tenga conto dei rilievi della Corte dei Conti. Ma dubitiamo fortemente che questa giunta, sempre più in affanno, riuscirà a trasmettere e comunicare al Consiglio Comunale, tutti i documenti utili, permettendo così ai consiglieri di tutti i partiti di espletare al meglio il loro mandato”: concludono i consiglieri del M5S Vergini e Benini.

lettera

protocollo

 

Drei richiama il pensionato La Forgia in Comune con contratto di collaborazione “quasi gratuita”. M5S: “Inaccettabile! Comune sempre in mano ai “soliti”, piuttosto si dia spazio ai giovani!”

laforgia-dreiConferito un incarico di collaborazione “gratuita” all’ ex dirigente Affari Generali e Risorse Umane del Comune di Forlì Alessandro La Forgia protagonista, l’estate scorsa, della vicenda del buco di 1,5 milioni per le spese legali esterne.
La nomina non è passata inosservata al Movimento 5 stelle di Forlì che chiede chiarimenti precisi al sindaco di Forlì: “Considerando che La Forgia è andato in pensione da pochi giorni (il 1° ottobre 2016) proprio non riusciamo a capire le motivazioni che hanno spinto l’amministrazione comunale a dare di fatto continuità al suo operato visto che, oltretutto, l’ “incarico di studio e consulenza a titolo gratuito”, come è stato protocollato in Municipio, non sarà a costo zero, ma prevede 3000 euro di rimborsi annuali. A nostro avviso per i trascorsi di la Forgia e l’opportunità politico-amministrativa che ne derivava era del tutto fuori luogo affidargli questa mansione”: scrivono in una nota i consiglieri comunali del M5S di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.
E per motivare la critica ricordano che La Forgia nell’agosto scorso fu sollevato con decreto del sindaco dall’incarico di responsabile dell’ufficio legale a causa della mancata ricognizione annuale sugli incarichi legali che avevano generato spese fuori bilancio per quasi 1,5 milioni di euro, definite dai Revisori dei Conti come una “grave e ripetuta irregolarità contabile”.
Nella richiesta di archiviazione delle indagini sui debiti fuori bilancio, pur non riscontrando reati penali, i Procuratori Sottani e Brunelli avevano comunque ravvisato un “eccesso di potere” nell’operato di La Forgia per “aver stipulato accordi senza preventivi riscontri di congruità e legittimità” seppure “in piena sintonia con la giunta comunale di volta in volta in carica”, eccesso di potere, hanno sottolineato i magistrati, a cui solo il Comune poteva chiedere conto tramite una azione civile/amministrativa di responsabilità, cosa che ad oggi non ci risulta essere stata fatta.
Inoltre lo stesso La Forgia aveva addirittura fatto causa al Comune chiedendo il reintegro nelle piene funzioni, oltre ad risarcimento corrispondente a ben 15 mensilità come per i danni arrecati alla sua immagine.
“Ci siamo trovati di fronte ad un’amministrazione che non aveva mai confermato ufficialmente di voler resistere in giudizio – ricordano i consiglieri comunali del M5S di Forlì – se non con le dichiarazioni della ex Vice Sindaco Zanetti, rispondendo ad una nostra interrogazione, e che comunque non ci aveva permesso di visionare le carte del ricorso, in onta alle più elementari norme di trasparenza e diritto di accesso dei consiglieri. In questo intreccio di responsabilità negli affidamenti delle spese legali esterne e di obblighi del Comune di vigilare sulla spesa dei soldi dei forlivesi, i magistrati della Procura di Forlì hanno scritto negli atti di essersi trovati di fronte ad una “gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica”, un giudizio etico-morale a nostro parere pesantissimo”.
Rileviamo inoltre la coincidenza che i due ex assessori Zanetti e Briccolani, oltre ad essere gli unici a non essere stati riconfermati dopo la crisi di giunta, erano anche gli unici ad aver “accusato” in commissione consiliare Alessandro La Forgia di non aver effettuato la ricognizione annuale ultra milionaria.
“Ci saremmo aspettati che l’amministrazione comunale avesse preso le distanze da La Forgia. Mentre, al contrario, gli è stato affidato nuovamente un incarico. Per quale motivo? E’ davvero indispensabile il suo apporto?”: si domandano i consiglieri comunali del M5S di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini, che per avere risposte in merito hanno presentato una specifica interrogazione chiedendo, al contempo, se sia vera la notizia che lo stesso Alessandro la Forgia sia ancora in possesso delle chiavi di accesso al Municipio e sia ancora titolare di un pass Ztl e posto auto riservato gratuito.

