Bilancio consuntivo non approvato nei termini di legge, secondo il Comune è successo per colpa di un software non aggiornato!

Il bilancio consuntivo deve essere approvato per Legge entro il 30 aprile di ogni anno, ma quest’anno la scadenza non è stata rispettata dal Comune di Forlì, non era mai successo a memoria d’uomo nei decenni precedenti, tanto che la Prefettura in un richiamo ufficiale invita l’Amministrazione a procedere tempestivamente. Ma come dichiarato dai dirigenti in commissione la motivazione sarebbe da imputare al software obsoleto “programma non più aggiornato da anni”.

“Questa è solo l’ultima delle scuse a cui dobbiamo tristemente assistere ormai quotidianamente col fine di coprire le inefficienze dell’Amministrazione di Forlì, che a quanto pare non va molto d’accordo con l’informatica – ironizzano i consiglieri comunali Daniele Vergini e Simone Benini del M5S di Forlì – l’ennesimo caso dopo che  in febbraio, in occasione del bilancio di previsione, per un “problema tecnico” del nuovo protocollo informatico non sarebbe stata vista e portata all’attenzione dei consiglieri una PEC della massima importanza inviata dalla Corte dei Conti che conteneva rilievi al piano di razionalizzazione delle società partecipate”.

Questa volta invece sarebbe il programma di contabilità ad aver funzionato male e di conseguenza ad aver rallentato il lavoro degli uffici… ma nella relazione dei Revisori dei Conti invece non si può fare a meno di notare le seguenti parole molto forti: “l’assetto attuale dell’unità Bilancio appare sottodimensionato sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo rispetto alla complessità delle funzioni e delle attività proprie di un Comune capoluogo”

“Chi ha ragione? – si domandano i pentastellati – è colpa del software o è colpa dell’organizzazione del personale? Perchè sindaco e giunta tacciono e non prendono provvedimenti? Per cosa paghiamo profumatamente i dirigenti comunali ed in particolare un direttore generale ed una segretaria comunale che percepiscono ciascuno stipendi superiori a 100.000 euro annuali più circa 20.000 di premi produzione se non ci sono nemmeno i software funzionanti e/o il personale adeguato negli uffici? La nostra domanda sorge spontanea ed è pienamente legittima visto che i cittadini pagano fior di tasse, sempre in costante aumento”, attaccano Vergini e Benini.

“Ma le magagne non sono finite qui – rincarano la dose i consiglieri 5 stelle – nel consuntivo appare anche con chiarezza come la holding Livia Tellus non abbia corrisposto al Comune i dividendi del 2015 ed i proventi della vendita delle azioni Hera ed per un valore complessivo di circa 4,4 milioni di euro, pare che ciò sia avvenuto per coprire le perdite dell’investimento disastroso della partecipata ‘Forlì Città Solare’. Perchè il sindaco permette tutto questo? Non riteniamo corretto che si utilizzi il Comune come un bancomat, e senza nemmeno pagare gli interessi!”

“Il Comune di Forlì prima del nostro arrivo non era sicuramente abituato ad avere una vera opposizione operativa, funzionante e determinata ed esercitare a pieno il proprio mandato, che pretende trasparenza e che intende vigilare affinché i soldi pubblici non vengano spesi allegramente ma con diligenza. Purtroppo invece riceviamo sempre più spesso conferme di come i problemi dell’Amministrazione derivino da una “gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica”, che sono le esatte parole usate dalla Procura relativamente al caso delle spese legali fuori bilancio, che però, a nostro parere, calzano a pennello su tutto l’operato dell’Ente”, concludono i pentastellati.

 

Bilancio, M5S a Drei: “il Sindaco pensi ad amministrare ed a risolvere le ‘magagne’ delle Partecipate invece che distorcere la realtà. Faremo segnalazioni al Prefetto ed alla Corte dei Conti!”

