IRPEF, come prevedibile ecco la “mancetta pre-elettorale” del Pd

soldi-comuneCome ampiamente prevedibile ecco che arriva la “mancetta pre-elettorale” del Pd che dopo aver messo al massimo le aliquote nel 2015 ora, a un passo dalle elezioni, finge maggiore equità elevando la fascia di esenzione a 15mila euro di reddito e riducendo da 0,77% a 0,70% l’aliquota per la sola fascia da 15mila a 28mila euro.

Una mossa poco credibile perché si tratta dello stesso Pd che, dopo aver promesso in campagna elettorale nel 2014 un’IRPEF progressiva, nel 2015 alzò, fra le polemiche dei sindacati, tutti gli scaglioni al massimo di 0,80% tranne il primo. All’epoca parlammo di “mutazione genetica” del Pd per sottolineare quell’evidente tradimento delle promesse elettorali. Chiedemmo contestualmente di rendere gli scaglioni realmente progressivi e di aumentare la quota di esenzione, rimanendo ovviamente inascoltati.

Il Pd ebbe una seconda occasione di rettificare l’errore pochi mesi dopo, quando arrivò un formale rilevo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che li intimava di rendere progressivi gli scaglioni (proprio come dicevamo noi “inesperti” grillini), ma anche in quell’occasione preferirono usare un “trucco” e differenziare gli scaglioni di soli 0,01% !!!

Il Pd forlivese non creda quindi di acquisire consensi con questi “tatticismi” elettorali. Il bilancio comunale potrà avere un’IRPEF realmente progressiva solo tagliando i numerosi sprechi e razionalizzando le molte inutili società partecipate, un’operazione che potrà fare unicamente chi ha le mani libere, cioè il M5S, se i cittadini forlivesi ci daranno fiducia alle prossime elezioni.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

 

L’ennesimo aiuto del Pd alle banche: approvata delibera per saldare debito della Fiera con la Cassa dei Risparmi ed a pagare è sempre il cittadino! Ecco cosa avrebbe fatto invece il M5S

fieraQuando ci sono di mezzo le banche, quando ci sono interessi forti da tutelare, quando la finanza chiama a rispondere è sempre il Pd. Diventato ormai il partito del capitale, quello che per decenni era stato il Polo di centrodestra (Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega). Alla faccia dei cittadini. E così, come accaduto con Monte Paschi di Siena (col governo Pd a veicolare miliardi di euro degli italiani nelle casse dell’istituto senese), anche a Forlì, in una sorta di politica del copia incolla, milioni di euro (dei forlivesi) finiscono nella pancia di una banca: in questo caso della Cassa dei Risparmi di Forlì (da poco fusa nel gruppo Intesa Sanpaolo). Precisamente 1,7 milioni di euro, ovvero l’ammontare del mutuo che la società partecipata Fiera di Forlì ha acceso con Cassa dei Risparmi per gli immobili di proprietà. In sostanza, la banca decide di rientrare nell’esposizione? E il Pd cosa fa? Trova subito l’escamotage giusto, a discapito, come sempre, dei cittadini.
Ecco cosa è successo. Ieri il Consiglio comunale, col solo voto dei consiglieri Pd, approva la delibera “Soldi in Cassa”, come la definiamo noi. Perché? Si domanderanno i forlivesi. Semplice: per azzerare un debito (inteso come mutuo sui padiglioni di proprietà) che Fiera di Forlì, società partecipata (31% dal Comune di Forlì, attraverso la Holding Livia Tellus; 21% dalla Fondazione Cassa dei Risparmi e 7% dalla Cassa dei Risparmi Spa; 27% dalla Camera di Commercio), ha, come emerso in Commissione, proprio con Cassa dei Risparmi (uno dei soci).
E’ evidente lo stato di difficoltà in cui versa la Fiera di Forlì con un bilancio 2017 chiuso in forte passività e un disavanzo di 4,9 milioni di euro: ricordiamo che la legge Madia impone la chiusura o la liquidazione di quelle “partecipate” con bilanci in perdita per più anni. Ebbene, cosa s’inventa la giunta Pd per cercare di sanare la falla e risollevare la situazione? Forse la rinegoziazione del mutuo col “socio” Cassa dei Risparmi? Assolutamente no! Forse un bel piano di marketing per rilanciare la Fiera? Ma neanche per sogno! Il Pd s’inventa l’indispensabile e indilazionabile necessità del Comune di acquistare gli immobili della Fiera per, guarda caso, 1,7 milioni di euro (di avanzo di bilancio, soldi dei forlivesi) che la stessa Fiera utilizzerà per estinguere il mutuo con Cassa. Solo i padiglioni, però, non l’impianto fotovoltaico situato sopra, che produce utili dagli incentivi: quello resterà alla Fiera.
La domanda sorge spontanea: chi ci guadagna da tutta questa operazione? Il socio banca, naturalmente, che, non fidandosi, evidentemente, dell’Ente Fiera, decide di rientrare subito del proprio capitale scaricando, così, sulla collettività il costo degli immobili. Se un domani, infatti, stretta da Fiera di Bologna e Fiera di Rimini, Fiera di Forlì dovesse fallire, Cassa dei Risparmi non ci rimetterebbe nulla, grazie alla generosità della politica Pd.
Ma è nell’esaminare attentamente l’intera operazione che sale l’indignazione. Secondo la delibera “Soldi in Cassa” l’operazione sarebbe vantaggiosa per il Comune perché, acquistando gli immobili a 1,7 mln, potrà poi darli in affitto alla Fiera ad un canone di 100mila euro all’anno per 20 anni, incassando, così, 2 mln e guadagnandoci 300mila euro. In 20 anni, però. E se in questi 20 anni la Fiera dovesse chiudere, o, viste anche le attuali perdite, non dovesse farcela a pagare l’affitto? Il Comune, e quindi i forlivesi, ci rimetterebbero un bel po’ di soldini. Non solo, gli “scienziati” del Pd ci spiegano che gli 1,7 milioni vengono pagati, appunto, con avanzo di bilancio, che sono ottenuti spostando il finanziamento della nuova strada tra via Veclezio e via del Partigiano da avanzo di bilancio a mutuo. Insomma, una vera e propria alchimia contabile: il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente. Convenienza??? Questa è una vera e propria presa per i fondelli per tutti noi cittadini che con fatica paghiamo le tante tasse che ci sono.
Ma non è finita qui. Manca la ciliegina sulla torta, la vera chicca finale. La legge impone che per poter acquistare immobili, gli enti locali devono documentare una comprovata indispensabilità e indilazionabilità dell’acquisto. Ebbene, la delibera “Soldi in Cassa” spiega che la motivazione dell’acquisto si lega ad una finalità di protezione civile (valutazione firmata dal geologo Arfelli). In sostanza, i padiglioni della Fiera verrebbero acquistati per essere utilizzati in caso di “terremoto importante” per alloggiare fino a 5000 sfollati (domanda ovvia: visto che il servizio di Protezione civile è conferito all’Unione dei Comuni perché ad acquistarli non ha provveduto l’Unione?). Ma attenzione, il “comico” o meglio il “tragicomico” arriva adesso. Sempre nella relazione allegata alla motivazione dell’acquisto si legge che il “complesso non risulta costruito con criteri antisismici”. Ma come: compriamo degli immobili per ospitare degli sfollati da terremoto e questi sono pericolosi perché non antisismici?