 

Polizia Municipale senza Comandante, dirigenza ad interim alla Galassi. M5S: “Gestione approssimativa dell’Unione dei Comuni, al Pd non sta a cuore la sicurezza ed il controllo del territorio”

Da lunedì la comandante della Polizia Municipale di Forlì, Elena Fiore, da quasi sei anni a Forlì, va in pensione. Il suo è un addio ampiamente annunciato, visto che già nel novembre scorso aveva fatto scalpore sui mass media la notizia dei calcoli errati per il suo “addio al lavoro” previsto inizialmente a dicembre 2015.

fiore-drei“Con questo ampio preavviso, rileviamo con stupore come non sia stato contestualmente nominato un nuovo comandante. Il pensionamento della Fiore non era certo una sorpresa. Per quale motivo l’amministrazione non ha provveduto nei tempi utili a selezionare con un apposito bando un nuovo comandante? E oltre a questa grave mancanza, che denota ancora una volta l’assoluta incapacità del sindaco di Forlì e presidente delll’Unione dei Comuni, Davide Drei, di gestire l’apparato pubblico, oltre a rilevare la discutibile e improvvisata nomina come dirigente della Polizia Municipale fino al 31 dicembre di quest’anno della solita Anna Maria Galassi, autentico “tappabuchi”, la stessa che aveva ricoperto illegittimamente anche l’incarico di segretaria dell’Unione, rimossa qualche mese fa su nostra segnalazione”: a muovere le critiche sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini.

Perchè non è stata portata a termine una selezione pubblica per individuare chi sarà il nuovo comandante? E dire – notano i pentastellati – che il ruolo è di particolare importanza visto che gestisce il Corpo unico di Polizia Municipale dell’associazione intercomunale della Pianura Forlivese che comprende i 15 comuni dell’Unione Forlivese per complessivi 140.000 abitanti e riporta gerarchicamente al sindaco Drei, il primo a dover essere interessato al funzionamento di questo incarico.

“Anche questa vicenda palesa l’ennesima mancanza di Drei, la sua (e del Pd) incapacità a governare l’Unione dei Comuni. Altro che “ri-volunione”, lo slogan che il sindaco aveva lanciato alle amministrative, qui ci troviamo di fronte ad una “in-volunione”… che danneggia l’intera comunità”: aggiungono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì.

“Ed in assenza di un ricambio ai vertici della Pm pare del tutto fuori luogo e contraddittorio il mantenimento in organico di 3 vice comandanti ed il contemporaneo drammatico sottodimensionamento degli agenti sul territorio. Si è infatti preferito “lasciare a casa” numerosi vigili a tempo determinato (14 persone in meno sulle strade) pur di mantenere in servizio 3 vice comandanti e garantire un aumento di stipendio di 10.000 euro all’anno per gli ultimi anni alla Comandante Elena Fiore”: evidenziano Daniele Vergini e Simone Benini che rivendicano la presentazione nei mesi scorsi di un’apposita interrogazione del M5S a cui è attesa risposta nel prossimo consiglio dell’Unione dei Comuni.

“Gestione del personale della Polizia Municipale disastrosa, ma anche lo stato dei mezzi è drammatico: le auto sono rimaste fino alla pausa estiva senza approvvigionamento di metano e Gpl, con l’organico carente la copertura della città e del territorio dell’unione è a macchia di leopardo, con il risultato che i costi non sono diminuiti e il servizio è peggiorato. Nella speranza di vedere al più presto nominato un nuovo comandante della Pm ci facciamo cassa di risonanza di una situazione di disagio del personale in servizio che si sente abbandonato dai “piani alti”. Prova ulteriore che questo sindaco e questa maggioranza (il Pd) proprio non ne vogliono sapere di far funzionare la macchina che dovrebbe garantire sicurezza e controllo del territorio”: concludono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.

 

Aumento dei compensi di Livia Tellus, il caso della “mozione fantasma” del Pd. M5s: “Drei sempre più debole e sotto scacco del partito”

marzocchi-dreiEd alla fine l’ultimo aumento dei compensi stabilito dall’assemblea ordinaria dei soci di Livia Tellus Romagna Holding, società voluta dal sindaco Davide Drei e guidata da Gianfranco Marzocchi, ha innescato una vera e propria diatriba politica, con il Pd che s’è spaccato e il “caso” che ne è scaturito in consiglio comunale, con 10 consiglieri di maggioranza (di cui 7 del PD) che avevano presentato una mozione urgente, successivamente e misteriosamente rinviata, che ha nuovamente dimostrato come l’attuale coalizione di “governo della città” si muova in ordine sparso e viva alla giornata.