Il Sindaco Davide Drei, nell’ultima seduta del consiglio comunale e poi sulla stampa il giorno successivo, ha accusato il Movimento 5 stelle di aver diffuso “informazioni parziali e non veritiere”, affermazione che vengono fermamente respinte al mittente.
“Abbiamo semplicemente evidenziato un documento presente su internet, nel sito web della Corte dei Conti, e pubblicato da giorni, che non era stato notificato ai consiglieri e che commenta il piano di razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Forlì e il ruolo di governance che compete ad un ente pubblico, ma il sindaco ha sostenuto che il contenuto di questo rilievo non sarebbe stato notificato ufficialmente. In più Drei si è scagliato contro il M5S. Piuttosto che una critica ci aspettavamo, semmai, un ringraziamento per averglielo fatto notare” ironizzano i consiglieri comunali pentastellati Daniele Vergini e Simone Benini.

La difesa del sindaco di Forlì non è stata ritenuta per nulla esaustiva dai pentastellati che annunciano nei prossimi giorni segnalazioni al Prefetto ed alla Corte dei Conti che, ricordano, era già intervenuta pochi mesi fa sull’aumento del compenso di Gianfranco Marzocchi a Livia Tellus invitando il Comune a osservare i principi previsti in ordinamento in tema di risparmio della spesa pubblica.

“Purtroppo percepiamo una costante reticenza dell’Amministrazione comunale a mantenere correttamente e pienamente informati i consiglieri comunali. E non è la prima volta che l’Amministrazione si “dimentica” di fornirci documenti importanti. Era già successo nel 2015 quando non fu mai comunicata ai consiglieri una delibera della Corte dei Conti che evidenziava criticità ed irregolarità sul rendiconto 2012, anche questo sarà oggetto delle nostre segnalazioni”.

I consiglieri comunali del Movimento 5 stelle, al contrario di quanto asserisce l’amministrazione comunale, ribadiscono che la Corte dei Conti ha espresso chiaramente molte e gravi critiche al progetto di razionalizzazione delle società partecipate predisposto dalla giunta comunale, dando anche l’“ultimatum” del 23/3/2017 per la presentazione di un piano razionalizzazione delle partecipate completo di approfondite analisi e motivazioni per le eccezioni che sembra si vogliano mantenere nonostante la legge.

Sono state segnalate dalla Corte società che hanno più amministratori che dipendenti, società che dovrebbero essere fuse, partecipazioni inutili e non strategiche che dovrebbero essere dismesse, ma soprattutto è stata segnalata un’eccessiva genericità del piano che poteva essere più incisivo, e contemplare anche riduzioni delle consulenze oppure delle promozioni per pubblicità, cosa che invece non è prevista.

“Queste a nostro parere sono critiche gravissime che dimostrano di fatto la mancanza di volontà del Sindaco Drei di ridurre i “poltronifici” delle società partecipate a partire da Serinar, che doveva inizialmente essere dismessa prima dell’ennesima giravolta del sindaco. Drei, più responsabilmente, dovrebbe pensare ad amministrare la città ed a tenere informato il consiglio piuttosto che impegnare il proprio tempo a distorcere la realtà. Visto che, soltanto per fare un esempio, dopo le proteste delle forze politiche di minoranza, il CdA di Livia Tellus, come risulta dai verbali, è stato costretto a prendere atto delle nostre critiche e ad impegnarsi a restituire i compensi percepiti illegittimamente”: concludono Benini e Vergini.

 

Sussidi comunali al clero, M5S mette a nudo il “gioco delle tre carte” del PD forlivese, a caccia di “voti cattolici” e nel frattempo scompare la colazione dal servizio di ristorazione delle scuole d’infanzia

Bocciata, nell’ultima seduta del consiglio comunale, la mozione del M5S che proponeva di azzerare la percentuale di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare come sussidi pubblici all’edilizia di culto e di impiegare tali risorse per un fondo dedicato alla spesa corrente delle scuole. Una mozione che secondo il M5S metteva in chiaro un principio: “la scuola e l’istruzione devono poter essere garantite e sostenute con i dovuti finanziamenti e non, viceversa, sacrificate sull’altare di una scelta politica o religiosa di parte o, peggio, per mero vantaggio di partito”.