LA NOSTRA PROPOSTA
Secondo noi sarebbe stato più ovvio e vantaggioso per i cittadini forlivesi accordarsi con Cassa dei Risparmi per ristrutturare il mutuo e spalmare così il debito rimasto nei prossimi 20 anni. Dopodiché pianificare un progetto di rilancio e di marketing della Fiera con adeguati manager, prerequisito indispensabile per la rinegoziazione del mutuo con la banca. Oppure dare in gestione la fiera ad una società privata con idonee garanzie: esempio una fideiussione a copertura di almeno 2 o 3 anni di canone d’affitto. O, ancora, privatizzare la Fiera vendendo le quote del Comune (31%) nell’Ente Fiera per investire il capitale in progetti per la città.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

Hanno votato favorevolmente all’operazione i seguenti consiglieri comunali:

Ancarani Valentina (PD)
Bertaccini Paolo (Verdi/Socialisti)
Castellucci Patrizia (PD)
Chiodoni Annalisa (PD)
Drei Davide (PD – sindaco)
Fiorentini Loretta (PD)
Freschi Massimo (PD)
Giulianini Sonia (PD)
Laghi Andrea (PD – dipendente Cassa dei Risparmi Forlì / Intesa Sanpaolo)
Maltoni Maria (PD)
Maretti Paride (PD)
Peruzzini Mario (Forlì SiCura)
Ragazzini Paolo (PD)
Zanetti Lodovico (Liberi e Uguali)
Zani Nada (PD)
Zoli Massimo (PD)

 

Bilancio 2018 tanto fumo e l’arrosto è solo per il Pd

“Anche quest’anno assistiamo ancora una volta alla “narrazione” che a Forlì il Pd governa bene ed è tutto in ordine… quando la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti, ed è molto diversa! Il bilancio di previsione 2018 è composto da tanto fumo, e l’arrosto è solo per il Pd!”, si legge in una nota a firma di Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì. “Per descrivere questo bilancio ci limitiamo a riportare le parole utilizzate dai revisori dei conti nel loro parere: “carenza di capacità programmatica, cui corrisponde un fattore di ostacolo alla più efficiente allocazione e gestione delle risorse pubbliche a soddisfazione dei bisogni dei cittadini”, l’azione di questa giunta pare proiettata in un’ottica perennemente rivolta alla cura degli interessi del Pd o di chi è ai vertici dell’organo decisionale, più che alla città nella sua interezza”.