A muovere l’accusa è il MoVimento 5 stelle di Forlì che, con i suoi consiglieri comunali Simone Benini e Daniele Vergini, condividendo la critica agli aumenti dei compensi del CdA di Livia Tellus, era pronto a votare la mozione che chiedeva lumi sulle cifre: compensi attribuiti al vertice della società in 30mila euro al presidente (oltre ad € 16.000 euro di indennità di risultato) e 10mila euro rispettivamente a vicepresidente e consigliere, mentre originariamente il compenso lordo annuo spettante al presidente e al vice ammontava a 8mila euro ciascuno, in virtù del DL 95/2012 (modificato dal DL 90/2014), che disponeva la diminuzione dei compensi all’80% rispetto ai compensi 2013. Cosa inizialmente avvenuta in Livia Tellus Romagna S.p.A., ma che con i successivi aumenti, è stata apparentemente aggirata, visto che i compensi del CdA sono aumentati più di quanto erano diminuiti in precedenza grazie al DL 95/2012.

Un aumento, in tempi di crisi e autolimitazione dei compensi in molti CdA pubblici o partecipati, sostanzialmente ritenuto ingiustificabile dagli stessi 10 consiglieri di maggioranza “ribelli” che nella mozione chiedevano di acquisire un parere dalla Corte dei Conti per verificarne la congruità e la conformità normativa/regolamentare.

“In caso di non congruità la mozione chiedeva che le cifre percepite in eccesso dagli amministratori di Livia Tellus Romagna venissero restituite, in ossequio alla legge, che invece parla chiaro: i compensi devono essere diminuiti di una percentuale data. Come non essere d’accordo con una tale mozione?! Visto anche che la questione era già stata sollevata da noi in una vecchia commissione consiliare… e sollevata anche da altre forze politiche. E quando la mozione è stata ritirata e rinviata dallo stesso PD ci siamo stupiti molto, perché eravamo pronti a votarla e il testo sarebbe passato a maggioranza, pur con il Pd spaccato”: scrivono in una nota i consiglieri comunali del MoVimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

“La mozione è stata rinviata dallo stesso PD… a seguito di un “parere a orologeria” dei revisori dei conti arrivato pochi istanti prima della discussione della mozione. Con conseguente consiglio comunale bloccato, interrotto per quasi un’ora dalla riunione dei capigruppo convocata d’urgenza, per poi scoprire che i revisori con un tempismo perfetto avevano richiesto un parere alla Corte dei Conti… il cui responso arriverà, se va bene, fra vari mesi. Un rinvio che ha salvato in extremis il PD che s’è sottratto alla discussione in consiglio e, soprattutto, ha evitato il voto di questa mozione “scomoda” che una parte di loro stessi aveva presentato con urgenza”: raccontano gli esponenti pentastellati.

Il MoVimento 5 stelle di Forlì ha chiesto in consiglio comunale di mettere ai voti il rinvio perchè riteneva che la mozione, voluta dal PD, ovvero il partito di maggioranza, meritasse le necessarie considerazioni politiche, il confronto fra tutti i partiti dell’aula, ma la richiesta è stata bocciata con il voto compatto e bipartisan del PD e del Centro Destra.

“Riteniamo che questo caso abbia messo a nudo l’ennesima spaccatura politica fra maggioranza (il Pd) e il sindaco, il cui ruolo è sempre più in bilico e con minore autorevolezza. E’ stato lo stesso Drei, infatti, a volere l’allargamento di Livia Tellus a tutti i Comuni dell’unione a 15, definito “progetto dei sindaci” dallo stesso primo cittadino. Ma, alla luce di quello che è successo, ci chiediamo oggi cosa ne pensi realmente il PD di Livia Tellus Romagna Holding. Chi controlla realmente quello da noi già definito un vero e proprio “mostro finanziario” che tiene in pancia tutti gli assets di maggior valore degli enti locali del comprensorio forlivese?”: si chiedono e, soprattutto, chiedono alla città ed a chi l’amministra i consiglieri comunali del MoVimento 5 stelle di Forlì Simone Benini e Daniele Vergini.

INTEGRAZIONE DEL 16/9/2016:
Cogliamo l’occasione della vicenda dei compensi di Livia Tellus per dichiarare che siamo sicuramente lieti che il PD “non intenda rinunciare ai principi di trasparenza che lo ispirano” come riportato dalla stampa…

a questo proposito facciamo formale richiesta all’Amministrazione che d’ora in poi siano inviati alla stampa non solo l’elenco dei titoli dell’odg dei Consigli ma anche i testi completi delle proposte di deliberazione e mozioni presentate.

