Livia Tellus Romagna: un “mostro finanziario” per togliere i servizi dal controllo dei cittadini

Il Movimento 5 stelle di Forlì boccia Livia Tellus Romagna, la holding di tutte le partecipazioni societarie dei 15 Comuni dell’Unione forlivese, nell’atto di creazione presentato martedì pomeriggio in consiglio comunale dopo l’informativa del primo luglio in commissione. I pentastellati non condividono l’ approccio “finanziaro e centralistico” alla gestione della cosa pubblica, che dovrebbe garantire invece beni e servizi per le comunità, nessuna esclusa, anche quelle periferiche. “Il fatto che questa società che andate a creare, operi per tutti i comuni, ci mette a disagio, perché già non la vogliamo per il Comune di Forlì, figuriamoci allargarla, e quindi perderne totalmente il controllo, agli altri Comuni limitrofi, che saranno inevitabilmente soggiogati a questa entità, più che un colosso … un “mostro” che vorreste far nascere con la pretesa di far parlare gli altri Comuni con “una sola voce”, mentre è storia di tutti i giorni la divergenza di vedute sulle varie politiche di governance e l’annosa guerra dei campanili”: spiega il consigliere comunale del Movimento 5 stelle Simone Benini che puntualizza anche la posizione del gruppo sul progetto della società in house per la gestione dei rifiuti. “La società in house si poteva creare anche senza gestirla tramite una holding, esistono i consorzi intercomunali, per esempio. Se a questo progetto si fosse giunti attraverso un percorso condiviso, si sarebbe dovuto chiedere un parere alla cittadinanza, comune per comune, così da rendere la scelta della giunta Drei veramente democratica. Perché di democratico in questa avventura finanziaria, in realtà, non vi è nulla, se non una parte del nome del partito che l’ha proposta e portata avanti in tutte le amministrazioni locali: il Pd. Mentre gli stessi amministratori che l’hanno presentata hanno dimostrato una risibile confusione di idee, perché non è corretto sostenere che la società in house si possa costituire soltanto all’interno di una holding, esistono altre forme, più leggere e controllabili dal punto di vista della trasparenza politica e finanziaria. Trasparenza che si cercherà di ottenere comunque, attraverso la legge 190/2012 ed il Piano Nazionale Anticorruzione, che ci ricordano come “le holding comunali e le società partecipate dalle stesse siano ricomprese nella categoria degli enti di diritto privato di controllo pubblico, a condizione che esercitino attività di gestione di servizi pubblici ovvero siano sottoposte a controllo da parte di diverse amministrazioni pubbliche.”. “Davvero gli altri 14 comuni, aderendo alla nuova società LTH, rinunciando al 3,5% dei dividendi azionari (noi a Forlì lo facciamo già da 4 anni, da quando c’è LTG), pensano di aver fatto un buon uso della “cosa pubblica”? Come la pensano i loro cittadini? Ma soprattutto, i loro cittadini, sono stati informati?”: chiede ancora Simone Benini. “Un po come la storia delle Unioni e la mancata realizzazione delle Fusioni”, spiega Simone Benini. “Questo succede perché al governo dei Comuni, le scelte strategiche vengono varate dal Pd, che ovunque suggerisce la strada delle Unioni, altrimenti, noi 5 Stelle, avremmo percorso la strada delle Fusioni che rimane l’unica forma di alleggerimento della pubblica amministrazione senza variare, anzi, migliorando (avendo a disposizione più risorse grazie agli incentivi e alle deroghe al patto di stabilità), i servizi ai cittadini e garantendo una maggiore rappresentatività politica e una maggiore aderenza alle istanze locali, avendo quindi chi amministra la possibilità di risolvere i problemi e in una parola garantire il buon governo”: conclude il consigliere del Movimento 5 stelle Simone Benini.