“Altra pesante critica dei revisori che sottolineiamo è il fatto che il Servizio Bilancio sarebbe “sottodimensionato sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, tenuto conto della complessità delle funzioni e delle attività proprie di un Comune capoluogo”, anche noi più volte abbiamo sollevato questo problema, ma non abbiamo mai avuto risposte concrete”

“Altra preoccupazione che condividiamo con i revisori è relativa alla “la costruzione degli equilibri di bilancio di parte corrente mediante il reiterato ricorso ad entrate straordinarie”, ovvero quelle da varianti edilizie; solo pochi giorni fa è stata approvata l’ultima variante, alle quale ci siamo opposti, che oltre a dar via a numerosi centri commerciali ha garantito entrate straordinarie al Comune per ben 5 milioni di euro, non riteniamo sia prudenziale costruire un bilancio su questo tipo di entrate, barattando concessioni a privati con entrate straordinarie per far cassa”

“Siamo fermamente contrari anche al potenziale accollo, attualmente in fase di verifica da parte degli uffici, di tre mutui per un totale di 1.710.000 euro per l’acquisizione dell’immobile del Palafiera, operazione che presenta potenziali profili di illegittimità. Se l’Ente Fiera di Forlì, come si dice nei corridoi, è sull’orlo del fallimento, noi pensiamo che gli eventuali danni debbano essere chiesti con una azione di responsabilità a chi non ha fatto il suo dovere e non certo scaricati sui conti pubblici del comune finanziati dalla tasse dei cittadini forlivesi”

“Riguardo poi alle reali priorità dell’attuale amministrazione e di chi la sostiene, profondamente diversi da quello che è stato “sbandierato”, i cittadini devono sapere che è possibile verificarle dalle fonti di finanziamento assegnate ai vari progetti: quelli finanziati da improbabili alienazioni di immobili rimarranno infatti bloccate fin all’approvazione del rendiconto, cioè per i primi 4/5 mesi dell’anno, ricadono in questa situazione gli interventi mirati alla valorizzazione del centro storico, il progetto sicurezza, la viabilità, il verde e addirittura la manutenzione straordinaria di scuole ed edifici pubblici. Inaccettabile che all’interno di questi interventi “congelati” figuri il piano antisismico delle scuole!”

“Riguardo al debito del Comune, di circa 92 milioni (composto per circa il 50% di derivati), va detto che siamo il capoluogo in Romagna con il maggior debito procapite, circa 800 euro ad abitante, e su questo debito paghiamo 3 milioni all’anno di oneri, troppi! Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: si dovrebbe tentare la rinegoziazione di questi oneri, ma come sappiamo il Pd non ama mettersi contro le banche”

“Fra le assenze più gravi in questo bilancio sottolineiamo la tutela degli antichi patrimoni della città come il palazzo del Merenda, ma anche il teatro Apollo che rappresentano importanti eredità del nostro passato. Mancano progetti reali e una vera spinta sul turismo, e anzi vengono penalizzati, con la tassa di soggiorno, quei turisti che sono costretti a frequentare Forlì per lavoro. Mancano progetti concreti di utilizzo urbano del centro storico, di valorizzazione e recupero del patrimonio pubblico forlivese, di attrattività, di mobilità, di sicurezza. Mancano progetti per la cura della biosfera e il contrasto ad una civiltà basata sul carbone. Il verde pubblico non è visto come una ricchezza ma come un disturbo, o come un costo da ridurre. Sul lavoro troppo poco si è fatto, e solo a fine mandato, mancano progetti di incentivazione, con particolare riguardo all’incentivazione del lavoro nell’ambito dell’economia circolare e della cultura. Mancano progetti di lotta alle forme di concorrenza sleale ai lavoratori e alle imprese”.

“Come M5S siamo stati gli unici a presentare una serie di emendamenti, 9 per la precisione, che hanno superato il vaglio di regolarità contabile e tecnica, come al solito siamo stati gli unici consiglieri a lavorare e a dimostrare la nostra competenza tecnica, la stessa con la quale ci presentiamo anche agli elettori nelle amministrative 2019 come unica reale e seria alternativa per il governo della città, nell’interesse dei cittadini e non della ristretta cerchia dei soliti noti”, concludono i pentastellati.

 

Bilancio consuntivo non approvato nei termini di legge, secondo il Comune è successo per colpa di un software non aggiornato!

Il bilancio consuntivo deve essere approvato per Legge entro il 30 aprile di ogni anno, ma quest’anno la scadenza non è stata rispettata dal Comune di Forlì, non era mai successo a memoria d’uomo nei decenni precedenti, tanto che la Prefettura in un richiamo ufficiale invita l’Amministrazione a procedere tempestivamente. Ma come dichiarato dai dirigenti in commissione la motivazione sarebbe da imputare al software obsoleto “programma non più aggiornato da anni”.

“Questa è solo l’ultima delle scuse a cui dobbiamo tristemente assistere ormai quotidianamente col fine di coprire le inefficienze dell’Amministrazione di Forlì, che a quanto pare non va molto d’accordo con l’informatica – ironizzano i consiglieri comunali Daniele Vergini e Simone Benini del M5S di Forlì – l’ennesimo caso dopo che  in febbraio, in occasione del bilancio di previsione, per un “problema tecnico” del nuovo protocollo informatico non sarebbe stata vista e portata all’attenzione dei consiglieri una PEC della massima importanza inviata dalla Corte dei Conti che conteneva rilievi al piano di razionalizzazione delle società partecipate”.