Siamo certi che questo d’ora in poi verrà fatto in nome della trasparenza che ci ispira tutti…

Anche perchè, per fare un esempio, il “criptico” titolo “MOZIONE EX ART. 43 D.LGS.267/2000 E ART. 78 REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE” dato alla mozione del PD sui compensi di Livia Tellus non era molto indicativo del suo contenuto. In caso contrario qualche malpensante potrebbe ritenere che mozioni di questo tipo vengano presentate/rinviate/ritirate in modo poco trasparente ad esclusivo uso e consumo di “giochi di potere” interni al partito di maggioranza…

 

Chi governa Forlì? il Partito Democratico o il “Partito … Democristiano”?

drei-dcSi è celebrata anche a Forlì la prima unione civile tra una coppia dello stesso sesso: due dipendenti comunali si sono uniti civilmente in Municipio, la cerimonia è stata celebrata dall’assessore Sara Samorì, per l’occasione con la fascia tricolore.
“Ci chiediamo perchè il sindaco Drei non abbia colto questa occasione per passare alla storia? Come è accaduto pochi giorni fa a Firenze a cura del sindaco Dario Nardella o a Bologna con il sindaco Virginio Merola. Quella di Forlì è stata la prima unione civile in Italia ad essere celebrata da un assessore, le altre infatti sono state celebrate da sindaci. Strana coincidenza… forse che la provenienza cattolico-democristiana di Drei lo abbia inibito dal metterci la faccia?”. A porre l’ironico interrogativo sono i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.
I due pentastellati, oltre a far notare che Drei ha la tessera del Pd in tasca soltanto dal 2013, insistono: “Certamente c’era già da qualche tempo il dubbio che l’attuale primo cittadino non fosse mai stato paladino delle battaglie della sinistra, ma questo suo defilarsi dalla cerimonia di un’unione gay può soltanto confermare le perplessità dei più”.

Daniele Vergini e Simone Benini approfittano poi per ricordare un altro caso recente, quello del testamento biologico, che è diventato realtà anche a Forlì pochi giorni fa con l’istituzione del registro amministrativo locale a distanza di un anno e mezzo dalla mozione approvata in Consiglio e che lo stesso M5S aveva firmato nel gennaio del 2015.
“Forlì s’è distinta per il ritardo con cui è approdata al testamento biologico”: nota il M5S ricordando che: “in altre città dell’Emilia-Romagna il meccanismo è ormai rodato da tempo e lo stesso sindaco di Cesena Lucchi nel febbraio scorso aveva lanciato un appello ai suoi colleghi sindaci degli altri Comuni della Provincia di Forlì–Cesena per sensibilizzarli su questo tema eticamente delicato”.
“Dopo un attento esame, poi, non possiamo che rilevare come la versione forlivese del registro contenga la “fregatura” – osservano i pentastellati – ovvero l’obbligo di presentare un consenso informato firmato dal proprio medico e l’obbligo di passare da un notaio convenzionato (spesa media 100 euro), requisiti non presenti in altri Comuni dove è possibile utilizzare un fiduciario qualsiasi a spesa zero; tali “paletti” ci sembrano fatti appositamente per disincentivare l’uso del registro.”

“Ci chiediamo cosa pensino di queste vicende le forze politiche di maggioranza presenti in consiglio, che si dicono “di sinistra”, con particolare riferimento al PD, già lasciato a “bocca asciutta” in fase di rimpasto di giunta! Chi governa realmente Forlì? il Partito Democratico o il “Partito… Democristiano”?”: concludono i due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.

 

Caso Spese Legali, la Procura di Forlì: ”eccesso di potere, gestione superficiale e poco oculata della cosa pubblica”. Benini e Vergini chiedono le dimissioni di Drei

“Il recente azzeramento della giunta del comune di Forlì avvenuto poche ore dopo l’annuncio di una nostra conferenza stampa sugli sviluppi della spinosa vicenda delle spese legali extrabilancio, non ci sembra affatto una coincidenza. Solo pochi giorni fa il Tribunale di Forlì, per mano del Gip aveva archiviato l’esposto da noi presentato sulle spese legali extrabilancio del Comune di Forlì, i magistrati inquirenti però, pur non riconoscendo il reato di abuso d’ufficio per il quale avevano indagato, hanno confermato alcuni dei rilievi che più volte noi avevamo pubblicamente illustrato nelle sedute del Consiglio. Quindi il nostro giudizio politico, estremamente negativo, rimane e anzi ne esce rafforzato perchè non c’è sicuramente bisogno di arrivare alla conclamazione del reato per prendere atto di una condotta politicamente inaccettabile sotto gli occhi di tutti perchè contraria al buon senso ed alla virtù amministrativa. A nulla serve l’azzeramento di giunta annunciato in estremis poche ora fa dal Sindaco nel tentativo di ‘ripulirsi’, la responsabilità è in primis la sua per aver nominato una giunta che non è stata in grado di amministrare correttamente la cosa pubblica”: questo il commento dei consiglieri comunali del M5S di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini che chiedono a gran voce le dimissioni del primo cittadino.