 

IRPEF, aveva ragione il M5S: dopo il rilievo del MEF il Comune di Forlì fa dietrofront ed applica l’aliquota progressiva (ma “col trucco”)

“Anche se presa d’assedio dai sindacati e dalle forze di opposizione in marzo la Giunta era andata dritto applicando un quasi raddoppio dell’Irpef comunale, oggi a due mesi di distanza ha invece deciso di tornare sui suoi passi a seguito di un formale rilievo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che chiede al nostro Comune di applicare una aliquota graduale sui vari scaglioni; come ricordava il M5S già due mesi fa la legge prevede 5 scaglioni non a caso ma per suggerire una certa progressività… il PD non ci ascoltò, nemmeno quando chiedemmo di rinviare l’approvazione del bilancio al 31 maggio per avere il tempo di studiare soluzioni più eque…“, scrive in una nota il Movimento 5 stelle di Forlì.
L’aumento dell’IRPEF, che ha colpito pesantemente lavoratori e pensionati andava anche palesemente contro le promesse elettorali del Pd che nel proprio programma scriveva testualmente “rimodulazione dell’aliquota IRPEF secondo un criterio di equità e progressività a favore delle fasce più deboli”.

Oggi però arriva il clamoroso dietro front a seguito della “bacchettata” del Governo centrale; per adeguarsi la Giunta ha inserito d’urgenza una delibera all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, ma come era facile aspettarsi c’è ‘il trucco”, le nuove aliquote differiscono solo di 0,01 per cento!!!
scaglione oltre 75.000 euro: aliquota 0,80 per cento
scaglione oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro: aliquota 0,79 per cento
scaglione oltre 28.0000 euro e fino a 55.000 euro: aliquota 0,78 per cento
scaglione oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro: aliquota 0,77 per cento
scaglione fino a 15.000 euro: aliquota 0,60 per cento
esenzione fino a 8.000 euro

“Invece di prendere in giro i cittadini il PD avrebbe dovuto sfruttare questa seconda occasione per applicare una vera progressività ed una soglia di esenzione superiore come succede ad esempio Cesena che ha già impostato, in modo realmente progressivo, tutti i 5 scaglioni più l’esenzione fino a 10mila euro, perchè loro possono farlo e noi no?”: commenta Daniele Vergini, consigliere M5S di Forlì, che nell’occasione del dibattito sul bilancio 2015 aveva parlato di ‘macelleria sociale’ messa in atto dalla giunta Drei a danno di quel che rimane del proprio elettorato di sinistra che tutto si sarebbe aspettato fuorché un ulteriore aumento delle tasse.

 

Con il bilancio 2015 il PD di Forlì sancisce la sua “mutazione genetica”

“La giunta Drei ha scelto di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, dei pensionati e di quei lavoratori che, per fortuna, un lavoro ancora ce l’hanno. Con la scusa che Renzi ha tagliato 7 milioni di trasferimenti statali agli enti locali la giunta “di sinistra” (solo quando c’è da prendere i voti!) di Forlì, invece di tagliare gli sprechi, azzerare i premi produzione ai dirigenti e tagliare i rami secchi delle società partecipate, ha preferito caricare l’onere sulle spalle dei cittadini, approvando in fretta e furia quasi un raddoppio secco dell’addizionale comunale IRPEF. La legge prevede 5 scaglioni non a caso, ma per suggerire una certa progressività… il Comune di Forlì si è invece limitato a proporne sostanzialmente due: l’addizionale sale da 0,49 a 0,60% per chi dichiara fino ai 15mila euro e aumenta da 0,49 a 0,80% per chi supera i 15mila euro, prevedendo l’esenzione solo per chi dichiara meno di 8mila euro. Tasse aumentate quindi in modo pressochè lineare, che colpiscono anche le fasce più deboli. Che si potesse agire in modo più equo lo dimostrano altri Comuni tra cui la vicina Cesena che ha impostato, in modo progressivo, tutti i 5 scaglioni più l’esenzione fino a 10mila euro: perchè a Forlì questo non è stato possibile?”: questo l’atto di accusa di Daniele Vergini, consigliere M5S, che intervenendo nelle sedute del consiglio dedicate al bilancio di previsione 2015, ha di fatto sostenuto la protesta sindacale sfociata giovedì 19 scorso, come ormai non accadeva da anni, in una rumorosa quanto corretta presenza in Municipio: l’ultima volta fu nel 2007.