Questa volta invece sarebbe il programma di contabilità ad aver funzionato male e di conseguenza ad aver rallentato il lavoro degli uffici… ma nella relazione dei Revisori dei Conti invece non si può fare a meno di notare le seguenti parole molto forti: “l’assetto attuale dell’unità Bilancio appare sottodimensionato sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo rispetto alla complessità delle funzioni e delle attività proprie di un Comune capoluogo”

“Chi ha ragione? – si domandano i pentastellati – è colpa del software o è colpa dell’organizzazione del personale? Perchè sindaco e giunta tacciono e non prendono provvedimenti? Per cosa paghiamo profumatamente i dirigenti comunali ed in particolare un direttore generale ed una segretaria comunale che percepiscono ciascuno stipendi superiori a 100.000 euro annuali più circa 20.000 di premi produzione se non ci sono nemmeno i software funzionanti e/o il personale adeguato negli uffici? La nostra domanda sorge spontanea ed è pienamente legittima visto che i cittadini pagano fior di tasse, sempre in costante aumento”, attaccano Vergini e Benini.

“Ma le magagne non sono finite qui – rincarano la dose i consiglieri 5 stelle – nel consuntivo appare anche con chiarezza come la holding Livia Tellus non abbia corrisposto al Comune i dividendi del 2015 ed i proventi della vendita delle azioni Hera ed per un valore complessivo di circa 4,4 milioni di euro, pare che ciò sia avvenuto per coprire le perdite dell’investimento disastroso della partecipata ‘Forlì Città Solare’. Perchè il sindaco permette tutto questo? Non riteniamo corretto che si utilizzi il Comune come un bancomat, e senza nemmeno pagare gli interessi!”

“Il Comune di Forlì prima del nostro arrivo non era sicuramente abituato ad avere una vera opposizione operativa, funzionante e determinata ed esercitare a pieno il proprio mandato, che pretende trasparenza e che intende vigilare affinché i soldi pubblici non vengano spesi allegramente ma con diligenza. Purtroppo invece riceviamo sempre più spesso conferme di come i problemi dell’Amministrazione derivino da una “gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica”, che sono le esatte parole usate dalla Procura relativamente al caso delle spese legali fuori bilancio, che però, a nostro parere, calzano a pennello su tutto l’operato dell’Ente”, concludono i pentastellati.

 

Bilancio, M5S a Drei: “il Sindaco pensi ad amministrare ed a risolvere le ‘magagne’ delle Partecipate invece che distorcere la realtà. Faremo segnalazioni al Prefetto ed alla Corte dei Conti!”

Il Sindaco Davide Drei, nell’ultima seduta del consiglio comunale e poi sulla stampa il giorno successivo, ha accusato il Movimento 5 stelle di aver diffuso “informazioni parziali e non veritiere”, affermazione che vengono fermamente respinte al mittente.
“Abbiamo semplicemente evidenziato un documento presente su internet, nel sito web della Corte dei Conti, e pubblicato da giorni, che non era stato notificato ai consiglieri e che commenta il piano di razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Forlì e il ruolo di governance che compete ad un ente pubblico, ma il sindaco ha sostenuto che il contenuto di questo rilievo non sarebbe stato notificato ufficialmente. In più Drei si è scagliato contro il M5S. Piuttosto che una critica ci aspettavamo, semmai, un ringraziamento per averglielo fatto notare” ironizzano i consiglieri comunali pentastellati Daniele Vergini e Simone Benini.

La difesa del sindaco di Forlì non è stata ritenuta per nulla esaustiva dai pentastellati che annunciano nei prossimi giorni segnalazioni al Prefetto ed alla Corte dei Conti che, ricordano, era già intervenuta pochi mesi fa sull’aumento del compenso di Gianfranco Marzocchi a Livia Tellus invitando il Comune a osservare i principi previsti in ordinamento in tema di risparmio della spesa pubblica.

“Purtroppo percepiamo una costante reticenza dell’Amministrazione comunale a mantenere correttamente e pienamente informati i consiglieri comunali. E non è la prima volta che l’Amministrazione si “dimentica” di fornirci documenti importanti. Era già successo nel 2015 quando non fu mai comunicata ai consiglieri una delibera della Corte dei Conti che evidenziava criticità ed irregolarità sul rendiconto 2012, anche questo sarà oggetto delle nostre segnalazioni”.

I consiglieri comunali del Movimento 5 stelle, al contrario di quanto asserisce l’amministrazione comunale, ribadiscono che la Corte dei Conti ha espresso chiaramente molte e gravi critiche al progetto di razionalizzazione delle società partecipate predisposto dalla giunta comunale, dando anche l’“ultimatum” del 23/3/2017 per la presentazione di un piano razionalizzazione delle partecipate completo di approfondite analisi e motivazioni per le eccezioni che sembra si vogliano mantenere nonostante la legge.

Sono state segnalate dalla Corte società che hanno più amministratori che dipendenti, società che dovrebbero essere fuse, partecipazioni inutili e non strategiche che dovrebbero essere dismesse, ma soprattutto è stata segnalata un’eccessiva genericità del piano che poteva essere più incisivo, e contemplare anche riduzioni delle consulenze oppure delle promozioni per pubblicità, cosa che invece non è prevista.