E i due pentastellati sottolineano numerosi spunti presenti nell’atto di archiviazione che evidenziano la gravità dei fatti esposti, la Procura scrive infatti che: “la gestione del conferimento degli incarichi legali (con prevalenza nella scelta di due principali avvocati rispetto ad altri), la mancata presentazione di note proforma per lunghissimi tempi (a volte anche anni, al limite della prescrizione decennale), nonché il mancato accantonamento (prudenziale) a bilancio delle somme che i legali avrebbero comunque richiesto per l’espletamento dei loro incarichi, denota una gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica”.

Un comportamento “aggravato dal fatto che per molti anni tali condotte sono state poste in essere principalmente dal Dirigente del Settore Affari Generali e Risorse Umane (La Forgia, ndr) ma comunque in piena sintonia con l’Ufficio Ragioneria e con la giunta comunale di volta in volta in carica, in quanto la situazione era ben presente a ciascun protagonista della scena amministrativa e politica e della stessa nessuno si è mai fatto carico, se non quando è stata imposta la ricognizione della situazione debitoria”.

“E’ la stessa Procura a sottolineare come i sindaci e le varie giunte comunali fossero al corrente della situazione debitoria che si andava ad aggravare di anno in anno. E c’è una dichiarazione dello stesso La Forgia che ci lascia di stucco”: aggiungono Benini e Vergini riportando un passaggio della testimonianza del dirigente comunale che, ascoltato dai magistrati come “persona informata dei fatti”, dice: “Posso affermare di non essere stato mai sollecitato dalla ragioneria, né dai revisori né dall’assessore al bilancio a richiedere le parcelle. Anzi, sono stato velatamente invitato a non accelerare la liquidazione delle parcelle. Posso dedurre che il motivo sia legato alle difficoltà della gestione finanziaria del Comune”.

“E questo politicamente è sufficiente per ribadire che Emanuela Briccolani, assessore al Bilancio ed alle Finanze del Comune di Forlì da più di 7 anni, non poteva non sapere come venissero gestiti i soldi pubblici e non poteva non conoscere la condotta posta in essere dal dirigente La Forgia. E assieme all’assessore al bilancio anche la giunta ed al sindaco hanno omnesso di vigilare e informare correttamente il consiglio comunale, che negli anni, ignaro, ha approvato bilanci che non erano pienamente veritieri”: annunciano gli esponenti del M5S di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.

“E’ inoltre un fatto acclarato, e non più solo una nostra opinione, come il consiglio comunale sia stato di fatto esautorato nelle sue prerogative dall’accordo firmato da La Forgia con i 2 avvocati un istante prima di informare i consiglieri del debito fuori bilancio, una azione definita come un “eccesso di potere” (anche se non un reato penale) con il quale il dirigente ha “blindato” il debito e spinto in pressing i consiglieri a legittimarlo lasciando loro meno di 24 ore di tempo a disposizione per comprendere le carte. Viceversa, se per qualsiasi motivo il consiglio comunale non avesse riconosciuto la legittimità del debito entro il 31 luglio 2015 il dirigente avrebbe rischiato di dover pagare di tasca sua il milione e mezzo dovuto ai legali che avevano prestato servigi all’amministrazione comunale. A nostro parere il Consiglio è stato letteralmente preso in giro e svuotato del proprio ruolo”: aggiungono Daniele Vergini e Simone Benini che riportano il virgolettato integrale della Procura di Forlì: “l’aver sottoscritto tali contratti solo alcuni giorni prima della seduta del Consiglio Comunale nel quale si sarebbe dovuta approvare la delibera del riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio ha di fatto esautorato i poteri dell’organo collegiale ed ha esorbitato i poteri di istruttoria previsti in capo al dirigente del Settore Affari Generali”.

Inoltre sempre nell’atto di archiviazione si legge, in merito all’accordo fra La Forgia e l’avvocato Mario Di Giovanni, dello studio legale di Roberto Pinza, presidente della Fondazione Carisp, che si è trattato di un “accordo certamente vantaggioso per l’ente comunale” ma che “tuttavia, costituisce una pietra tombale sia in relazione alla sussistenza ed esigibilità di alcuni crediti sia in merito alla congruità del quantum richiesto”, mentre il dirigente “si sarebbe certamente dovuto limitare a far emergere i presupposti di utilità ed arricchimento che all’ente sono derivati dalla prestazione dei servizi legali”. Rimane inoltre irrisolto l’interrogativo posto dalla stessa Procura: il perché i legali negli anni “non avessero mai emesso neppure note proforma al fine di sollecitare il pagamento del corrispettivo per la prestazione elargita, arrivando al limite della prescrizione del diritto di credito vantato proprio nei confronti dell’ente comunale”.