“I sindacati proponevano soluzioni più eque e di buon senso, come lasciare l’aliquota allo 0,49% almeno fino ai redditi di 28.000 euro e compensare il mancato gettito alzando un po’ la Tasi con meccanismi di detrazione intelligenti ed equi che rendessero anche questa tassa di fatto progressiva, sulla falsa riga di quanto fatto, ad esempio, dal Comune di Parma per citarne uno a caso…”: spiega Daniele Vergini che aggiunge un ulteriore elemento critico: “non hanno lasciato all’opposizione il tempo necessario per elaborare emendamenti: con appena 10 giorni a disposizione era impensabile predisporre una proposta seria e articolata anche in considerazione del fatto che, contemporaneamente, si stava trattando un altro argomento molto importante: l’approvazione del POC”.

La posizione del Movimento 5 Stelle è stata chiara: “Il Comune poteva allinearsi alla scelta di altre amministrazioni che hanno posticipato l’approvazione del bilancio, ma la nostra proposta di rinvio è stata bocciata. Se ci avessero dato ascolto ci sarebbe stato più tempo per gli uffici di studiare e proporre una soluzione più equa che impedisse questa ‘macelleria sociale’ messa in atto da una giunta che, tradendo le promesse elettorali, ha voltato le spalle al proprio elettorato di sinistra che tutto si sarebbe aspettato fuorché un ulteriore aumento delle tasse!”.

Anche i tagli alla spesa contenuti nel bilancio tradiscono una totale mancanza di equità: “Tagli alla scuola pubblica: -479mila euro alla scuola materna, -101mila alla scuola elementare, -156mila alla refezione e assistenza scolastica e -241mila agli asili nido. Preoccupa in particolare il taglio agli asili nido che, pur a fronte di un costo realmente importante, si era da sempre configurato come un beneficio/servizio di eccellenza del Comune di Forlì. Insospettisce, per contro, l’incremento delle voci che riguardano i contratti di manutenzione straordinaria con il Global Service (viabilità +860mila euro, illuminazione pubblica +466mila, parchi +202mila) e della misteriosa voce “altri servizi generali” (+708mila). Riteniamo poi esagerata, nell’ambito della cultura, la spesa di 520mila euro per le politiche culturali e le manifestazioni realizzate da privati, sostenute con i soldi pubblici. In particolare  la spesa di 1 milione139mila euro per il teatro, con l’ente pubblico che sostiene per intero la programmazione del principale teatro forlivese, facendosi carico dei costi delle compagnie teatrali”: elenca Daniele Vergini.

“Un ulteriore aspetto della proposta di bilancio che ci lascia perplessi – spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – e che ci piacerebbe fosse approfondito a dovere è quello relativo agli interessi che, come cittadini di Forlì, stiamo continuando a pagare sugli ormai noti derivati Dexia Crediop: facciamo notare come negli ultimi 6 anni il costo di tali strumenti finanziari sia stato per le casse comunali superiore ai 6milioni di euro, non proprio briciole quindi. E, visto che con buona probabilità continueremo a pagare cifre nell’ordine di 1milione di euro all’anno ancora per diversi esercizi, ci chiediamo se siano state fatte tutte le valutazioni del caso per tentare di porre rimedio ad una situazione a dir poco incresciosa, e se siano state eventualmente valutate ipotesi di rinegoziazione o tentativi di transazione con le banche creditrici…  Sarebbe nel contempo doveroso ipotizzare una azione di responsabilità verso quei funzionari e amministratori che si sono lanciati in questa pericolosa operazione, rivelatasi una vera e propria “scommessa”, con i soldi dei cittadini.  Un’ azione in tal senso ci appare necessaria anche in relazione all’elevato indebitamento che il Comune di Forlì ha accumulato negli anni (il debito pro capite è infatti ancora fra i più elevati in Italia)”.

Infine la richiesta del Movimento 5 Stelle di Forlì di sbloccare con urgenza il fondo anticrisi mettendolo a disposizione delle famiglie di Forlì: “Si tratta di 600mila euro che non sono stati ancora messi a bando e che attendono un regolamento trasparente che definisca i criteri di erogazione ed i beneficiari”.