“Nei fatti, le istituzioni dirottano alle Chiese risorse economiche sottraendole ai bilanci pubblici: alcuni di questi finanziamenti sono noti, seppur superficialmente, come l’8X1000. Altri sono invece ignoti ai più, 5×1000, esenzioni Irpef per erogazioni liberali, esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi, Tari), riduzione Ires, riduzione Irap, esenzioni Iva, insegnamento della religione cattolica nelle scuole, contributi statali alle scuole cattoliche, beni immobili statali adibiti a edifici di culto, contributi delle amministrazioni locali, provinciali, regionali alle scuole cattoliche… solo citando i capitoli più corposi. Complessivamente si arriva a quasi 6,5 miliardi di euro l’ anno (fonte UAAR) di soldi dello stato erogati alle confessioni religiose”: spiega il Movimento 5 stelle di Forlì.

no-colazione-scuole-infanziaTra questi ultimi spicca una tassa nascosta, sconosciuta ai più, che una legge dello Stato prevede possa essere stornata a vantaggio delle opere relative a chiese ed edifici per servizi religiosi: si tratta di un’importante fetta degli oneri di urbanizzazione secondaria che i Comuni italiani, a loro discrezione, letteralmente “regalano” alla Chiesa Cattolica e anche ad altre Chiese, sottraendo così fondi spesso di vitale importanza a servizi pubblici come: asili nido, edilizia scolastica, servizi sociali. Triste coincidenza è la notizia di questi giorni della soppressione della colazione dal servizio di ristorazione delle scuole d’infanzia forlivesi, comunicata ai genitori con una asettica nota senza fornire spiegazioni.

“Quello che non tutti sanno – spiega il M5S – è che un recente parere della Regione Emilia Romagna ritiene non più applicabili le disposizioni che stabiliscono che il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria debbano essere destinati alle chiese ed altri edifici per attività religiose, e sottolineiamo noi, tanto più in un momento di crisi economica come questo”.

Con queste premesse il M5S di Forlì ha ritenuto importante lanciare un segnale e spostare queste elargizioni alla scuola pubblica. “La nostra mozione – spiegano i consiglieri comunali Simone Benini e Daniele Vergini – presentata nel settembre 2015, è rimasta congelata in attesa di una proposta della giunta per un anno. Quasi un record! Ebbene, quando la proposta è finalmente arrivata in aula per la discussione e il voto ci siamo sentiti presi in giro. Il Pd in sostanza propone di lasciare inalterata la percentuale del 7% ma i sussidi potranno essere utilizzati non più per l’edilizia di culto standard ma solo per progetti con finalità sociale… Insomma, un gioco delle tre carte, dove gli stessi sussidi escono dalla porta e rientrano dalla finestra per arrivare agli stessi soggetti di prima. I soliti “artifizi contabili”. Una delusione, soprattutto per aver concesso tanto tempo alla Giunta, in questo caso guidata dall’assessore all’edilizia Francesca Gardini, per ricevere una proposta che a nostro parere risulterà uno sforzo inutile con l’unico, triste, risultato di cambiare tutto affinché nulla cambi”.

Il M5S di Forlì ricorda da un lato che: “la scuola e l’istruzione sono una delle priorità del nostro programma” ed evidenzia dall’altro che: “questa amministrazione comunale non è nuova a elargizioni più o meno ingiustificabili alla Chiesa a danno di altri capitoli di spesa che potrebbero essere sostenuti”. Un esempio significativo? L’elargizione di 6.000 euro per la cerimonia di nomina di mons. Erio Castellucci a vescovo di Modena-Nonantola, già oggetto di una nostra segnalazione alla Corte dei Conti “perché non seguiva le regole per l’elargizione di questo tipo di contributi”.

“La mozione che proponeva di azzerare la percentuale di oneri di urbanizzazione secondaria da destinare come sussidi pubblici all’edilizia di culto avrebbe potuto riscattare la credibilità di questa maggioranza che si presenta, solo a parole, come di sinistra ed a-confessionale, ma nei fatti si è dimostrata politicamente succube di un certo tipo di poteri. E per l’ennesima volta il Pd si è mostrato diviso al suo interno. Sì, perchè la mozione è stata bocciata con il voto del gruppo Pd, ma nonostante l’accoglimento di un emendamento del suo consigliere Zanetti che alla fine ha votato in divergenza al suo partito”: concludono i consiglieri comunali del M5S Simone Benini e Daniele Vergini.