Infine il M5S di Forlì evidenzia come anche la Procura abbia rilevato la “assenza di qualsiasi utilità” del famoso parere pro-veritate, costato alla collettività ulteriori 13.688 euro, commissionato dalla segretaria Lia Piraccini ai due legali Taroni e Masetti del foro di Ravenna, dopo il rifiuto dell’Ordine degli avvocati di Forlì-Cesena. “Perchè sono stati spesi questi soldi per un parere del tutto inutile?” – incalzano i pentastellati – “in commissione a nostra domanda diretta lo stesso avvocato Taroni, che lo aveva redatto, ammise che questo parere non aveva alcun rilievo giuridico! Quindi perchè si è scelto di spendere altri soldi pubblici inutilmente?”

“Il pasticcio amministrativo, ormai confermato anche dalle osservazioni della Procura, è sotto gli occhi di tutti”: insistono i consiglieri comunali del M5S: “ricordiamo che noi uscimmo dall’aula in segno di protesta per non legittimare anche a futura memoria questo modo di gestire la cosa pubblica che ha messo a nudo l’incapacità politica degli amministratori e della struttura burocratica che nel tempo ha sorretto i medesimi.
E a questo punto ci domandiamo: perché il Comune non ha chiesto conto dell’eccesso di potere di La Forgia nell’aver stipulato accordi senza preventivi riscontri di congruità e legittimità? Perché in autotutela la giunta Drei non ha ancora chiesto l’annullamento d’ufficio degli atti amministrativi viziati di eccesso di potere così come indicati dalla Procura visto che non sono ancora passati 18 mesi entro i quali questo può essere fatto?”: sono le domande finali che i consiglieri comunali del M5S di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini pongono al sindaco.

 

Consiglio comunale bloccato dai problemi interni della maggioranza, fate un passo indietro se tenete veramente al bene della città

drei-zanetti“In consiglio a Forlì non c’è più una maggioranza a sostegno del sindaco Drei, lui stesso ha sfilato la delega al verde al vicesindaco Zanetti, due consiglieri comunali di maggioranza, Peruzzini e Gentilini, da mesi si distinguono per il loro attivismo antagonista che è sfociato addirittura in un esposto in Procura, altri consiglieri, come per esempio Paolo Bertaccini o Vico Zanetti hanno votato più volte in difformità con il Pd, il partito che guida la coalizione. Se non c’è più una maggioranza abbiate la decenza di sciogliere il consiglio ed andare a elezioni”: a lamentare questa situazione sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini che – con un comunicato stampa – da un lato chiedono le dimissioni del vicesindaco Zanetti e dall’altro evidenziano alcune contraddizioni della maggioranza.

“Sullo spinoso caso del bando del verde la Giunta nel Consiglio di ieri non ha dato risposte ed ha preferito tacere alla nostra richiesta di conoscere i motivi per cui a meno di un mese dell’apertura della busta con le offerte è stata modificata la composizione della commissione giudicatrice: da una delibera di giunta risulta infatti che per quello che viene definito un “mero errore materiale” veniva sostituita la professionalità di esperto “economico finanziario” con un “funzionario interno appartenente all’Area Servizi al Territorio”, perchè questa modifica all’ultimo momento? una settimana prima della nomina della commissione?”: incalzano Daniele Vergini e Simone Benini.

“Questa Giunta non è più credibile: a partire da incidenti personali (come quello da noi sollevato della Zanetti che parcheggiava abusivamente), dietrofront politici (come per gli alberi di corso Diaz), diffide ricevute su progetti che riguardano il territorio cittadino (come a San Lorenzo) o i pasticci burocratici (le spese legali extrabilancio e la nomina del segretario dell’Unione) e infine il caso Corvini che si è trascinato per 3 mesi a causa del “fuoco amico” dei consiglieri della lista “noi con Drei”, Peruzzini e Gentilini, rendono la tenuta di questa Giunta sicuramente precaria”: elencano i pentastellati.

“Così non si può andare avanti: non è tollerabile che il consiglio comunale venga bloccato dai problemi interni alla maggioranza, perchè questa è la realtà sotto gli occhi di tutti. In agenda ci sono nostre mozioni presentate 8 mesi fa e non ancora discusse. Le sedute si protraggono fra mille polemiche a causa dei problemi interni alla maggioranza“: aggiungono  i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle Daniele Vergini e Simone Benini.