“Queste a nostro parere sono critiche gravissime che dimostrano di fatto la mancanza di volontà del Sindaco Drei di ridurre i “poltronifici” delle società partecipate a partire da Serinar, che doveva inizialmente essere dismessa prima dell’ennesima giravolta del sindaco. Drei, più responsabilmente, dovrebbe pensare ad amministrare la città ed a tenere informato il consiglio piuttosto che impegnare il proprio tempo a distorcere la realtà. Visto che, soltanto per fare un esempio, dopo le proteste delle forze politiche di minoranza, il CdA di Livia Tellus, come risulta dai verbali, è stato costretto a prendere atto delle nostre critiche e ad impegnarsi a restituire i compensi percepiti illegittimamente”: concludono Benini e Vergini.

 

Sussidi comunali al clero, M5S mette a nudo il “gioco delle tre carte” del PD forlivese, a caccia di “voti cattolici” e nel frattempo scompare la colazione dal servizio di ristorazione delle scuole d’infanzia

Bocciata, nell’ultima seduta del consiglio comunale, la mozione del M5S che proponeva di azzerare la percentuale di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare come sussidi pubblici all’edilizia di culto e di impiegare tali risorse per un fondo dedicato alla spesa corrente delle scuole. Una mozione che secondo il M5S metteva in chiaro un principio: “la scuola e l’istruzione devono poter essere garantite e sostenute con i dovuti finanziamenti e non, viceversa, sacrificate sull’altare di una scelta politica o religiosa di parte o, peggio, per mero vantaggio di partito”.

“Nei fatti, le istituzioni dirottano alle Chiese risorse economiche sottraendole ai bilanci pubblici: alcuni di questi finanziamenti sono noti, seppur superficialmente, come l’8X1000. Altri sono invece ignoti ai più, 5×1000, esenzioni Irpef per erogazioni liberali, esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi, Tari), riduzione Ires, riduzione Irap, esenzioni Iva, insegnamento della religione cattolica nelle scuole, contributi statali alle scuole cattoliche, beni immobili statali adibiti a edifici di culto, contributi delle amministrazioni locali, provinciali, regionali alle scuole cattoliche… solo citando i capitoli più corposi. Complessivamente si arriva a quasi 6,5 miliardi di euro l’ anno (fonte UAAR) di soldi dello stato erogati alle confessioni religiose”: spiega il Movimento 5 stelle di Forlì.

no-colazione-scuole-infanziaTra questi ultimi spicca una tassa nascosta, sconosciuta ai più, che una legge dello Stato prevede possa essere stornata a vantaggio delle opere relative a chiese ed edifici per servizi religiosi: si tratta di un’importante fetta degli oneri di urbanizzazione secondaria che i Comuni italiani, a loro discrezione, letteralmente “regalano” alla Chiesa Cattolica e anche ad altre Chiese, sottraendo così fondi spesso di vitale importanza a servizi pubblici come: asili nido, edilizia scolastica, servizi sociali. Triste coincidenza è la notizia di questi giorni della soppressione della colazione dal servizio di ristorazione delle scuole d’infanzia forlivesi, comunicata ai genitori con una asettica nota senza fornire spiegazioni.

“Quello che non tutti sanno – spiega il M5S – è che un recente parere della Regione Emilia Romagna ritiene non più applicabili le disposizioni che stabiliscono che il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria debbano essere destinati alle chiese ed altri edifici per attività religiose, e sottolineiamo noi, tanto più in un momento di crisi economica come questo”.

Con queste premesse il M5S di Forlì ha ritenuto importante lanciare un segnale e spostare queste elargizioni alla scuola pubblica. “La nostra mozione – spiegano i consiglieri comunali Simone Benini e Daniele Vergini – presentata nel settembre 2015, è rimasta congelata in attesa di una proposta della giunta per un anno. Quasi un record! Ebbene, quando la proposta è finalmente arrivata in aula per la discussione e il voto ci siamo sentiti presi in giro. Il Pd in sostanza propone di lasciare inalterata la percentuale del 7% ma i sussidi potranno essere utilizzati non più per l’edilizia di culto standard ma solo per progetti con finalità sociale… Insomma, un gioco delle tre carte, dove gli stessi sussidi escono dalla porta e rientrano dalla finestra per arrivare agli stessi soggetti di prima. I soliti “artifizi contabili”. Una delusione, soprattutto per aver concesso tanto tempo alla Giunta, in questo caso guidata dall’assessore all’edilizia Francesca Gardini, per ricevere una proposta che a nostro parere risulterà uno sforzo inutile con l’unico, triste, risultato di cambiare tutto affinché nulla cambi”.

Il M5S di Forlì ricorda da un lato che: “la scuola e l’istruzione sono una delle priorità del nostro programma” ed evidenzia dall’altro che: “questa amministrazione comunale non è nuova a elargizioni più o meno ingiustificabili alla Chiesa a danno di altri capitoli di spesa che potrebbero essere sostenuti”. Un esempio significativo? L’elargizione di 6.000 euro per la cerimonia di nomina di mons. Erio Castellucci a vescovo di Modena-Nonantola, già oggetto di una nostra segnalazione alla Corte dei Conti “perché non seguiva le regole per l’elargizione di questo tipo di contributi”.

“La mozione che proponeva di azzerare la percentuale di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare come sussidi pubblici all’edilizia di culto avrebbe potuto riscattare la credibilità di questa maggioranza che si presenta, solo a parole, come di sinistra ed a-confessionale, ma nei fatti si è dimostrata politicamente succube di un certo tipo di poteri. E per l’ennesima volta il Pd si è mostrato diviso al suo interno. Sì, perchè la mozione è stata bocciata con il voto del gruppo Pd, ma nonostante l’accoglimento di un emendamento del suo consigliere Zanetti che alla fine ha votato in divergenza al suo partito”: concludono i consiglieri comunali del M5S Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Bilancio consuntivo: l’avanzo di amministrazione sbandierato dal PD è frutto unicamente dall’aumento dell’IRPEF

Il MoVimento 5 Stelle di Forlì risponde con una nota ufficiale ai toni “trionfalistici” sbandierati in ogni occasione dalla giunta Drei che ha più volte ”parlato” di un non meglio precisato avanzo di amministrazione di 2,9 milioni di euro nel bilancio consuntivo 2015.

“In realtà – spiegano i consiglieri comunali Daniele Vergini Simone Benini – analizzando le carte risulta evidente come l’avanzo sia stato generato unicamente dal gettito ottenuto con il tanto contestato (da noi e dai sindacati) aumento dell’Irpef comunale alla soglia massima consentita per legge. Ovvero, il PD invece di ottimizzare le risorse e il personale, ridurre gli sprechi, diminuire le “esternalizzazioni”, e garantire una gestione virtuosa dei soldi pubblici ha preferito mettere le mani nelle tasche dei forlivesi. Vantandosi, oltretutto, del risultato ottenuto!“

“E il fatto che questo avanzo di bilancio combaci con il maggior gettito IRPEF dimostra anche il pressapochismo e la scarsa lungimiranza economico-politica che hanno ispirato l’assessorato al bilancio, visto che il Comune, non essendo un’azienda che deve produrre utili a tutti i costi, poteva evitare l’aumento dell’imposta garantendosi comunque un serio e virtuoso pareggio di bilancio”: aggiungono i pentastellati.

Oltre a quanto esposto sopra il MoVimento 5 Stelle di Forlì elenca inoltre altri punti – definiti “pochi chiari” – del bilancio consuntivo.

“Si legge nei toni trionfalistici della maggioranza che per il raggiungimento del positivo avanzo, significativo è stato l’apporto del recupero dell’evasione fiscale, che ha portato a 4,9 milioni di euro di accertato dalle annualità precedenti ma solo 2,6 milioni di euro di effettivamente recuperato come evasione di Ici, Imu, Tari, tassa sulla pubblicità e altre tasse minori. Del significativo incremento rispetto agli anni precedenti il merito però, a nostro giudizio – affermano Daniele Vergini Simone Benini – non è da attribuirsi ad un potenziamento dell’attività di contrasto all’evasione o ad una precisa volontà dell’Amministrazione, bensì come si rileva nella relazione del collegio dei revisori dei conti, dall’applicazione di nuove regole di registrazione che hanno permesso all’ente di iniziare un’attività accertativa e di contabilizzazione delle entrate sulla base di accertamenti definitivi emessi, mentre in precedenza le entrate da recupero evasione venivano contabilizzate per cassa. anche se tutto questo avviene a norma di legge, c’è una differenza sostanziale tra un credito accertato e uno effettivamente incassato per cui riteniamo che una parte dei risultati sbandierati siano tutt’altro che privi di rischio per le casse comunali”: aggiungono i pentastellati.

Gli stessi revisori dei conti hanno poi segnalato: “come non sia stato possibile verificare i rapporti finanziari di debito/credito in essere con l’Unione dei comuni”. Secondo i pentastellati: “Si tratta di cifre di rilevante ammontare, e il dirigente del Bilancio del comune di Forlì ha imputato queste mancanze alle “carenze organizzative” dell’Unione, questo conferma ulteriormente l’inutilità e addirittura la dannosità di questo Ente fortemente voluto dal PD ma che ha introdotto solo problemi e un aumento dei costi.”

“Rileviamo, infine, la presenza anche di ulteriori debiti fuori bilancio per 52.465 euro, cifra contenuta ma che dimostra come il problema di corretta gestione delle risorse pubbliche non sia stato ancora del tutto risolto”: concludono i consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì Daniele Vergini Simone Benini.

 

Derivati: il Comune ha scommesso con i soldi dei cittadini, si tenti una rinegoziazione con le banche per rimediare agli errori fatti

La Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per l’Emilia Romagna, con una delibera del 10 febbraio 2016, ha riscontrato una serie di gravi irregolarità e diverse criticità nella rendicontazione di bilancio 2013 del Comune di Forlì. Fra le criticità riscontrate c’è anche l’utilizzo degli strumenti finanziari cosiddetti “derivati“, ovvero i titoli swap per lo più privi degli elementi standard definiti dalle autorità di mercato e con delle caratteristiche molto spesso decise unilateralmente dalle sole banche a fini speculativi. “Il problema dei derivati è una delle criticità segnalate dalla Corte dei Conti, e quelli attualmente in essere stipulati dal Comune di Forlì nel 2003 stanno genereranno un flusso negativo stimato in circa 1 milione di euro all’anno per i prossimi 3 anni! Chi ha intrapreso questa strada immaginava che i tassi di interesse dovessero crescere, ma in realtà come tutti sappiamo ora sono scesi quasi allo 0%, ed il Comune sarà costretto a pagare circa il 4% di interessi fino al 2025. Gli amministratori dell’epoca hanno fatto male i loro conti e l’attuale giunta continua a coprire gli errori di chi li ha preceduti”: scrivono in una nota i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini. “I derivati – aggiungono i due pentastellati – non sono uno strumento coerente con la gestione delle finanze pubbliche, un amministratore serio dovrebbe far uscire alla luce le responsabilità pregresse e che hanno portato a questo sperpero di risorse pubbliche ed affrontare il problema invece di far finta di nulla”. Concretamente, il Movimento 5 stelle di Forlì ha presentato un mozione dove chiede di impegnare la giunta del sindaco Drei a muovere un tentativo di rinegoziazione di questi derivati con la banca Dexia Crediop. “Sarebbe una sfida interessante da affidare ad esperti legali esterni, invece che impiegare gli avvocati – come accade ed è accaduto troppo spesso nel comune di Forlì – in cause legali contro i propri dipendenti. In nome della trasparenza tanto decantata a parole dalla giunta, ma assente nei fatti, chiediamo inoltre all’amministrazione comunale di redigere una relazione che espliciti in modo chiaro all’opinione pubblica i costi delle operazioni in derivati degli ultimi anni ed i nomi di coloro che hanno suggerito, caldeggiato ed aiutato l’amministrazione a contrarre strumenti di finanza derivata ad alto rischio.“
“Infine ci chiediamo se gli assessori al bilancio degli ultimi 20 anni abbiano lavorato a favore dei cittadini secondo il criterio del buon padre di famiglia o, piuttosto, hanno abbiano preso scelte che di fatto hanno favorito gli interessi delle banche”: concludo i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini. Domande che verranno formulate dagli stessi pentastellati nel corso dell’audizione conoscitiva, prevista in data odierna, dove verrà sentito Giorgio Venanzi, dirigente del Servizio Entrate Tributarie, Bilancio e Investimenti e funzionario responsabile d’imposta del Comune di Forlì, chiamato a fornire informazioni dal M5S di Forlì sulle gravi irregolarità e criticità (10 in totale) nel bilancio consuntivo 2013 ravvisate dalla Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti, un elenco interminabile che oltre ai due problemi già elencati somma anche: “Presenza di residui attivi successivamente cancellati dal bilancio, Mancata costituzione del fondo svalutazione nella quota vincolata dell’avanzo di amministrazione, Residui passivi finanziari da prestiti non movimentati da oltre tre esercizi, Sistema contabile ai fini della corretta rilevazione delle poste vincolate, Servizi Conto terzi, Rispetto del patto di stabilità interno ottenuto ritardando il pagamento di obbligazioni scadute per la spesa in conto capitale, Rapporti finanziari tra Comune e Organismi partecipati, Organismi partecipati in perdita o in procedura fallimentare e Limite indebitamento”.

 

Corte dei Conti: “avanzo di amministrazione fittizio di 5 milioni di euro” M5S: “gravi irregolarità, si rinvii l’approvazione del bilancio preventivo 2016 per fare una valutazione approfondita”

Dopo lo scandalo delle spese legali esterne (che hanno causato al Comune di Forlì 1,5 milioni di euro di debiti non previsti a bilancio e del quale il M5S aveva in ogni sede evidenziato a gran voce la gravita richiedendo anche le dimissioni dell’assessore Briccolani ed il commissariamento del Comune) ecco profilarsi all’orizzonte una nuova bufera relativa ai conti del Comune. Questa volta è la Corte dei Conti stessa a rimproverare aspramente il Comune in ordine a voci fittizie di bilancio, e segnalando la presenza di un avanzo di amministrazione fittizio di 5 milioni di euro nel rendiconto 2013, la Corte invita poi il Comune alla corretta gestione del bilancio in relazione alla grave irregolarità ed alle diverse criticità evidenziate.

“La Corte ha evidenziato la presenza di residui attivi, da alienazioni patrimoniali, successivamente solo in parte compensati con l’eliminazione di residui passivi, i residui di quelle alienazioni non perfezionate e pertanto insussistenti hanno portato ad un avanzo di amministrazione 5 milioni del tutto fittizio!”, spiegano i Consiglieri Comunali Daniele Vergini e Simone Benini del MoVimento 5 Stelle Forlì.

“La Corte parla infine di una possibile rappresentazione non veritiera delle effettive consistenze di cassa e richiede di valutate attentamente le ricadute sui bilanci futuri, a seguito di queste gravissime affermazioni chiediamo all’Amministrazione una immediata pausa di riflessione per valutare gli impatti sul bilancio previsionale 2016 la cui approvazione sarebbe calendarizzata per le giornate del 29 febbraio e 1 marzo e deve invece essere rinviata: è necessario prima di tutto approfondire cosa è successo o si rischia di votare un bilancio non veritiero”.

“La Corte dei Conti ha fatto anche riferimento a precise responsabilità del funzionario che doveva verificare la compatibilità della propria attività di pagamento con i limiti previsti dal patto di stabilità, si tratta di Giorgio Venanzi il Dirigente del Servizio Bilancio che era in carica fino al 2014, e che è stato coinvolto anche nel caso delle spese legali tirato in ballo dal Dirigente La Forgia che aveva affermato che era stato proprio Venanzi a non considerarli esplicitamente come debiti fuori bilancio. Ebbene Venanzi è dipendente del Comune ma attualmente “comandato” a tempo pieno presso altro Ente, riteniamo quindi che il Comune possa e anzi debba convocarlo urgentemente in una audizione dove i consiglieri comunali possano porgli tutte le domande del caso”.

“Se la Giunta e la maggioranza continueranno invece spediti a voler approvare il bilancio 2016 senza adeguata verifica dei gravi rilievi evidenziati dalla magistratura dovremo considerarla come una forzatura del tutto sospetta e ingiustificata”, concludono i pentastellati.

 

Livia Tellus Romagna: un “mostro finanziario” per togliere i servizi dal controllo dei cittadini

Il Movimento 5 stelle di Forlì boccia Livia Tellus Romagna, la holding di tutte le partecipazioni societarie dei 15 Comuni dell’Unione forlivese, nell’atto di creazione presentato martedì pomeriggio in consiglio comunale dopo l’informativa del primo luglio in commissione. I pentastellati non condividono l’ approccio “finanziaro e centralistico” alla gestione della cosa pubblica, che dovrebbe garantire invece beni e servizi per le comunità, nessuna esclusa, anche quelle periferiche. “Il fatto che questa società che andate a creare, operi per tutti i comuni, ci mette a disagio, perché già non la vogliamo per il Comune di Forlì, figuriamoci allargarla, e quindi perderne totalmente il controllo, agli altri Comuni limitrofi, che saranno inevitabilmente soggiogati a questa entità, più che un colosso … un “mostro” che vorreste far nascere con la pretesa di far parlare gli altri Comuni con “una sola voce”, mentre è storia di tutti i giorni la divergenza di vedute sulle varie politiche di governance e l’annosa guerra dei campanili”: spiega il consigliere comunale del Movimento 5 stelle Simone Benini che puntualizza anche la posizione del gruppo sul progetto della società in house per la gestione dei rifiuti. “La società in house si poteva creare anche senza gestirla tramite una holding, esistono i consorzi intercomunali, per esempio. Se a questo progetto si fosse giunti attraverso un percorso condiviso, si sarebbe dovuto chiedere un parere alla cittadinanza, comune per comune, così da rendere la scelta della giunta Drei veramente democratica. Perché di democratico in questa avventura finanziaria, in realtà, non vi è nulla, se non una parte del nome del partito che l’ha proposta e portata avanti in tutte le amministrazioni locali: il Pd. Mentre gli stessi amministratori che l’hanno presentata hanno dimostrato una risibile confusione di idee, perché non è corretto sostenere che la società in house si possa costituire soltanto all’interno di una holding, esistono altre forme, più leggere e controllabili dal punto di vista della trasparenza politica e finanziaria. Trasparenza che si cercherà di ottenere comunque, attraverso la legge 190/2012 ed il Piano Nazionale Anticorruzione, che ci ricordano come “le holding comunali e le società partecipate dalle stesse siano ricomprese nella categoria degli enti di diritto privato di controllo pubblico, a condizione che esercitino attività di gestione di servizi pubblici ovvero siano sottoposte a controllo da parte di diverse amministrazioni pubbliche.”. “Davvero gli altri 14 comuni, aderendo alla nuova società LTH, rinunciando al 3,5% dei dividendi azionari (noi a Forlì lo facciamo già da 4 anni, da quando c’è LTG), pensano di aver fatto un buon uso della “cosa pubblica”? Come la pensano i loro cittadini? Ma soprattutto, i loro cittadini, sono stati informati?”: chiede ancora Simone Benini. “Un po come la storia delle Unioni e la mancata realizzazione delle Fusioni”, spiega Simone Benini. “Questo succede perché al governo dei Comuni, le scelte strategiche vengono varate dal Pd, che ovunque suggerisce la strada delle Unioni, altrimenti, noi 5 Stelle, avremmo percorso la strada delle Fusioni che rimane l’unica forma di alleggerimento della pubblica amministrazione senza variare, anzi, migliorando (avendo a disposizione più risorse grazie agli incentivi e alle deroghe al patto di stabilità), i servizi ai cittadini e garantendo una maggiore rappresentatività politica e una maggiore aderenza alle istanze locali, avendo quindi chi amministra la possibilità di risolvere i problemi e in una parola garantire il buon governo”: conclude il consigliere del Movimento 5 stelle Simone Benini.