 

Bilancio consuntivo: l’avanzo di amministrazione sbandierato dal PD è frutto unicamente dall’aumento dell’IRPEF

Il MoVimento 5 Stelle di Forlì risponde con una nota ufficiale ai toni “trionfalistici” sbandierati in ogni occasione dalla giunta Drei che ha più volte ”parlato” di un non meglio precisato avanzo di amministrazione di 2,9 milioni di euro nel bilancio consuntivo 2015.

“In realtà – spiegano i consiglieri comunali Daniele Vergini Simone Benini – analizzando le carte risulta evidente come l’avanzo sia stato generato unicamente dal gettito ottenuto con il tanto contestato (da noi e dai sindacati) aumento dell’Irpef comunale alla soglia massima consentita per legge. Ovvero, il PD invece di ottimizzare le risorse e il personale, ridurre gli sprechi, diminuire le “esternalizzazioni”, e garantire una gestione virtuosa dei soldi pubblici ha preferito mettere le mani nelle tasche dei forlivesi. Vantandosi, oltretutto, del risultato ottenuto!“

“E il fatto che questo avanzo di bilancio combaci con il maggior gettito IRPEF dimostra anche il pressapochismo e la scarsa lungimiranza economico-politica che hanno ispirato l’assessorato al bilancio, visto che il Comune, non essendo un’azienda che deve produrre utili a tutti i costi, poteva evitare l’aumento dell’imposta garantendosi comunque un serio e virtuoso pareggio di bilancio”: aggiungono i pentastellati.

Oltre a quanto esposto sopra il MoVimento 5 Stelle di Forlì elenca inoltre altri punti – definiti “pochi chiari” – del bilancio consuntivo.

“Si legge nei toni trionfalistici della maggioranza che per il raggiungimento del positivo avanzo, significativo è stato l’apporto del recupero dell’evasione fiscale, che ha portato a 4,9 milioni di euro di accertato dalle annualità precedenti ma solo 2,6 milioni di euro di effettivamente recuperato come evasione di Ici, Imu, Tari, tassa sulla pubblicità e altre tasse minori. Del significativo incremento rispetto agli anni precedenti il merito però, a nostro giudizio – affermano Daniele Vergini Simone Benini – non è da attribuirsi ad un potenziamento dell’attività di contrasto all’evasione o ad una precisa volontà dell’Amministrazione, bensì come si rileva nella relazione del collegio dei revisori dei conti, dall’applicazione di nuove regole di registrazione che hanno permesso all’ente di iniziare un’attività accertativa e di contabilizzazione delle entrate sulla base di accertamenti definitivi emessi, mentre in precedenza le entrate da recupero evasione venivano contabilizzate per cassa. anche se tutto questo avviene a norma di legge, c’è una differenza sostanziale tra un credito accertato e uno effettivamente incassato per cui riteniamo che una parte dei risultati sbandierati siano tutt’altro che privi di rischio per le casse comunali”: aggiungono i pentastellati.

Gli stessi revisori dei conti hanno poi segnalato: “come non sia stato possibile verificare i rapporti finanziari di debito/credito in essere con l’Unione dei comuni”. Secondo i pentastellati: “Si tratta di cifre di rilevante ammontare, e il dirigente del Bilancio del comune di Forlì ha imputato queste mancanze alle “carenze organizzative” dell’Unione, questo conferma ulteriormente l’inutilità e addirittura la dannosità di questo Ente fortemente voluto dal PD ma che ha introdotto solo problemi e un aumento dei costi.”

“Rileviamo, infine, la presenza anche di ulteriori debiti fuori bilancio per 52.465 euro, cifra contenuta ma che dimostra come il problema di corretta gestione delle risorse pubbliche non sia stato ancora del tutto risolto”: concludono i consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì Daniele Vergini Simone Benini.

 

Derivati: il Comune ha scommesso con i soldi dei cittadini, si tenti una rinegoziazione con le banche per rimediare agli errori fatti

La Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per l’Emilia Romagna, con una delibera del 10 febbraio 2016, ha riscontrato una serie di gravi irregolarità e diverse criticità nella rendicontazione di bilancio 2013 del Comune di Forlì. Fra le criticità riscontrate c’è anche l’utilizzo degli strumenti finanziari cosiddetti “derivati“, ovvero i titoli swap per lo più privi degli elementi standard definiti dalle autorità di mercato e con delle caratteristiche molto spesso decise unilateralmente dalle sole banche a fini speculativi. “Il problema dei derivati è una delle criticità segnalate dalla Corte dei Conti, e quelli attualmente in essere stipulati dal Comune di Forlì nel 2003 stanno genereranno un flusso negativo stimato in circa 1 milione di euro all’anno per i prossimi 3 anni! Chi ha intrapreso questa strada immaginava che i tassi di interesse dovessero crescere, ma in realtà come tutti sappiamo ora sono scesi quasi allo 0%, ed il Comune sarà costretto a pagare circa il 4% di interessi fino al 2025. Gli amministratori dell’epoca hanno fatto male i loro conti e l’attuale giunta continua a coprire gli errori di chi li ha preceduti”: scrivono in una nota i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini. “I derivati – aggiungono i due pentastellati – non sono uno strumento coerente con la gestione delle finanze pubbliche, un amministratore serio dovrebbe far uscire alla luce le responsabilità pregresse e che hanno portato a questo sperpero di risorse pubbliche ed affrontare il problema invece di far finta di nulla”. Concretamente, il Movimento 5 stelle di Forlì ha presentato un mozione dove chiede di impegnare la giunta del sindaco Drei a muovere un tentativo di rinegoziazione di questi derivati con la banca Dexia Crediop. “Sarebbe una sfida interessante da affidare ad esperti legali esterni, invece che impiegare gli avvocati – come accade ed è accaduto troppo spesso nel comune di Forlì – in cause legali contro i propri dipendenti. In nome della trasparenza tanto decantata a parole dalla giunta, ma assente nei fatti, chiediamo inoltre all’amministrazione comunale di redigere una relazione che espliciti in modo chiaro all’opinione pubblica i costi delle operazioni in derivati degli ultimi anni ed i nomi di coloro che hanno suggerito, caldeggiato ed aiutato l’amministrazione a contrarre strumenti di finanza derivata ad alto rischio.“
“Infine ci chiediamo se gli assessori al bilancio degli ultimi 20 anni abbiano lavorato a favore dei cittadini secondo il criterio del buon padre di famiglia o, piuttosto, hanno abbiano preso scelte che di fatto hanno favorito gli interessi delle banche”: concludo i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle di Forlì Daniele Vergini e Simone Benini. Domande che verranno formulate dagli stessi pentastellati nel corso dell’audizione conoscitiva, prevista in data odierna, dove verrà sentito Giorgio Venanzi, dirigente del Servizio Entrate Tributarie, Bilancio e Investimenti e funzionario responsabile d’imposta del Comune di Forlì, chiamato a fornire informazioni dal M5S di Forlì sulle gravi irregolarità e criticità (10 in totale) nel bilancio consuntivo 2013 ravvisate dalla Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti, un elenco interminabile che oltre ai due problemi già elencati somma anche: “Presenza di residui attivi successivamente cancellati dal bilancio, Mancata costituzione del fondo svalutazione nella quota vincolata dell’avanzo di amministrazione, Residui passivi finanziari da prestiti non movimentati da oltre tre esercizi, Sistema contabile ai fini della corretta rilevazione delle poste vincolate, Servizi Conto terzi, Rispetto del patto di stabilità interno ottenuto ritardando il pagamento di obbligazioni scadute per la spesa in conto capitale, Rapporti finanziari tra Comune e Organismi partecipati, Organismi partecipati in perdita o in procedura fallimentare e Limite indebitamento”.

 

IRPEF, aveva ragione il M5S: dopo il rilievo del MEF il Comune di Forlì fa dietrofront ed applica l’aliquota progressiva (ma “col trucco”)

“Anche se presa d’assedio dai sindacati e dalle forze di opposizione in marzo la Giunta era andata dritto applicando un quasi raddoppio dell’Irpef comunale, oggi a due mesi di distanza ha invece deciso di tornare sui suoi passi a seguito di un formale rilievo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che chiede al nostro Comune di applicare una aliquota graduale sui vari scaglioni; come ricordava il M5S già due mesi fa la legge prevede 5 scaglioni non a caso ma per suggerire una certa progressività… il PD non ci ascoltò, nemmeno quando chiedemmo di rinviare l’approvazione del bilancio al 31 maggio per avere il tempo di studiare soluzioni più eque…“, scrive in una nota il Movimento 5 stelle di Forlì.
L’aumento dell’IRPEF, che ha colpito pesantemente lavoratori e pensionati andava anche palesemente contro le promesse elettorali del Pd che nel proprio programma scriveva testualmente “rimodulazione dell’aliquota IRPEF secondo un criterio di equità e progressività a favore delle fasce più deboli”.

Oggi però arriva il clamoroso dietro front a seguito della “bacchettata” del Governo centrale; per adeguarsi la Giunta ha inserito d’urgenza una delibera all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, ma come era facile aspettarsi c’è ‘il trucco”, le nuove aliquote differiscono solo di 0,01 per cento!!!
scaglione oltre 75.000 euro: aliquota 0,80 per cento
scaglione oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro: aliquota 0,79 per cento
scaglione oltre 28.0000 euro e fino a 55.000 euro: aliquota 0,78 per cento
scaglione oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro: aliquota 0,77 per cento
scaglione fino a 15.000 euro: aliquota 0,60 per cento
esenzione fino a 8.000 euro

“Invece di prendere in giro i cittadini il PD avrebbe dovuto sfruttare questa seconda occasione per applicare una vera progressività ed una soglia di esenzione superiore come succede ad esempio Cesena che ha già impostato, in modo realmente progressivo, tutti i 5 scaglioni più l’esenzione fino a 10mila euro, perchè loro possono farlo e noi no?”: commenta Daniele Vergini, consigliere M5S di Forlì, che nell’occasione del dibattito sul bilancio 2015 aveva parlato di ‘macelleria sociale’ messa in atto dalla giunta Drei a danno di quel che rimane del proprio elettorato di sinistra che tutto si sarebbe aspettato fuorché un ulteriore aumento delle tasse.

 

Con il bilancio 2015 il PD di Forlì sancisce la sua “mutazione genetica”

“La giunta Drei ha scelto di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, dei pensionati e di quei lavoratori che, per fortuna, un lavoro ancora ce l’hanno. Con la scusa che Renzi ha tagliato 7 milioni di trasferimenti statali agli enti locali la giunta “di sinistra” (solo quando c’è da prendere i voti!) di Forlì, invece di tagliare gli sprechi, azzerare i premi produzione ai dirigenti e tagliare i rami secchi delle società partecipate, ha preferito caricare l’onere sulle spalle dei cittadini, approvando in fretta e furia quasi un raddoppio secco dell’addizionale comunale IRPEF. La legge prevede 5 scaglioni non a caso, ma per suggerire una certa progressività… il Comune di Forlì si è invece limitato a proporne sostanzialmente due: l’addizionale sale da 0,49 a 0,60% per chi dichiara fino ai 15mila euro e aumenta da 0,49 a 0,80% per chi supera i 15mila euro, prevedendo l’esenzione solo per chi dichiara meno di 8mila euro. Tasse aumentate quindi in modo pressochè lineare, che colpiscono anche le fasce più deboli. Che si potesse agire in modo più equo lo dimostrano altri Comuni tra cui la vicina Cesena che ha impostato, in modo progressivo, tutti i 5 scaglioni più l’esenzione fino a 10mila euro: perchè a Forlì questo non è stato possibile?”: questo l’atto di accusa di Daniele Vergini, consigliere M5S, che intervenendo nelle sedute del consiglio dedicate al bilancio di previsione 2015, ha di fatto sostenuto la protesta sindacale sfociata giovedì 19 scorso, come ormai non accadeva da anni, in una rumorosa quanto corretta presenza in Municipio: l’ultima volta fu nel 2007.

“I sindacati proponevano soluzioni più eque e di buon senso, come lasciare l’aliquota allo 0,49% almeno fino ai redditi di 28.000 euro e compensare il mancato gettito alzando un po’ la Tasi con meccanismi di detrazione intelligenti ed equi che rendessero anche questa tassa di fatto progressiva, sulla falsa riga di quanto fatto, ad esempio, dal Comune di Parma per citarne uno a caso…”: spiega Daniele Vergini che aggiunge un ulteriore elemento critico: “non hanno lasciato all’opposizione il tempo necessario per elaborare emendamenti: con appena 10 giorni a disposizione era impensabile predisporre una proposta seria e articolata anche in considerazione del fatto che, contemporaneamente, si stava trattando un altro argomento molto importante: l’approvazione del POC”.

La posizione del Movimento 5 Stelle è stata chiara: “Il Comune poteva allinearsi alla scelta di altre amministrazioni che hanno posticipato l’approvazione del bilancio, ma la nostra proposta di rinvio è stata bocciata. Se ci avessero dato ascolto ci sarebbe stato più tempo per gli uffici di studiare e proporre una soluzione più equa che impedisse questa ‘macelleria sociale’ messa in atto da una giunta che, tradendo le promesse elettorali, ha voltato le spalle al proprio elettorato di sinistra che tutto si sarebbe aspettato fuorché un ulteriore aumento delle tasse!”.

Anche i tagli alla spesa contenuti nel bilancio tradiscono una totale mancanza di equità: “Tagli alla scuola pubblica: -479mila euro alla scuola materna, -101mila alla scuola elementare, -156mila alla refezione e assistenza scolastica e -241mila agli asili nido. Preoccupa in particolare il taglio agli asili nido che, pur a fronte di un costo realmente importante, si era da sempre configurato come un beneficio/servizio di eccellenza del Comune di Forlì. Insospettisce, per contro, l’incremento delle voci che riguardano i contratti di manutenzione straordinaria con il Global Service (viabilità +860mila euro, illuminazione pubblica +466mila, parchi +202mila) e della misteriosa voce “altri servizi generali” (+708mila). Riteniamo poi esagerata, nell’ambito della cultura, la spesa di 520mila euro per le politiche culturali e le manifestazioni realizzate da privati, sostenute con i soldi pubblici. In particolare  la spesa di 1 milione139mila euro per il teatro, con l’ente pubblico che sostiene per intero la programmazione del principale teatro forlivese, facendosi carico dei costi delle compagnie teatrali”: elenca Daniele Vergini.

“Un ulteriore aspetto della proposta di bilancio che ci lascia perplessi – spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – e che ci piacerebbe fosse approfondito a dovere è quello relativo agli interessi che, come cittadini di Forlì, stiamo continuando a pagare sugli ormai noti derivati Dexia Crediop: facciamo notare come negli ultimi 6 anni il costo di tali strumenti finanziari sia stato per le casse comunali superiore ai 6milioni di euro, non proprio briciole quindi. E, visto che con buona probabilità continueremo a pagare cifre nell’ordine di 1milione di euro all’anno ancora per diversi esercizi, ci chiediamo se siano state fatte tutte le valutazioni del caso per tentare di porre rimedio ad una situazione a dir poco incresciosa, e se siano state eventualmente valutate ipotesi di rinegoziazione o tentativi di transazione con le banche creditrici…  Sarebbe nel contempo doveroso ipotizzare una azione di responsabilità verso quei funzionari e amministratori che si sono lanciati in questa pericolosa operazione, rivelatasi una vera e propria “scommessa”, con i soldi dei cittadini.  Un’ azione in tal senso ci appare necessaria anche in relazione all’elevato indebitamento che il Comune di Forlì ha accumulato negli anni (il debito pro capite è infatti ancora fra i più elevati in Italia)”.

Infine la richiesta del Movimento 5 Stelle di Forlì di sbloccare con urgenza il fondo anticrisi mettendolo a disposizione delle famiglie di Forlì: “Si tratta di 600mila euro che non sono stati ancora messi a bando e che attendono un regolamento trasparente che definisca i criteri di erogazione ed i beneficiari”.