I due esponenti del M5S concludono con un invito diretto al sindaco ed al Pd che guida la coalizione: “Se non c’è più una maggioranza concedetevi un atto di decenza e trasparenza politica e lasciate l’incarico: avete dimostrato di aver fallito”

 

Unione dei Comuni, Vergini e Benini (M5S): “Malumori dei sindaci, Drei si dimetta: troppi errori e gestione “discrezionale” delle risorse pubbliche”

“Il soccorso mediatico (un tempo si diceva “soccorso rosso”) offerto da Michele Bertaccini, consigliere comunale Pd a Forlì e capogruppo di maggioranza del consiglio dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, ad Anna Maria Galassi, che svolgeva l’incarico di segretario generale dell’Unione, e da Mauro Grandini sindaco di Forlimpopoli, a Davide Drei, come presidente dell’Unione stessa, rappresentano politicamente la prova provata che abbiamo toccato un nervo scoperto e sulla vicenda è stato commesso non soltanto un grande pasticcio, ma una grave irregolarità amministrativa che comporterà probabilmente nuove ripercussioni”.

E’ questo il nuovo attacco di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, che nei giorni scorsi hanno ottenuto un’importante risultato con la sostituzione di Anna Maria Galassi, che svolgeva l’incarico di segretario generale dell’Unione senza averne i titoli, con Pamela Teresa Costantini, che già svolge tale funzione nei Comuni di Modigliana e Tredozio.

“A nostro parere – continuano i “pentastellati” – gli atti dell’Unione firmati dalla Galassi sono illegittimi o comunque invalidi e dunque annullabili. A partire dal bilancio recentemente approvato (senza che fossero stati consegnati ai consiglieri i documenti entro i termini di legge) e tutte le delibere di giunta e le delibere di consiglio approvate dal momento in cui Drei è stato nominato presidente ad oggi. Questi atti degli ultimi due anni dovranno inevitabilmente essere firmati dalla nuova segretaria ed essere nuovamente pubblicati sull’albo pretorio con conseguente perdita di tempo. Dalle voci che abbiamo raccolto questa situazione venutasi a creare ha messo di malumore alcuni dei 15 sindaci dei Comuni del comprensorio che non hanno gradito il modo con cui Drei ha gestito l’intera vicenda. Prima minimizzandola e poi subendo di fatto le direttive del ministero dell’interno e della prefettura da noi sollecitati con un duplice esposto”.

“Drei e tutto il suo partito hanno palesato una gestione decisamente incapace e approssimativa dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese. E per queste ragioni chiediamo a Drei di rimettere il mandato di presidente dell’Unione che ha gestito con incompetenza ed in maniera assolutamente discrezionale”: aggiungono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini.

A titolo di esempio di questa gestione negativa, i due pentastellati a portano il caso della situazione precaria dei mezzi (il mancato rinnovo del contratto per l’approvvigionamento del GPL e del metano) e del personale in servizio nella polizia municipale (sottodimensionato rispetto ai parametri di legge e con 14 persone in meno sulle strade) con il contestuale e oneroso mantenimento in organico di 3 vice comandanti con relativo aumento di stipendio di 10.000 euro all’anno alla comandante Elena Fiore.

“Se si pensa che l’Unione era nata per migliorare i servizi, diminuire i costi, ottimizzare la gestione, semplificare e sburocratizzare gli atti e ci troviamo di fronte a questo pasticcio abbiamo una prova ulteriore di quale involuzione stia attraversando il Pd, ormai da troppi anni al governo in questo territorio, ed una evidenza di cosa realmente siano le Unioni dei Comuni di “marca” Pd: solo un’ulteriore occasione per rafforzare il potere di chi già lo detiene e di sperpero di denaro pubblico, con relativo danno ai cittadini che si aspettano maggior celerità nelle risposte amministrative, servizi efficienti e una possibile diminuzione degli sprechi”: concludono Daniele Vergini e Simone Benini.

 

Provincia: Drei “piange miseria” ma allo stesso tempo da un super aumento al Segretario della Provincia di Forlì-Cesena

“Se la Legge di Stabilità 2016 che vi apprestate a varare non sarà modificata, non avremo risorse adeguate per continuare a garantire la copertura delle funzioni fondamentali come per esempio la manutenzione di strade e scuole”: a lanciare l’appello è Davide Drei, sindaco di Forlì, questa volta nelle vesti di presidente della Provincia di Forlì-Cesena, che raccoglie l’allarme lanciato dai Sindaci Presidenti delle Province in una lettera aperta ai Deputati impegnati nella discussione della Legge di stabilità 2016. “Noi Sindaci – si legge nell’appello inviato dall’Upi a tutti i deputati – siamo impegnati come Presidenti delle Province ad attuare con spirito di servizio la legge 56/14. Ma il nostro impegno e la nostra responsabilità non sono sufficienti”.
Al riguardo, interviene il Movimento 5 Stelle di Forlì, per voce dei consiglieri Daniele Vergini e Simone Benini: “Ci chiediamo quale credibilità possa avere Drei, qui nelle vesti di presidente della Provincia, nel sostenere un appello dove si dice preoccupato per la manovra finanziaria predisposta dall’attuale capo di governo e leader del suo stesso partito, quando solo pochi giorni fa ha attuato un provvedimento che va in direzione opposta: l’aumento di poco più di 18.000 euro deliberato in favore della Segretaria della Provincia, Francesca Bagnato, massimo ruolo apicale dell’ente, intesa come maggiorazione dell’indennità di posizione: un “super aumento” effettivamente consentito dal CCNL per una quota percentuale massima di aumento del 50% rispetto al valore in corso… indovinate quale aumento ha scelto Drei? Il 50% ovviamente, giustificandolo a causa della “complessità organizzativa” dell’Ente. La Segretaria Generale sarà stata capace di svolgere i suoi compiti al meglio, ma sinceramente non comprendiamo quali siano, visto che in Provincia, fra personale andato in pensione e dipendenti trasferiti “in comando” ad altri Enti, ormai non c’è più nessuno…”: ironizzano i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini, che rivendicano coerenza: “noi non partecipammo alle elezioni farsa del 2014 dove per il rinnovo degli organismi delle stesse Province potevano votare i soli consiglieri comunali e come M5S chiediamo da sempre una vera abolizione delle Province con il passaggio di tutte le deleghe a Regioni o Comuni”.

clicca qui per scaricare il decreto con l’aumento

 

Il Ridolfi di Forlì è a tutt’oggi un aeroporto fantasma! Il PD ora è “preoccupato”… ma non potevano pensarci prima?!

“Il Movimento 5 Stelle di Forlì manifesta fortissime perplessità per la situazione che si è venuta a creare nella gestione dell’aeroporto Ridolfi. L’Enac, senza valide e specifiche motivazioni, ha concesso all’imprenditore americano Robert Halcombe, amministratore unico di Air Romagna, una proroga dell’apertura, inizialmente fissata al 31 ottobre 2015, al 20 novembre prossimo. Questa agevolazione, ottenuta in assenza di un vero e proprio piano industriale e senza rassicurazioni sull’utilizzo del personale dell’ex società di gestione Seaf, continua a lasciare in ansia e senza stipendio quella quarantina di persone che da mesi attende di conoscere la propria sorte. Nonostante i proclami dei politici locali come il sindaco Drei e dei parlamentari Pd come Marco Di Maio, che, fino a poco tempo fa, esultavano per quella cordata di imprenditori in grado di garantire il decollo dello scalo, a tutt’oggi l’aeroporto di Forlì nient’altro è che una struttura fantasma a concreto rischio degrado”. A lanciare questo allarme sono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini che, per sottolinearne la gravità, lanciano sul web un video puntando proprio sull’ironia dei voli fantasma, che ha tutte le carte in regola per diventare una “clip virale”.

“In questa vicenda – aggiungono i due pentastellati – sono emerse più che evidenti le gravi responsabilità della giunta Regionale dell’Emilia-Romagna che, oltre a non essere stata all’altezza di varare un Piano Regionale integrato dei Trasporti in grado di evitare la guerra fra gli scali aeroportuali del nostro territorio, si è anche dimostrata incapace di salvaguardare i livelli occupazionali degli scali di Forlì e Rimini. L’unico risultato ottenuto infatti, nonostante da mesi gli organi istituzionali, gli enti locali, alcune forze politiche ed il Pd forlivese in particolare, avessero espresso quelle rassicurazioni che si sono dimostrate velleitarie alla verifica di queste ore, è che i dipendenti ex Aeradria Rimini ed ex Seaf Forlì sono gli unici che scontano sulla propria pelle gli errori commessi da politica e mala gestione.”: aggiungono Daniele Vergini e Simone Benini.
“Nonostante la proroga al 20 novembre, oltretutto non vincolante e che sembra offrire allo stesso Halcombe opportunità, mai smentite, di vendere la maggioranza delle sue quote in Air Romagna, si potrebbe addirittura configurare, nella peggiore delle ipotesi, la chiusura dell’operatività di entrambi gli aeroporti, con conseguenti pesanti danni economici e lavorativi all’indotto del ramo avio-trasporto di Forlì e Rimini. Per un movimento come il nostro, che ha a cuore i livelli occupazionali e la gestione oculata delle risorse economiche pubbliche e private, si prefigurerebbe una situazione inaccettabile, dal sapore ancora più amaro viste le parole spese al vento, le promesse mancate e le tante strumentalizzazioni che i politici locali hanno fatto delle vicende relative agli scali romagnoli. Marco Di Maio, Drei e l’assessore regionale Donini soltanto oggi si dicono “preoccupati”… ma non potevano pensarci prima?!”: concludono consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini.