Programma M5S Forlì Amministrative 2014

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Sommario

PREMESSA GENERALE

1. AMBIENTE E TERRITORIO
1.1 Rifiuti
1.2 Piano energetico
1.3 Trasporto pubblico e mobilità urbana
1.4 Aeroporto
1.5 Acqua Pubblica
1.6 Piano del Verde Pubblico
1.7 Urbanistica
1.8 Inquinamento
1.9 Dissesto idrogeologico

2. SALUTE E WELFARE
2.1 Premessa
2.2 Salute e Sanità
2.2.1 Prevenzione e nuovi stili di vita
2.2.2 Autocura
2.2.3 Vaccinazioni
2.2.4 Medicine tradizionali e non convenzionali
2.2.5 Trasparenza amministrativa
2.2.6 Riduzione degli sprechi nella Sanità
2.2.7 Diritto alla salute
2.2.8 Incentivazione della ricerca indipendente
2.2.9 Sicurezza in ambito ospedaliero
2.2.10 Spunti per la Sanità del futuro
2.3 Welfare riflessivo e di prossimità
2.3.1 Premessa
2.3.2 Proposte di cambiamento culturale e professionale
2.3.3 Welfare aziendale
2.3.4 Community care
2.3.5 Workfare e inclusione sociale
2.3.6 Piano regolatore sociale
2.3.7 Armonizzatore Familiare
2.3.8 Case management di comunità
2.3.9 Laboratori di cittadinanza e interculturalità
2.3.10 Modello multisistema per il sostegno ai minori e alle loro famiglie

3. CULTURA, SCUOLA, TURISMO E SPORT
3.1 Premessa
3.2 Cultura
3.3 Scuola
3.4 Turismo
3.5 Sport

4. LAVORO ED ECONOMIA
4.1 Premessa
4.2 Agricoltura e permacultura
4.3 Green Economy e Blue Economy
4.4 Centro del Riuso e del Riciclo
4.4.1 Premessa
4.4.2 Dettagli sul funzionamento e sul progetto del Centro del Riciclo
4.4.3 Progetti Educativi
4.4.4 Progetti innovativi ispirati al Centro di Vedelago
4.5 Sviluppo e vocazioni territoriali
4.6 Progetti contro la disoccupazione giovanile
4.7 Riqualificazione energetica grazie alle ESCO
4.8 Decrescita
4.8.1 Premessa
3.8.2 Presupposti della decrescita
3.8.3 Equità e redistribuzione delle risorse
3.8.4 Sostenibilità
3.8.5 Impronta ecologica
3.8.6 Proposte specifiche a breve termine
4.9 Barter / SCEC
4.10 Economia della felicità
4.11 Orti della convivialità
4.12 Reti di Economia Solidale
4.13 Fondo di Garanzia per le PMI del distretto del riciclo

5. COMUNITA’ RESILIENTI
5.1 Le reti virtuose
5.1.1 Le città equosolidali
5.1.2 Le città amiche delle foreste
5.1.3 Le città del bio..
5.1.4 La rete dei comuni solidali
5.1.5 La rete internazionale delle città del buon vivere
5.2 Idee per vivere meglio
5.2.1 Transition town
5.2.2 Quartieri car-free
5.2.3 Incredibile edibile
5.2.4 Street art
5.3 Collettività

6. TRASPARENZA E GESTIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
6.1 Il Comune dei cittadini
6.2 Semplificazione amministrativa per cittadini e imprese
6.3 Trasparenza, partecipazione, amministrazione economica

7. RIQUALIFICAZIONE CENTRO STORICO E SPAZI DISMESSI
7.1 Centro storico
7.2 Migliorie all’arredo urbano
7.3 Spazi dismessi

8. SICUREZZA E LEGALITA’
8.1 Premessa
8.2 Sicurezza
8.3 Legalità, solidarietà e partecipazione

9. PARTECIPAZIONE E FUTURO: LA CITTA’ CHE VORREI


PREMESSA GENERALE


Per la filosofia del Movimento 5 Stelle è determinante che i cittadini siano costantemente informati sulle decisioni prese dall’amministrazione comunale, per renderli sempre più consapevoli dei loro diritti/doveri, favorendone la partecipazione alle scelte, attraverso un maggior interesse politico e sociale.

L’attuazione di questo modello di democrazia partecipativa prevede un uso “importante” del dialogo con la cittadinanza, da attuarsi anche attraverso gli strumenti informatici che la tecnologia ci mette a disposizione.

Per il cittadino informato sarà più semplice scegliere comportamenti/stili di vita virtuosi per l’ambiente, il territorio e, soprattutto, per il futuro delle generazioni successive.
Uno dei nostri impegni primari, una volta alla guida della città, sarà quindi ristabilire un vero rapporto di fiducia fra istituzione e cittadino, facendo crescere la consapevolezza di come le tematiche legate ad ambiente e territorio siano il migliore investimento di ognuno di noi per il bene collettivo.

Quando usiamo il termine “cittadinanza” intendiamo educazione, rispetto di regole e ambiente, cambio di mentalità/sensibilità personale, generosità/disponibilità del proprio tempo, attivismo nell’uso delle capacità/competenze personali. Dobbiamo riscoprire quella appartenenza al territorio cercando e sviluppando insieme idee e progetti, tutti noi possiamo farlo, tutti noi abbiamo qualche peculiarità che ci contraddistingue, tutti noi possiamo dare un contributo per il nostro Paese.

Il progetto che potremmo definire “La città che vorrei” nasce dal desiderio dei cittadini Movimento 5 Stelle di Forlì di co-abitare la città attraverso un forte senso civico di appartenenza a tradizioni e territorio ma con lo sguardo rivolto sempre al futuro. Prenderemo come spunto le Smart City e le realtà che già esistono in giro per il mondo, applicandole alla città e ai cittadini di Forlì. Le nostre parole chiave sono e saranno mobilità, sostenibilità, sicurezza, condivisione, utilità, rifiuti zero, energie rinnovabili, ecologia sostenibile, eco-città, assistenza, zero barriere, verde pubblico, social green park, soluzioni multifunzionali, Transition Town, blue economy, resilienza, permacultura.

Molte, forse troppe, sono le idee e i progetti che seguono, ne potremmo realizzare solo una piccola parte se saremo minoranza in consiglio comunale, ne realizzeremo molte di più se saremo maggioranza di governo. Se poi i cittadini diventeranno proattivi e maggiormente responsabili ne potremmo realizzare molte e molte di più. Questo programma non è il libro dei sogni ma delle utopie concrete già esistenti altrove e che tutti assieme (amministratori e cittadini) potremmo realizzare – attraverso la democrazia partecipativa – anche a Forlì.



1. AMBIENTE E TERRITORIO

1.1 Rifiuti

Il rapporto ISPRA per la produzione dei rifiuti nel 2012 stabilisce per la provincia di Forlì-Cesena un valore di circa 800 kg/abitante.

rifiuti pro-capite.png

Questo dato è tra i più alti in Italia (il valore medio in Emilia Romagna è 673 kg/abitante) e ci mostra quanto lavoro ci sia da fare per:
· sensibilizzare i cittadini e indirizzarli ad acquisti più consapevoli al fine di ridurre al minimo la produzione di rifiuti;
· spingere le aziende verso sistemi di produzione che utilizzino meno imballaggi e che producano meno rifiuti;
· creare regolamentazioni che premino i consumatori e gli imprenditori virtuosi.

Nel nostro contesto locale la società Hera Ambiente è responsabile della raccolta dei rifiuti e Hera spa dello smaltimento tramite il suo inceneritore di Forlì. La stessa ditta non ha certo avuto un interesse reale alla diminuzione dei rifiuti, anzi il suo interesse è quello di averne in quantità sempre maggiori per alimentare il suo sistema di produzione di energia tramite l’inceneritore.

Noi continuiamo ad acquistare prodotti dove il valore del rifiuto è maggiore del prodotto stesso. Il costo di una bottiglietta di acqua è quasi tutto nel contenitore e nel trasporto. E’ chiaro che il legame produzione rifiuto/incenerimento-smaltimento và progressivamente indebolito rendendo obsoleti i processi di combustione e di discarica.

La raccolta differenziata ha il vantaggio di produrre un rifiuto di qualità che può quindi essere riciclato e recuperato come materia prima, ma l’obiettivo del Movimento 5 Stelle è quello di avere una città a rifiuti zero.

Rifiuti Zero è un sistema che propone di riprogettare la vita ciclica delle risorse in modo tale da riutilizzare tutti i prodotti, facendo tendere la quantità di rifiuti da conferire in discarica allo zero.

A dimostrazione che questo nuovo stile di vita sia valido e applicabile su vasta scala, si portano ad esempio le esperienze di comuni come Empoli (circa 50.000 abitanti) e altri 80 comuni per un bacino di oltre 2.000.000 di persone.

I punti chiave di questa svolta sono:
· informazione capillare ai cittadini e alle aziende con messa a disposizione di esperti per la riduzione dei prodotti di scarto
· riduzione degli imballaggi alla fonte
· applicazione della tariffa di smaltimento puntuale cioè chi più produce più paga (quota fissa più una variabile)

Azioni necessarie:
· cambiamenti nel nostro stile di vita che ci deve far traghettare dalla civiltà dell’usa e getta ad una civiltà di consumi consapevoli. In cambio avremo una migliore qualità ambientale e non lasceremo alle future generazioni i danni dei nostri sprechi.
· il sistema della raccolta differenziata non è in contraddizione con l’obiettivo rifiuti zero e quindi la situazione rallentata di Forlì, causata da un costo insostenibile, deve essere superata togliendo ad Hera la raccolta e contemporaneamente impostando la tariffa puntuale.
· dovranno essere incentivate in ogni modo la nascita di aziende specializzate per il recupero del rifiuto differenziato in modo da creare un tessuto fertile per la crescita di questo settore economico.
· Il comune dovrà organizzare dei punti di raccolta dove i cittadini potranno portare i loro oggetti dismessi o rotti dove poter effettuare la riparazione, la rivendita o la separazione delle materie prime prima dell’ invio alle ditte per il riciclo.
· L’obiettivo è quello di raggiungere una quota di rifiuto non differenziato di 100 kg a persona.

Siamo perciò favorevoli alla separazione tra chi raccoglie e chi smaltisce in modo da creare le condizioni perché nel territorio si passi da un sistema raccolta-smaltimento di tipo industriale, e quindi con molto capitale e poca mano d’opera, ad una sistema che faccia nascere più aziende che facciano dello smaltimento un business con creazione di posti di lavoro.

Il modello del centro riciclo di VEDELAGO è quello a cui si dovrà fare riferimento.

1.2 Piano energetico


Il risparmio energetico è certamente uno degli obiettivi principali che il Movimento 5 Stelle si prefigge, anche quando si parla di politiche locali. Dal Piano Energetico Comunale emergono pochi dati (del 2004) che vengono qui di seguito mostrati:

E’ nostra intenzione elaborare un nuovo Piano Energetico Comunale (PEC), individuando le scelte strategiche dei prossimi 10 anni per ridurre l’impatto ambientale, promuovere l'uso razionale delle risorse, diffondere una coscienza responsabile nell’utilizzo di tutte le forme di energia; per tendere il più possibile a uno sviluppo sostenibile. Il PEC avrà tra i suoi principali obiettivi l’individuazione delle linee di indirizzo più adeguate al fine di razionalizzare l'uso dell'energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, sia nel settore pubblico che in quello privato. L'obiettivo è l'autosufficienza energetica del Comune. Ad esempio potranno essere previsti incentivi:
· alle costruzioni ad alta efficienza energetica;
· all'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili (si potrà studiare una proposta di finanziamento collettivo per la realizzazione di impianti fotovoltaici o microeolico);
· a forme di gestione collettiva degli impianti termici;
· all’istallazione di piccoli impianti ad alta efficienza tipo i cogeneratori;
· all’istallazione caldaie per uso domestico a pellet

Dovranno trovare vasta applicazione le nuove tecnologia di illuminazione:
· utilizzo di lampadine a led (che, oltre ad essere economica, genera un fascio luminoso facilmente direzionabile con estrema precisione, consentendo di illuminare le aree desiderate senza dispersioni);
· sostituzione dei “vecchi lampioni”, che spesso illuminano maggiormente il cielo invece della strada, con lampade a maggiore efficienza che oltre ad un risparmio energetico producono anche un minore inquinamento luminoso;
· sostituzione in tutti i cimiteri delle lampadine tradizionali
· installazione di tubi per la captazione e la diffusione dei raggi solari in tutti gli edifici pubblici;
· impianti con sensori di attivazione al passaggio per le zone scarsamente frequentate.
· interfacciamento con università e istituti tecnici per studiare e validare le nuove tecnologie presenti

Inoltre saranno promosse:
· Promozioni di soggetti ad azionariato popolare (consorzi, cooperative, Energy Service Company - ESCO) per la produzione energetica rinnovabile e il risparmio energetico. Il Comune, in linea con il Piano Energetico Regionale, metterà a disposizione coperture ed edifici in cui installare impianti per energie rinnovabili.
· Emissione di Buoni Ordinari Comunali (BOC) a finanziamento di impianti di produzione energetica
· Dotazione delle case popolari e di tutti gli edifici di proprietà comunale di tecnologie per il risparmio energetico e per la produzione di energie rinnovabili (attraverso l’uso anche dei BOC).

L’obiettivo è quello nei prossimi 10 anni di risparmiare almeno il 50% di energia consumata dagli edifici pubblici comunali; per fare questo potranno essere attuati progetti di ristrutturazione utilizzando il modello delle ESCO (Energy Service Company: queste società hanno il compito di trovare le risorse finanziarie, eseguire gli interventi di adeguamento tecnico o di isolamento e ripagarsi gli investimenti con un contratto poliennale di gestione delle utenze. Al termine del contratto il comune avrà edifici che consumano con standard economici e non avrà utilizzato risorse pubbliche).

I regolamenti edilizi dovranno prevedere procedure semplici per le autorizzazioni all’istallazione di pannelli fotovoltaici e impianti di microeolico.

Pur essendo favorevoli in linea di principio alla collettivizzazione degli impianti di riscaldamento, siamo contrari al teleriscaldamento quando questo viene alimentato dall’inceneritore in quanto impegna il comune a mantenere in funzione un impianto che, secondo il Movimento 5 Stelle dovrà essere chiuso quanto prima.

In ultimo una considerazione sull’energia elettrica derivante dalla combustione delle biomasse: il piano regionale ha dato forte rilievo a questa forma “ecologica” di produzione in quanto consente un risparmio nella produzione di CO2 e contemporaneamente uno smaltimento dei prodotti di scarto dell’agricoltura. Il Movimento 5 Stelle è tendenzialmente contrario all’istallazione di grosse centrali a biomasse in quanto:
· non convenienti dal punto di vista energetico se non per le forti incentivazioni derivante dai certificati verdi
· non è possibile controllare la provenienza e la qualità del combustibile
· la combustione produce in ogni caso nanoparticelle e altre sostanze inquinanti (NOx)
· data la bassa resa energetica, i materiali da bruciare dovranno essere prodotti in grande quantità per rendere conveniente l’impianto e questo potrebbe sottrarre terreno agricolo per la produzione alimentare
· se il materiale da bruciare non è a chilometro 0, il loro trasporto all’impianto di produzione rende il bilancio della CO2 non conveniente
In ogni caso la concessione deve essere condizionata ad un reale vantaggio per la comunità.

1.3 Trasporto pubblico e mobilità urbana

Anche per quanto riguarda il trasporto pubblico/privato e la mobilità urbana, l’arretratezza dell’Italia rispetto ai paesi più moderni è evidente. Forlì non è indenne da questo problema: il responso del settimo rapporto elaborato da Euromobility con il contributo e il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, pone Forlì al 38esimo posto su 50 città considerate sopra ai 100.000 abitanti; dato che boccia senza attenuanti la politica del trasporto degli ultimi decenni.

La situazione della mobilità a Forlì è descritta sinteticamente nelle seguenti tabelle (Piano Urbano del traffico e nel Piano di Azione per l'Energia Sostenibile, dati 2011):

Mezzo utilizzato per spostarsi in centro storico

(%)

Auto privata

42,5

Bicicletta

30,5

Trasporto pubblico locale

8

Altro (pedoni, taxi, moto...)

19


Mezzo utilizzato per spostarsi fuori dal centro storico

(%)

Auto privata

72,1

Bicicletta

10,5

Trasporto pubblico locale

3,6

Altro (pedoni, taxi, moto...)

13,8


Appare evidente che l’utilizzo dell’auto privata per gli spostamenti sia all’interno che fuori dal centro storico è ormai diventata una consuetudine consolidata dai forlivesi; il nostro comune è ai primi posti in Italia nel rapporto numero di auto per abitante: 73.851 su 110.000 abitanti.

Questa alta densità di autoveicoli ovviamente ha un costo: il traffico, la sicurezza nelle strade, l’inquinamento atmosferico e acustico, una peggiore vivibilità, alti costi urbanistici per la realizzazione e manutenzione delle strutture viarie (servono sempre più strade e parcheggi) e un importante costo economico per le famiglie.

Le politiche nazionali e locali attuate finora per disincentivare l’uso degli autoveicoli privati non ha dato apprezzabili risultati. Nonostante le favorevoli condizioni climatiche e morfologiche del nostro territorio l’utilizzo dei mezzi pubblici e sopratutto della bicicletta rimane una scelta minoritaria.

Il trasporto pubblico rappresenta certamente una delle migliori soluzioni per la soluzione dei problemi del traffico, purtroppo il dato del 3,6% di uso dei mezzi pubblici per spostamenti fuori dal centro storico è bassissimo e significa che il cittadino non vede né la convenienza né la comodità di utilizzare l’autobus per raggiungere le aree di lavoro o l’ospedale o le zone limitrofe; questa mancanza di interesse per i mezzi pubblici potrebbe anche essere imputabile a una programmazione e pianificazione di percorsi ed orari non compatibili con le esigenze dei cittadini.

L’attuale amministrazione ha attuato in questi 5 anni: un ampliamento della rete ciclabile, in alcuni punti anche molto criticabili sia nella progettazione che nella realizzazione un esempio per tutti la pericolosità di quella di Piazzale della Vittoria; la realizzazione del sistema di Bike Sharing; i parcheggi scambiatori; i punti di ricarica auto elettriche. Queste azioni seppur nella giusta direzione non sembrano aver portato ad una concreta riduzione del traffico da auto privata. E’ nostra intenzione promuovere e migliorare queste azioni, premiando i comportamenti virtuosi dei cittadini che scelgono il mezzo pubblico e le biciclette, per esempio sperimentando durante l’arco dell’anno alcuni periodi di totale gratuità del servizio pubblico.

Il completamento del sistema delle tangenziali contribuirà a decongestionare il centro dal traffico di spostamento medio. Per questo motivo sarà possibile rendere più sicure le strade urbane introducendo limiti di velocità più bassi e dedicando parte delle carreggiate alle piste ciclabile e ai percorsi pedonali. La scelta di potenziare le piste ciclabili è strategica in quanto la maggior parte degli spostamenti in auto è sotto i 3 km, una distanza che è facilmente percorribile in bicicletta in dieci minuti. La bicicletta già da diversi anni è tornata di moda, per motivi salutistici ma oggigiorno anche economici. Per il secondo anno consecutivo il numero di biciclette vendute in Italia ha superato quello delle auto e quindi è giusto investire nelle infrastrutture a servizio di questo mezzo di spostamento.

Considerato che la mobilità è un diritto di tutti i cittadini sancito dalla costituzione per poter svolgere le proprie attività e quindi il programma del movimento si impegnerà per dare a tutti questo diritto in particolare ai soggetti più deboli, le nostre proposte sono:
· ridefinizione del piano di mobilità in particolare del trasporto pubblico locale
· tariffe agevolate dei bus per i lavoratori del centro storico
· estensione a tutto il centro storico e ai quartieri più popolosi di aree con limite di velocità 30 km/h
· forte investimento sull’ampliamento della rete ciclabile e il miglioramento della loro sicurezza
· incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici mediante una campagna di sconti radicale e periodi di gratuità del servizio
· introdurre e promuovere il carpooling e carsharing. Le auto viaggiano con una media di 1,2 passeggeri e quindi se si potesse raddoppiare il numero dei viaggiatori si potrebbe avere miglioramenti in termini di inquinamento e di risparmio energetico. I sistemi Jungo e Bla Bla Car sono quelli che meglio raggiungono questo obiettivo proponendo una sorta di autostoppista pagante e sicuro
· Incentivazione e regolamentazione del sistema “taxi collettivo” che avendo la possibilità di modificare rapidamente i propri tragitti ha una efficienza decisamente superiore alle linee pubbliche
· campagne di informazione rivolte alla cittadinanza per l’uso della bicicletta; obiettivo: fare di Forlì la prima città italiana per l’uso delle due ruote

Uno dei punti fissi del Movimento 5 Stelle è lo stop al consumo del suolo, per cui è contro la realizzazione di nuove strade a grande traffico tipo la cosiddetta “via Emilia bis”, soprattutto se vengono realizzate con contributi dei privati che poi faranno pagare un pedaggio; gli investimenti dei prossimi anni dovranno essere indirizzati al completamento del sistema di tangenziale e alla messa in sicurezza delle strade esistenti.

Parcheggi

Dalla mappa sottostante si nota come la presenza di parcheggi è distribuita soprattutto sul perimetro della circonvallazione con parcheggi gratuiti o a sosta lunga mentre i parcheggi in centro sono a pagamento orario.
Vista la necessità di rivitalizzare il centro storico tra gli interventi previsti ci sono le modifiche al piano tariffario per consentire la sosta lunga anche in centro per dare a chi ci lavora la possibilità di raggiungere facilmente il posto di lavoro.

Pur essendo a conoscenza che l'auto in centro non significa nuova vita per le attività e per i residenti, e che la rinascita del centro storico deve passare da una serie di interventi sinergici e concomitanti, si propone:
· Formazione ai cittadini per una mobilità sostenibile
· Semplificazione delle tariffe con tre ipotesi: sosta breve, sosta lunga e gratuita
· Tariffe agevolate per chi lavora in centro storico
· Spostamento dei parcheggi rosa in zone più centrali
· Aumento del numero di parcheggi a corona nella maggior parte gratuiti o con tariffa sosta lunga
· Eliminazione delle auto dalla superficie del centro storico con realizzazione di interventi di recupero urbanistico che prevedano parcheggi anche interrati

1.4 Aeroporto

Le ultime vicende, fallimento SEAF e declassamento a voli nazionali, hanno probabilmente scritto l’ultima pagina del prestigioso aeroporto di Forlì. La struttura aeroportuale di Forlì è tecnicamente valida e ha funzionato abbastanza bene fino quando è iniziata la guerra con gli aeroporti di Bologna e Rimini a colpi di contratti a rimessa con le compagnie low cost, per la gioia dei loro bilanci. Questo ha portato il fallimento del Ridolfi ma anche del Fellini.

La regione Emilia Romagna ha di fatto decretato la chiusura dell’aeroporto forlivese ostacolando i contatti avanzati con la società SAVE nel 2011 che si dimostrava interessata alla gestione.

La politica regionale ha aiutato solo lo scalo bolognese senza fornire un piano efficiente e organico del traffico aereo funzionale anche allo sviluppo delle altre strutture esistenti in regione. L’esempio di SAVE del Veneto è esemplare; la società ha progettato il polo aeronautico del nord est e ha così raccolto la gestione degli aeroporti di Venezia, Treviso, Verona, Trieste e ora concorre anche alla gestione di quello di Lubiana. In Veneto questa strategia di scala ha avuto successo specializzando le varie strutture, da noi in Emilia Romagna qualcuno ha invece perseguito il progetto contrario.

La presenza di un Polo Tecnologico aeronautico e dell'Istituto Aeronautico richiede un aeroporto funzionante e quindi non è possibile una chiusura totale della struttura. Si dovrà quindi tentare l’assegnazione della gestione a privati ma a costo zero per le casse del comune.

Una volta aggiudicato, il comune si farà promotore di una politica di rilancio della struttura che deve rappresentare un ulteriore elemento di sviluppo economico. Se questa possibilità andasse persa, la decisione sul destino del Ridolfi dovrà essere presa dopo una opportuna consultazione popolare.

1.5 Acqua Pubblica

Ogni abitante dell’Emilia-Romagna consuma ogni giorno in media 160 - 170 litri d’acqua per uso civile; molta dell’acqua utilizzata serve per lo sciacquo del WC (33%) e per l’igiene personale (20-32%) e solo una modesta percentuale (3-5%) è utilizzata a scopo alimentare. In Germania la quota procapite giornaliera è di 70 litri!!!

Questi sono i dati scorporati per provincia e per tipo di consumo estratto dal piano di tutela delle acque regionale:



La situazione nella provincia di Forlì nel civile è in linea con le medie regionali ma molto distante dagli standard nord europei. Si nota come l’utilizzo di acqua per uso agro-zootecnico è paragonabile a quello civile per un totale di oltre l’80% del consumo.

La trasformazione delle coltivazioni da intensive a perenni (che non richiedono l’alternanza delle produzioni) e l’utilizzo di impianti di irrigazione meno spreconi tipo l’irrigazione goccia a goccia può ridurre questa cifra così come il riuso delle acque derivanti dalla zootecnia. L’amministrazione comunale dovrà semplificare, nel limite dei propri regolamenti, le procedure per realizzare le vasche di accumulo delle acque meteoriche.

Nel campo civile, un terzo dell’acqua che arriva all’acquedotto deriva da estrazione di pozzi e due terzi dall’invaso di Ridracoli. L’obiettivo per Forlì è quello di ridurre al minimo l’uso dell’acqua da falda sotterranea per evitare i gravi fenomeni di subsidenza presenti e per rendere l’acqua del rubinetto di qualità più elevata. Per fare ciò si dovrà attuare una politica di gestione più oculata dell’utilizzo di acqua potabile non solo nel nostro comune ma in tutti quelli serviti da Romagna Acque. L’acqua potabile và considerata una risorsa preziosa da non sprecare per ridurre drasticamente l’uso attuale.

Per ottenere questo risultato:
· và resa conveniente e incentivata la divisione degli impianti idrici per uso domestico in modo che l’utilizzo di acqua potabile venga destinato al solo uso alimentare. Per tutte le altre azioni si deve utilizzare acqua non potabilizzata e acqua di recupero.
· la presenza di vasche di raccolta delle acque meteoriche per i nuovi edifici, già attualmente in uso per la pratica dell’invarianza idraulica, dovrà servire anche per l’accumulo delle acque degli impianti sanitari e d’irrigazione.

Se si elimina o si riduce al minimo l’uso di acqua di falda, non saranno più necessarie le strutture cosiddette “case dell’acqua”. Queste strutture saranno superate se dal rubinetto di casa uscirà solo acqua di Ridracoli.
Per mantenere alto il livello qualitativo dell’acqua per uso civile ma anche industriale si dovrà completare la sostituzione dei tubi in cemento amianto di cui sono ormai acclarate le pericolosità (si veda il capitolo Inquinamento).

Si richiederà l'obbligo di pubblicazione e aggiornamento sul portale comunale on-line dei dati relativi ai controlli effettuati sulla qualità dell'acqua superficiali nel territorio comunale. Possibilità di campionamento a spese dell’ente preposto da parte dei cittadini.

Inoltre l'esito referendario dell'12-13 giugno 2011 è LEGGE. Il movimento si impegna perciò a ripubblicizzare il Servizio Idrico Integrato tramite un Ente Consortile di Diritto Pubblico con l’obbligo di raggiungere ogni anno il pareggio di Bilancio. La gestione dell’Ente dovrà essere realizzato tramite democrazia partecipata da parte dei lavoratori e dei cittadini.

A tutti i cittadini deve essere garantito gratuitamente il minimo vitale per la sopravvivenza di 50 litri di acqua al giorno per ogni persona.

Anche nell’ambito industriale la pratica del recupero-riutilizzo delle acque e il doppio impianto dovrà essere incentivata.

L'obiettivo che ci poniamo è di ridurre i consumi sia per uso civile che agricolo del 20% in 5 anni.

1.6 Piano del Verde Pubblico

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat (che considera l’anno 2011), in Italia il verde urbano occupa in media il 2,7 per cento del territorio dei capoluoghi di provincia a Forlì solo 1,3%. Sempre in media, ogni abitante ne ha a disposizione 30,3 metri quadri, Forlì ne ha solo 24,3.

In termini percentuali la densità del verde urbano rispetto alla superficie totale è 1,3% così suddiviso:

Verde urbano

1,3%

Verde storico

22,7

Verde attrezzato

24,9

Aree di arredo urbano

12,4

Aree sportive all’aperto

24,3

Giardini scolastici

7,7

Orti urbani

1,3

Forestazione Urbana

1,9

Altro

4,6

Totale

100,0


Da questi dati si deduce in maniera netta che il verde pubblico a Forlì è sicuramente insufficiente sia in termini di quantità ma soprattutto di qualità.

Ad esclusione dei grandi parchi (Agosto, Dragoni, Resistenza) dove la cura è continua, vi sono giardini pubblici come quello di Ravaldino o quello di via Salinatore praticamente in stato di abbandono che necessitano forti interventi di recupero e una riprogettazione che gli possa dare nuova vita. Ma anche il verde di arredo urbano è in condizioni inaccettabili in quanto manca una manutenzione e una cura regolare.

Migliore gestione degli sgambatoi per cani in essere e creazione di nuovi soprattutto in area centrale.

Per aumentare la percentuale di verde pubblico potranno essere ricavate nuove aree verdi attrezzate lungo i corsi dei due fiumi Montone e Ronco e ampie porzioni delle grandi aree dismesse.

1.7 Urbanistica

La città di Forlì ha una struttura urbanistica che è il risultato di varie espansioni più o meno programmate in periodi storici diversi. Questa crescita ha prodotto una città nel complesso senza grandi squilibri e problematiche ma con la necessità di piccoli interventi mirati di riqualificazione di quartieri in cui per esempio si può aumentare la presenza di verde pubblico, le piste ciclabili o i parcheggi extra sede stradale.

La volumetria del costruito sia in ambito residenziale che industriale ha già superato abbondantemente la richiesta del mercato e quindi si confermerà il concetto di volumetria zero. Per questo motivo si dovranno facilitare le procedure per il recupero dell’esistente nell’ottica della riqualificazione energetica e sismica degli edifici.

Il collegamento tra il centro abitato e le zone strategiche della città è già in gran parte realizzato con il sistema viario delle tangenziali. Questo sistema una volta completato, data la sua collocazione vicina alla città, sarà funzionale anche alla progressiva diminuzione del traffico nelle vie del centro che potranno quindi essere messe in sicurezza per il traffico ciclistico e pedonale.

Una parte fondamentale degli interventi urbanistici del prossimo decennio sarà riservato al centro storico che deve diventare il cuore pulsante della città (si veda il capitolo dedicato). Per ottenere questo risultato si concentrerà in questo ambito la maggior parte degli investimenti in quanto il centro deve ritornare ad essere la parte della città dove la cittadinanza può riconoscersi come comunità.

All’interno e a ridosso delle mura storiche vi sono aree pubbliche e private in stato di abbandono che devono essere recuperati. Tra queste si possono citare:
· area ex Eridania (sito privato ma strategico per la città)
· ex deposito delle corriere
· ex caserma della Ripa
· ex hotel Universal
· cortile ex pescheria di corso Diaz
alle quali si può aggiungere anche l’area Guido da Montefeltro il cui ruolo di parcheggio è stato superato dalla creazione del parcheggio gratuito a ridosso del parco urbano e quindi consente una riqualificazione di tutta l’area in funzione dell’area museale.

L’area Ex Eridania è privata e il valore dato dalle banche è di 24 milioni. L’acquisto dell’area da parte del comune sarebbe perciò una impresa onerosa pari al costo di un eventuale recupero. Per tale area è invece auspicabile un progetto di recupero che deve avere una connotazione pubblica e privata evitando la costruzione di nuovi edifici ma intervenendo sull’esistente. Il privato può realizzare finalità a servizio della città che siano ad uso commerciale, o multisale cinematografiche, o impianti sportivi ecc. Per la parte pubblica possono essere recuperate le aree a verdi creando un parco sulla zona nord del centro storico che è sfornito di verde pubblico.

Per le altre aree dismesse di proprietà comunale, se l’amministrazione identifica un utilizzo pubblico, si farà carico del loro recupero, in caso contrario si procederà alla vendita al privato, dopo consultazione pubblica, con obbligo di intervento su progetto concordato.

Una semplificazione normativa per il centro storico con possibilità di interventi che, seppure rispettosi della forma esteriore degli edifici, consenta all’interno maggiore libertà progettuale è un ulteriore strumento che incentiverà l’investimento del privato.

Con l’apertura di questi cantieri pubblici e privati nella città è possibile fornire una nuova spinta alla riqualificazione urbana del centro storico.

Per quanto concerne l’iter delle pratiche edilizie, purtroppo essendo regolate dalla legge regionale n.31 del 2002, poco si può fare se non cercare di semplificare l’intricata ragnatela di regolamenti comunali che hanno reso impossibile, per un cittadino qualunque la presentazione di semplici pratiche di ordinaria manutenzione.


Le problematiche principali sono:
· L’inefficienza dello sportello unico con perdite di tempo nello smistamento pratiche tra i vari uffici; inoltre le pratiche hanno bisogno anche di autorizzazioni di enti esterni al comune (ex genio civile, comunità montana, Hera, ASL) e quindi lo sportello unico attualmente è limitato alla presentazione delle sole pratiche architettoniche. Il Movimento 5 Stelle potenzierà questo servizio in modo che l’ufficio diventi veramente lo sportello unico a cui presentare tutte le domande per le autorizzazioni
· Le eccessive richieste di integrazioni, che sospendono i tempi via posta senza usare le mail certificate. Sarà abolita la pratica di attendere sino all’ultimo giorno disponibile prima di richiedere una integrazione, come mezzo per sospendere la decorrenza dei termini. Le integrazioni saranno richieste entro 15 giorni dalla presentazione della pratica.
· L’eccesso di deresponsabilizzazione dei tecnici comunali e dei dirigenti che richiedono dichiarazioni aggiuntive rispetto alla legge e che comportano la responsabilità penale del tecnico
· la difficoltà dei tecnici progettisti di lavorare in comuni differenti in quanto le regole cambiano da comune a comune; sarà richiesta una uniformazione dei RUE a livello regionale almeno per aree omogenee
Tra le azioni che il movimento intende fare in questo ambito è la trasparenza delle attività dei singoli dirigenti che devono rendicontare al pubblico il proprio lavoro. Questo intervento ha lo scopo di far giudicare ai cittadini il rendimento dei dirigenti comunali e dimostrare l’adeguatezza dello stipendio percepito.

Il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance, con il quale viene distribuito il cosiddetto premio di produzione, deve essere ridefinito considerando anche il giudizio del pubblico nella valutazione complessiva del servizio. In ogni caso la quota complessiva dell'importo andrà diminuita.

1.8 Inquinamento

La condizione dell’inquinamento ambientale nell’ambito del comune di Forlì riguarda i seguenti ambiti:

ARIA: questa è in assoluto la situazione più preoccupante e quindi la priorità in quanto vari studi hanno dimostrato che la pianura padana è tra le zone a peggiore qualità dell’aria.
L’inquinamento deriva dalle condizioni morfologiche della regione e dalla presenza del forte inurbamento. Il Comune può incidere su questa tematica agendo sulla riduzione delle sorgenti principali: il riscaldamento, il traffico e gli impianti di incenerimento.

Un piano di risparmio energetico degli uffici pubblici produrrà un risparmio nei costi e una minore produzione di particolato. La sensibilizzazione della popolazione a questo tema poco valutato è la prima forma di intervento. Un cittadino informato sui rischi della propria salute e dei sui figli è sicuramente meglio disposto anche a tenere il proprio riscaldamento a 19° o a scegliere la bicicletta per brevi spostamenti.

La riduzione del traffico del giovedì anche se non ha avuto un effetto rilevante sui parametri inquinanti ha però avuto una funzione formativa sulla popolazione e quindi và proseguita.



Questa foto della NASA mostra le polveri ultrasottili (nanoparticelle) nella pianura padana.
Si tratta di particelle ultrafini di particolato dannose per la salute perché non si fermano nei polmoni ma entrano nel circolo sanguigno e nella composizione cellulare stessa. Ancora più piccole e dannose delle famigerate polveri sottili si comportano come corpi estranei e sono costituite per la maggior parte da cromo, cadmio, nichel, arsenico, amianto, mercurio ed altre sostanze notoriamente tossiche elencate nella lista dei “cancerogeni certi” da uno studio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

ACUSTICO: le aree critiche sono quelle vicino alle grandi arterie viarie. Il comune dovrà fare un censimento delle zone a maggiore criticità acustica e sulla base di questo stabilire progetti di bonifica mediante l’uso di asfalti fonoassorbenti e variazioni al flusso del traffico veicolare.


ELETTROMAGNETICO: questo fenomeno è prodotto da due sorgenti principali gli elettrodotti e le antenne telefoniche e radio. Nel nostro territorio gli elettrodotti sono presenti solo in zone poco abitate e quindi meno pericolose delle fonti da antenne che sono ubicate ovunque nella città.

L’ARPA procede al controllo continuo dei valori e sembra che la situazione forlivese sia nella norma, ma per la popolazione questi risultati non sono una condizione rassicurante. Gli studi sull’inquinamento per elettromagnetismo non hanno ancora stabilito l’effettiva pericolosità, ma ci si base su principi di cautela ponendo delle soglie limite. Ma se un impianto è al di sotto della soglia ma investe per 6 ore al giorno i bambini di un asilo, dobbiamo stare tranquilli‌
Il Movimento 5 Stelle valuterà la possibilità di riduzione del numero di impianti nelle zone a maggiore vulnerabilità.

AMIANTO: le caratteristiche patogene di questo minerale utilizzato in tantissimi contesti ma sopratutto come isolante in edilizia sono ormai ben conosciute dalla comunità scientifica. E’ ormai necessaria la rimozione di questi materiali come l’Eternit dall’ambiente e Hera si dovrà occupare dello smaltimento prodotto dal cittadino anche per quantitativi superiori ai 300 kg.

Un altro ambito in cui l’amianto è pericoloso e quello delle tubature dell’acqua. Degli 805 chilometri di condutture idriche che portano acqua nelle case dei forlivesi, nel territorio comunale, 233, cioè il 29 per cento, è fatto di amianto. Aumentano gli studi (Organizzazione Mondiale della Sanità, ultima edizione delle Guidelines for Drinking-Water Quality) che identificano le fibre di amianto come responsabili per molte malattie gastro intestinali. Per questi motivi in breve tempo dovrà essere terminata progressivamente da parte di Hera (proprietaria della rete di distribuzione) la sostituzione dei tubi in cemento/amianto per uso idropotabile.


1.9 Dissesto idrogeologico

Lo stato italiano spende in opere di ricostruzione per eventi sismici o per il dissesto una cifra che è di circa 5 miliardi all'anno. Se questi soldi fossero spesi in ordinaria manutenzione del territorio le catastrofi sarebbero progressivamente annullate. La nostra filosofia è quindi quella di investire in tale settore con incentivi economici rivolti a chi opera nel territorio.

Il territorio del comune di Forlì ha una naturale propensione al dissesto idrogeologico nella zona pedecollinare dove sono presenti movimenti franosi e calanchivi. I movimenti franosi sono però aggravati in gran parte da una cattiva gestione del territorio dovuti alla trascuratezza delle semplici norme di coltivazione dei terreni (mancanza di fossetti di scolo, arature profonde, eliminazione delle fasce di sicurezza sulle scarpate, ecc.). Anche in questo caso l’opera dell’amministrazione comunale sarà rivolta soprattutto all’informazione dei cittadini e alla semplificazione delle autorizzazioni per la messa in sicurezza del territorio.

Altro capitolo è quello del pericolo di alluvioni e allagamenti. Se i corsi d’acqua principali Ronco e Montone, con gli ultimi interventi sugli argini e sulle casse d’espansione, sembra abbiano raggiunto un equilibrio, la rete dei fossi e degli scoli consortili mostra pericolose criticità durante le piogge eccezionali. La forte impermeabilizzazione del suolo degli ultimi decenni ha reso inefficiente un sistema di scoli e fossi che aveva funzionato bene per secoli. Il blocco del consumo del suolo fermerà questo degrado, ma nel contempo occorre intervenire sul terreno con presidi idraulici specifici nelle zone più critiche.

Infine il comune di Forlì si dovrà adoperare per informare la cittadinanza con un vero piano di evacuazione in caso di evento sismico grave.

2. SALUTE E WELFARE

2.1 Premessa

Il sistema dei privilegi e la spending review prima, la riorganizzazione del sistema sanitario poi, hanno ridotto i servizi ai cittadini, compromesso la qualità degli stessi, negato l'universalità della cura e - in ultima istanza - leso l‘art. 32 della Costituzione italiana. Già da anni anche nei territori più avanzati ed efficienti l'accessibilità e l'appropriatezza della cura è fortemente compromessa e in molti casi non più garantita: a metà di ogni anno i minori, i tossicodipendenti e gli psichiatrici che hanno bisogno di un inserimento in comunità non hanno garantito tale diritto perché i fondi preposti sono spesso terminati. I cittadini non possono continuare ad essere privati giorno dopo giorno di una delle cose più importanti che con gli anni una società civile si è costruita: il diritto alla salute.

L’obbiettivo da perseguire in materia di salute e sanità non può, e non deve essere, quello del risparmio economico a tutti i costi, i soldi investiti nelle infrastrutture e nel personale della sanità devono poter costituire un plusvalore, una risorsa per la comunità. Gli obiettivi da perseguire in materia di salute e sanità oggi sono anche altri a cominciare dagli sprechi e dalla corruzione.

Una efficace politica della salute implica l’esigenza di produrre in maniera differente la “salute”. Diventa quindi importante rimettere al centro della sanità la soddisfazione della persona. Spesso ci si è fermati alla valutazione dell’efficienza dei servizi sanitari ma risulta essere un dato fuorviante se si pensa che soltanto un 10-15% della salute del cittadino dipende dai “servizi sanitari” (dati OMS) e le restanti percentuali dipendono da ciò che respiriamo, ciò che mangiamo e dal nostro stile di vita.

Il 75% di media della spesa corrente delle regioni è rappresentata dalla Sanità, il Comune in questo ambito può fare molto, e gli interventi devono riguardare alcuni aspetti principale quali la prevenzione, la trasparenza amministrativa e il coinvolgimento dei portatori di interessi e dei cittadini alla codefinizione delle politiche socio sanitarie. Occorre promuovere la concezione e la consapevolezza di “salute pubblica” come bene comune.

Forlì è inserita nel progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità denominato “città sane” dove i punti fondamentali sono:
· l’integrazione tra le politiche di gestione diretta della salute e le politiche strategiche che appartengono ad altri settori dell’attività amministrativa ma hanno un’influenza sulla salute dei cittadini intesa in senso ampio;
· la promozione di uno sviluppo della città fondato sull’equità, sulla sostenibilità e sull’attenzione alla persona, al suo valore e alle sue esigenze;
· la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche che hanno un effetto concreto sulla loro vita.

2.2 Salute e Sanità

Diventa quindi importante, per ricercare una svolta, ridare impulsi vitali e rimettere al centro della sanità la soddisfazione della persona. In quest’ambito gli interventi devono riguardare diversi aspetti di seguito illustrati.

2.2.1 Prevenzione e nuovi stili di vita

- Per ridurre molti dei principali fattori di rischio è importante che vengano presentati stili di vita più corretti, attraverso campagne educative/formative che partano già dalle scuole.
- Oltre ai “classici” alimentarsi poco, fare attività fisica, evitare i danni di alcool e fumo, si dovrà assegnare sempre più importanza ai corretti rapporti sociali che evitino lo stress di una esistenza tesa a soddisfare quasi esclusivamente la nostra voglia di competizione e consumismo.
- E’ dimostrato che avere buoni rapporti sociali assieme ad un incremento del reddito medio pro-capite aumenta del 50% l’attesa di vita della popolazione. Per questo il Movimento 5 Stelle cerca in tutti i modi di inserire nella legislazione una quota di reddito minimo di cittadinanza.
- Prepararci ad affrontare nuove malattie è una delle priorità della prevenzione: l’OMS prevede che entro il 2020 la depressione diventerà la causa più frequente di malattia nei paesi industrializzati. E’ necessario ridurre le diseguaglianze che persistono sia negli accessi, che nella cura, che nel decorso della malattia. Si evidenzia ancora un rapporto significativo tra classe sociale di appartenenza, patologie e decessi.
- Demedicalizzazione della vita: assumono farmaci il 23% dei bambini fino a 14 anni e il 90% degli anziani. Percentuali troppo alte sia per i costi che per gli effetti collaterali.
- Riduzione delle malattie iatrogene: causate dall’applicazione delle terapie farmacologiche (posologia, ipersensibilità, interazioni tra farmaci) ma anche dagli interventi chirurgici.

2.2.2 Autocura

- Il fenomeno dell’intermediazione è già in declino, e sono sempre di più le persone che si orientano verso una gestione autonoma dei più comuni disturbi attraverso il ricorso responsabile all’automedicazione. Su questo aspetto si dovrà investire, incentivando corsi sull’uso corretto dei farmaci, in modo da creare una cultura di “vita sana in autonomia”, da cui trarranno vantaggio sia le casse statali che, soprattutto e direttamente, ogni singolo cittadino.
- Un cittadino su tre, nel 2020, avrà più di 60 anni, ed in Italia conteremo oltre 300.000 ore di tempo libero e oltre 240.000 saranno dedicate alla cura de corpo e alla tutela della salute. Il Movimento 5 Stelle cerca in tutti i modi di favorire l’automedicazione responsabile che aiuta a distinguere tra disturbo e malattie e, quindi, a far ricorso, in modo appropriato, al SSN.

2.2.3 Vaccinazioni

Le vaccinazioni pediatriche sono un atto medico importante; la Regione Emilia Romagna, come altre regioni italiane, consente infatti l'obiezione di coscienza alle vaccinazioni obbligatorie; per questi motivi riteniamo che la scelta dei neo genitori debba essere consapevole, attiva e non subita; è atto doveroso di un’amministrazione che tiene alla salute dei suoi cittadini, informare i neo genitori oltre che sui benefici anche sui rischi. Istituiremo quindi dei percorsi informativi e cercheremo di rendere facile la reperibilità dei singoli vaccini sul territorio comunale.

2.2.4 Medicine tradizionali e non convenzionali

Si deve avviare il riconoscimento di quelli esistenti e favorire da parte del servizio sanitario la realizzazione di nuovi ambulatori che utilizzino le discipline bionaturali e psicosomatiche come naturopatia, osteopatia, craniosacrale, riflessologia, shiatsu, yoga. E’ importante divulgare queste informazioni e far passare il semplice messaggio di come spesso il farmaco non sia la soluzione migliore ai nostri problemi fisico/psicologici.

2.2.5 Trasparenza amministrativa

- Il Movimento 5 Stelle è convinto che la trasparenza, l’onestà e la riduzione degli sprechi sia alla base del buon governo della città e questo vale, ovviamente, anche in ambito sanitario.
- I cittadini devono essere informati di come viene amministrata la sanità locale e devono poter scegliere direttamente il responsabile della Azienda AUSL del proprio territorio. Deve essere creata una commissione di cittadini che possano intervenire sfiduciando la AUSL se metodi e risultati non sono soddisfacenti.
- Le nomine dei dirigenti, e relativi staff, dovranno essere meritocratiche (basate su adeguato curriculum) e non politiche come avviene ora.
- Coinvolgimento degli operatori sanitari nelle scelte operative generali e locali nelle commissioni sanitarie attraverso elezioni.
- Obbligo di presentazione del bilancio generale ai cittadini con assemblee periodiche ed illustrato dal Direttore Generale e dal suo staff ogni 6 mesi. In caso di giudizio negativo dei rappresentanti dei cittadini, sia sul bilancio economico, che sulle azioni gestionali, richiamo (“warning”) con possibilità di sfiducia del team manageriale (direttore generale, direttori sanitari e amministrativi) da comunicare al Sindaco.
- Più trasparenza per il Registro dei Tumori Romagnolo dove i cittadini trovano difficoltà nella lettura dei dati statistici resi complessi e di difficile traduzione.

2.2.6 Riduzione degli sprechi nella Sanità

- Istituire negli ospedali la figura di “addetto al risparmio energetico e dei beni di consumo”. Tutti gli edifici devono essere dotati di pannelli solari per il risparmio energetico. Gli sprechi sulla lavanderia, pulizia, prodotti alimentari e mense, utenze telefoniche, riscaldamento, premi assicurativi degli ospedali fanno registrare inefficienze del 35%.
- I risparmi di spesa dovranno passare attraverso il taglio delle auto blu e delle auto grigie. Il Movimento 5 Stelle è a favore dell’eliminazione di tutte queste auto della AUSL di Forlì che nel 2011 hanno comportato una spesa di 229 mila euro.
- Eliminazione delle consulenze esterne con pieno sfruttamento delle professionalità interne presenti ed altamente qualificate in tutti i campi dell’amministrazione.
- La creazione di “Area Vasta Romagna” viene giustificata come necessaria in un’ottica di risparmio pubblico e di miglioramento dei servizi, ma queste dichiarazioni generiche non hanno alcun riscontro documentale. Come si possono migliorare i servizi ai cittadini con il risparmio‌ Se l'esempio che dovremmo prendere in considerazione è quello di guardare il costosissimo e scandaloso contratto di affitto del Laboratorio Unico di Pievesestina, già in funzione dal 2008, ci viene difficile accreditare tale scelta perché rappresenta l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico in piena crisi economica. Se l’edificio fosse stato acquistato nel 2008 avremmo a tutt’oggi risparmiato circa 12 milioni di euro. Perché è stato scelto l’affitto obbligando i cittadini ad un impegno economico enormemente più alto‌ Per questo il Movimento 5 Stelle è a favore dell’eliminazione di tutti contratti di affitto che ospitano sedi di uffici direzionali, amministrativi ambulatoriali e di laboratorio sia in Emilia Romagna che nella AUSL Unica.
- Eliminazione di tutte le incentivazioni economiche e imposizioni burocratiche alla prescrizione di farmaci generici per i medici per i quali non c’è alcun risparmio per lo Stato ma premi per centinaia di milioni a amministratori, medici e manager delle AUSL dell’Emilia Romagna compresa quella della Romagna.

2.2.7 Diritto alla salute

- No ad Area Vasta Romagna, (AUSL Unica), che prevede tagli di posti letto, di medici, di infermieri e la promozione di cooperative di servizi. Il Movimento 5 Stelle è per il ritorno alle piccole AUSL più vantaggiose delle Arre Vaste.
- Il Welfare nel futuro della regione sarà una questione sempre più privata. Il 75% dei servizi per anziani andrà nelle mani delle cooperative. Il Movimento 5 Stelle è contrario alle logiche della dismissione dei servizi pubblici.
- L’amministrazione sanitaria dovrà garantire il funzionamento di un “ambulatorio di primo livello (codice verde)” ubicato presso il Pronto Soccorso e gestito (a rotazione, h12) dai medici di base del territorio fino a 1000 pazienti, con la funzione evidente di alleggerire il PS da tutte le patologie lievi che lo ingolfano, allungando a dismisura l’attesa dei pazienti.
- Andrà potenziato il personale ausiliario, infermieristico e delle centrali operative 118, specie nei territori disagiati.
- La Commissione UE è contro l’Italia per i medici stressati dai lunghi turni. Il Movimento 5 Stelle è per il rispetto della direttiva europea che prevede il limite di 48 ore per l’orario lavorativo settimanale medio.
- A Forlì, nella zona di Coriano, secondo uno studio del Comune, le uova e la carne sono contaminate da diossina. Il Movimento 5 Stelle è per la chiusura degli inceneritori di Coriano.
- Il Movimento 5 Stelle è per la riconversione delle “case della salute” in ospedali del territorio.
- Riduzione della burocrazia e del numero di amministrativi per aumentare gli operatori sanitari e garantire più diritto alla salute dei cittadini.
- Introduzione dell’Orange Book per fornire tempestive e sicure informazioni ai medici e pazienti sull’utilizzo dei farmaci generici nelle terapie croniche L’Orange Book favorirà il contenimento del fenomeno del Bio-creep (salto di bioequivalenza) che nelle terapie croniche può arrivare fino al 40% e determinare assenza di terapia con pericolo per la salute dei pazienti (vedi terapie antipertensive) .
- Riduzione degli obblighi e limitazioni nella prescrizione dei farmaci caduti di brevetto per i medici di famiglia e per gli specialisti.
- Obbligo per i farmaci generici di contenere gli stessi eccipienti dei farmaci caduti di brevetto che porterebbe a minori effetti collaterali legati ad allergie e shock anafilattici.

2.2.8 Incentivazione della ricerca indipendente

Si incentiverà il finanziamento della ricerca indipendente, in particolare sulle malattie rare, anche attraverso presentazione di progetti alla comunità europea, attingendo dai fondi appositamente destinati.

2.2.9 Sicurezza in ambito ospedaliero

Si propone di valutare una maggiore presenza di personale addetto alla vigilanza o di polizia in ambito ospedaliero finalizzato alla prevenzione di furti ed aggressioni.

2.2.10 Spunti per la Sanità del futuro

Ribadiamo la necessità di:
· una medicina di comunità che ponga al centro la persona (e non solo la malattia), che sappia valorizzare tutti i professionisti sociosanitari, che recuperi il rapporto fra medico e paziente così importante per la cura e la guarigione del cittadino;
· riduzioni delle “malattie” e “morte evitabili”, sono indicate come morti evitabili quei decessi che avvengono in determinate età e per cause che potrebbero essere attivamente contrastate con interventi di prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia, igiene e assistenza sanitaria;
· avvio di processi di “salutogenesi” che pongano al centro la persona con le proprie specificità ed in interconnessione con gli ambienti di vita e lavoro; dicasi salutogenesi la ricerca delle cause che portano a mantenere o recuperare la condizione di salute piuttosto che le cause della malattia;
· valutare l'efficacia delle politiche di prevenzione e di cura sanitaria. Dopo tali politiche sono cambiati i comportamenti individuali‌ Si è ridotto il tasso di morbilità per le malattie oggetto di intervento‌
· riduzione delle diseguaglianze di accesso ai servizi
· occorre usare maggiormente le indicazioni e/o evidenze scientifiche a livello internazionale.

Inoltre a partire dalle contraddizioni e disfunzioni del sanità locale provare a recuperare la mission e vision del sistema socio sanitario ed in particolare:
· nella normalità proteggere il cittadino dai fattori di rischio e fare ammalare il più tardi possibile,
· nella malattia oltre a curare provare a guarire e se non è possibile evitare la cronicizzazione della malattia,
· nella malattia cronica mantenere il livello di autonomia il più a lungo possibile e posticipare la morte.

Per evitare il corto circuito fra contrazione delle risorse e qualità dei servizi e della cura è necessario ridurre la domanda sociosanitaria dei cittadini. Per fare questo occorre muoversi celermente nella seguente direzione:
· progetto di riforma del sistema sociosanitario utilizzando i metodi e strumenti della progettazione partecipata a partire dal coinvolgimento dei portatori di interessi (in primis associazioni professionali, professionisti e cittadini), questo può e deve riguardare il sistema di governance e di organizzazione del sistema stesso.
· spingere sulla prevenzione e promozione della salute come da indicazioni OMS
· promuovere le medicine tradizionali e le medicina non convenzionale (MnC) - che fanno spendere meno (allo Stato e al singolo cittadino) e sono meno invasive - attraverso: ambulatori interdisciplinari nei nuclei di cura primaria e nelle case della salute (la Regione Toscana ad esempio ha inserito le MnC nei LEA).

A partire dagli elementi riportati sopra e dalle criticità del sistema socio sanitario evidenziati dai vari documenti analizzati ed in particolare il report Oasi 2013 si evince la necessità di superare il concetto di fattori di rischio per recuperare il concetto latino di ars vivendi che per semplicità decliniamo in: cura di se, etica, eudemonia, modus vivendi, morale, officia, otium, sapientia, securitas, teche tou biou, tempo, tranquillitas, virtù. Le istituzioni di ricerca e i giovani ricercatori - se condividono il punto di approdo di questa analisi - possono ideare e promuovere ricerche epistemologiche ed empiriche che potranno in futuro dare più o meno credibilità a queste proposte.

2.3 Welfare riflessivo e di prossimità

2.3.1 Premessa

Il modello welfare nel nostro territorio si struttura ancora prevalentemente su un individuo che lavora, maschio, adulto, che ricorre ai servizi sociosanitari quando e se ne ha bisogno. Questa tipologia dell’offerta, orientata spesso ad un “ideal tipo” di paziente, si dovrebbe superare a favore di un modello inclusivo, che consideri i bisogni trasversali di donne, giovani, disabili, famiglie sia con figli che mononucleari, poveri, infanzia, non autosufficienza, migranti, portatori di gravi bisogni socioeconomici che non sono sostenibili con una rete relazionale oggi più carente in termini di welfare community. La condizione di “povertà” della community è certamente collegata alla crisi economica, sia intesa come riduzione della capacità d’acquisto pro capite che iniqua distribuzione, ma ha ricadute più complesse e più gravi non direttamente misurabili dal contenuto del portafoglio. Le reti famigliari/amicali sono fragili rispetto ai bisogni sociosanitari dei soggetti e, fenomeno decisamente sottostimato, si indeboliscono ulteriormente (stress, depressioni, conflitti, impoverimento) spesso a svantaggio di alcuni soggetti quali le donne che possono maggiormente cadere in queste condizioni per far fronte ai bisogni non presi in carico dall’attuale sistema welfare. Un “impoverimento” grave, sottostimato e sottovalutato nel dettaglio dei fenomeni complessi che lo caratterizzano e che per questo richiede analisi e progettazioni consapevoli e lungimiranti.

L’orientamento all’equità potrebbe essere rafforzato con azioni di progetto indirizzate anche alla presa in carico equa, mediante la strutturazione dei servizi non solo improntati sull’offerta ma anche sull’intercettazione del bisogno. Tagli lineari o di specifici settori di bisogno, quindi in controtendenza al principio di equità, e capaci di innescare ulteriori bisogni nella comunità che non è in grado di sopperire alla riduzione del welfare. Hanno un limite imprescindibile di fondo: non incidono sui meccanismi di formazione della spesa, né controllano la richiesta/appropriatezza della domanda e non limitano le disuguaglianze territoriali, di genere, di ceto, di cultura e, aspetto sottovalutato, i conflitti intergenerazionali. Il concetto di equità non è solo un auspicabile avanzamento del livello civile e morale di una comunità ma determina anche un risultato in termini di risparmio di costi complessivi, come pure trattare gli individui nelle loro differenze limita che queste si trasformino in disuguaglianze con conseguente incremento di disagio sociale e di costi per la salute e il benessere.

Il fondo sociale nazionale è stato ridotto al minimo dai precedenti governi e tale riduzione perdura, realizzare i principi della L. 328/00 diventa un grave problema. Cronicità (ormai comparse anche in età pediatrica) e multiproblematicità sono condizioni più ricorrenti nei segmenti della popolazione italiana, la cui presa in carico, da parte del sistema, ha costi elevati e, contestualmente, non è soggetta a forti investimenti di ricerca scientifica.

Per un welfare efficiente sarebbe utile una “visione” che riconsideri l’investimento in queste politiche, quelle che pongono lo sviluppo sociale quale obiettivo costante e principio guida trasversale nelle fasi di progettazione sociale, con una programmazione non limitata ai tavoli tra P.A. e stackeholders ma eventualmente affiancata da percorsi di shareholding tra pubblico e privato sociale. In tal modo si andrebbe forse verso una salvaguardia della welfare community, si potrebbe contribuire al risanamento finanziario limitando anche estremi quali la disintegrazione sociale.

Le ingiunzioni diffuse nei servizi amareggiano e bloccano il pensiero e la collaborazione e, prima ancora, delegittimano il welfare. Sono ingiunzioni che colpiscono i cittadini in difficoltà (“Datevi da fare, siate autonomi”), gli operatori sociali (“Siate responsabili, fate leva sulla creativita`”), le organizzazioni (“Siate collaborative”). Ma, autonomia, responsabilità, creatività emergono la dove c’e` un adeguato humus culturale ed etico, politico e organizzativo. Non nella prescrizione o nell’abbandono.

2.3.2 Proposte di cambiamento culturale e professionale

per fare fronte a questa situazione il Movimento 5 Stelle propone un cambiamento culturale e professionale che vada nelle seguenti direzioni:
· Favorire il Welfare come bene comune: la crisi economica ha portato allo scoperto questi nodi, rendendo necessaria una nuova legittimazione – culturale e sociale prima che finanziaria – del welfare come bene comune affidato alle cure di tutti. Ovvero l’arte dei beni comuni, che rifiuta di privatizzare l’esistenza, i suoi affanni, le sue fragilità, e organizza i servizi sociali, sanitari, educativi come luogo di governo dei problemi più prossimo al loro quotidiano emergere.
· Promuovere strade locali di welfare: gli operatori e le operatrici del welfare, che abbiamo le mani, la testa e un po’ anche il cuore in pasta devono assumersi la responsabilità di fare advocacy; ossia di dare rappresentanza e rappresentazione alle condizioni sociali di chi oggi vive nella povertà, nella fragilità, nella solitudine. Questa possibilità in altre epoche si è concretizzata, pensiamo in primis alla psichiatria e alle dipendenze.
· Diventare animatori di welfare mantenendo responsabilità collettiva nell’esercizio della professione: oggi vi è una forte sollecitazione al cittadino a diventare cliente, questo aspetto, che fino a qualche anno fa era visto come un passaggio evolutivo perché sdoganava dal ruolo di sudditi che fanno la fila davanti all’ambulatorio, ha avuto negli ultimi anni una evoluzione pericolosa. La figura del cliente riduce il servizio a transazione privata tra un consumatore e un fornitore, facendo smarrire l’idea di responsabilità collettiva che vi sta dietro. Il timore che diventiamo tutti clienti nasconde oggi una preoccupazione ben più grande: che il welfare si squagli lasciando spazio a una molteplicità di risposte non coordinate dentro la comunità. Oggi è quindi vitale che gli operatori siano meno fornitori e più animatori di welfare. Occorre che i nostri servizi, interventi, progetti non siano vissuti come una prestazione che qualcuno dà a qualcuno altro, ma che i cittadini se ne sentano più corresponsabili. Senza un senso di appropriazione e di corresponsabilità, nessun welfare terrà mai.
· Educare i cittadini a fidarsi dei servizi e a ritrovare la speranza. Ricostruire la fiducia è possibile se rivediamo i nostri modelli operativi: sedotti dalla clinica, in questi anni gli operatori hanno lavorato sul singolo portatore del disagio, con il rischio di stigmatizzarlo. Chiusi nei loro ambulatori, sono entrati in una logica diagnostica e fuoriusciti dalla dimensione sociale, dimenticando che l’oggetto/soggetto di lavoro non sono i singoli con le loro mancanze, ma le reti da riallacciare intorno alle persone perché si ri-attivino, perché ri-trovino speranza.
· Superare la sola tecnicalità su cui si sono affidate molte professioni: la tecnicalità crea un pensiero dicotomico: sano/malato, competente/incompetente. In questo modo finisce per creare relazioni asimmetriche: da una parte chi porta le domande, dall’altra chi ha le risposte. Finisce così per allontanarci gli uni dagli altri, impedendo di riconoscerci in un destino di fragilità che ci accomuna. Gran parte di coloro che operano nel welfare o in sanità si sono lungamente disinteressati dei mandati che la politica di volta in volta definiva. Quanti possono dire di conoscere le diverse stesure del piano sanitario nazionale e le idee forti che negli anni si sono succedute‌ Pochi. Ciascuno conoscerà meglio il posizionamento della propria professione e del proprio servizio all’interno di quel piano, ma il mandato complessivo, gli obiettivi di salute, le scelte di partecipazione probabilmente sfuggono a gran parte degli operatori socio-sanitari, disabituati a interessarsi delle scelte programmatiche e politiche strutturali. La tecnicalità crea l’illusione che la soluzione si possa somministrare e non co-costruire. In questo modo collude con l’attesa magica di benessere delle persone, perché fa credere loro che una via indolore di uscita dai problemi ci sia e si possa esigere. La tecnicalità non esplora i mondi vitali delle persone, non si mette in un atteggiamento di ascolto e conoscenza verso gli altri, perché il suo modello di sapere è in due tempi: c’è un tempo in cui si apprendono le nozioni per operare e c’è un tempo in cui le si applica.

Diventa sempre più chiaro che abbiamo bisogno di una nuova organizzazione e di nuovi servizi che:
· Sappiano sostenere e moltiplicare il potere dei soggetti e non, come spesso accade, inibirlo e/o mortificare le persone.
· Rendere possibile un uso generativo delle risorse: il welfare non si deve pensare autoreferenziale ma connettersi fortemente con gli altri servizi.
· Sappiano superare le compartimentazioni - privato sociale/ente pubblico, sociale/sanitario - che sono dissipative di risorse. Sono dicotomie frutto di un “lessico organizzativo” che oggi va esplorato e rimesso in discussione, perché depotenzia l’azione, stabilendo confini artificiosi, divisioni di competenze che non contribuiscono ad attivare collaborazioni e cooperazioni.
· Dare risposte personalizzate ai bisogni (impliciti ed espliciti) dei cittadini e non riprodurre risposte standardizzate, senza rispondere alle domande dei cittadini.
· Devono dotarsi di una competenza argomentativa maggiore: essere sempre piu` capaci di ragionare sui fini del loro operare, saper cogliere i problemi e saperci ragionare insieme agli altri.
· Valutare l’efficacia del proprio agire, così da poter dimostrare alla collettività che il loro non e` un agire meramente benefico, ma produce risultati di salute, previene costi sociali ed economici futuri, crea sicurezza e benessere nei territori.
· Essere proattive, dai confini aperti: le organizzazioni e i servizi devono uscire dai propri confini per essere imprenditive nei territori. Devono riuscire a essere miste, plurime, cioè a comporre soggetti diversi, riuscendo a fare spazio ad altri soggetti, ad altri punti di vista, ad altre persone, ad altre organizzazioni che magari fino a quel momento non sono state implicate e che possono convergere su fini in maniera anche temporanea.
· Devono oggi avere un quid di trasgressione, che e` l’ingrediente dell’innovazione, e non temere il conflitto. Devono lavorare dentro la comunità locale, andando a ricostruire legami di solidarietà in quartieri degradati e ritrovando canali di comunicazione e fiducia con i cittadini.
· Essere più centrate sui problemi, meno sui bisogni e far spazio ai gruppi: i servizi locali sono ancora molto centrati sul tema del bisogno. E` però importante saper leggere il problema sotteso al bisogno. In questo modo diventa possibile ricercare e mobilitare altre risorse e aprire un confronto con altri sul problema più ampio collegato al bisogno specifico. I bisogni che le persone portano sono spesso il sintomo di fenomeni più generali che occorre illuminare, denunciare, portare all’attenzione pubblica.
· Diano molto valore all’interazione tra le persone, alla dimensione del gruppo, più che alla relazione face to face. La dimensione del gruppo e` un aspetto metodologico importante per educare i cittadini utenti al valore della mutualità, del socializzare i problemi, del sentirsi portatori di saperi esperienziali per far fronte alle proprie difficoltà. E anche per educarli a riconoscere l’importanza di avere sul proprio territorio servizi per le persone che sono utili per la comunità. Perché la funzione più profonda di un servizio (del pubblico o del privato sociale) e` quella di rendere abile un territorio ad affrontare i problemi che lo travagliano.
· Essere temporanee: occorre che siano velocissime perché devono rispondere alle domande di ieri, però devono essere lentissime percheĀ“ devono consentire alle persone il tempo per ragionare, per elaborare, per costruire, per argomentare, che non sono funzioni veloci. E questo e` già di per sé difficile, ma devono anche fare un’altra cosa: persistere nei problemi, nelle questioni. Perché tutta questa temporaneità non sia precarietà, e` necessario che vi sia la percezione di servizi che nel tempo permangono, che sono radicate nei territori, che costituiscono un presidio di fronte ai problemi.
· ricucire con la buona politica: la politica oggi non ama il welfare, lo vive come un peso, un costo, addirittura un lusso e gli operatori si tengono distanti dalla politica. Il rapporto tra operatori sociali e amministratori locali oggi e` fatto di lontananze e diffidenze. Prendersi cura delle interazioni con il livello politico diventa oggi cruciale per tutelare i diritti, che non possono essere lasciati alla autorganizzazione dei singoli. Il pensiero che si costruisce nell’azione quotidiana degli operatori deve essere un pensiero che aiuta a costruire politiche del territorio.

La crisi economica del welfare in questo momento e` aggravata dalla profonda spaccatura tra chi agisce nei territori e chi amministra i territori. Come questa spaccatura sia ricucibile rimane una questione aperta sulla quale e` necessario pensare ancora. Per educarci a continuare a lavorare nel micro, come luogo in cui può avvenire un cambiamento anche nel macro.

2.3.3 Welfare aziendale

Per favorire i dipendenti e le loro famiglie ci mobiliteremo per attivare delle esperienze di welfare aziendale rivolte ai dipendenti stessi e ai loro figli.

2.3.4 Community care

Al governo della città spingeremo sulla Community care che prova a ripensare il sistema dei servizi a livello delle comunità locali, suggerendo un nuovo modo di progettarli ed attivarli come reti di intervento che si basano sull’incontro creativo e collaborativo fra soggetti del “settore informale” (vicinato, gruppi amicali, famiglie, associazioni locali) e del “settore formale” (organizzazioni sanitarie pubbliche, private e non profit) mediante relazioni di reciprocità sinergica. Si tratta di un processo di “restituzione” della competenza di cura ai “corpi intermedi” della società civile e a tutti i cittadini. Si disegna così un intreccio tra reti formali ed informali, tra professionalità e figure non specialistiche, tra pubblico e privato, che ha come obiettivo il coinvolgere nelle attività di cura tutte le risorse presenti all’interno della comunità.

L’intreccio tra fonti formali ed informali di cura esprime due modalità molto diverse di prestare assistenza che, tuttavia, attraverso apposite misure di interazione e collaborazione, riescono a potenziarsi a vicenda: l’informale può animare e sensibilizzare il formale, mentre il formale può stimolare e supportare l’informale, in una relazione di reciproco accrescimento.

Il concetto di Community care può essere quindi inteso come “assistenza nella comunità”, “cura di comunità” od anche “presa in carico della comunità da parte della stessa comunità”: essa contempla forme di assistenza e di supporto erogate tanto nella comunità, quanto dalla stessa comunità che vengono attivate per opera sia di professionisti pubblici, privati, volontari, care-giver informali (parenti, amici, vicinato).

Le politiche di Community care rendono possibile il transito da un concetto di comunità intesa come luogo fisico (territorio) destinatario di prestazioni socio-sanitarie, ad un’immagine della stessa comunità come rete di relazioni sociali significative. Se fino a ieri l’assistenza veniva considerata prevalentemente in termini di erogazione di prestazioni tramite gli enti pubblici, oggi è possibile distinguere almeno sei fonti da cui la care può originare:
· l’assistenza socio-sanitaria erogata dai servizi pubblici,
· le associazioni di volontariato e le cooperative sociali,
· la cura informale di aiuto famigliare,
· i gruppi di auto-mutuo aiuto,
· l’assistenza privata a scopo di lucro,
· i programmi locali di assistenza di vicinato (volontari, parrocchia...).

Il concetto di Community care è dunque un’immagine molto articolata e complessa: la letteratura ne effettua una triplice ripartizione e, precisamente, parla di self-care (auto-cura), di home o family care (cura a domicilio o in famiglia) e di community care in senso stretto (auto-mutuo soccorso).

2.3.5 Workfare e inclusione sociale

Il welfare, per come è stato realizzato nelle diverse realtà, può essere posizionato lungo un asse i cui estremi sono rappresentati dal “workfare” e da “l’approccio dell’inclusione sociale”.

L’approccio del workfare è basato sulla convinzione che gli interventi di sostegno del reddito contribuiscono a rafforzare la dipendenza dei beneficiari dalle istituzioni. In particolare, l’idea di fondo è che le persone tendono ad adattare il loro comportamento al fine di ottenere o conservare i benefici di welfare. L’obiettivo del workfare è quindi quello di combattere la “cultura della dipendenza”, attraverso la restrizione del diritto di accesso alle prestazioni. Nella sua forma pura il workfare consiste nell’obbligo di svolgere un lavoro per poter beneficiare delle prestazioni di welfare. Altre varianti di questo modello pongono invece l’enfasi sugli incentivi piuttosto che sugli obblighi.

Al contrario, l’approccio dell’inclusione sociale si basa sull’idea che il sostegno finanziario in sé non sia sufficiente a combattere l’esclusione sociale, le cui cause non sono individuate nella diffusione di una cultura della dipendenza ma piuttosto nei meccanismi di esclusione che influenzano differenti aspetti della vita degli individui. La protezione sociale in questo caso non deve assicurare solo il sostegno del reddito, ma deve essere finalizzata anche a garantire il diritto all’integrazione sociale degli individui. Nella sua versione pura quest’approccio mira a garantire ad ogni individuo il diritto ad una serie di servizi volti a favorire l’inclusione.

Il workfare che proponiamo:
· mira all’attivazione piuttosto che alla riduzione dei benefici,
· si pone l’obiettivo di rafforzare le competenze professionali dei destinatari piuttosto che accrescere la loro mobilità e la loro capacità di inserirsi nel mercato del lavoro,
· punta sull’educazione e sul training piuttosto che sullo svolgimento di un lavoro come condizione necessaria per l’accesso ai benefici,
· è basato sull’empowerment dei cittadini piuttosto che sul controllo e la punizione,
· si fonda su programmi inclusivi piuttosto che su interventi specifici rivolti esclusivamente ai disoccupati.

2.3.6 Piano regolatore sociale

Promuoveremo un importante strumento di governance come il piano regolatore sociale che ha una duplice funzione: da un lato, impegna l’amministrazione comunale nella programmazione, progettazione e realizzazione del sistema cittadino dei servizi e degli interventi sociali; dall’altro, è lo strumento attraverso il quale il “sociale” interpella e orienta le politiche sanitarie, urbanistiche e abitative, le politiche culturali, della scuola e dei servizi per l’infanzia, della formazione e del lavoro, dell’ambiente, dei trasporti e delle periferie, delle pari opportunità tra uomini e donne, dei tempi e degli orari che si vivono in città, favorendo una crescita complessiva del benessere della città.

2.3.7 Armonizzatore Familiare

L’Armonizzatore Familiare possiede competenze specifiche per agire direttamente all’interno delle famiglie, non nel setting ma nei luoghi dove sono presenti dinamiche di conflitto e di disagio. Il suo intervento orienta a conciliare gli opposti, a ristabilire gli equilibri, ad allentare le tensioni ed a portare chiarezza nei ruoli, rendendoli creativi e flessibili. In altre parole l’armonizzatore familiare condivide con i membri della famiglia diversi momenti della giornata (es. la cena, il tempo libero) al fine di facilitare la comunicazione, le relazioni, favorire i processi decisionali e sostenere i la gestione dei conflitti. Cercando inoltre di trasmettere competenze per rafforzare l’identità e i ruoli genitoriali con obiettivo di aumentare senso di responsabilità e autorevolezza.

L’Armonizzatore Familiare è una figura educativa ancor prima che psicologica. La sua funzione è prospettica e mira allo sviluppo delle potenzialità della famiglia piuttosto che alla sua “ristrutturazione psicologica”. Tale figura, nella verità più nobile dell’etimologia, è avvicinabile al famulus, un tempo una persona di condizione servile, ma che oggigiorno assume il compito di accompagnare la famiglia nelle difficoltà e nel disagio, si prodiga a traghettarla verso la libertà, lungo l’arco problematico dell’esistenza.

In breve, il compito della Armonizzazione Familiare è quello di consentire la crescita del soggetto umano nella autonomia personale all’interno del contesto familiare. Perciò, l’Armonizzazione Familiare è al centro dell’attenzione culturale ed educativa, soprattutto in questi ultimi anni. E mai come ora la sua figura è molto attuale.

2.3.8 Case management di comunità

Il Case Manager proprio nella funzione di coordinamento e di collegamento, si propone nel complesso sistema delle risorse istituzionali e comunitarie come figura di accompagnamento, riallacciando il ciclo della solidarietà, tessendo una fitta rete di sostegno e lavorando per l’autonomia della persona, della famiglia e della comunità stessa.

Il case management di comunità è una modalità di intervento che consente di superare non solo la frammentazione interna ai servizi, ma soprattutto lo scollamento tra sistema formale e informale di organizzazione della risposta ai bisogni della persona.

Le forme di case management si rivolgono ad ampie fasce di utenza che, in seguito al riassetto dei Servizi socio - sanitari, vengono prese in carico da operatori quali medici di famiglia, infermieri professionali, assistenti sociali, educatori. Gli operatori si trovano così di fronte alla necessità di riqualificare il proprio ruolo; i passaggi concernenti l'osservazione, la presa in carico della situazione problematica ed il progetto si presentano come momenti cruciali per la definizione del compito dell'operatore.

2.3.9 Laboratori di cittadinanza e interculturalità

In realtà territoriali ad alta densità di stranieri è divenuto necessario attivare progettualità che sappiano co/costruire comunità transculturali che siano qualcosa di diverso dalla somma delle singole identità culturali delle etnie che la compongono. Conoscere, cercare di comprendere le altre culture e costruire assieme momenti di vita civile sono utili non solo per i cittadini (stranieri e non), per gli operatori sociali, per i volontari delle diverse associazioni.

All’insegna di questo processo: conoscenza, esperienza comune, interazione… proponiamo laboratori teorici pratici che prevedano:
· una parte più “teorica” (es. focus group su temi per tutti noi importanti come per es. casa, lavoro, lingua, scuola, educazione, religione, cultura, tradizioni, amicizie, partecipazione ad attività della comunità, ecc.), incontri e conferenze sulle diverse culture a cura di migranti stessi;
· laboratori esperienziali: dai classici corsi di cucina interetnica ad altri laboratori manuali come per es. la costruzione di giocattoli per i figli, corsi di ballo/danze e sulle tradizioni in generale ecc.;
· attività nelle scuole come per es. far portare dai bambini foto, oggetti della loro cultura di appartenenza …(facendo attenzione per questo a non farli sentire diversi ne tantomeno inferiori se provengono dal cosiddetto terzo mondo)
· momenti più ludici come per esempio partite a calcio e/o altri sport
· progetto prossimità (biblioteca vivente, panchine parlanti, armonizzatore familiare, facilitatore sociale)
· “aggiungi un posto a tavola” (per conoscere, frequentare, accogliere, integrare l’altro): il primo giorno di ogni stagione invitare a cena o pranzo un altro condomino, vicino o abitante dello stesso quartiere o città (autoctono o meno ma che non conosci più di tanto, meglio se sconosciuto, sulla falsariga di tante feste dell’ospitalità)
· messa a punto di indicatori della coesione sociale
· orti di convivialità e di pace: in alternativa o in supporto alle famiglie multiproblematiche dare loro in accordo con Auser un orto da coltivare per creare relazioni, per contribuire al proprio sostentamento e per promuovere stili di vita diversi.

Una interculturalità pensata ed agita che possa portare da una parte a costruire gruppi e/o associazioni di migranti ma anche eventualmente una banca del tempo mista, gruppi teatrali et altro.

2.3.10 Modello multisistema per il sostegno ai minori e alle loro famiglie

Il modello parte dalla logica di intervento in rete e, attraverso una regia unica dell’intervento, ricerca le cause distali e prossimali (nei diversi ambiti di vita del soggetto) dei problemi che si vogliono affrontare e risolvere.

L’approccio si articola su tre livelli:
· individuare i sistemi (individuo, famiglia, scuola, gruppo dei pari, quartiere) che originano e/o mantengono il problema che si vuole affrontare;
· identificare in ogni sistema le risorse necessarie per risolvere, attenuare o modificare il “problema”.
· Intervenire in modo integrato e condiviso nei diversi sistemi di vita dell’adolescente.
· La valutazione della situazione permette di definire l’architettura complessiva (intra e inter sistema) al fine di trovare un significato condiviso ai problemi comportamentali. L’intervento viene condotto nell’ecologia naturale dell’adolescente e della sua famiglia coinvolgendo anche le persone che si prendono cura (caregivers) del soggetto (fratelli maggiori, nonni, zii, ecc.).

L’operatore sociale assumendo funzioni di armonizzatore familiare possiede competenze specifiche per agire direttamente all’interno delle famiglie, non nel setting ma nei luoghi dove sono presenti dinamiche di conflitto e di disagio. Il suo intervento orienta a conciliare gli opposti, a ristabilire gli equilibri, ad allentare le tensioni ed a portare chiarezza nei ruoli, rendendoli creativi e flessibili.

Questo metodo di lavoro si può avvalere di diversi strumenti (in primis l'armonizzatore familiare di cui sopra) per accompagnare quegli adolescenti che necessitano di un supporto per giungere alla maggiore età nel modo più sereno possibile. Gli operatori di tale modello si pongono come interfaccia fra i servizi sociali e le risorse (formali e non) di un territorio secondo le premesse dell'approccio della community care e del workfare.


3. CULTURA, SCUOLA, TURISMO E SPORT

3.1 Premessa

Anche su questi aspetti occorre avviare un percorso con la cittadinanza che renda la popolazione più consapevole e capace, attraverso la partecipazione diretta, di compiere scelte sulle politiche culturali e educative, condizionando le decisioni della pubblica amministrazione. Occorre pertanto implementare momenti di condivisione e assemblee pubbliche in cui discutere i temi concernenti le suddette politiche per la città, lasciando concretamente la parola ai cittadini sulle priorità degli interventi.

Il nostro programma di politica culturale per la città di Forlì si fonda sulla declinazione a livello territoriale di quanto espresso dall’Art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, di cui la Pubblica Amministrazione è diretta emanazione:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Con gli obiettivi dichiarati di aumentare il senso di appartenenza del cittadino alla comunità civica e di sviluppare la vocazione turistica del nostro territorio, la Pubblica Amministrazione dovrà quindi:
· promuovere sviluppo culturale e ricerca: garantire, attraverso l’intervento pubblico diretto, la germinazione nel territorio forlivese di idee, riflessioni e contenuti culturali di tipo storico, letterario, artistico-musicale, scientifico e tecnico, favorendo, in particolare, le novità che venire dal mondo giovanile,
· tutelare paesaggio e patrimonio storico-artistico: impegnarsi nella diffusione della conoscenza e nella conservazione/valorizzazione di storia, arte, tradizioni e bellezze paesaggistiche del territorio forlivese.

Questo dovrà avvenire a seguito di un percorso partecipativo, basato sui seguenti punti:
· Consapevolezza civico/culturale: sarà importante che il cittadino forlivese, in particolare le nuove generazioni in formazione, ma anche chi proviene da fuori città e sceglie Forlì come sede di studio o lavoro, abbia piena consapevolezza dell’offerta culturale e del patrimonio storico-artistico locale.
Solo attraverso la diffusione capillare di questa conoscenza la cittadinanza sarà stimolata a vivere attivamente la cultura civica e concorrerà a far sì che Forlì acquisisca la concreta possibilità di sviluppare idee in un ambito culturale.
A questo fine promuoveremo interventi di contatto tra Pubblica Amministrazione, Scuole superiori e Università, per lo sviluppo di progetti su:
- Storia del territorio romagnolo, progettazione di itinerari turistici e marketing turistico
- Patrimonio architettonico, museale e bibliotecario della città
- Produzione artistico/musicale e spettacolo dal vivo in città
· Punti di raccolta idee culturali per il territorio: per individuare la priorità di gradimento dei cittadini rispetto agli interventi pubblici da attuare nel settore culturale, è necessaria la “riattivazione” del tavolo cultura; istituiremo sedi specifiche deputate alla ricezione/discussione dei progetti provenienti dai cittadini, con finalità orientative e di valutazione della sostenibilità degli stessi. I progetti presentati non saranno quindi valutati solo da commissioni tecniche comunali chiuse, ma la discussione e l'approvazione dovranno avvenire attraverso nuovi strumenti di democrazia partecipativa che coinvolgano direttamente la cittadinanza (debàt publique).
· Emanazione di bandi pubblici equi ed appetibili: per garantire la partecipazione di tutte le realtà culturali del territorio, compatibilmente con le disponibilità di spesa, si favorirà l’emanazione disponibilità bandi pubblici per la realizzazione di iniziative/eventi per la città; dovranno essere coinvolti quanti più attori possibili, dall’”associazionismo più giovane” alle “realtà più consolidate”, creando collaborazioni in grado di esaltare le singole peculiarità, in un’ottica di continuità temporale che veda una città vivace e propositiva per l’intero arco dell’anno.
· Attivazione consulta giovani: che sarà aperta ad ognuna delle realtà giovanili organizzate sul territorio che desideri farne parte. In un periodo dove la realtà giovanile è in continuo movimento e le relative problematiche sempre più complesse, l’Amministrazione dovrà considerare come fondamentale il momento del confronto, istituzionalizzando anche in questo caso un luogo specifico dove i giovani abbiano quel diritto di parola sui problemi riguardanti il Comune che garantirà loro una formazione alla gestione democratica della vita cittadina.

3.2 Cultura

Alcuni dei più importanti aspetti generali sui quali ci impegneremo, sono:
· Rendere i luoghi della cultura vicini alla cittadinanza nella sua quotidianità: si dovrà combattere l'idea elitaria della cultura, valutando anche una riorganizzazione degli orari ed una creazione/ottimizzazione dei percorsi di visita: gli accessi a musei, teatri, biblioteche ed a tutti gli edifici/ monumenti di interesse culturale, devono essere coordinati per creare un percorso urbano di fruibilità nell’intero arco della giornata, che porti da un luogo/evento all'altro in maniera facile e veloce.
Questa trasversalità degli eventi e dei percorsi, sarà anche stimolata da eventi multipli teatro/museo, cinema/museo, concerti/museo, letture/mostre in luoghi nuovi della città. Eventi soprattutto estivi, ma non solo, che spingano i cittadini a frequentare sempre più gli ambienti tipici della cultura (musei, teatri, edifici storici), cancellandone il concetto di “templi” per renderli invece spazi fruibili nella quotidianità.
· Coordinare gli assessorati per favorire il collegamento cultura/sviluppo: l’istituzione di uno specifico tavolo coordinato, “obbligherà” l’Assessorato alle Politiche Culturali ad operare a stretto contatto con quello alle Attività Produttive, affinché la cultura diventi volano di sviluppo. Solo così si contribuirà anche ad abbattere il decadimento e lo svuotamento del centro storico.
· Promuovere e diffondere il Teatro Ragazzi: questa promozione avverrà sia nell’ambito delle famiglie che delle scuole, per incoraggiare, a livello intergenerazionale, il gusto del bello e lo stimolo al consumo culturale come indispensabile strumento di coesione e sviluppo sociale.
· Ricercare fondi e spazi fisici da mettere a disposizione dell'iniziativa culturale cittadina: si attiverà fin da subito la ricerca di fondi nazionali ed europei che permettano l’apertura di nuovi spazi culturali che creerebbero un volano economico diretto sul territorio; pensiamo agli ex cinema Arena forlivese ed Apollo, ma anche alla possibile ristrutturazione dell’ex deposito ATR e del complesso Ex Eridania; quest’ultimo potrebbe diventare il “contenitore culturale” di tutte quelle realtà museali attualmente inagibili e l’adiacente area verde essere destinata a parco urbano con annesso orto botanico: tutte operazioni che avrebbero fin da subito una indubbia ricaduta economica sull’economia locale.
· Rivalutare il patrimonio librario della Biblioteca Saffi: si accelererà l’iter di valorizzazione delle Raccolte Piancastelli, che attualmente risultano chiuse fino a data da destinarsi per lavori di manutenzione.
· Biblioteca pubblica polifunzionale con apertura domenicale e serale, con sala ludica per bambini, sala lettura con divanetti, sala per riunioni e incontri cittadini o per presentazioni di libri, lettura di libri e poesie, sala conferenze, sala da tè per conversazioni sociali, dove poter svolgere corsi di scrittura, improvvisazione teatrale etc. Wi-Fi gratuito per letture via web con PC, tablet, e-book reader, per divulgare la cultura e per aiutare chi fatica a deambulare.
· Digital link, per instaurare un nuovo rapporto tra cittadini ed istituzioni, creando una serie di servizi digitali on-line, app specifiche ed un’unica tessera Digital Card per il cittadino con la quale utilizzare qualsiasi tipo di servizio. Prendendo spunto da altre città europee già oggi gli abitanti di Saragozza (Spagna), Grazie alla mappatura dell’intera città e relativi servizi (trasporto, attività, commercio, ecc.), possono prendere l’autobus, andare in piscina, visitare musei, andare in biblioteca, pagare il taxi o usufruire dei servizi amministrativi, tutto con una sola tessera.
Disponibilità gratuita di una PEC (posta elettronica certificata) per le certificazioni online a sostituzione della raccomandata.

3.3 Scuola

Il diritto allo studio dovrebbe essere garantito a tutti, ma anche nel nostro territorio sono sempre più frequenti casi di genitori costretti a scegliere i percorsi scolastici dei propri figli, basandosi non sulle attitudini dei ragazzi, ma su quanto incidono il costo di libri e trasporti sul bilancio familiare.

Alcuni piccoli passi, come la possibilità di scaricare libri gratuiti in formato elettronico, sono già stati compiuti dal Movimento 5 Stelle nazionale, e a livello territoriale occorre continuare verso questo sostegno alla scuola pubblica, ed alla progressiva informatizzazione della stessa.

L’integrazione ed il futuro di una società dipendono proprio dalla scuola, da qui si inizia a costruire e quindi occorre rivalutare i servizi, occorre quindi promuovere attività culturali, artistiche e sportive che favoriscano l’inclusione fra le varie etnie presenti nel nostro territorio e assicurare il diritto allo studio secondo criteri ponderati che siano allo stesso tempo garanti di trasparenza ed equità (mense, trasporti scolastici). Occorre poi incrementare e migliorare le strutture degli asili nido ed altri istituti d’istruzione di competenza comunale; organizzare corsi di formazione professionale su delega delle Regioni e in collaborazione con esse sia per i giovani che per gli adulti, non sottovalutiamo il semplice strumento del corso di formazione come leva culturale, corsi di “primo soccorso” ed “antincendio” possono essere svolti a basso costo o addirittura gratuiti, corsi di abilitazione all’uso dei D.A.E. (defibrillatore automatico esterno) possono allo stesso tempo portare ad un arricchimento personale così come ad una maggiore sicurezza della società stessa e dovrebbero quindi essere inseriti nelle scuole già dalla prima infanzia come educazione base di futuri cittadini.

Mentre per le scuole dell’Infanzia e le Primarie sono già previsti aiuti economici, la stessa cosa non avviene per gli Istituti Superiori: è necessario colmare fin da subito questo squilibrio che impedisce ai giovani di scegliere il percorso didattico più adatto alle loro aspirazioni.

Ci proponiamo quindi di:
· Adottare un fondo per libri/sistemi informatici: che permetta a famiglie/ragazzi in difficoltà economiche di sostenere il percorso didattico desiderato. Le valutazioni di merito saranno effettuate su base ISEE e su una rielaborazione del fattore familiare, a seguito anche di un censimento preventivo sul numero delle situazioni di disagio. Sicuro sarà il controllo ed il contrasto all’evasione ed alle irregolarità che di fatto permette a chi guadagna illecitamente di godere di benefici che in realtà non spetterebbero. Sulla base di questi dati metteremo a bilancio la cifra necessaria cercando anche partnership con realtà private sensibili all’idea.
· Arginare l'acquisto di libri poi non realmente utilizzati: favorendo invece la restituzione dei libri usati o l'utilizzo di dispense prodotte dal corpo docente.
· Progetto “piedi-bus”: incentivare ed inserire dove non presente questo progetto che prevede di ridurre l’utilizzo delle auto ed aumentare l’aggregazione fra gli scolari. Dove questi progetti sono una realtà si possono già riscontrare miglioramenti nelle relazioni sociali tra ragazzi.
· Asili nido presso i posti di lavoro ed asili nido condivisi per aumentare i posti disponibili. Il punto di partenza venne posto nella Legge 27 dicembre 2002, n. 289 ma troppo poco è stato fatto a causa di diversi fattori concomitanti.
· Orari ampi e flessibili per asili e scuole materne: dalle 7 alle 20 con libertà di frequenza ma con un massimo di ore 8/9 al giorno per bambino, ogni genitore ha diritto a passare un po’ di tempo con i propri figli, e con i problemi di lavoro e di turni della società moderna è necessaria un po’ di flessibilità per consentire questo tipo di organizzazione.
· Mantenere e sviluppare il progetto sulle mense a Km 0: concordando con i genitori i cibi che rivalutino la tradizione culinaria locale ed integrandoli con alcuni rappresentativi delle etnie con le quali oggi si convive.
· Incentivare progetti di orti e giardini civici per le scuole.
· Verificare la trasparenza sugli appalti alle cooperative: nel settore delle politiche educative e di seguito affrontare i problemi di fatiscenza, messa in sicurezza sia strutturale che sanitaria e di risparmio energetico degli edifici scolastici (su delega della Provincia)
· Incentivare l’educazione civica ed ambientale a partire dalle scuole materne in modo da contribuire alla formazione dell’individuo fin dai primi anni della sua infanzia.
· Implementare la rete di connettività gratuita negli spazi pubblici: che attualmente si limita ad alcune aree del centro storico ed al parco urbano (luoghi di aggregazione giovanile, campi sportivi, pattinodromi, parcheggi, etc)
· Progetto Forlì Campus: Immediata attivazione (già dall'anno scolastico 2014-2015) dei servizi post scuola (mensa, compiti, attività) per aiutare i genitori a gestire la vita familiare e quella lavorativa. Sia per le scuole elementari che per le scuole medie.

3.4 Turismo

Forlì non è mai stata considerata una città a vocazione turistica, gli interventi troppo frammentari delle passate amministrazioni non hanno permesso anche a buoni progetti di avere un riscontro positivo in termini di presenze nella città. Il turista che soggiorna a Forlì porta indubbiamente ricchezza, non solo per ristoranti ed alberghi, ma per tutto il settore commerciale e dei servizi.

Il territorio, in realtà, sarebbe a grande vocazione turistica, sia per le ricchezze che offre, sia per l’intraprendenza e l’eccellenza della gente che lo abita. Una amministrazione in questo caso deve amplificare le eccellenze nei vari settori e creare una rete che agevoli la loro conoscenza all’esterno del territorio stesso.

Sarà nostro impegno incentivare la vocazione turistica del territorio forlivese seguendo il criterio della meritocrazia e della trasparenza del processo decisionale. A fianco delle già consolidate realtà del territorio si potranno così affiancare nuovi progetti, nuove idee e tutte verranno valutate, condivise nello stile partecipativo del movimento. In questo modo potremo scardinare, laddove esistano, quei progetti autoreferenziali a favore di progetti che facciano da volano per il turismo del nostro territorio.

Le nostre proposte:
· Riorganizzare tecnologicamente gli uffici e renderli più partecipi alla stesura di nuovi progetti per la “Città che Vorrei” (vedi capitolo 9); il costo di aggiornamento alle nuove tecnologie sarà colmato con la maggiore efficienza e riduzione degli sprechi con l’aiuto degli uffici interni al Comune, molto preparati.
· Sviluppare applicazioni digitali per implementare l'informazione turistica sui luoghi di rilevanza culturale e turistica in città
· Sviluppare interventi di promo/commercializzazione e marketing turistico che dovranno vedere anche la partecipazione delle associazioni di categoria e di tutte le realtà (pensiamo all’enogastronomia, piuttosto che all’attività di ricezione turistica) che operano quotidianamente nel settore turistico. Il criterio degli interventi sarà obbligatoriamente meritocratico e gli strumenti decisionali
· Ideare pacchetti e convenzioni: che mettano in stretta correlazione l'ospitalità cittadina (ristoranti e alberghi) e le mete turistiche forlivesi (esposizioni, spettacoli, patrimonio architettonico, ecc); queste mete dovranno essere rese appetibili anche alle migliaia di turisti estivi ed ai tanti fruitori delle attività sportive che si svolgono nella vicina riviera.
· Dare impulso allo IAT (ufficio informazione e accoglienza turistica) in modo che possa svolgere la funzione di promozione su più livelli mediatici di tutte le iniziative sul territorio in maniera chiara, razionale ed univoca. In tal modo si potranno evitare inutili sovrapposizioni dei già pochi e frammentati eventi forlivesi. Una proposta sarà, ad esempio, di studiare indicazioni turistiche che segnalino percorsi caratteristici della città in modo da orientare i turisti.
· Nell’ipotesi di soppressione della Provincia il personale dell’ufficio turismo potrebbe essere utilizzato proprio per un rilancio di questo importante segmento economico, partendo anche da una riorganizzazione degli orari dell’ufficio (in questo momento, infatti, in estate resta chiuso il sabato e in inverno applica un banale orario “classico”, distribuzione oraria decisamente poco adatta alle sue peculiarità).
· Artisti di strada no limits: permettere agli artisti di strada di usare la città in modo decoroso e senza permessi come palcoscenico per mostrare e condividere la propria capacità circense, musicale, artistica, teatrale.
· Realizzare video di promozione turistica sul territorio forlivese da presentare a fiere di marketing turistico nazionali ed estere
· Sviluppare il settore congressuale creando offerte che possano coniugare i momenti dedicati agli incontri con i pernottamenti e le visite in città.

3.5 Sport

La concezione dello sport inteso come attività che coinvolge le abilità fisiche e mentali umane, esercitandole con costanza per migliorarle ed utilizzarle successivamente in maniera più proficua, ce lo fa immediatamente percepire come un aspetto antico quanto l'intelligenza umana stessa. Come per l'uomo primitivo l'attività fisica, priva dell'agonismo dei nostri giorni, era solamente un modo utile per migliorare la propria conoscenza della natura e la padronanza dell'ambiente che lo circondava, così, oggi, assumendo un ruolo formativo, la pratica sportiva è diventata parte integrante della cultura della nostra società.

L'organismo umano non è nato per l'inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. Al contrario, la scarsa attività fisica implica l'insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori.

Alcune cifre: in Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell'età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d'istruzione e difficoltà economiche. La situazione è migliore nelle regioni del nord Italia, ma peggiora nelle regioni meridionali (Rapporto PASSI 2011).

I benefici dell'attività fisica: muoversi quotidianamente produce effetti positivi sulla salute fisica e psichica della persona. Gli studi scientifici che ne confermano gli effetti benefici sono ormai innumerevoli e mettono in luce che l'attività fisica:
· migliora la tolleranza al glucosio e riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2
· previene l'ipercolesterolemia e l'ipertensione (riduce i livelli della pressione arteriosa e del colesterolo)
· diminuisce il rischio di sviluppo delle malattie cardiache e di diversi tumori, come quelli di colon e seno
· riduce il rischio di morte prematura, in particolare quella causata da infarto e altre malattie cardiache
· previene e riduce l'osteoporosi e il rischio di fratture, ma anche i disturbi muscolo-scheletrici (per esempio il mal di schiena)
· riduce i sintomi di ansia, stress e depressione
· previene, specialmente tra i bambini e i giovani, i comportamenti a rischio come l'uso di tabacco, alcool, diete squilibrate ed atteggiamenti violenti, favorendo il benessere psicologico attraverso lo sviluppo dell'autostima, dell'autonomia e facilitando la gestione dell'ansia e delle situazioni stressanti
· produce dispendio energetico e la conseguente diminuzione del rischio di obesità

Aspetto specifico “bambini”: per bambini e ragazzi la partecipazione a giochi/attività fisiche, sia a scuola che nel tempo libero, è essenziale per un corretto sviluppo degli apparati osteoarticolare/ muscolare e cardiovascolare/respiratorio, per il controllo del peso corporeo ed il conseguente benessere psichico/sociale. Lo sport e l'attività fisica contribuiscono inoltre ad evitare l’insorgere di comportamenti sbagliati, come l'abitudine a fumo e alcool e l'uso di droghe. L'Oms consiglia almeno 60 minuti al giorno di attività moderata-vigorosa.

Aspetto specifico “anziani”: anche per gli anziani l'esercizio fisico è particolarmente utile. Il movimento quotidiano ritarda l'invecchiamento, previene l'osteoporosi, contribuisce a ritardare la disabilità, la depressione e la riduzione delle facoltà mentali. Diminuisce il rischio di cadute accidentali migliorando l'equilibrio e la coordinazione. Secondo l'Oms sono sufficienti 150 minuti alla settimana di attività moderata con esercizi orientati all'equilibrio, per prevenire le cadute.

Abbiamo voluto riproporre i benefici dell’attività fisica ormai comprovati e risaputi perché il nostro principale intento è quello di cercare di favorire quanto già esistente nel territorio in ambito di pratica sportiva, sia come sostegno di società sportive sia come mantenimento e sviluppo di infrastrutture adibite a tale scopo. Con progetti che riguardino tutte le famiglie a partire dalle scuole del territorio.

Ci proponiamo quindi di:
· Individuare e creare nei quartieri nuovi/maggiori spazi dedicati alle attività ricreativo/sportive con particolare attenzione ai cittadini disabili che hanno più difficoltà di accesso a tali strutture.
· Fornire consulenza di allenamento gratuita negli impianti comunali per i principali sport che aiutano la salute (corsa, camminata, ciclismo, nuoto)
· Monitorare tutti gli impianti sportivi della città che a tutt’oggi sono lasciati allo sbando senza più nessun tipo di manutenzione (tipico esempio il centro studi Liceo, Ragioneria, Geometri, che versa in serio stato di trascuratezza)
· Sostenere gli eventi sportivi che si svolgono nella nostra città dandone ampio risalto e coinvolgendo l’intera cittadinanza.
· Attuare, nell’ambito delle attività della Consulta Comunale dello Sport, una politica trasparente sulla distribuzione dei fondi e delle concessioni degli spazi. Favorire al contempo l’aggregazione fra le attività sportive di stesso genere, in modo da poter affrontare meglio impegni e spese che attualmente rischiano di mettere in ginocchio le loro finanze.

Queste sono solo alcune idee per la promozione sportiva che attualmente viene considerata con superficialità e alla quale sono destinate poche risorse.

Considerando che a Forlì verrà realizzato il Museo Nazionale della Ginnastica (Ex Gil), per il quale il Comune ha ottenuto un importante contributo statale (oltre 1 Mil di euro per oltre 6 Mil di spesa), ci impegniamo affinché non resti l’unico insediamento della città dedicato allo sport.

4. LAVORO ED ECONOMIA

4.1 Premessa

Il programma economico del Movimento 5 Stelle declinato sulla città di Forlì comprende alcune idee a fattibilità immediata ed altre da sviluppare in prospettiva, negli anni a venire.

L’obiettivo principale, molto ambizioso, è di passare da una società di “persone allevate in batteria” ad una di “persone consapevoli” di ciò che stanno facendo, producendo e consumando. L’impresa è tanto più ardua per quell’inclinazione tipica di noi italiani ad adattarci facilmente pur di “inseguire sempre il nostro tornaconto”, la società che vogliamo costruire invece deve basarsi sulla constatazione che questa mentalità alla lunga ci impoverisce sia economicamente che culturalmente; occorre un piccolo sforzo mentale per comprendere come far parte di una società non voglia dire che “il mondo in cui viviamo sparisce quando chiudiamo la porta di casa nostra”. Una buona parte di cittadini ha già cambiato il modo di vedere le cose, e molti altri sono in procinto di farlo, i tempi e la nostra economia non più sostenibile lo impongono, per questo ha sempre più senso parlare di consumo intelligente, decrescita felice, permacultura, blue economy.

Innanzitutto ricordiamo che i punti del programma 5 Stelle nazionale, imprescindibili anche per Forlì, sono:
· abolizione di cariche multiple per i consiglieri di amministrazione di società quotate
· incentivazione di quelle industrie manifatturiere ed alimentari che operano nel mercato interno cercando di impedire il loro smantellamento da parte dell’economia globale
· impossibilità per i consiglieri di amministrazione di ricoprire più di una carica nella stessa società (quando questa si sia resa responsabile di gravi reati che riguardino ad esempio la lealtà nei controlli effettuati da una amministrazione comunale)

4.2 Agricoltura e permacultura

Il nostro programma in ambito agricolo punta a favorire la conservazione del territorio attraverso pratiche sostenibili che interessino oltre all’aspetto strettamente rurale anche quello sociale. L’obiettivo principale sarà, infatti, lo sviluppo dell’economia agreste locale, attraverso la tutela dei produttori e consumatori virtuosi.

Favorire l’unione sociale intorno al mondo rurale e uscire dalla logica perversa dell’agro-industria anche attraverso il consumo critico, renderà più solido il nostro sistema agricolo locale. Questa strategia, oltre a favorire nelle persone un diverso “approccio culturale” a questo mondo, rappresenterà un importante passo avanti per la salute della popolazione stessa, portando ad un naturale rigetto delle proposte “obbligate” e spesso paradossali del libero mercato come permettere alle merci di percorrere migliaia di chilometri al solo scopo di allungare le filiere e creare reddito per “intermediari inutili” alla qualità finale del prodotto. Proponiamo di iniziare questo percorso già a livello comunale, avendo negli anni verificato che questi obiettivi sono difficilmente raggiungibili aspettando le lunghe tempistiche e le troppo spesso insoddisfacenti risposte del Ministero dell’Agricoltura.

Utilizzeremo esperienze già in essere in altri comuni per portare avanti le seguenti proposte:
· La promozione di mercati di soli produttori (senza intermediazione) in aree strategiche della città, che siano una garanzia di trasparenza e di equo compenso per cittadinanza e produttori (mercato del “genuino clandestino” già attivo in numerosi comuni)
· La nascita di Empori (mercati fissi, che contengano strutture per una minima lavorazione dei prodotti) che possano rappresentare un punto fisso di incontro tra domanda e offerta, specifici dell’ambito locale
· Il raggruppamento in cooperative formate dagli stessi cittadini, attraverso strumenti di “garanzia partecipativa
· La realizzazione di una politica di orti comunali gratuiti con l'obbligo dell'agricoltura sostenibile (biologico, permacultura).
· Lo sviluppo dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e DES (Distretti di Economia Solidale), rete efficiente di persone con funzioni di tutela per l’esistenza e la purezza delle specie autoctone e di rete di scambio poco soggetta agli sbalzi di mercato.
Tutte le proposte dovranno essere supportate da un necessario piano formativo, attraverso l’organizzazione di corsi a partecipazione gratuita.

Anche se di competenza nazionale intendiamo normare il NO definitivo ed inequivocabile a tutte le colture OGM e a tutti i prodotti da esse derivati nel territorio comunale.

Approvare una legge ad hoc che obblighi a non ampliare la superficie edificabile e a cedere l'uso dei terreni agricoli (anche con un minimo di corrispettivo) a chi volesse aprire o rilevare una azienda agricola, magari tenendo conto di privilegiare disoccupati, aziende già esistenti, e mettendo un tetto massimo di mq in modo che tutti possano avere un pezzo di terra da coltivare

La permacultura è un metodo per prendersi cura della terra e soddisfare i bisogni della gente tramite la condivisione delle risorse, e si fonda su otto principi:
1) la biodiversità come insieme di relazioni utili ove la natura è un immenso sistema produttore di biomassa ed energie rinnovabili.
2) L’energia prodotta va conservata, organizzata e riciclata.
3) Uso di risorse biologiche locali secondo due piani: il sistema natura può e deve usare gli elementi del proprio sistema e, come si diceva in precedenza, l’uomo deve consumare ciò che la natura ove risiede gli offre.
4) Ogni elemento della natura ha più funzioni, anche un insetto apparentemente insignificante ha più funzioni nell’ecosistema.
5) Ogni funzione è supportata da più elementi: qualunque funzione in natura è permessa grazie all’interazione e al contributo di più elementi del sistema stesso.
6) Utilizzo dello spazio verticale, ossia pianificare anche in altitudine tenendo conto dei dislivelli del terreno in funzione dell’uso delle acque, del riciclo delle risorse, ecc. Verticalità da considerarsi anche nei sistemi ecologici presenti in un albero: nel tronco troveremo forme di vita differenziate – ma tutte ugualmente importanti – man mano che si sale in altezza fino alla cima dell’albero stesso.
7) Massimizzare l’effetto margine o ecotono: il confine fra un laghetto e il terreno fra un bosco e un campo, tra terra e cielo, ecc. è particolarmente ricco di flora e fauna che per l’equilibrio del sistema va valorizzato.
8) Collocazione relativa: se noi volessimo costruire o ricostruire un bosco avremmo bisogno di tante e tante informazioni di discipline diverse che tengano conto della collocazione di ogni elemento del sistema strettamente interconnesso con tutti gli altri.

Aspetto fondamentale nella coltivazione in permacultura è quello di evitare la cultura intensiva di una sola specie per dare la preferenza alle culture miste - consociate - così da creare una comunità di piante varia ed assortita, prima e fondamentale condizione per tenere lontani i parassiti e per avere piante sane.

4.3 Green Economy e Blue Economy

I concetti di green economy sono ormai alla portata di molti, l’utilizzo di un modello teorico di sviluppo che tenga conto oltre che dei benefici economici anche dell’impatto ambientale dovrà essere preso in seria considerazione anche, e soprattutto, in realtà come la nostra città.

La nostra intenzione è di guardare oltre l’attuale sistema e pensare ad un modello economico sostenibile che non pensi soltanto a ridurre i materiali inquinanti (green economy) ma punti addirittura alle emissioni “zero” (blue economy). Le tecnologie esistono già, i progetti sono a medio/lungo termine (intorno ai 10 anni) e la prospettiva è la creazione di posti di lavoro e nuove attività correlate.

L’obiettivo principale non è solo di investire di più nella tutela dell’ambiente ma, grazie alle innovazioni nei settori economici utilizzare sostanze già presenti in natura per massimizzare i ricavi da ciò che viene usato e riusato.

Pauli, l’ideatore di questa teoria, descrive con parole chiare la differenza fra (la sua) economia blu e quella verde: «Il modello di green economy ha richiesto alle imprese di investire di più e ai consumatori di spendere di più per ottenere la stessa cosa preservando nel contempo l’ambiente. Sebbene ciò fosse già arduo durante il periodo d’oro della crescita economica, è una soluzione che ha poche speranze in un periodo di congiuntura economica [negativa]. La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione, lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura».

I principi della Blue Economy:
1) Le soluzioni si basano principalmente sulle leggi della fisica. I fattori chiave sono la pressione e la temperatura.
2) Valutare sempre con attenzione se è davvero necessario produrre qualcosa, a volte può essere meglio non farlo.
3) Nei sistemi naturali non esiste il concetto di rifiuto, i nutrienti, la materia e l’energia, vengono generati a cascata: ogni sottoprodotto di un processo naturale è materia prima per un altro.
4) La natura si è evoluta da poche specie antiche fino ad una grande biodiversità. La diversità è ricchezza e la standardizzazione industriale è l’esatto opposto.
5) La natura offre opportunità agli imprenditori che producono di più con meno risorse. La natura non è monopolista.
6) La gravità è la fonte principale di energia, la seconda risorsa rinnovabile è l'energia solare.
7) L'acqua è il solvente primario (non servono altri catalizzatori).
8) La natura è in continua evoluzione.
9) La natura funziona solo con ciò che è localmente disponibile. L‘economica sostenibile si attua dando valore non solo le risorse locali, ma anche la cultura e le tradizioni locali.
10) La natura mira inizialmente ai bisogni primari, successivamente e si espande dal minimo indispensabile all’abbondanza. L'attuale modello economico è basato sulla rarità come base di partenza per la produzione e il consumo di massa.
11) I sistemi naturali sono non lineari.
12) In natura, tutto è biodegradabile, è solo una questione di tempo.
13) In natura tutte le cose sono collegate con una forma di simbiosi.
14) In natura, acqua, aria e suolo sono beni comuni, gratuiti e abbondanti.
15) In natura, singoli processi creano molteplici benefici.
16) Sistemi naturali condividono i rischi. Ed ogni rischio un pretesto per l'innovazione.
17) La natura è efficiente. Pertanto l’economia sostenibile massimizza l’utilizzo di risorse ed energia facilmente reperibili, riducendo il prezzo finale per i consumatori.
18) La natura ottimizza automaticamente l’equivalente degli imballaggi.
19) In natura le cose negative possono essere trasformate in positive. I problemi sono opportunità.
20) La natura tende a economie di ampia portata. Un'innovazione naturale offre sempre numerosi vantaggi per molti e non solo per pochi.
21) Rispondere ai bisogni primari con quello che abbiamo, sviluppare innovazioni ispirate dalla natura, generare benefici condivisi, quali posti di lavoro e capitale sociale, offrire di più consumando meno: questa è la Blue Economy!

Verranno intraprese tutte le possibili forme di incentivazione per attuare quella riforma economico-culturale che ci porterà dalla Green Economy alla Blue Economy: uso di pannelli fotovoltaici, micro generazione eolica, micro generazione idrica, cogenerazione ed il così detto “distretto del riciclo”.

Si organizzeranno conferenze e percorsi tematici in collaborazione con le entità locali (CCIAA, organizzazioni di categoria, associazioni di cittadini, università e studi di ricerca), per far comprendere ai cittadini come la risorsa fondamentale per innovare sia “imparare ad utilizzare al meglio quello che abbiamo già”, considerando il rifiuto di un processo produttivo come materia prima di secondo processo produttivo. Esistono già in Italia alcune realtà che si ispirano alla Blue Economy per ridurre sprechi e recuperare energia e materiali, a questi ci siamo ispirati per proporre ciò che faremo se andremo alla guida della città.

L’esempio partirà proprio dall’amministrazione comunale come una “officina delle buone pratiche”, che porti la nostra città ad una nuova rivoluzione, questa volta sostenibile. Di seguito le nostre proposte specifiche:
· Farmer market: Estendere i mercati di soli produttori in ogni quartiere e in zone strategiche della città destinando loro anche strutture coperte. L'Italia potrebbe diventare un grandissimo giardino, paese del biologico o del naturale, e dare tantissimo lavoro a migliaia di disoccupati. Vogliamo ricordare che in un mondo voracemente colonizzato dagli OGM, le colture naturali saranno sempre più ricercate e valorizzate, sia da un punto di vista economico che umano, non a caso, il mercato del "biologico" solo in America vale 30 miliardi di dollari, in Europa 20 miliardi di euro.
· Filiera corta: favorire il rapporto tra produttore e consumatore approntando veri e propri programmi pre-semina che diano la sicurezza al produttore di una pianificazione a medio/lungo termine sul piano colturale, e quindi un prezzo fissato in partenza, e la sicurezza al consumatore per quanto riguarda un approvvigionamento e un controllo sui prodotti, ponendo particolare attenzione ai metodi produttivi. Questo creerebbe inoltre un vantaggio economico ad entrambe le parti grazie alla filiera corta.
· Iniziative comunali: istituzione e pubblicizzazione di iniziative volte a favorire forme di garanzia partecipativa, cioè autocertificazione regolamentata da GAS, privati, associazioni di consumatori. Controlli informali per superare il concetto burocratizzato di certificazione e che si basa sulla conoscenza reciproca diretta, sul controllo dei consumatori stessi, fatto di visite ai terreni, verifiche ecc. Il comparto agricolo nazionale è stato decimato da una miriade di leggi sia nazionali ma sopratutto europee. Molte volte i contadini guadagnano di più nel distruggere le proprie coltivazioni invece che coltivarle per la produzione del bene primario, il cibo.
· Istruire gli operatori agricoli: affinché imparino nuovi metodi di coltivazione eliminando sia l'uso di petrolio che di pesticidi chimici (oggi le voci che incidono di più sul costo di produzione delle derrate alimentari). Questo si può realizzare con corsi gratuiti presso università e istituti agrari di pratiche come la “permacultura”.

4.4 Centro del Riuso e del Riciclo

4.4.1 Premessa

Gli obiettivi dell’Europa 2020 relativamente ai rifiuti sono la riduzione dei rifiuti complessivi del 20% (rispetto al 2000), riciclaggio 85%, recupero di materia 95%, per passare da 350 a 20 kg procapite/anno di rifiuto che va in discarica.
Il protocollo zero rifiuti 2020 indica per l'immediato futuro i seguenti dieci passi:
1) Separazione alla fonte (tenere separati i materiali)
2) Raccolta differenziata porta a porta
3) Compostaggio
4) Riciclo
5) Riuso, riparazione e decostruzione vecchi edifici
6) Iniziative di riduzione dei rifiuti
7) Incentivi economici
8) Separazione del residuo e centro di ricerca rifiuti zero
9) Responsabilità industriale(design sostenibile, produzione pulita, responsabilità estesa per i produttori)
10) Discarica temporanea per il non riciclabile e la frazione organica sporca stabilizzata

Gli impianti che combinano riciclo e compostaggio fanno risparmiare 3 o 4 volte di energia e producono 46 volte in meno di gas causa del riscaldamento terreste rispetto a un inceneritore. La strategia rifiuti zero genera anche più posti di lavoro e il capitale investito rimane nell'economia locale. A tal fine è necessario predisporre un tavolo tecnico tra cittadini, aziende specializzate per il riciclo, gestori autorizzati alla raccolta e altre parti sociali per la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti. Organizzare dei punti di raccolta dove i cittadini possono portare i loro oggetti dismessi o rotti dove poter effettuare la riparazione, la rivendita o la separazione delle materie prime prima dell’invio alle ditte per il riciclo. E’ necessario inoltre fare una minuziosa campagna di informazione ai cittadini e presso le ditte avviare dei mini corsi fatti da professionisti o stakeholder locali per formare e controllare le imprese in merito le attività di raccolta differenziata e risparmio energetico.

La proposta di legge nazionale di iniziativa popolare “Rifiuti Zero” stabilisce la chiusura degli inceneritori entro il 2020, eliminazione degli incentivi all’incenerimento e sua produzione di energia, tassa sull’incenerimento, incentivi ai comuni virtuosi, potere ai comuni, ricerca sul rifiuto residuo. In questo momento la scala delle priorità nella gestione rifiuti sono prevenzione (riduzione), preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, altre forme di recupero (di materia, di energia prima di arrivare allo smaltimento).

Premettendo e ricordando che il ciclo dei rifiuti è articolato in: raccolta, trasporto, trattamento (riciclaggio o smaltimento) fino al riutilizzo dei materiali di scarto; i comuni possono fare subito il porta a porta per tutte le utenze, applicazione della tariffa puntuale, gestione pubblica del servizio di raccolta rifiuti (togliendolo ad Hera), trasformazione dei centri di raccolta in centri del riuso, politica di vendita senza imballaggi

L’impegno del Movimento 5 Stelle per un futuro sostenibile si concretizza nel riciclo (come obbiettivo a medio termine) e nei rifiuti zero (come obiettivo ultimo, a lungo termine). Già oggi, attraverso tecnologie in essere, è possibile valorizzare qualsiasi tipo di rifiuto, trasformandolo, al termine di un opportuno ciclo di trattamento, in una risorsa.

L’applicazione di queste tecnologie non sarà utopia ma il nostro costante impegno a partire da questa nostra proposta la cui sostenibilità è confermata dalla stima della produzione dei rifiuti del comprensorio forlivese nel 2020 vedrà:
· il verde passerà dalle attuali (2012) 13.000 t alle 17.000 t
· la carta ed il cartone dalle attuali 15.000 alle 16.500 t
· l’umido dalle attuali 8.000 alle 12.000 t
· la plastica dalle attuali 2.000 t alle 9.000
· i metalli arriveranno a 6.000 t
· il vetro arriverà a 5.300 t
· i RAEE (rifiuti elettronici) arriveranno a 1000 t

4.4.2 Dettagli sul funzionamento e sul progetto del Centro del Riciclo

Le attività del Centro consisteranno, in sintesi, nelle seguenti fasi:
· Ricezione dei materiali in ingresso: le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati
· Suddivisione dei materiali in base alla composizione merceologica
· Riduzione volumetrica dei rifiuti conferiti
· Uscita delle diverse tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo verranno consegnati ad impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che li utilizzano direttamente nei loro cicli produttivi.

Potranno conferire i materiali in ingresso:
i Comuni, i Consorzi e le Unioni di Comuni, le Aziende produttive che attuano la raccolta differenziata. I conferimenti in ingresso al Centro verranno autorizzati solo in presenza di sicura possibilità di riutilizzo dei materiali selezionabili.

Potrà usufruire dei materiali in uscita:
i consorzi COREPLA per la plastica, CNA per l'acciaio e i ferrosi, CIAL per l'alluminio, COREVE per il vetro, COMIECO per la carta e RILEGNO per il legno.
Per quanto riguarda invece la materia prima seconda sarà indirizzata verso una rete di imprese/istituti specializzati presso i quali seguiremo la fase di trattamento/reimpiego.

Gli obiettivi che il Centro del Riciclo sarà in grado di raggiungere sono:
· Soddisfare le più recenti tendenze pianificatorie ambientali in tema di recupero di materiali dai rifiuti.
· Assicurare alti livelli di garanzie ambientali sia per le tipologie dei rifiuti trattati che per le caratteristiche proprie dell'impianto: non sono infatti previsti all'interno del centro trattamenti di rifiuti putrescibili o con particolari contaminanti. Tutti i rifiuti secchi riciclabili dovranno provenire da raccolte differenziate ben definite.
· Annullare, quasi totalmente, la produzione di rifiuti residuali, considerato che è prevista la collocazione sul mercato di tutte le tipologie trattate (conferite solo in presenza di sicura utilizzazione in uscita).
· Garantire ai Comuni, visto il conferimento di qualità, il massimo realizzo di ricavi; questo permetterà di far fronte ai contributi previsti per ottimizzare la raccolta differenziata e di assicurare alle aziende valori bassi dei costi di conferimento residui prodotti.
· Recuperare effettivamente, destinandoli al reinserimento in idonei cicli produttivi, rifiuti altrimenti destinati allo smaltimento in discarica.

I servizi che il Centro sarà in grado di fornire a Comuni, Consorzi di Comuni e Aziende Pubbliche sono:
· Selezionare e valorizzare rifiuti da raccolte differenziate urbane (piattaforma Centro di Selezione Plastiche (CSS), per conto di COREPLA). Le tipologie di raccolte differenziate gestite sono: Multimateriale Vetro-Plastica-Lattine, Multimateriale Plastica-Lattine, Multimateriale Carta-Plastica e Multimateriale Vetro-Lattine.
· Selezionare e valorizzare imballaggi in plastica da raccolte differenziate urbane (con contratto COREPLA): flaconi e bottiglie selezionati per tipologia: PET, PE, HDPE, LDPE; Flaconi e bottiglie selezionati per colore: Azzurro, Neutro, Verde e destinare i materiali a fabbriche di produzione/stampaggio materie plastiche.
· Selezionare e valorizzare imballaggi in carta/cartone provenienti da raccolte differenziate miste urbane (piattaforma diretta del Consorzio COMIECO) e destinare i materiali alle cartiere.
· Selezionare e valorizzare imballaggi in acciaio/alluminio da raccolte differenziate miste urbane (piattaforma diretta dei Consorzi CIAL e CNA) e destinare i materiali alle fonderie.
· Selezionare e valorizzare imballaggi in vetro da raccolte differenziate miste urbane
(servizi per consorzio CONAI) e destinare i materiali alle vetrerie.

Il Centro sarà abilitato al conferimento degli imballaggi ai Consorzi Nazionali di Filiera CONAI con le seguenti specifiche:
· Valorizzazione e consegna degli imballaggi in Acciaio, Alluminio, Vetro, Legno e Carta per conto dei Consorzi CNA-CIAL, COREVE, RILEGNO e COMIEC
· Selezione e consegna di imballaggi e plastiche per conto del Consorzio COREPLA
· Trattamento degli scarti di selezione di imballaggi in plastiche con produzione di materia prima seconda.

Il Centro metterà a punto un protocollo d'intesa con le aziende che preveda:
· Raccolta e trasporto presso il Centro di rifiuti non pericolosi da aziende industriali, artigianali e commerciali
· Posizionamento e noleggio cassoni scarrabili (misure da 15 a 40 mc)
· Accettazione presso il Centro di rifiuti trasportati direttamente con mezzi del produttore
· Accettazione di microraccolte di rifiuti non pericolosi
· Trattamento degli scarti plastici industriali non valorizzabili, con produzione di materia prima seconda.
· Stoccaggio di rifiuti inerti con destinazione:
   o recupero, se detriti da demolizione o simili
   o smaltimento in discariche autorizzate, se cartongesso o altri non recuperabili

Filiera del rifiuto
L’ipotesi di massima del progetto prevede la presenza di tre strutture (capannoni) con le seguenti funzioni:

Capannone 1 (Selezione e pressatura)

Provenienza del rifiuto: da raccolte differenziate di rifiuti industriali, commerciali, artigianali, agricoli e di servizio, conferiti da aziende private e/o da Comuni

Processo di lavorazione:
· I rifiuti conferiti vengono caricati sul nastro trasportatore e sottoposti a selezione manuale per eliminare le frazioni non compatibili materiale selezionato rimasto sul nastro, tolto il ferro a mezzo di elettrocalamita, viene scaricato in pressa per la riduzione volumetrica in balle
· Le balle in uscita dalla pressa vengono trasportate con il muletto e depositate nella zona esterna di stoccaggio (in attesa di raggiungere il volume utile per il trasporto in fabbrica)
· Le frazioni non compatibili (ferrosi, vetri,ecc), depositate negli specifici carrelli all'atto della selezione, vengono trasferite alle aree di stoccaggio esterne dedicate
· Lo scarto, costituito da plastiche sporche, elementi di arredo, ecc, viene trasferito all'impianto interno per la produzione del granulato “sabbia sintetica”

Potenzialità: la capacità di trattamento dipende dalla tipologia, dallo stato di conferimento e dal peso delle singole partite di rifiuto da trattare (in considerazione della scarsa omogeneità delle miscele conferite si può prevedere una capacità di trattamento media di 35 t/giorno)

Capannone 2 (Produzione del granulato “sabbia sintetica” e Polimar 3/7)

Provenienza del rifiuto: da scarti di selezione interna e conferimento da impianti di selezione di terzi

Processo di lavorazione:
· Un caricatore deposita i rifiuti sul nastro elevatore che li trasporta al trituratore
· Dopo la fase di triturazione il materiale viene depurato dai materiali ferrosi e non ferrosi (alluminio)
· Segue la fase di estrusione /granulazione nella dimensione voluta.
· Il granulato ottenuto può essere utilizzato nell'industria edilizia e per lo stampaggio.

Potenzialità: la capacità di trattamento prevista è di ca. 3 t/h

Capannone 3 (Selezione del multimateriale da raccolte urbane e selezione plastiche)

Provenienza del rifiuto: da raccolte differenziate di rifiuti urbani prodotti da utenze domestiche, commerciali, artigianali e di servizio conferite dai Comuni

Processo di lavorazione: l'impianto consente la separazione meccanica dei vari componenti della miscela multimateriale rifiuti. La frazione plastica viene ulteriormente selezionata per tipologia e per colore :
· Sulla piattaforma di preselezione manuale il materiale viene depurato delle frazioni non conformi alle specifiche richieste (scarpe vecchie, giocattoli, ecc.) che vengono depositate nel cassone dello scarto, con destinazione Capannone 1
· Dal materiale rimasto sul nastro un separatore magnetico (elettrocalamita) preleva la frazione ferrosa inviandola al cassone di raccolta sottostante; l'alluminio, tramite un separatore di metalli non ferrosi, viene convogliato al proprio cassone di raccolta; il vetro viene scaricato nel container per caduta; la plastica viene aspirata e inviata alla piattaforma di selezione spinta, dove viene separata per colore e tipo di polimero
· Segue la fase di pressatura per la riduzione in balle delle varie tipologie di plastica
· Un muletto provvede al trasporto delle balle in uscita dalla pressa alla zona esterna di stoccaggio della plastica da dove, al raggiungimento del carico utile, saranno caricate sui mezzi in uscita
· Vetro, ferrosi e alluminio selezionati, quando gli specifici cassoni sono pieni, vengono trasferiti nelle proprie aree esterne di stoccaggio
· Lo scarto viene trasferito all'impianto interno di produzione del granulato “sabbia sintetica”

Potenzialità: la capacità di trattamento prevista è di 40 mc/h pari a ca. 6 t/h (considerando un peso specifico medio del materiale da trattare pari a 0,2 t/mc)

4.4.3 Progetti Educativi

Per spingere la cultura dei rifiuti zero il Movimento 5 Stelle proporrà parallelamente progetti educativi nelle scuole. La questione rifiuti coinvolge tutti, ma saranno le generazioni future a subire le reali conseguenze del nostro comportamento irresponsabile. Per questo il Centro del Riciclo di Forlì, oltre al proprio lavoro di recupero, promuoverà una campagna di formazione in sintonia con le Istituzioni di riferimento.

Premessa
L'emergenza ambientale, in cui viviamo, è complessa perché riguarda la natura e l'organizzazione della nostra società, le azioni di ciascuno e i loro effetti sull'ambiente. Il comportamento dei singoli nei confronti dei rifiuti determina il successo o meno della battaglia in corso per ridurre l'inquinamento e lo spreco da rifiuti. Non è più una battaglia a suon di delibere, ma una guerra quotidiana contro le cattive abitudini dei singoli.

Target
Le buone abitudini non sono comportamento automatico, ma conseguenza di una decisione; nelle persone adulte a volte le brutte abitudini sono troppo radicate, così si è deciso di puntare soprattutto sulla popolazione più giovane, quella in età scolare (5-13 anni).

Percorso
I ragazzi a scuola capiscono, imparano, si fanno paladini di comportamenti virtuosi e influenzano prima i genitori e poi a catena tutta la società. L'efficacia del progetto sta nell'alternanza di attività fra interno (classe) e l'esterno (città, famiglia, pubblica amministrazione) e nella modularità degli interventi via via più complessi a pari passo con l’età dello studente. Inoltre costanti visite al Centro di Riciclo renderanno l’apprendimento più “ludico” e sperimentale.

Obiettivo
Accompagnare i cittadini a cogliere la grande differenza tra “rifiuti” e “materiali da ri-usare”, fra ambiente ecologicamente compromesso e ambiente sano, fra lo scaricare un problema sulle prossime generazioni e l’attuare fin da subito comportamenti virtuosi; riuscire ad agganciare queste convinzioni alle strategie del Municipio per la raccolta differenziata sarebbe un grande risultato.

4.4.4 Progetti innovativi ispirati al Centro di Vedelago

Il centro di riciclo di Vedelago (www.centroriciclo.com) è senza dubbio il punto di riferimento italiano del settore, ad esso ci ispiriamo, con particolare riferimento ai seguenti progetti innovativi.

Progetto Numix: è stato selezionato come uno dei modi più innovativi in cui le imprese e le organizzazioni europee stanno affrontando la sfida di coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica. Uno degli obiettivi principali del progetto è contribuire efficacemente alla riduzione dei rifiuti plastici destinati ad incenerimento o discarica trasformandoli in materiali alternativi per l’edilizia.
A tutt‘oggi il riciclaggio dei rifiuti plastici selezionati dai rifiuti solidi urbani è una delle opportunità più interessanti nel campo del riciclaggio dei materiali. La possibilità specifica di ottenere poi nuovi materiali da costruzione è una sfida estremamente interessante. In realtà, i rifiuti provenienti dalla fase di selezione non hanno sicuramente nessuna possibilità di essere riutilizzati in altro modo, a causa della loro eccessiva eterogeneità e delle scarse proprietà meccaniche. I dati registrati nel 2008 tra tutti i membri della Comunità Europea indicavano che 12,1 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica erano ancora lasciati in discarica.
Il progetto Numix punta alla produzione di 2 prodotti alternativi per i materiali da costruzione: il primo è rappresentato da granuli espansi da utilizzare come aggregato per calcestruzzo alleggerito strutturale e non strutturale, sostituendo l'argilla espansa; il secondo è invece costituito da schegge addensate da utilizzare come aggregati per malte e come materia prima per i granuli. Altro importante intento del progetto è sviluppare un mercato europeo di dimensioni ragguardevoli per questi nuovi prodotti.

Progetto ProWaste: mira a ridurre la percentuale di plastiche miste destinate a discarica e/o recupero energetico, promuovendo l’uso di una tecnologia innovativa per la produzione di profilati rinforzati in plastica eterogenea. L’innovazione consiste nel rinforzare i classici profilati in plastica eterogenea, normalmente a bassa rigidezza flessionale ed alti spessori, mediante l’inserimento di profili in fibra di vetro, cosiddetti pultrusi (estrusi per trazione), vicino alle superfici superiore e inferiore del profilato stesso. Il risultato è un prodotto eco-compatibile, più leggero e con migliorate proprietà estetiche e meccaniche. Potenziali applicazioni sono: arredo urbano e per esterni, traversine ferroviarie, pannelli fonoassorbenti per autostrade, pallets, pavimentazioni per pontili, pali per uso agricolo

Progetto Sus-Con: co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del “Seventh Framework Programme”, che mira a sviluppare nuovi percorsi tecnologici per utilizzare i materiali di scarto nel ciclo di produzione del calcestruzzo. Il progetto promuove la diffusione su larga scala di aggregati leggeri prodotti dal riciclo di plastiche miste post consumo, nonché i relativi processi e metodi di produzione, cercando di stabilire partnership a livello europeo per la produzione, come il progetto Numix, di scaglie densificate e granuli espansi da utilizzare come aggregati per calcestruzzo alleggerito strutturale e non strutturale, e per malte. Il progetto rientra nel programma quadro “CIP Eco-Innovation - Pilot and Market Replication Projects”.

Progetto CRV100%Aziende: propone alle aziende interessate un percorso di efficienza ambientale per la riduzione della quota di rifiuto secco prodotto ed ottenere così degli importanti risparmi sulle spese di smaltimento. L'obiettivo che ci si pone è duplice: dimostrare che in un lasso di tempo relativamente breve (2 anni), la quota di rifiuti non riciclabili prodotti può tranquillamente scendere al di sotto del 5% e che l‘acquisizione dei nuovi concetti di Green Marketing porta un indiscutibile valore aggiunto all’immagine aziendale.

Progetto di recupero dei pannolini/ pannoloni usati e di tutti i prodotti assorbenti per la persona. Questa tecnologia sviluppata direttamente dal Centro di Vedelago permette un riciclo effettivo del 100%, perché consente di recuperare tutta la cellulosa (di ottima qualità) e tutta la plastica contenute nei pannolini. E’ possibile visualizzare un filmato esplicativo al seguente indirizzo: http://youtu.be/6nqJLEbBOZA.

4.5 Sviluppo e vocazioni territoriali

Parlare di sviluppo e vocazioni territoriali nel territorio forlivese è quasi un tabù, tanta sembra essere la rassegnazione ad un andamento in continuo declino.

In un dizionario enciclopedico del 1987 si parla di Forlì come un centro di industrie derivate (zuccherifici, alimentari, seta artificiale), capoluogo di una provincia agricola di 50 comuni, con una estensione di 2910 kmq e 599.000 abitanti! Le attrazioni principali erano la chiesa di San Mercuriale ed alcuni quadri del Melozzo da Forlì e del Palmezzano!

Purtroppo in dizionari più recenti la realtà riportata è ben diversa: dopo le divisioni di territorio con la provincia di Rimini (1992) e Cesena (1999) oggi gli abitanti del nostro comprensorio sono circa 185.000 ed i comuni si sono ridotti a 15. Le industrie si sono “volatilizzate”, e le opere di Melozzo da Forlì e Palmezzano stentano ad uscire dall’anonimato ed a richiamare almeno gli amanti del settore mentre la facciata di San Mercuriale ha “beneficiato” di una pensilina che, arrivando da via delle Torri, occulta buona parte della visuale (sull’inutilità e inadeguatezza della suddetta pensilina si sono scritti fiumi di articoli ma è ancora lì a testimonianza di un capolinea degli autobus che a tutt’oggi non c’è più…). L’assenza di accordi fra esercenti e amministrazione comunale ha fatto si che Forlì potesse vedere i primi chioschi di piadina soltanto dal 2002: alla faccia della tipicità romagnola! L’aeroporto inaugurato nel 1936 durante l’era fascista, è sprofondato in un lento declino fino alla malinconica chiusura! Molti degli importanti edifici di quell’epoca, che costellano la città, sono soggetti ad incuria e degrado, abbandonati a se stessi senza manutenzione, a testimonianza di come il confronto con la storia ed il passato della città rimanga un insormontabile tabù. Oggi che l’economia di alcuni paesi della “zona euro” è in forte ristagno, il “zitadon” (“cittadone” in dialetto locale) di un tempo si è trasformato in un agglomerato di negozi e capannoni inutilizzati, con le strade del centro storico vuote come le sue attività commerciali. Il “made in china”, da ultimo, ha messo in ginocchio la già fragile economia manifatturiera di Forlì. Questa analisi, senza l’ambizione di voler essere esaustiva, ci fa comunque riflettere su come tutte le amministrazioni comunali che si sono fin qui succedute siano state così poco lungimiranti da investire pochissimo e con evidente ritardo sulle risorse del territorio.

L’amministrazione comunale attuale, gestendo la “delega ricevuta dai cittadini” si è purtroppo dimostrata fallimentare; oggi possiamo finalmente cambiare, “partecipare direttamente” alla vita pubblica e considerare l’amministrazione comunale realmente al servizio del cittadino e dello sviluppo economico del territorio. Sempre più cittadini/associazioni, riconoscendosi negli intenti comuni rappresentati dal Movimento 5 Stelle, stanno riportando le varie amministrazioni comunali, regionali e del paese a livelli di partecipazione e trasparenza maggiori, evoluzione democratica dalla quale non si può più prescindere! Noi vogliamo ricostruire la città, partendo dalla partecipazione della base, cioè dai suoi cittadini, senza aspettare che possibili soluzioni calate dall’alto vadano a sfociare nell’ennesimo spreco di denaro pubblico, che dovrà invece servire per promuovere, incentivare e calmierare le attività economiche del nostro territorio; le modalità di erogazione dovranno essere chiare e condivise dalla maggior parte degli interessati; a posteriori dovrà esserci un controllo sull’effettivo buon fine e sui risultati riportati proprio per limitare al minimo gli sprechi.

Ecco alcune delle nostre specifiche proposte per Forlì:
· Valorizzare la nostra piazza, una delle più grandi d’Italia: emanando bandi pubblici chiari che portino a finanziare in percentuale eventi, spettacoli, mercati, concerti, “buskers”, raduni, attività sportive, che siano essi sporadici o meglio ancora ciclici in modo da dare continuità nel tempo a ciò che la città offre. La cosa più importante di questi bandi dovrà però essere la serietà richiesta e quindi il controllo a posteriori sui soldi erogati affinché non diventino finanziamenti clientelari inutili.
· Aumentare il numero di panchine, sedie, tavoli nel centro storico
· Eliminare o rivedere divieti anacronistici come quello di accesso ai parchi urbani di cani e biciclette
· Migliorare la viabilità ciclabile e prevedere parcheggi specifici per biciclette, video-sorvegliati e coperti. Incentivare l'utilizzo delle biciclette con iniziative cultural-sportive, con parcheggi sicuri, con sconti sull'acquisto, con adeguate piste ciclabili anche per lunghi spostamenti e favorendo la possibilità di poterle trasportare su treni e bus. Creazione di isole “bike sharing” “bike taxi” e società di “cargo bike” per aziende e uffici sia privati che comunali per il trasporto di pacchi, posta e oggetti di piccolo/medio ingombro. Introduzione di piccoli autobus a metano/idrogeno in stile aeroporto per brevi spostamenti,con barre porta-biciclette.
· Valorizzare il patrimonio enogastronomico: agevolando l’incontro e l’aggregazione delle realtà che già sono presenti nel territorio in modo che assieme creino eventi e sagre. L'intero territorio ha storicamente una forte tendenza alla produzione qualificata di vini “doc” che di anno in anno vedono classificare ai primi posti delle valutazioni vinicole italiane i nostri prodotti. Ogni anno la conversione del nostro tradizionale patrimonio agricolo sta mutando e in questo modo offrendo novità molto importanti da un punto di vista di innovazione e migliorie sulla coltivazione di vari prodotti. L'intero comprensorio forlivese ha sviluppato un export vinicolo serio e qualificato anche se non sorretto da grossi numeri, ma comunque con un trend positivo. Altra caratteristica sempre nel campo agricolo è la forte varietà di produzione biologica che si sta imponendo anche come offerta a km zero. Non dimentichiamoci che gran parte dei nostri prodotti è destinato a due fonti di commercio tradizionali quali il mercato conserviero e il settore dell'export europeo. L’alimentare è anche il settore anticiclico per definizione e la ristorazione lo segue a ruota. L’offerta al pubblico deve essere a 360° e deve essere spalmata durante l’arco della giornata, anche nelle ore serale e festivi. Il Movimento 5 Stelle è contrario ad una totale liberalizzazione degli orari come è concepita attualmente, occorre modificare la legge e già ci si sta muovendo a livello nazionale con la finalità di avere una regolamentazione concordata con le varie categorie di esercenti. Alcune cose si potrebbero però già fare, come prevedere agevolazioni agli esercenti che aprono in orari festivi, oppure concedendo spazi extra.
· Valorizzare il patrimonio architettonico: Forlì è una delle più importanti città per quanto riguarda il patrimonio architettonico razionalista, occorre rendere appetibile e fruibile questa risorsa. Occorre promuovere la storia di Forlì anche realizzando convenzioni con enti turistici di paesi limitrofi e soprattutto con quelli della riviera romagnola che in particolare nel periodo estivo rimane tuttora meta turistica di importanza mondiale.
· Promuovere ulteriormente il complesso del San Domenico: Occorre certamente investire sulle infrastrutture del complesso museale, ma anche fare chiarezza su aspetti che lo vedono decisamente slegato dal contesto forlivese: ad esempio il fatto accertato di come i turisti, al termine delle visite ai musei, vengano dirottati con viaggi organizzati verso le località balneari per alloggio e cena, ci sembra una stranezza degna di chiarimenti.
· Promuovere modelli aziendali virtuosi: la nascita di nuove aziende ed il consolidamento di quelle già esistenti dipende molto dal territorio e dalle scelte dell’amministrazione comunale. Occorre identificare e favorire la diffusione dei modelli aziendali classici/innovativi più virtuosi che, rispettando determinati canoni di qualità, contribuiscano ad attrarre turisti a Forlì.
Una vocazione che tradizionalmente ha caratterizzato ma che ancora oggi riveste una discreta importanza in campo nazionale per circa il 39% dell'intera produzione nazionale è il comparto del salotto imbottito (divani, poltrone ecc.) che nonostante alti e bassi mantiene un ruolo di rilievo anche per il numero di addetti del settore.
Non ultimo la vicinanza con la nostra riviera adriatica ha localizzato nel tempo la nostra area come meta vacanziera/turistica che con lo sviluppo del nostro Appennino (agriturismi - bed and breakfast - fattorie didattiche).
Da questo punto di vista, il nostro futuro è sempre più legato al miglioramento della nostra storia imprenditoriale con le nuove richieste a cui stiamo già dando risposte sia qualitative sia organizzative caratteristiche queste indispensabili per poter porre in evidenza il nostro territorio.

4.6 Progetti contro la disoccupazione giovanile

Il lavoro ed in particolare il lavoro giovanile non possono essere “creati” come per magia dalle istituzioni, né tantomeno dal Comune. Ciò non toglie però che a livello locale possano essere messe in atto tutta una serie di iniziative volte a “stimolare” più o meno direttamente e con diversa intensità la creazione di posti di lavoro, o quantomeno, la creazione di condizioni favorevoli affinché le imprese possano tornare ad investire e quindi creare lavoro.

Riteniamo quindi che il tema lavoro vada visto in sinergia con quanto già presente in altri punti del programma:
· La spinta decisa verso una società post-incenerimento e la creazione di un distretto del rifiuto non potrà che avere una ricaduta positiva in termini di occupazione.
· La creazione di condizioni favorevoli ad una riqualificazione energetica diffusa degli edifici, privati e pubblici, con l’intervento diretto dei privati o l’utilizzo del sistema delle ESCO non potrà che favorire le imprese locali con una conseguente ricaduta positiva in termini occupazionali.
· La spinta verso un consumo più consapevole e a favore dei prodotti km zero, lo sviluppo dei DES (Distretti di Economia Solidale) potrebbe avere una ricaduta positiva sull’economia con benefici indiretti sull’occupazione.
· Una rivitalizzazione marcata del centro storico non potrà che avere una ricaduta positiva, oltre che per i commercianti, anche per l'occupazione in genere.
· Ulteriori interventi più mirati e specifici per favorire l’occupazione, in particolare quella giovanile, non potranno prescindere dalla spinta al rafforzamento del rapporto impresa-scuola e impresa-università; la previsione di un maggior interscambio scuola lavoro va intesa a tutti i livelli, sia tecnico professionale, che a livello universitario.
· Fondamentale sarà anche migliorare gli strumenti già esistenti per cercare di mettere in contatto in maniera rapida ed efficacie domanda ed offerta di lavoro.
· Per quanto nelle possibilità dell’amministrazione locale, vanno create le condizioni più favorevoli alla sperimentazione di iniziative di telelavoro.
· Una particolare attenzione sarà posta sul tema delle neo imprese, con la previsione di misure volte a creare le condizioni migliori per il loro sviluppo. In questo senso sarà da valutare il sistema migliore da adottare per creare un “incubatoio per start up”, con il compito di assistere i giovani imprenditori nelle fasi di sviluppo dell’idea, redazione di business plan realistici, ricerca di finanziamenti, e verifica dei risultati nei primi esercizi dell’attività.
· Il comune potrà mettere a disposizione i propri locali inutilizzati per concederli in locazione a canoni agevolati alle neo imprese giovanili, che siano essi professionisti o piccole imprese.

4.7 Riqualificazione energetica grazie alle ESCO

Le Energy Service Company (anche dette ESCO) sono società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l'efficienza energetica, assumendo su di sé il rischio dell'iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento. I risparmi economici ottenuti vengono condivisi fra la ESCO ed il cliente finale con diverse tipologie di accordo commerciale.

La caratteristica più interessante delle ESCO, alla luce dell’attuale carenza di risorse pubbliche da destinare ad investimenti, va ricercata nel fatto che queste società permettono comunque all’Ente locale di raggiungere un miglioramento dell’efficienza energetica delle proprie strutture, e quindi un risparmio di spesa, attingendo a risorse private che come contropartita riceveranno in cambio una parte degli stessi risparmi ottenuti (in concreto la remunerazione della ESCO sarà calcolata sulla differenza fra la bolletta energetica pre e post intervento).

Le forme contrattuali e le tipologie di intervento possibili sono le più disparate: si va dagli interventi di efficienza energetica nell’illuminazione pubblica (ad esempio la sostituzione totale delle lampade tradizionali con lampade a tecnologia LED) alla riqualificazione energetica degli edifici, alla produzione di energia da fonti rinnovabili (esempio i pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici).

Altro aspetto da non sottovalutare riguarda il fatto che il ricorso generalizzato alle ESCO potrebbe innescare nel medio periodo un circolo virtuoso di “efficientamento energetico” generalizzato per il patrimonio immobiliare pubblico, che avrebbe un triplice vantaggio: un ritorno economico per le casse degli enti locali misurabile in termine di riduzione delle spese energetiche, un indiscusso vantaggio per l’ambiente, ed un importante volano per l’economia locale e regionale.

La formula delle ESCO, se adeguatamente pubblicizzata ed incentivata sarebbe applicabile con successo anche ad interventi su edifici privati; l’unico limite, in questo caso, riguarda il fatto che visto che tali operazioni hanno un senso dal punto di vista economico solo su interventi di una certa rilevanza, sarebbero applicabili ovviamente su grandi condomini o gruppi di condomini appositamente consorziati o raggruppati.

Alcuni esempi di successo:
· TARANTO. Tra i casi più innovativi segnaliamo quello presentato da Rienergia, E.S.Co. della provincia di Taranto, che ha messo a punto un prodotto ingegnerizzato denominato SEM (Storage Energy Management) che, grazie all’utilizzo di un accumulatore d’energia a volano permette di ridurre la potenza impegnata dalla rete e l’energia elettrica consumata del 33% nel funzionamento degli ascensori in ambito residenziale. I risparmi vengono suddivisi per due terzi a favore della E.S.Co. e per un terzo a favore dell’utilizzatore (a cui va anche interamente l’incentivo fiscale previsto), permettendo nell’ambito di un contratto E.S.Co. della durata di dieci anni la remunerazione dell’investimento.
· L'AQUILA. Un’altra innovazione metodologica è stata invece protagonista del caso di un condominio de L’Aquila presentato da SEA, Servizi Energia Ambiente, E.S.Co. abruzzese, certificata UNI CEI 11352. Il condominio, gravemente danneggiato dal terremoto, doveva essere demolito e ricostruito. SEA ha proposto ai condomini di sostenere la differenza di costo esistente tra una costruzione “a norma” e una “Servizio Energetico Plus”, che può beneficiare degli incentivi legati all’efficienza energetica e dell’abbattimento al 10% dell’IVA su tutte le bollette del cliente finale. L’upgrade a “Plus” comporta l’installazione di un cappotto termoisolante sull’involucro edilizio, la realizzazione di un impianto di riscaldamento che integra pannelli solari e pompe di calore elettriche alimentate da pannelli fotovoltaici e di un sistema di recupero delle acque piovane con serbatoio interrato da 11.000 litri.
· PROVINCIA DI CREMONA. Nel 1999, la Provincia di Cremona ha deciso di ricorrere allo strumenti del Finanziamento Tramite Terzi per migliorare le strutture e la gestione energetica di 37 edifici scolastici della propria amministrazione.

Preventivamente è stata effettuata una analisi energetica degli edifici da parte del Punto Energia di Cremona (Agenzia locale per l’Energia), che ha utilizzato a tale scopo il CENED (Certificazione energetica degli Edifici), una procedura di calcolo sviluppata dalla Rete di Punti Energia, l’associazione delle Agenzie per l’Energia Lombarde.

Sulla base di tale analisi sono stati analizzati, per i singoli edifici, gli interventi di riqualificazione economicamente sostenibili nel periodo di affidamento dei servizi, previsto in 5 anni. I principali interventi mirati al risparmio energetico individuati sono stati di tre tipi:
- Telegestione e telecontrollo dell’intero parco edifici;
- Sostituzione di generatori di calore;
- Sostituzione di corpi scaldanti.

I risparmi energetici annui conseguibili attraverso i soli interventi di regolazione e telecontrollo sono risultati compresi tra il 4 ed il 14% rispetto alla situazione iniziale, mentre gli interventi di riqualificazione basati sulla sostituzione di componenti (caldaie o corpi scaldanti) possono determinare risparmi aggiuntivi dell’ordine del 10% .

L’assegnazione del contratto di servizio energia è avvenuta attraverso una gara basata su un capitolato d’appalto speciale sviluppato dalla Rete di Punti Energia, che hanno anche seguito le procedure di valutazione delle offerte presentate. La base d’asta complessiva nei 5 anni di affidamento è stata di circa 6,5 milioni di Euro, e la gara è stata vinta dalla società Orion di Cavriago (RE). Il ruolo della Esco in questo caso ha compreso:
- la riqualificazione tecnologica e normativa degli impianti termici;
- la realizzazione del sistema di telegestione e telecontrollo;
- la fornitura dei combustibili;
- il servizio energia, comprensivo della gestione degli impianti e della manutenzione ordinaria e straordinaria;

Da monitoraggi svolti dal Punto Energia di Cremona su incarico dell’Amministrazione, le percentuali di risparmio energetico effettivo dei primi interventi risultano significativamente superiori alle valutazioni iniziali, necessariamente conservative.

In conclusione, l’obiettivo di questo punto programmatico è quello di passare da un approccio attuale piuttosto “timido” (a Forlì il comune ha come ESCO “Forlì Città Solare Srl” nella governance di Livia Tellus S.p.a.), ad un maggiore sfruttamento di questa forma di finanziamento. Nel medio periodo è ipotizzabile la messa in cantiere di pochi mirati interventi di ampio respiro, per giungere nel giro di qualche anno ad un generale miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico, innescando un circolo virtuoso che potrebbe apportare i molteplici benefici già citati in termini di risparmio, minor impatto ambientale e spinta per l’economia.

4.8 Decrescita

4.8.1 Premessa

La decrescita è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra uomo e natura e di equità fra gli esseri umani stessi. Come afferma Serge Latouche, uno dei principali fautori della decrescita, è necessario e urgente un “cambio di paradigma”, un'inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita e dell'accumulazione illimitata di merci.

Considerando che fino ad ora la spina dorsale della civiltà occidentale poggia sull'aumento continuo dei consumi e sulla massimizzazione del profitto, parlare di decrescita significa immaginare non solo un nuovo tipo di economia, ma anche un nuovo tipo di società. Questo nuovo concetto invita, dunque, ad una messa in discussione delle principali istituzioni socio-economiche, per renderle compatibili con la sostenibilità ecologica, la giustizia sociale e l'autogoverno dei territori, restituendo una possibilità di futuro ad una civiltà che sembra tendere all'autodistruzione.

Nato come critica alle dinamiche economiche prevalenti, attorno al progetto della decrescita si articola ormai un insieme variegato di proposte e riflessioni che investono la sfera ecologica, sociale, politica e culturale oltre a una molteplicità di “buone pratiche” (Distretti di Economia Solidale, agricoltura biologica, permacultura, Gruppi di Acquisto Solidale, difesa dei territori e dei beni comuni, risparmio energetico, consumo critico, cohousing, car pooling), che realizzano un'importante circolarità tra esperienze concrete e ricerca teorica.

3.8.2 Presupposti della decrescita

- L’attuale modello di sistema produttivo/economico, dipendendo da risorse non rinnovabili, è basato sulla crescita illimitata del PIL, ma i principi della termodinamica e la limitatezza delle risorse materiali/energetiche presenti sulla Terra, lo contraddicono. Vladimir Ivanovic Vernadskij, mutuando dal secondo principio della termodinamica il concetto di entropia, rileva che la crescita del PIL comporta la diminuzione dell'energia disponibile e l'aumento di rifiuti, danneggiando gli ecosistemi terrestri
- Non c'è alcuna prova della eventuale possibilità per l’uomo di separare la crescita economica dal suo impatto ecologico negativo.
- La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni materiali e servizi privati: esistono altre forme di ricchezza pubblica e sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni fra i membri di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, il welfare, e così via. La sola crescita materiale, misurata secondo indicatori monetari, generalmente ignora queste altre forme di ricchezza.
- Le società attuali, condizionate dai consumi materiali (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto, ecc.) percepiscono solo parzialmente lo scadimento di ricchezze più essenziali come la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli esclusi (la violenza nelle periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo sviluppo economico di tipo occidentale).

3.8.3 Equità e redistribuzione delle risorse

L'assunto della decrescita è che le risorse naturali sono limitate e gestite in modo iniquo; la decrescita è uno strumento per avviare una equa redistribuzione delle risorse del pianeta tra tutti i suoi abitanti, perseguendo il principio dell'eguaglianza tra i popoli. I paesi più ricchi dovrebbero ridurre i loro standard attuando un processo di decrescita, limitando i consumi e sviluppando modelli energicamente autosufficienti.

Ma la decrescita non è solo una questione quantitativa (accontentarsi di una minor quantità dei medesimi aspetti/valori) ma, anche e soprattutto, un riordino paradigmatico degli stessi (in particolare la riaffermazione dei valori sociali ed ecologici e la ripoliticizzazione dell'economia). Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere l'ineguaglianza sociale, concentrando le ricchezze nelle mani di pochi, invece di generare maggior benessere e aumentare gli standard di vita di molti.

I critici della decrescita affermano che un rallentamento della crescita economica provocherebbe un aumento della disoccupazione e della povertà e che invece, almeno nel Sud del mondo, occorre consentire la crescita economica. Per i fautori della decrescita invece rilocalizzare e abbandonare l'economia globale nel Sud permetterebbe a queste popolazioni di aumentare il loro grado di autosufficienza e indipendenza, impedendo il sovra-consumo e lo sfruttamento delle loro risorse da parte del Nord.

3.8.4 Sostenibilità

Nel vocabolario della decrescita l'aggettivo “sostenibile” allude alla proposta di organizzarsi collettivamente affinché la diminuzione della produzione di merci non riduca anche i livelli di benessere dei singoli. La teoria della decrescita non implica, evidentemente, il perseguimento della crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore. Dato per assodato che la crescita del PIL non coincide sempre con quella del benessere (un incidente d'auto, ad esempio, è comunque un fattore di crescita del PIL) occorre smettere di utilizzare tale indicatore statistico come unica bussola. Questa tesi è ormai accettata anche da economisti e scienziati estranei alla decrescita (H. Daly, R. Costanza e altri).
Il principio della decrescita non va confuso con quello dello sviluppo sostenibile (che non mette in discussione il perseguimento della crescita economica). Per la decrescita lo sviluppo sostenibile è quindi ritenuto un paradosso.

3.8.5 Impronta ecologica

L'impronta ecologica è un indicatore, espresso in “ettari di superficie terrestre”, che misura l'impatto della popolazione su di un territorio. Tale indicatore mette in relazione la capacità delle superfici terrestri e marine di produrre materie prime e di assorbirne i rifiuti, con i consumi della popolazione. Secondo il rapporto del 2005 della Rete Globale di Impronta Ecologica, mentre gli abitanti dei Paesi sviluppati utilizzano 6.4 ettari globali (gHa), quelli dei Paesi meno sviluppati hanno bisogno di 1 solo gHa. Ad esempio, mentre ad ogni abitante del Bangladesh basta quello che si produce su 0.56 gHa, un nordamericano necessita di 12.5 gHa (22,3 volte tanto); il valore medio mondiale ha raggiunto i 2.7 gHa pro capite: da un conseguente semplice calcolo se tutta la popolazione mondiale volesse raggiungere gli standard dei paesi europei, sarebbero necessarie le risorse di tre/otto pianeti Terra.

3.8.6 Proposte specifiche a breve termine

Avviamento di un progetto tipo Ecomondo (come Follonica): per ridare corpo e vita ad oggetti che troppo spesso, con grande leggerezza, trasformiamo da beni di consumo in rifiuti da discarica, grazie ad un mercato a cui tutti i cittadini possono partecipare con una semplice tessera magnetica che registra ogni transazione (rigorosamente senza denaro) in dare e avere. Il punto di riferimento di tutta l’operazione sono le stazioni ecologiche: ogni cittadino può conferire oggetti che non usa più (giocattoli, biciclette, mobili, ecc.), sulla tessera vengono accreditati punti con i quali potrà recuperare oggetti lasciati da altri di suo gradimento, in un gioco di scambio in cui chi ci guadagna è l’ambiente.

Diminuire l’impronta ecologica: il Comune dovrebbe assegnare un contributo economico a quei soggetti (associazioni, cooperative, fondazioni, ecc.) che, promuovendo iniziative all’aperto, decidano di “diminuire il peso della propria impronta ecologica”, utilizzando stoviglie biodegradabili, obbligando la raccolta differenziata e il recupero avanzi alimentari, sviluppando campagne di sensibilizzazione rivolte ai partecipanti dell’evento/serata; con costi bassi si avrebbero risultati enormi!

Favorire direttamente l’installazione di pannelli solari (come Castellarano): i privati residenti sono agevolati nell’installazione di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. Il cittadino non deve far altro che rivolgersi all’ufficio ambiente del Comune, dove troverà un albo degli installatori convenzionati con l’amministrazione, moduli cartacei della ditta che ha firmato un accordo pluriennale a prezzi convenzionati e le indicazioni per accedere a finanziamenti agevolati da parte dell’istituto di credito coinvolto dal comune nel progetto. Insomma, in un colpo solo, sono stati raggruppati e risolti gran parte dei problemi che oggi un singolo cittadino ha per soddisfare la giusta esigenza di consumare meno/meglio; molto importanti anche gli aspetti dell’operazione per cui il comune garantisce il cittadino sulla affidabilità della ditta fornitrice e promuove ogni anno corsi di formazione/aggiornamento per idraulici e artigiani locali.

4.9 Barter / SCEC

In Italia già esistono realtà in cui è possibile scambiare beni e servizi affiancando il denaro ufficiale con valute complementari. Questi scambi e commutazioni vengono accettate all’interno di gruppi e comunità e quindi si pongono due ambiti obiettivi: aiuto reciproco fra le persone e mantenimento della ricchezza all’interno del territorio nella quale si è generata.

Le strade che possono essere percorse sono molteplici e vanno dallo scambio basato sul “tempo” (banca del tempo), sulle merci a compensazione, sotto forma di sconti e tanti altri, tutti declinati alle peculiarità ed esigenze del territorio. In questo ambito si identificano i progetti attivi denominati “Barter” e “SCEC” tanto per citarne alcuni. In alcuni paesi ad esempio è già una realtà la possibilità di ricevere sconti su acquisti o biglietti di trasporti pubblici a fronte di una differenziazione dei rifiuti.

Il Movimento 5 Stelle di Forlì promuove lo sviluppo e l’applicazione dei “buoni sconto a rendere” nel proprio territorio. L’ente locale, che ha un ruolo fondamentale nella diffusione e nella realizzazione dell’uso di SCEC o Barter, dovrà:
· Agevolare lo sviluppo di piccoli centri di commercio locale, anche reperendo i locali nel patrimonio immobiliare comunale
· Agevolare il disbrigo di tutte le attività burocratiche legate a queste attività (farmer market, supermercati locali, ecc.) aprendo uno sportello dedicato a sostenere l'iniziativa con campagne informative per cittadini e imprese che valorizzino il consumo e l'acquisto di beni prodotti localmente
· Sostenere il reale lancio dei “centri commerciali naturali” grazie ai Buoni Locali ed ai progetti aziendali collegati
· Supportare le famiglie meno agiate e gli immigrati mediante lo strumento dei Buoni Locali della Solidarietà ChE Cammina (SCEC); il maggior contatto interpersonale creato dal buono e la migliorata condizione economica, favorirà l'integrazione e contrasterà la delinquenza.
· Agevolare la raccolta differenziata dei rifiuti con incentivi alle famiglie rappresentati dai Buoni Locali, consorziandosi con comuni limitrofi per potenziare l'iniziativa e interagendo con le eventuali associazioni di categoria
· Concedere una tassazione agevolata alle imprese che allestendo un'attività nel territorio comunale aderiscano al circuito Arcipelago SCEC, facendo pagare una percentuale dei tributi direttamente in Buoni Locali (ad es. le rette per le mense scolastiche, per le famiglie uno sgravio e per il comune nessun costo in quanto si approvvigiona dai produttori locali)
· Costituire un team di lavoro formato da esperti con professionalità nei diversi settori (manager, agronomi, economisti, energy manager) per sostenere azioni mirate allo sviluppo dell'economia locale, che:
   o raccolgano informazioni sull'economia locale ed elaborino dati sull'iniziativa
   o prendano contatti e si raccordino con le attività imprenditoriali per la creazione di mercato, agevolato dai Buoni Locali
   o effettuino studi di fattibilità sull'applicazione dei progetti al territorio per lo sviluppo dell'economia locale
   o organizzino incontri e convegni informativi con gli imprenditori per la diffusione del progetto
   o facciano consulenza agli imprenditori (agricoli e non) per l’avvio di attività basate sulla qualità dei prodotti e che possano avere un impatto positivo sui redditi.
   o sviluppino la interdisciplinarietà tra i settori economici ancora assenti nel nostro comune e già presenti invece nelle zone limitrofe
   o ottimizzino i trasporti e la logistica delle merci del circuito locale ed interregionale aderente al circuito Arcipelago SCEC tramite l'adozione di brevetti a disposizione dell'Associazione che può ridurre i costi di trasporto del 30%
   o sviluppino circuiti di qualità alimentare e rete del turismo anche interregionale in Buoni Locali (ristorazione, agriturismo, ecc.)
   o valorizzino l'artigianato locale e altri prodotti di eccellenza attraverso la piattaforma informatica di scambio predisposta da Arcipelago SCEC
   o assistano le aziende senza competenze informatiche per il circuito Buoni Locali

Appurato che l’attuale sistema economico “globalizzato” ha generato i seguenti problemi che incombono anche sulla nostra realtà locale:
· il caro prezzi ha determinato una forte riduzione delle capacità di acquisto dei cittadini e negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo depauperamento di una fascia sempre più ampia della popolazione e delle famiglie (un tempo appartenenti al cosiddetto ceto medio) e anche nella nostra città un numero significativo di famiglie e di anziani lamenta una difficoltà ad arrivare al fine mese
· anche nel nostro tessuto socio-economico il denaro manovrato dai numerosi Istituti di Credito non viene quasi mai reinvestito in città, con grave danno e nocumento per l'economia locale
· nella nostra città ci sono moltissimi giovani disoccupati, spesso costretti ad emigrare o, nel peggiore dei casi, a delinquere

Possiamo prendere esempio da molti paesi europei, come la Germania, dove sono state avviate positive esperienze di attività pubbliche, esercizi commerciali e cittadini che, attraverso convenzioni ad hoc hanno visto la nascita di circuiti economici locali virtuosi (dove lo sconto riconosciuto dai commercianti ai loro clienti convenzionati, compreso fra il 10 e il 20%, è stato tramutato in SCEC, utilizzato come valido titolo di pagamento alternativo all'euro, come una sorta di moneta parallela). L'attivazione di un tale sistema, facendo sì che la parte corrente della ricchezza prodotta in un territorio venga reinvestito nel mercato del medesimo, rappresenta un evidente beneficio per tutti gli attori di quel luogo (sia imprese che cittadini/consumatori). Questo nuovo metodo economico consiste nel distribuire ad un sempre maggior numero di persone un “buono sconto”, denominato SCEC, in grado di fronteggiare la scarsità di moneta circolante creata dall'attuale sistema economico; con questo “buono sconto” si vuole mettere in moto un circolo virtuoso grazie al quale rilanciare l'economia locale per il benessere di tutta la collettività

L'uso dello SCEC promuove un nuovo concetto di “economia solidale”, in cui il denaro è al servizio delle persone e non le persone al servizio del denaro, per conseguire tutto ciò, il Comune dovrà proporre un patto tra commercianti e consumatori (i primi, accettando una percentuale dei pagamenti in SCEC, daranno modo alle persone di acquistare beni/servizi ai quali, in assenza dei buoni, avrebbero dovuto rinunciare; la conseguenza sarà che i commercianti riusciranno a vendere più facilmente i loro prodotti ed aumentare la propria clientela: a differenza del normale circuito di sconti, essi stessi non perderanno gli SCEC che hanno incassato, perché potranno spenderli a loro volta presso altre attività/rivendite commerciali della zona o con l’amministrazione pubblica.

Questa soluzione ci consentirà con poco sforzo di ottenere i seguenti benefici:
· il permanere della ricchezza prodotta nel territorio a beneficio dei consumatori e delle imprese locali
· un incremento delle capacità reali di acquisto dei cittadini e delle famiglie
· benefici economici significativi per le attività commerciali locali aderenti, determinati dall'elevazione/consolidamento dei ricavi generati da una clientela fidelizzata
· un consolidamento del tessuto commerciale della città a salvaguardia e potenziamento degli esercizi commerciali esistenti

4.10 Economia della felicità

“Noi non vogliamo che la gente sia felice,
perché la gente felice non consuma”
(Frederic Beigbeder, ex pubblicitario)

Il Movimento 5 Stelle di Forlì, in accordo con la visione nazionale, fa sua la necessità di tendere ad una economia basata sulla felicità delle persone. L’idea di fondo su cui si basa questo nuovo concetto di economia è la Localizzazione (intesa come opposto della attuale globalizzazione)

Questa filosofia di vita, bandiera dell’ambientalista svedese Helena Norberg Hodge, può racchiudersi in queste sue parole: “per noi la localizzazione è l'economia della felicità perché aiuta il nostro sé interiore, la nostra interiorità psicologica e spirituale, e ci permette di riconnetterci con il mondo vivente attorno a noi. Per non essere isolati in alte torri a guardare schermi, senza sapere nulla del terreno sotto i nostri piedi, delle piante attorno a noi, per riconnettersi con la vita. E' stato dimostrato in innumerevoli terapie che le persone dei Paesi industrializzati soffrono di alcolismo, violenza, abusi, droga. La costruzione di comunità e la consapevole connessione con la natura, con gli animali, con le piante, la vita, questo è ciò che porta di nuovo gioia e felicità.”

Le persone iniziano ormai a capire il nesso tra cambiamento climatico, instabilità economica globale e la loro personale sofferenza/stress, solitudine, depressione e in questa consapevolezza si inserisce la potenzialità di un movimento che, attraverso una economia civile, di prossimità, collaborativa, solidale e sostenibile potrebbe cambiare il mondo!

4.11 Orti della convivialità

Saranno individuati terreni comunali, anche recuperando aree dismesse (previo controllo ed analisi per eventuali bonifiche) da destinare ad orti sociali col vincolo di coltivare con metodi sostenibili per passare dall’agricoltura tradizionale all’agricoltura biologica, permacultura, naturale. L’uso sarà concesso gratuitamente ad anziani o persone bisognose e gli orti potranno essere utilizzati anche nell’ambito di progetti didattici con le scuole. Figura fondamentale il custode/organizzatore che deve vigilare sull'uso sconsiderato di pesticidi, diserbanti e concimi chimici, riducendoli al minimo.

4.12 Reti di Economia Solidale

Sarà molto importante informare ed incentivare la cittadinanza in merito ai vari tipi di reti di economia solidale.

I GAS (Gruppi di Acquisto Solidali) sono formati da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro.

I DES (Distretti di Economia Solidale) sono reti in cui i soggetti partecipanti si aiutano a vicenda per soddisfare quanto più possibile le proprie necessità di acquisto, vendita, scambio e dono di beni, servizi e informazioni, secondo principi ispirati da un'economia locale, equa, solidale e sostenibile.

In Italia, i DES spesso riuniscono più GAS assieme ai produttori: normalmente, un DES raggruppa realtà territoriali di una o più province; su scale più grandi, invece, si parla spesso di RES (Reti di Economia Solidale).

Il Comune metterà a disposizione di GAS e DES, sia una struttura informatica che permetta loro di organizzarsi al meglio, sia locali per organizzare riunioni, punti di incontro e scambio di beni di consumo; metterà inoltre in pratica tutte le forme di aiuto per far crescere i GAS, DES, RES, ascoltando le realtà locali già presenti sul territorio, cercando di risolvere, per quanto di sua competenza, i problemi legati alla conoscenza, alla diffusione ed all'utilizzo delle risorse locali, anche promuovendo l'utilizzo da parte dei fornitori di servizi mense scolastiche e comunali dei prodotti a km0 ottenuti con agricoltura sostenibile, naturale o permacultura.

4.13 Fondo di Garanzia per le PMI del distretto del riciclo

Il Comune si adopererà per la creazione e la gestione di un fondo per le PMI volto e finalizzato alla nascita di nuove startup per il distretto del riciclo, in collaborazione con l’università per la gestione delle realizzazioni e sostenibilità economico/finanziaria dei progetti, con le banche locali e soprattutto etiche per l’ampliamento del fondo, con le associazioni di categoria per il supporto alla nascenti imprese nel settore.


5. COMUNITA’ RESILIENTI

5.1 Le reti virtuose

5.1.1 Le città equosolidali

La campagna “Città Equosolidali” si rivolge a cittadini e istituzioni (Comuni, Province, Regioni) per orientarli all'acquisto di prodotti equosolidali. Il commercio equosolidale è un eccellente argomento per informare/sensibilizzare i cittadini al problema degli squilibri economici e ambientali, ma è anche un mezzo diretto che permette loro di agire concretamente. La campagna è promossa da Fairtrade TransFair Italia, dal coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace ed i diritti umani e dal coordinamento nazionale Agenda 21.

L'Agenda 21 è un documento di orientamento rivolto alle politiche globali, nazionali e locali, sottoscritto da 178 governi di tutto il mondo, dopo il summit delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo, svoltosi a Rio de Janeiro nel ‘92 ed ha lo scopo di promuovere nel XXI secolo uno sviluppo più equilibrato. In considerazione delle peculiarità di ogni singola comunità, invita le autorità locali di tutto il mondo a dotarsi di una propria Agenda, realizzata attraverso il dialogo con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private. L'Agenda 21 locale rappresenta uno dei percorsi più rilevanti per lo sviluppo sostenibile a livello locale. I suoi fondamenti sono:
· La pianificazione e la gestione sostenibile delle risorse ambientali
· La prevenzione nella gestione
· Il coinvolgimento e la partecipazione della comunità locali
· La trasparenza, la responsabilità condivisa, la giustizia sociale, l'equità e la crescita culturale della comunità.
L’adesione dell’ente locale è sancita da una mozione di indirizzo, approvata dal consiglio comunale, provinciale o regionale; con tale mozione l’amministrazione si impegna a inserire nei propri consumi i prodotti del commercio equosolidale (ad esempio nei distributori automatici, nelle mense scolastiche o in altri luoghi di ristorazione gestiti dall'ente) e a sensibilizzare i cittadini a questo tipo di commercio, riscoprendo un ruolo fondamentale nel favorire modelli di produzione sostenibili.

5.1.2 Le città amiche delle foreste

Abbiamo perso la metà delle grandi foreste primarie del pianeta e appena un quinto resiste ancora su aree vaste. La loro distruzione procede a ritmo crescente: negli ultimi cento anni oltre un terzo è stato distrutto. Ogni due secondi un’area di foresta grande quanto un campo da calcio scompare. Le foreste vengono abbattute per fabbricare carta e prodotti in legno, lasciando un ambiente devastato alle comunità locali e incertezza alle relative economie nazionali. Raccogliendo l'appello di Greenpeace, numerosi comuni e amministrazioni locali si sono uniti per scongiurare questa minaccia e cambiare il mercato di carta e legno verso prodotti responsabili, sottoscrivendo l'impegno ad acquistare prodotti in legno certificati FSC (Forest Stewardship Council) e carta riciclata con tecnologie pulite. Gli acquisti pubblici, che rappresentano circa il 17% del mercato italiano, possono rappresentare un potente motore di promozione e orientamento per tutto il mercato. Le così definite “Città Amiche delle Foreste” con tali atteggiamenti contribuiscono a fermare la distruzione della biodiversità e a diminuire la criminalità/i conflitti armati strettamente collegati al taglio illegale.

5.1.3 Le città del bio

L'Associazione Città del Bio nasce per valorizzare le esperienze già fatte dalle amministrazioni locali e per sviluppare nuovi progetti riguardanti la ristorazione biologica, la promozione delle produzioni biologiche e di uno sviluppo ecosostenibile, l'orientamento dei cittadini verso un consumo etico e consapevole, l'impiego di tecniche e di prodotti ecocompatibili, la qualità della vita nelle città. In tal senso il biologico non deve essere esclusivamente un settore produttivo, ma un percorso culturale, di conoscenza e d’informazione, a favore di cibi sani e buoni anche per l'ambiente in cui viviamo. L'adesione è aperta a tutte le amministrazioni locali che già hanno investito in politiche a favore del biologico, ma anche a quelle che sono intenzionate a farlo.

5.1.4 La rete dei comuni solidali

La Rete dei Comuni Solidali, Comuni della Terra per il Mondo, un progetto nato nel 2003 per volontà di alcuni amministratori piemontesi, sta trovando consensi e adesioni fra i Comuni di tutta Italia. In seguito ad alcuni viaggi “solidali” in America Latina, gli amministratori di Carmagnola e di altri piccoli Comuni capiscono che è giunto il tempo in questo nuovo millennio, di “guardare” oltre i propri confini: aiutando concretamente il Terzo Mondo, in effetti, si aiutano le prossime generazioni (i nostri figli) a vivere in un mondo con meno differenze sociali ed economiche.
L'impegno è teso a scavalcare le lunghe burocrazie delle Organizzazioni Non Governative e puntare su progetti magari piccoli, ma di facile e veloce realizzazione. I Comuni che hanno aderito alla Rete sono politicamente trasversali e puntano a obiettivi concreti e alla massima trasparenza. Nasce l’esigenza di una cooperazione decentrata, che coltivi il contatto diretto fra amministratori, tecnici, volontari, dei comuni “ricchi” con paesi e amministrazioni “meno fortunate”.
Per promuovere la cooperazione non occorre avere né grandi cifre a disposizione né personale a tempo pieno: attraverso la rete è possibile superare molti problemi pratici/tecnici. I Comuni che hanno aderito al progetto, infatti, sono in gran parte medio-piccoli, con bilanci ridotti e risorse minime (come il Comune di Sambuco, in provincia di Cuneo, con i suoi 89 abitanti). Un esempio: per costruire un pozzo nel Sahel bastano1000/1500€ per cui cinque/sei comuni possono facilmente partecipare investendo cifre facilmente sostenibili.
Per ogni cittadino il Comune di appartenenza rappresenta un punto di riferimento sotto numerosi aspetti, in modo particolare nelle realtà medio piccole; per questo il comune può diventare un punto di contatto fra i cittadini per nuovi progetti. Occorre per questo liberarsi da una vecchia idea di Comune come luogo atto a svolgere semplicemente l’amministrazione ordinaria: l'amministrazione comunale non deve significare solo burocrazia, ma impiego di energie, intelligenze, persone capaci di comunicare, progettare, amministrare; si tratta di un cambio di prospettiva ovviamente non automatica, un cambio di mentalità e di ruolo, un ampliamento dell'orizzonte troppo spesso limitato ai problemi spiccioli della macchina organizzativa. Non solo asfalto, fognature, illuminazione, ma anche guardare oltre.
L'articolo 5 dello Statuto della Rete precisa come l'adesione sia un obiettivo perseguito per migliorare lo scambio fra culture diverse. Gli aderenti si impegnano a promuovere sul territorio manifestazioni che coinvolgano la popolazione in genere e le scuole in particolare. L'adesione dunque non contempla nessun obbligo, se non quello morale di promuovere solidarietà e sensibilizzazione. Si confida, infatti, che la presenza in Rete e dunque la conoscenza dei progetti di cooperazione, siano sufficienti ad innescare il meccanismo di coinvolgimento.

5.1.5 La rete internazionale delle città del buon vivere

Cittaslow è una associazione fondata con lo scopo di perseguire obiettivi comuni, coerenti con un codice di comportamento condiviso.

I Comuni che aderiscono a questa iniziativa sono:
· Animati da individui “curiosi del tempo ritrovato”, dove l’uomo è ancora protagonista del lento, benefico succedersi delle stagioni
· Rispettosi della salute dei cittadini, della genuinità dei prodotti e della buona cucina
· Ricchi di affascinanti tradizioni artigiane, preziose opere d’arte, piazze, teatri, botteghe, caffè, ristoranti, luoghi dello spirito e paesaggi incontaminati
· Caratterizzati dalla spontaneità dei riti religiosi, dal rispetto delle tradizioni e dalla gioia di un lento e quieto vivere.

I valori di riferimento saranno periodicamente discussi sotto il profilo tecnico/scientifico, dal comitato di coordinamento, che pianificherà periodicamente progetti di miglioramento delle Cittaslow.

5.2 Idee per vivere meglio

5.2.1 Transition town

Si definisce “transition town” una città, o un quartiere o un borgo, che si pone l’obiettivo di liberarsi dal petrolio, o almeno da un suo uso eccessivo, promuovendo atti e accorgimenti, sia pubblici che privati, che limitino sia direttamente che indirettamente il ricorso al petrolio (e ad altre energie di origine fossile). Il modello è nato nel 2003 in Inghilterra sulle intuizioni di un professore che, in un’esercitazione con i suoi studenti, prova a immaginare una città senza il petrolio. Da quella sperimentazione è cominciata una diffusione in tutto il mondo occidentale. In Italia si sta sviluppando a Monteveglio (provincia di Bologna) grazie a Cristiano Bottone, principale promotore in Italia di questo modello.

Nelle transition town:
· Le verdure per l'alimentazione quotidiana vengono coltivate in un orto, privato o comune; le persone potranno così evitare di recarsi in auto al supermercato e diminuirà il traffico degli autoveicoli che riforniscono il supermercato e che trasportano gli alimenti da coltivatore a centro di raccolta
· Il riscaldamento fa pieno affidamento sulle energie rinnovabili, solare termico e fotovoltaico innanzitutto, eliminando l’uso di gas metano o di derivazione petrolifera
· Gli acquisti vengono fatti attraverso i Gas (Gruppi di acquisto solidali) con un’auto ed una persona che fa spesa per dieci famiglie, liberando così la strada da nove auto; inoltre così facendo ci sono nove famiglie che hanno più tempo per sé e i propri figli
· La condivisione da parte di tutta la comunità di un progetto dai valori ideali decisamente forti ha come lieta conseguenza una maggiore coesione sociale, una maggiore partecipazione ed un maggiore senso civico; non sono risultati da poco, visti i tempi che stiamo vivendo! In una comunità di questo tipo non è necessario parlare in dialetto per intendersi, ma chiunque vuole farlo è liberissimo di usarlo.

5.2.2 Quartieri car-free

Si tratta di quartieri, realizzati sia in aree di espansione che in ex aree industriali, in cui l’auto privata viene totalmente disincentivata in varie maniere: si danno incentivi a chi rinuncia all’auto privata, a chi attua il telelavoro, non vengono costruite autorimesse, ma aree parcheggio all’esterno dei quartieri. Le strade interne sono ad uso esclusivo di pedoni e ciclisti; unica eccezione sono i mezzi di soccorso e il carico/scarico di materiali. Per la mobilità a lunga distanza, vengono proposti servizi come l’auto in affitto, ma la parte principale viene svolta da un capillare servizio pubblico. Uno dei quartieri car-free più conosciuto è il quartiere di Voban, a circa 3 km dal centro di Friburgo: 6.000 abitanti in circa 2.000 edifici nuovi, in un’area precedentemente occupata da caserme. Ma gli esempi in Europa cominciano ad essere molti, purtroppo non in Italia, sono quartieri che sviluppano anche tutte le potenzialità delle energie alternative e gli edifici costruiti sono tutti a basso o nullo consumo energetico. La sfida proposta dall’attuale crisi economica, e dalla ancor più grave crisi ambientale, se vista da occhi pessimisti è un serio problema, mentre se la si guarda con occhi ottimisti rappresenta una grande opportunità! Pensiamo alle tante grandi opportunità che ha Forlì, molte sprecate negli anni scorsi ma tante ancora da cogliere.

5.2.3 Incredibile edibile

E’ un progetto iniziato nel 2008, quando a Todmorden, una cittadina di poco meno di 15.000 abitanti della contea del West Yorkshire in Inghilterra, Pamela Warhurst mette dei cartelli nel suo orto di casa per invitare i passanti ad entrare e prendere qualche verdura. L'idea prende piede e si allarga a macchia d'olio, nasce un'associazione e ben presto passeggiando per la cittadina inglese si incontrano coltivazioni di patate alla stazione di polizia, orti di broccoli alla stazione dei treni, aiuole con lamponi, alberi di mele e albicocche lungo il sentiero del canale, fagioli e piselli sono invece fuori dal college, le ciliegie nel parcheggio del supermercato, ribes rosso e fragole dietro uno studio medico e timo, finocchio, rosmarino, menta e altre spezie vicino all’ospedale. I cittadini sono liberi di fare “la spesa” nelle aiuole, nelle rotonde e nei luoghi incolti della città per nutrirsi con prodotti freschi e di stagione, a km zero e ottenuti con agricoltura biologica. I luoghi coltivati sono geolocalizzati su Google Maps e stanno aumentando ogni anno di più; l’obiettivo è di raggiungere l’autosufficienza totale entro il 2018. Anche Michelle Obama trasforma un prato della Casa Bianca in un orto, il Vegetable Garden. Quale modo migliore e simbolico per ricordare agli americani di tornare ad essere persone in grado di provvedere a se stesse autonomamente e ad avvicinarsi alla natura‌ Ma un giardino non è terra incolta e qui sta la differenza tra Washington e Todmorden. Rendere fruttuoso (è proprio il caso di dirlo) quello che prima non lo era è la vera novità, anche perchè è dalla notte dei tempi che nei villaggi e nelle comunità funziona così: collaborare e condividere. E' così che Incredibile Edibile di Todmorden è considerato uno dei progetti simbolo della cultura partecipativa e uno degli esempi di maggior successo di agricoltura solidale e orticultura urbana. Incredible Edible ha oltrepassato i confini di Todmorden, di molte località dell’isola inglese e si è diffuso in Francia, in Germania, in Spagna, in Canada e addirittura a Cuba e Hong Kong. Poco tempo fa è sbarcato pure in Italia con il nome di Incredibili Commestibili, per ora solo a San Bonifacio in provincia di Verona. Pam Warhurst oltre ad essere ancora la Leader di Incredible Edible, è diventata membro della Forestry Commission inglese ed è stata invitata a centinaia di conferenze, utili a promuovere il suo progetto.

5.2.4 Street art

In una logica di recupero e rivalutazione storico-urbanistica, la street art, una galleria d'arte a cielo aperto, vede una piena realizzazione nel progetto M.U.Ro (Museo Urban di Roma), curato dall'artista David “Diavù” Vecchiato e organizzato dall'art agency Mondopop: il quartiere Quadraro di Roma. Ieri “borgata” di periferia, oggi “paese nella città”, il Quadraro pur conservando il suo spirito schietto, pieno di romanità popolare, rappresenta un museo all'aperto, composto da una variegata collezione di opere artistiche che provengono da tutto il mondo, realizzate per i cittadini del quartiere nelle strade e in spazi privati e pubblici. La prima visita guidata per inaugurare il percorso museale tra le strade del Quadraro vecchio è stata organizzata in bicicletta: in largo dei Quintili un disegno rievocativo dei drammatici momenti del rastrellamento del 1944; sul muro, in Piazza dei Tribuni, un enorme serpente rosa, in procinto di attaccare un altrettanto grande topo verde, rappresentazione allegorica del potere, realizzata da Nicola Alessandrini; nel Giardino dei Ciliegi, un parco giochi per bambini, tanti murales colorati dedicati al mondo dell'infanzia; in via Antinori un'opera di Alice Pasquini con mongolfiere sospese in un'atmosfera onirica... e molto altro ancora!


5.3 Collettività

Le comunità tradizionali basano la loro coesione su affinità “di fatto”: stessa razza, tribù, lingua, religione, modo di sopravvivere e prosperare, visione del mondo, ecc. Sono dette infatti “comunità affini”. Oggi questo non è più realizzabile, siamo troppo diversi; i membri di una comunità tradizionale condividevano valori, principi, norme: quali valori avremmo noi oggi‌ I miei‌ i tuoi‌ Come fare allora, visto che sentiamo un profondo bisogno di ritornare alla comunità‌

Il vecchio paradigma della comunità basata su ciò che ci accomuna più superficialmente, razza, religione, appartenenza politica, squadra del cuore, dieta, intolleranze, ecc., è la premessa di conflitti, pestaggi, violenze, guerre e stermini vari tra le varie comunità diverse. In contesti simili, così eterogenei, visto che non ci sono più le affinità, su cosa si deve basare una comunità‌ Invece di valutare e apprezzare le somiglianze, bisogna valutare e apprezzare la diversità tendendo ad integrare le molteplici realtà coesistenti. Abbiamo perciò bisogno di una comunità basata sull'esperienza palpabile che noi esseri umani siamo comunque interconnessi ad un livello ben superiore di quello somiglianze/differenze. Questa nuova comunità potrebbe essere descritta come l'esperienza condivisa dell'interconnessione, come una comunione sociale o uno stato collettivo di coscienza.

Sono emerse recentemente esperienze capaci di generare questi stati di “coscienza unitiva” o “comunitas”, come la chiama l'antropologo Victor Turner. Egli ha osservato che questi processi creano uno “spazio rituale” marginale al normale contesto culturale del gruppo. In uno spazio rituale, le strutture culturali si sciolgono, assieme a tutte le forme di identità riconducibili a un singolo status culturale. In questo spazio “intermedio” alle consuete strutture sociali, i partecipanti al rito si incontrano come esseri integri e uguali, per esaminare le loro relazioni e la loro cultura. La comunitas viene così descritta come “sacra” e “santa” e appare soffusa di un potere rinnovatore e generativo. Queste osservazioni spingono Turner a suggerire che la trasformazione sociale potrebbe essere attribuita all'effetto della comunitas sulle collettività.

Il Community Building Workshop di W. Scott Peck: è un “workshop intensivo di gruppo”, totalmente esperienziale, che si svolge in tre giorni, con sessioni dalle 9 alle 17. L'unico compito dei partecipanti è di creare un'esperienza di comunità: a questo scopo si siedono in cerchio e interagiscono. Due facilitatori della FCE (Foundation for Community Encouragement, Fondazione per incoraggiare la comunità) conducono l'evento. Forniscono linee guida semplici: ascoltare profondamente, parlare quando si è mossi a parlare, parlare in prima persona con messaggi “Io”, praticare l'inclusività, osservare in che modi ci manteniamo separati, e assumersi la responsabilità per il risultato del workshop. I facilitatori fanno uso del silenzio, raccontano storie didattiche, ricordano le linee guida e fanno dei brevi feedback (riscontri) all'insieme del gruppo. Secondo Peck il workshop attraversa quattro fasi: la pseudo-comunità, il caos, lo svuotamento e la comunità. Lo stadio iniziale della pseudo-comunità è caratterizzato da interazioni congeniali, convenienti e ben educate che cercano di evitare i conflitti per preservare un senso di armonia, anche a costo di rimanere nel superficiale. Il caos arriva quando cominciano a emergere le differenze e si manifestano i primi tentativi di stabilire qual è l'atteggiamento “giusto” per il gruppo. Le differenze di opinione appaiono, i partecipanti cercano d'ignorare o di cambiare le posizioni degli altri; questo processo crea tensione e porta sfiducia nel gruppo. Il caos rende manifeste le lotte per il potere, le stesse dinamiche che esistono nella nostra cultura e che portano alla paura, all'odio e all'isolamento. Questa fase riproduce su piccola scala la crisi culturale che si manifesta nelle strade delle nostre città e nei saloni dei nostri governi. Nel CBW i partecipanti si confrontano con l’aspro realizzare che, nonostante le loro intenzioni, sono loro stessi la causa di questo terribile dilemma. Nello schema di Peck ci sono due modi per uscire dalla fase del caos. Entrambi funzionano, ma soltanto uno conduce alla comunità. Il gruppo può uscire dal caos (e rinunciare alla possibilità di comunità) focalizzandosi su un compito da fare, su una persona da “guarire” o su un sottogruppo da far diventare capro espiatorio. Oppure può svuotarsi da tutte le aspettative, preconcetti e pregiudizi che impediscono alla comunità di emergere. Lo svuotarsi richiede che l'individuo muoia. I membri del gruppo creano uno spazio per la comunità sacrificando volontariamente il loro bisogno di aver ragione, di controllare e di rimanere invulnerabili. I membri abbandonano le strategie con cui proteggono la loro personale ed esistenziale vulnerabilità. La comunità emerge man mano che aumenta la vulnerabilità. I membri rinunciano alle loro aspettative e entrano insieme nello sconosciuto.

L’analisi delle esperienze di oltre 200 partecipanti a diversi CBW con l’utilizzo della tecnica statistica chiamata analisi fattoriale, rivelò tre fattori o coefficienti principali che caratterizzavano l'esperienza dei partecipanti. Questi fattori furono descritti come “un senso di comunità”, “l'esperienza della diversità” e “il senso del dilemma della nostra esistenza”. Relativamente al primo fattore, il “senso di comunità” molti partecipanti vissero una esperienza descritta come importante e profonda. Essa comportò un allargarsi della coscienza ad un senso più ampio del proprio sé. Questo mutamento era accompagnato da un sentimento di pace e tranquillità. Quelli che segnarono un punteggio alto a questo coefficiente rapportarono un forte sentimento di connessione, di empatia e benevolenza. L'esperienza aveva avuto aspetti transpersonali quali senso di unità, sentimenti di sacralità, una qualità ineffabile ed un senso di atemporalità. Essenzialmente i partecipanti riferirono di aver vissuto uno spostamento collettivo verso uno stato unitivo di coscienza. Sorprendentemente questo spostamento della coscienza avvenne nonostante il gruppo fosse molto consapevole delle differenze al suo interno, cioè vivesse il secondo fattore, l'esperienza della diversità. Questa esperienza spesso aveva stimolato sofferenza e grande turbamento con sentimenti quali fastidio, risentimento, alienazione, sfiducia e ostilità verso altri partecipanti. Questi stessi partecipanti manifestarono di essere stati consapevoli che giudicavano gli altri e che le cose che credevano su di loro o su sé stessi erano causa della separazione tra loro e gli altri. Questo fattore rendeva chiaro quanto fosse difficile l'incontro con la diversità. Il terzo fattore, il senso del dilemma della nostra esistenza, evidenzia che il CBW risolve sentimenti molto difficili e contestualmente preserva la diversità del gruppo. Lo fa creando l'opportunità per il gruppo di vivere l'esperienza dell'umana vulnerabilità esistenziale. Quelli che assegnarono un punteggio alto a questo fattore indicarono di avere sperimentato una profonda consapevolezza di aspetti importanti come l'incertezza umana, i propri limiti e la vulnerabilità di altre persone. I partecipanti, pur riconoscendo di aver tentato di sottrarsi alla sofferenza e all'incertezza inerente la nostra vita, riferirono che la consapevolezza di quanto siamo vulnerabili, aveva generato sentimenti compassionevoli ed un senso di profonda connessione emotiva.

I risultati di questa ricerca indicano che alcuni grandi gruppi sono in grado d’integrare la diversità e di superare le difficili tensioni che accompagnano la presenza di “altri” , che ciò è possibile quando il gruppo vive insieme l'esperienza della vulnerabilità umana e che questo fa emergere uno stato collettivo di coscienza; dimostrano che gruppi numerosi possono generare esperienze in cui riconosciamo la nostra palpabile interrelazione e confermano la nostra fondamentale interdipendenza sociale ed ecologica. Allo stesso tempo lo studio rivela come esperienze trans-personali di un sentimento allargato di sé possano capitare ad un livello che si trova aldilà dell'individuo. Questi risultati hanno importanti ricadute per la psicologia e la pratica della psicoterapia; stabilendo che dei gruppi numerosi sono in grado di affrontare le tensioni che creano e mantengono le problematiche culturali, si apre la via a una nuova psicologia dell'interdipendenza. Questa psicologia, che poggia sull'esperienza diretta della fondamentale interconnessione della vita, riconosce che gli esseri umani soffrono in una cultura che nega l'interconnessione. Questa sofferenza offre informazioni importanti che riguardano i processi culturali che devono essere trasformati. Consapevole che gruppi come questi rappresentano un microcosmo della cultura in generale, questa psicologia nascente si occupa delle sofferenze derivate dalle tensioni culturali. Esplora ed esamina i fattori psicologici e culturali, le dinamiche che creano il razzismo, la sfiducia etnica, il fenomeno dei senzatetto e il nostro rapporto abusivo con l'ambiente. In quanto psicologia trans-personale, assiste i collettivi con una serie di passi evolutivi, mentre insegna agli individui come contribuire a questa transizione. In questo modo questa psicologia tratta allo stesso tempo le persone e la cultura.

Questa nuova prospettiva psicologica scaturisce da diverse fonti. Alcuni professionisti indipendenti stanno sviluppando nuovi modelli, tecniche, ed esercitazioni, che riguardano la nostra capacità di armonizzare con le persone. Lo psichiatra britannico Patrick de Mare ha chiamato “socioterapia” gli effetti benefici che i processi tematici generano; De Mare ha osservato che i gruppi scoprono le dinamiche sottostanti alle strutture culturali grazie al “dialogo”, una forma di libera associazione collettiva; questo metodo rende consapevole delle premesse fondamentali che danno forma all'interagire nel gruppo; rende esplicita la base ideologica dei sottogruppi e delle strutture culturali che ci separano, dividono e creano i conflitti.

Il fisico David Bohm, famoso per la sua teoria di un universo olografico, ha sviluppato in venti anni un suo esercizio di dialogo di gruppo. Considerando questo dialogo un “trasformatore di cultura”, Bohm lo descrive come un metodo per far sì che il gruppo raggiunga la “presenza mentale di gruppo”. Con la pratica il gruppo realizza un senso di amicizia impersonale e la coscienza di gruppo. A questo livello è possibile esaminare le premesse culturali e osservare gli effetti che questi pensieri collettivi producono. Bohm e De Mare insistono entrambi che tanto l'individuo come la società possono essere contemporaneamente umanizzati con l'uso del dialogo.

Arnoll Mindell, fondatore del Global Process Institute, ha sviluppato una forma di psicoterapia di processo, che lui utilizza quando lavora con gruppi anche di diverse centinaia di persone. Mindell affronta conflitti culturali come tensioni etniche o razziali attraverso processi pensati per rendere l'incosciente collettivo più cosciente. Per Mindell ogni gruppo genera un “campo” d'informazione che impatta sul comportamento del gruppo e ogni gruppo fa parte di questi campi culturali. Rendendoci coscienti dei loro contenuti e lavorando con i conflitti inerenti, il lavoro di processo globale raffigura la “democrazia profonda”, una forma più inclusiva di partecipazione alla nostra essenziale interrelazionalità.

L'impresa è sempre più vista come una “comunità che impara”, in cui si possono praticare i processi collettivi che beneficiano della crescita dei partecipanti individuali, dell'organizzazione e della cultura in generale. Il clima sta cambiando nelle aziende ed è diventato imperativo adattarsi velocemente e efficacemente. Questa esigenza di flessibilità e capacità di reagire ha avviato metodi innovativi di gestire i processi collettivi. Esperti di gestione e organizzazione come il prof. Peter Senge, di MIT, stanno sperimentando tecniche che sottolineano l'importanza del pensiero di sistema, del dialogo, della visione condivisa e della partecipazione totale.

Queste nuove pratiche, nell'allargare il contesto e poter così focalizzare le dinamiche culturali, offrono una risposta opportuna alla preoccupazione di chi era critico sulla psicoterapia per la sua scarsa effettività nel campo del cambiamento sociale. Questa preoccupazione si basa sull'importanza data dalla pratica psicoterapeutica al “uno a uno”, e dei suoi limiti nel contesto di disturbi sociali, come dipendenza, malattie ambientali e violenza nel mondo delle gang. La guarigione nel contesto terapeutico viene percepita come una esperienza “interiore”. Nel dare importanza all'esperienza soggettiva del cliente si rafforza il suo individualismo e isolamento. Questo conduce a una passività culturale invece di un attivismo sociale e politico. James Hillman suggerisce che l'io dovrebbe essere ridefinito per farlo diventare più inclusivo, che l'io dovrebbe essere visto come un’ interiorizzazione della comunità.

Ambientalisti critici stanno argomentando su di una prospettiva terapeutica che veda la persona e il pianeta come parte di un unico continuum. Per loro, un trattamento riuscito dovrebbe includere i bisogni della vita nel suo insieme. Sono convinti che la sofferenza dell'ecosistema si esprima attraverso la nostra angoscia emotiva e spirituale. Li preoccupa che questo travaglio non possa essere efficacemente compreso da una psicologia che riduce questo sentire a una patologia individuale.

Alla base di questa inquietudine diffusa sentiamo essenzialmente il riconoscimento che in questo momento, se vogliamo guarire, abbiamo bisogno di modelli comunitari. Il che ci rimanda alla domanda di Rodney King: viviamo nell'incertezza e urgenza che essa presuppone‌ Il miglior modo di rispondere è di avere il coraggio di rimanere con la domanda, appoggiandoci su di essa, finché come ci dice Rilke, potremo “vivere la risposta”. La domanda di Rodney King ci invita a lottare per giungere a capire profondamente le dinamiche psicologiche che sono alla base delle tensioni e dei conflitti culturali che ci minacciano. Coinvolgerci con questa domanda potrà anche portarci ad una nuova sensibilità psichospirituale che emerge e si sveglia attraverso l'esperienza di Comunitas. Rendendoci conto che il benessere individuale è vincolato inestricabilmente al benessere del gruppo, scopriamo che la pratica della comunità diventa una disciplina spirituale. Victor Turner descrisse il vincolo sociale nato dalla comunitas come un “intenso sentimento del senso di umanità”. Praticare la comunità vuol dire coltivare le condizioni che rendono reale l'esperienza del senso di umanità. Praticando la comunità stiamo investendo la nostra vita e la nostra speranza in uno sforzo reciproco per assicurare che noi e le generazioni future possiamo “trovare il modo d'intenderci”.


6. TRASPARENZA E GESTIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

6.1 Il Comune dei cittadini

L’amministrazione comunale è considerata come un pachiderma per lo più immobile, con qualche sussulto occasionale di vitalità, subito pronto a rientrare nel rassicurante torpore dello stipendio fisso garantito e dell’impunità nel caso di cattive condotte/gestioni. Il Movimento 5 Stelle non rappresenterebbe quel salto culturale che auspica se accettasse passivamente questa visione comune della situazione. E’ chiaro che scontrarsi con i problemi riguardanti le amministrazioni statali ed in questo caso comunali vuol dire andare contro la cultura italiana. Per un qualunque cittadino che non si senta parte viva di una società, risulta più “scusabile” il cercare sotterfugi per trarne profitto personale anche a discapito delle altre persone, e può facilmente trasformarsi in ladro, imprenditore disonesto, evasore o semplice dipendente statale che aspetta fine mese senza contribuire attivamente al buon funzionamento dell’apparato statale. Le situazioni di emergenza e lo stato di crisi sociale/economica non fanno altro che rafforzare quel pensiero comune del “tanto non si può cambiare”, un modo semplice per lavarsi la coscienza e giustificare la propria immobilità.

Quello che il Movimento 5 Stelle si prefigge è che finalmente “l’onestà torni di moda” assieme ad uno stile di vita intellettualmente integro, che ci faccia camminare a testa alta e che non si basi più su sotterfugi, furbizie e ruberie, pratiche che in effetti non ci interessano e gratificano. In un’amministrazione comunale ciò che viene principalmente richiesto agli amministratori è un atteggiamento culturale tanto semplice quanto di difficile attuazione: l’applicazione della cosiddetta “diligenza del buon padre di famiglia”, ovvero l’attuazione di quelle scelte e decisioni che chiunque farebbe “governando la propria famiglia”. Noi del Movimento 5 Stelle di Forlì aggiungeremo anche la trasparenza, perché è provato che regole chiare e trasparenti portano più raramente verso situazioni di corruzione o cattiva gestione.

Questi i nostri intenti:
· Ruoli della politica: quelli di Sindaco, Assessore e Consigliere devono essere considerati ruoli politici di durata limitata e non più “un mestiere”. Per queste figure deve essere precluso qualsiasi tipo di doppio incarico, per impedire conflitti di interesse e insufficiente impegno.
· Ricambio della classe politica: è il presupposto indispensabile per evitare rischi di possibile predominio di una oligarchia, che, come ampiamente dimostrato dalla storia del nostro paese, porta inevitabilmente verso una sensibile diminuzione dei servizi erogati ma soprattutto ad una totale squalificazione delle nostre istituzioni; devono essere previsti opportuni “contrappesi” per evitare l'esercizio arbitrario, fazioso, mafioso e clientelare delle funzioni amministrative. Deve essere impedita qualsiasi forma di “interconnessione” fra istituzioni e interessi privati.
· Adozione del codice etico: per quanto riguarda gli amministratori locali occorre adottare un codice etico, riassunto nella così detta “Carta di Pisa”. Tra i vari impegni fissati sono previste le dimissioni immediate dell’amministratore in caso di rinvio a giudizio per concussione o corruzione, il divieto di cumulo delle cariche e il divieto di accettare regali durante l’esercizio delle funzioni. I candidati del Movimento 5 Stelle eletti in consiglio comunale, firmeranno un impegno di dimissioni immediate e irrevocabili qualora, a seguito di consultazione semestrale dei cittadini (utilizzando il sistema della democrazia diretta online), la loro condotta fosse considerata non confacente ai principi e valori promossi dal Movimento.
· Mandati elettorali: per ogni candidato possono essere al massimo due, senza possibilità di deroga alcuna. Il concetto che si vuole affermare è che ricoprire un ruolo pubblico solo per una fase limitata di tempo impedisce al “politico” di entrare in un quasi certo “meccanismo collusivo/corruttivo”.
· Assessori: riduzione al numero minimo possibile; anche per loro incompatibilità di doppia carica: chi amministra non può partecipare ai consigli di amministrazione delle partecipate. Richiesta più efficienza, maggior snellimento delle pratiche e rigore/equità nell’applicazione delle norme. Attribuire maggior considerazione al cittadino per assicurarsi il suo rispetto.
· Controlli su eletti e Comune: verifica delle competenze con curricula pubblicati e controlli ogni 2 anni, con corsi obbligatori di formazione per aggiornamenti. Il portale del Comune deve offrire informazione chiare su tutte le attività della pubblica amministrazione.
· Consulenze esterne: fare uso delle risorse umane e professionali interne all'amministrazione senza ricorrere a consulenze esterne, un sistema collaudato per distribuire denaro a “persone ben introdotte”. Porre un limite massimo agli stipendi dei dirigenti delle aziende controllate/partecipate dal comune.
· Ristrutturazione organizzazione comunale: evitare ruoli dirigenziali non necessari, soprattutto se ricopribili da cariche già presenti all’interno dell’organizzazione: rivedere in definitiva la struttura stessa dell’organigramma comunale alla ricerca di ruoli ridondanti e/o inutili.
· Qualità dei servizi: rispettare i principi della ISO 9004, organizzando le risorse umane e materiali a disposizione del comune in ragione della loro massima efficienza, seguendo i suggerimenti di buona gestione richiamati dalle normative internazionali ISO 9004, ISO 14000, ISO 18000. Creare una struttura organizzativa comunale in grado di fornire servizi ottimali, di buona qualità al costo più basso possibile. Si tratta di misurare la soddisfazione dei cittadini agendo di conseguenza per massimizzarla; occorre invertire la tendenza degli ultimi decenni che ha portato alla esternalizzazione di troppi servizi pubblici.
· Burocrazia comunale: ottimizzazione del lavoro, riduzione delle pratiche burocratiche, utilizzo di PEC (posta elettronica certificata) per le comunicazioni protocollate tra uffici e verso i cittadini, utilizzo di software open source e organizzazione di corsi obbligatori di formazione/aggiornamento professionale per i dipendenti comunali.

6.2 Semplificazione amministrativa per cittadini e imprese


Queste le nostre proposte:
· elenco completo di tutti i procedimenti e di tutti i servizi erogati dal Comune sulla home page del sito del Comune di Forlì. Per ciascun procedimento e per ciascun servizio sarà indicato:
   - tipologia dell'atto e/o provvedimento richiesto
   - settore/ufficio competente
   - responsabile del procedimento
   - contatti e la sede dell'ufficio
   - modalità di presentazione della domanda (come e dove)
   - termine di conclusione del procedimento
   - elenco dei documenti richiesti
   - normativa di riferimento
   - modulistica da utilizzare
· saranno realizzate apposite piattaforme informatiche per facilitare l'accesso ai servizi e la presentazione di qualunque istanza online
· i dipendenti pubblici dovranno essere impiegati per almeno i due terzi per fornire assistenza ai cittadini
· dimezzamento entro il primo anno di mandato dei tempi di rilascio di: DIA, SCIA, permessi di costruire
· riduzione dei costi amministrativi attraverso convenzioni con altri enti per la gestione di tutti i servizi non rivolti direttamente all'utenza
· orari di apertura degli sportelli al pubblico secondo le esigenze espresse dai cittadini sulle piattaforme di democrazia partecipata (totem presso urp e sito del comune)
· investimento della professionalità dei dipendenti comunali e massima valorizzazione della competenza, del merito e della professionalità; premialità legate ai risultati
· introduzione di sistemi di customer satisfaction
· servizi a domanda individuale: proporremo ai cittadini l'attivazione di servizi pubblici per soddisfare i bisogni della collettività

6.3 Trasparenza, partecipazione, amministrazione economica

Le decisioni prese dall'amministrazione comunale influenzano la vita di ogni cittadino che deve avere quindi la possibilità di conoscerle anticipatamente e di partecipare attivamente al processo amministrativo che le renderà effettive.

In punti di forza della nostra proposta sono la chiarezza, la trasparenza e l’informazione, e nello specifico proponiamo i seguenti miglioramenti:
· Sito ufficiale del comune di Forlì: deve essere efficiente ed aggiornato, strumento “vivo” di consultazione/partecipazione alla vita del comune e di controllo sulla gestione dello stesso. Si deve impostare una pagina “sportello virtuale” dove il cittadino possa esprimere opinioni sull’operato dell’amministrazione, segnalare abusi, problematiche ed inefficienze, alle quali l’amministrazione dovrà dare risposta certa secondo una tempistica predeterminata. Nel sito ufficiale devono essere pubblicate le schede personali, comprensive di fedina penale, stipendi percepiti e curriculum di servizio di dirigenti e consulenti e di tutti i componenti la giunta e il consiglio comunale.
· Modulistica online: rendere agevolmente fruibile online agli utenti la modulistica relativa alle pratiche comunali, affinché ogni cittadino possa informarsi sui documenti necessari all’espletamento di una qualsiasi pratica (dall’apertura di un nuovo negozio alla richiesta della carta di identità…); pubblicare sul sito ufficiale ogni regolamento, pianificazione d’interventi e decisione di carattere amministrativo riguardanti gare d’appalto, forniture e contratti di consulenza; pubblicare annualmente un rendiconto comprensibile e verificabile sui progetti attuati ed i reali obiettivi raggiunti.
· Sedute di giunta e del consiglio online: le sedute di giunta e consiglio comunale dovranno essere trasmesse “in diretta web” e nel caso non fosse possibile per qualsiasi motivo, dovrà essere garantita una registrazione audio e/o audio/video la quale dovrà essere resa disponibile sul sito ufficiale del Comune senza limiti di tempo secondo i termini di legge previsti. Ogni cittadino potrà così valutare direttamente l’operato degli amministratori, e queste registrazioni costituiranno anche verbale della seduta stessa.
· Contratti: sarà prevista l’introduzione obbligatoria della clausola rescissoria nei contratti che eccedono la durata del mandato amministrativo e la segnalazione di quelli anomali con motivazione. Saranno previste penali, da quantificare, a carico dei responsabili politici e/o amministrativi - Art. 60 (contratti). Riguardo alla partecipazione a consorzi e società di capitali introdurremo negli statuti, ove non già previsto, la possibilità da parte degli organi tecnici comunali di accesso totale ed in qualsiasi momento, ai relativi documenti contabili. I provvedimenti urgenti presi senza gara di appalto dovranno essere pubblicati tempestivamente on-line. Eviteremo, per quanto possibile, il rinnovo di cariche o contratti oltre la scadenza del mandato amministrativo; motiveremo, nel caso, il provvedimento con possibili penali a carico del responsabile inadempiente. I concorsi per le nomine dei rappresentanti nei consigli di amministrazione delle società controllate diventeranno pubblici.
· Equitalia: al momento del nostro insediamento, se ancora esistente, le toglieremo ogni incarico.
· Opere pubbliche: le opere pubbliche ed i progetti saranno vincolati all’esistenza di una effettiva copertura finanziaria; sarà inoltre verificata la possibilità di avviare procedure giudiziarie contro gli amministratori che hanno legato l’amministrazione a strumenti finanziari sofisticati/aleatori come i cosiddetti “contratti derivati”.
· Parco macchine comunale: adeguamento dello stesso alle reali esigenze di servizio, riparametrando gli eventuali rimborsi chilometrici degli utilizzatori, ai valori della vettura più economica del mercato. L'utilizzo del mezzo pubblico o della vettura in dotazione al Comune per trasferte di lavoro dovrà sempre essere privilegiato.
· Referendum propositivi e consultivi: modifica dell’art.13 dello Statuto Comunale con l’introduzione di referendum consultivi/propositivi locali, senza quorum, con vincolo di adozione delle scelte adottate dalla maggioranza dei cittadini votanti. Obbligatorietà di referendum consultivi per le opere che superino un determinato importo e utilizzo di “Forum territoriali” dove raccogliere attivamente critiche e proposte da presentare alla giunta (in fase di decisione assegnare maggiore importanza ai contributi dei Forum, valutandoli preventivamente e rendendoli di fatto strumenti reali per il miglioramento del governo della città). I Forum dovranno essere in numero limitato per potere fornirli di maggiori risorse. Occorre stimolarne la partecipazione e l’uso introducendo una sorta di consultazioni online dei cittadini.
· Democrazia partecipata: effettueremo incontri pubblici con i cittadini per ascoltare/individuare i loro bisogni reali e condividere con loro le scelte sull’amministrazione della città. I cittadini che partecipano, acquisiscono competenze non solo sul funzionamento dell’amministrazione comunale, ma anche su come dibattere, deliberare e mobilitare risorse per raggiungere gli obiettivi. I cittadini devono avere accesso agli atti. Nel portale internet dell'amministrazione i documenti devono essere raggruppati in aree tematiche dedicate e pubblicati anche in formato PDF, senza termini o scadenze temporali (sempre reperibili)! La legge 241/90 deve essere applicata dall'amministrazione sempre e comunque nel modo più ampio e favorevole al cittadino richiedente; a questo fine sarà redatto un regolamento applicativo che preveda anche sanzioni disciplinari per il dipendente pubblico inadempiente alle richieste del cittadino. Si presterà speciale attenzione ad eventuali negligenze da parte degli uffici in relazione agli obblighi di cui all'art 10bis della legge 241/90 sul cosiddetto “preavviso di rigetto”: la giusta applicazione di tale articolo assieme ad una puntuale indicazione delle cause che impediscono il rilascio di un parere favorevole, hanno infatti una fondamentale importanza nel ridurre il contenzioso giudiziario dell'amministrazione e le conseguenti spese legate alla sua gestione.
· Bilancio Partecipato: sulle spese di investimento di maggiore rilevanza e per tutte le spese che impegnano l'ente oltre il mandato amministrativo. Prima di essere approvate dovranno essere condivise con i cittadini attraverso strumenti della massima semplicità e facilmente accessibili a tutti i cittadini tramite specifiche piattaforme informatiche sul sito web del Comune di Forlì e tramite totem informativi presso l’URP. Useremo termini semplici, chiari e comprensibili a tutti, non il solito politichese al quale siamo stati fin troppo a lungo legati. Le assemblee dei lavori pubblici potranno essere filmate e registrate, e se dovessero esserci deroghe non dipendenti dalla nostra volontà sarà nostra premura informare comunque i cittadini. In un futuro dove tutto verrà digitalizzato e messo a disposizione della gente occorre rimanere al passo, cambiando il vecchio approccio del cittadino nei confronti dell’amministrazione, trasformandolo in un modello più critico e propositivo attraverso il quale molti, se non tutti, possano rendersi partecipi della ricostruzione di Forlì.

7. RIQUALIFICAZIONE CENTRO STORICO E SPAZI DISMESSI

7.1 Centro storico

Il centro storico di Forlì - il nostro spazio comune - soffre ormai da anni di indiscutibili problemi d’identità, resi evidenti da una assenza di partecipazione dei cittadini alla sua vita sociale e da una crisi economica legata a commercio e artigianato.

Le cause sono molte, tra le principali:
· Le politiche di delocalizzazione verso la periferia, attuate fino agli anni ‘90, hanno progressivamente svuotato il centro storico. Da allora si è registrata un’inversione di tendenza dovuta alla scelta di molti stranieri di abitare in centro; il numero attuale di abitanti entro le mura è circa 12.000 di cui quasi il 30% straniero, questi numeri fanno ben capire come il forlivese abbia difficoltà a riconoscersi in un centro dove le percentuali sono così sbilanciate
· Le difficoltà burocratiche/economiche sulla possibilità di intervenire su edifici esistenti hanno dirottato gli investimenti su aree nuove e più convenienti. Le ristrutturazioni degli edifici del centro seguono regole di conservazione assurde al punto tale da rendere “obbligati” interventi in cui gli aspetti sicurezza sismica, risparmio energetico e qualità acustica siano “secondari”
· Anni di trascuratezza del patrimonio artistico e dell’arredo urbano (il cui ultimo intervento risale agli anni ‘90) hanno favorito la tendenza all’abbandono. Il centro storico andava protetto, non nella maniaca conservazione di edifici di scarso pregio, ma nella protezione di quella rete di spazi commerciali/produttivi che da sempre rappresentano il fulcro attrattivo della vita in centro
· L’apertura indiscriminata dei centri commerciali: era essenziale realizzare seri studi preventivi sull’impatto che avrebbero avuto sul tessuto commerciale della città, favorendo contemporanei e massicci investimenti sulle potenziali attrattive del centro, che evitassero la decimazione delle attività commerciali
· Lo spostamento da Piazza Saffi del punto Bus; la cui attuazione, pur avendo una sua logica, andava rimandata nelle tempistiche al dopo crisi
· La mancanza di un piano parcheggi che consenta l’occupazione gratuita della metà dei posti disponibili ai residenti, lasciando i rimanenti a pagamento ma con tariffe meno onerose
· La “cristallizzazione” dei due mercati settimanali che non consente una programmazione a lungo termine dello spazio pedonale

E’ chiaro che non essendo possibile invertire una tendenza generale che dura ormai da qualche decennio con piccole ricette del tipo “apriamo la zona pedonale alle auto”, gli interventi dovranno essere organici e su vari fronti. E’ altrettanto chiaro come il centro storico che abbiamo conosciuto negli anni ‘70 e ‘80 non sia più riproducibile essendo cambiata la società e scomparsi certi attori. Sarebbe altresì disonesto, non riuscendo a trasformare il centro storico in uno spazio “bello”, dove i forlivesi possano riconoscersi e di cui andare orgogliosi, tentare di “caricare” solo sul Museo San Domenico la responsabilità di uno sviluppo.

Il Movimento 5 Stelle di Forlì, che vede nel centro storico il cuore pulsante della città, convinto che la sua guarigione avrà un effetto benefico anche sulla periferia, è certo che la soluzione dei suoi problemi meriti un’azione del tutto straordinaria come nelle scorse legislature non si era mai vista. Qualsiasi progetto di valorizzazione e di elaborazione deve considerare l'aspetto economico NON come un problema, ma come un investimento.

Gli interventi che proponiamo saranno perciò sia di tipo emergenziale (per dare una risposta a breve termine) che strutturale (a lungo termine):

Interventi immediati o a breve termine:
· Forte ridimensionamento della tassazione comunale sulle imprese commerciali, artigianali ecc
· Riorganizzazione delle aliquote dei parcheggi con semplificazione a due tariffe: sosta lunga e sosta breve.
· Istituzione di parcheggi per donne in gravidanza o per bambini su carrozzina.
· Adeguato potenziamento delle linee di trasporto pubblico con fermata in centro in modo da fornire un collegamento diretto tra frazioni limitrofe e centro
· Apertura di uno sportello specifico per il centro storico che si occupi di formazione, sostegno e sviluppo di nuove imprese e organizzi un rapporto costante con cittadini e operatori
· Redazione di un piano del commercio in centro storico che sia anche guida e consulenza per chi vuole aprire un’attività in centro storico
· Apertura di un dibattito con attività finanziarie (banche ecc.) per la creazione di vetrine sul piano stradale dedicate ai cittadini.
· Rimodulazione dei vari mercati (settimanali e non) che non consentono una programmazione di altri servizi per la città. Si inizierà con lo spostamento del mercato estivo da piazza Saffi (collocazione in area da concordare con gli operatori)
· Realizzazione di appuntamenti culturali ricorrenti (musicali, cinematografici, fotografici, teatrali, gastronomici, sportivi)
· Monitoraggio continuo delle attività, dei costi e delle presenze, per verificare in tempo reale l'effetto di ogni singolo intervento
· Massima attenzione su tutto ciò che può contribuire alla bellezza della città e all'accoglienza dei suoi cittadini
· Manutenzione, pulizia, vigilanza e logistica del centro cittadino
· Verifica, con i proprietari, del numero di immobili “non messi a disposizione” del territorio, per valutarne la gestione/acquisizione
· Eliminazione dei “rapporti ideologici sulle collaborazioni” che l'amministrazione tiene con le realtà associative, economiche ed imprenditoriali della città

Interventi strutturali a lungo termine:
· Ricerca delle risorse economiche necessarie alla realizzazione/incremento dei progetti legati alla città, favorendo una maggiore integrazione tra risorse pubbliche e private
· Riprogettazione urbanistica del centro con nuovo arredo urbano
· Concessione incentivi e semplificazioni burocratiche che riportino i nostri cittadini ad abitare in centro storico
· Identificazione, all’interno del centro storico, di tre poli di attrazione denominati: grandi eventi, ristorazione e vita serale, e culturale
· Concessione incentivi e sgravi fiscali per favorire il ritorno degli artigiani
· Realizzazione servizi di promozione e coordinazione dell'immagine “città di Forlì”
· Apertura di un dialogo con cittadini, imprenditori, politici, società civile e tutte le figure che vivono il nostro centro città nella sua quotidianità, per creare un serbatoio di idee/suggerimenti che alimentino un tavolo progettuale sempre aperto, con l'unico obiettivo di RIDARE UNA GRANDE FORLI' AI SUOI CITTADINI

7.2 Migliorie all’arredo urbano

Forlì ha bisogno di prendere vita, di avere una propria identità, anche turistica; occorre incentivare l'arte a cielo aperto, creare aree adibite ai murales (stile Berlino) con vere e proprie opere d'arte; esistono già strutture (pensiline, panchine, rampe per anziani/disabili) intelligenti (con doppia funzione artistico/pratica) in materiale anti-intemperie, che possono essere “sponsorizzate” con immagini e pubblicità (il loro costo sarebbe a carico del committente e la città ne beneficerebbe come servizio); si può studiare una “mascotte di Forlì”, come già avviene in certi paesi nordici e creare una sorta di caccia al tesoro dove i turisti possano divertirsi girando per vie e quartieri alla ricerca delle statuette/logo, trovandosi “senza accorgersene” negli angoli più belli e nascosti della città. Si possono piazzare lampioni intelligenti dove installare telecamere, pannelli solari, sensori di accensione e auto-spegnimento, pannelli informativi e punti di ricarica bici/auto elettriche. Si possono rivestire buchette, bidoni e altre brutture nel centro storico con immagini decorative anti-intemperie. Installare raccoglitori a forma di sigaretta (magari sonori) per evitare che la città diventi la discarica dei fumatori.

7.3 Spazi dismessi

Recuperare vecchi edifici e trasformarli in progetti di Co-housing, Co-office, Co-shop:
dove Co sta per comune/condiviso; quindi esempi di: co-abitazioni (alloggi privati con spazi comuni condivisi: lavanderie, cucine, ecc.); co-uffici e co-negozi (unico spazio di lavoro ed energie collaborative condivise: segretaria, commessa, attrezzature, arredamenti, bollette, ecc.) con creazione di nuovi posti di lavoro.

Il recupero e la nascita di questi ambienti deve essere incentivata dal Comune esclusivamente con soluzioni 100% ecologiche (sia costruttivamente che come smaltimento rifiuti). Ci sono esempi innovativi di abitazioni (Earthship) costruite interamente con materiali di recupero (bottiglie e copertoni d’auto).


8. SICUREZZA E LEGALITA’

8.1 Premessa

Le incertezze conseguenti alla profonda crisi economica, alla mancanza di lavoro ed alla diminuzione del tenore di vita, hanno determinato nella popolazione una insicurezza assoluta. Tra queste si inserisce prepotentemente anche la paura della criminalità e negli ultimi dieci anni, secondo un dato Istat, a fronte di una insicurezza media che non accenna a diminuire, aumentano “coloro che non escono di casa” mentre calano i “molto sicuri”: questo non è vivere, specialmente in Romagna dove la qualità della vita è sempre stata alta! La nostra provincia subisce il costante aumento dei “reati predatori”, sempre più presenti soprattutto in alcuni mesi dell'anno e che colpiscono maggiormente i quartieri più periferici e le case isolate. Tutto questo pone il tema della sicurezza ai vertici delle preoccupazioni e delle priorità del cittadino forlivese.

Il problema non va affrontato da solo ma esteso anche ad altri ambiti (legalità, trasparenza, solidarietà) e il Movimento 5 Stelle ritiene che lo strumento della “prevenzione” rimanga sempre il metodo principe per risolverlo. I punti di partenza fondamentali sono il rispetto degli altri, la solidarietà e la capacità d’ascolto delle idee altrui: non devono essere viste con paura e chiusura, ma considerate come ricchezza per la società e contributo alla ricostruzione di un tessuto sociale che, agevolando l’integrazione, getti le basi per una convivenza civile e dignitosa per tutti.

Diffondere e soddisfare questa sete di cultura e legalità spesso non richiede nemmeno investimenti eccessivi in termini economici e di risorse umane, è spesso sufficiente usare o riattivare strumenti che già esistono, come riproporre l’insegnamento di basilari elementi di civismo innestandoli nelle materie scolastiche più compatibili, incoraggiare la pratica sportiva come strumento formativo di solidarietà, responsabilità e socializzazione ed, infine, adottare adeguate e realizzabili politiche di integrazione/partecipazione; questi semplici aspetti sarebbero già una buona base per ricreare quel substrato sociale che negli anni passati si è andato rapidamente disgregando.

L’impegno del Movimento 5 Stelle tende alla decisa riduzione dell’incidentalità stradale e sul lavoro, tramite un maggior ricorso alla prevenzione e ad un efficace sistema dei controlli, considerando l’aspetto repressivo come residuale. Lo stesso patrimonio edilizio strategico come scuole, ospedali, e uffici pubblici, in una logica di riduzione del rischio, saranno assoggettati a controlli e verifiche sia della salubrità dei locali che sulla conformità alle norme antisismiche, impiegando gli stessi uffici tecnici comunali.

In materia di sicurezza, il Sindaco potrà avvalersi della propria Polizia Municipale in modo concreto e diretto, e agevolerà collaborazioni con le altre forze di polizia presenti sul territorio, compresi gli organismi di controllo quali l’Ispettorato del Lavoro, l’Agenzia delle Entrate, e l’Inps.

Il Movimento 5 Stelle mette il benessere del cittadino e la qualità della sua vita al primo posto, obbiettivi non raggiungibili singolarmente ma soltanto come comunità !

8.2 Sicurezza

I punti principali del nostro impegno sono riassunti di seguito:
· Miglioramento servizio di videosorveglianza: sulle strade principali dei quartieri e delle zone periferiche, che si ponga come efficace strumento preventivo/repressivo (indagini a seguito di reati) nelle mani delle Forze dell’Ordine. In quest’ambito si valuterà la possibilità di concedere incentivi per l’installazione di telecamere in locali privati con accesso diretto alle aree pubbliche in modo da incrementare le aree monitorate e sorvegliate.
· Sicurezza sulle strade: sistemazione e rimodulazione delle piste ciclabili, degli attraversamenti pedonali, delle rotonde, con ridefinizione di alcuni criteri costruttivi per evitare che possano essi stessi diventare pericolosi per automobilisti e pedoni. Indirizzata alla riduzione dell'incidentalità stradale anche l’istituzione di un servizio navetta da e per le discoteche della riviera nelle serate del venerdì e sabato; il trasporto “comunitario” dei nostri ragazzi è sicuramente utile perché aumenta la tranquillità dei familiari e riduce il numero di veicoli in movimento sulle strade negli orari più a rischio (sonno e uso di alcool/stupefacenti).
· Sicurezza sul lavoro: la prevenzione degli infortuni sul lavoro è spesso vista come un mero costo; in realtà fare impresa nel rispetto delle regole riduce i costi a lungo termine ed aumenta assieme alla qualità di vita del lavoratore, la qualità della sua prestazione. La riduzione dell'incidentalità e del rischio in cantieri, scuole, ospedali e pubblici uffici, mediante un efficace sistema di controlli e verifiche, sia in riferimento alla salubrità dei locali che alla conformità delle norme antisismiche, con impiego anche di tecnici comunali. L'aspetto repressivo deve rappresentare solo la parte residuale di tutte le attività.
· Riqualificazione della Polizia Municipale: assegnarle al più presto la ex sede di Romagna Acque, già acquisita per questo scopo, molto più vicina dell’attuale al centro città e che risulti unica per tutti gli operatori; aggiornare l'organico secondo quanto previsto dall'Accordo di Programma in essere con la Regione Emilia Romagna, portandolo dalle attuali 100 unità alle 139 previste; con riferimento alla prevista Unione dei 15 Comuni, prendere in considerazione gli aspetti che interessano direttamente la polizia Municipale solo dopo aver raggiunto l'organico generale necessario di almeno 170 unità; potenziare il servizio di Vigile di Quartiere (la presenza costante nel quartiere favorisce la nascita di un utile rapporto di conoscenza diretta tra operatori, cittadini e commercianti) con la previsione di servizi notturni, aumentando le unità impiegate dalle 33 attuali ad almeno 50; sgravare la Polizia Municipale da compiti puramente amministrativi, trasferendo più agenti sulle strade per un necessario e migliore controllo del territorio; potenziare e incentivare il Servizio Volontariato degli assistenti civici, forma di collaborazione attiva con la Polizia Municipale per cui costituiscono valido ed indiscutibile supporto in materia di controllo del territorio e vicinanza al cittadino.
· Contrasto alla criminalità organizzata: l’impegno è di attivare una rete di verifica, controllo e contrasto a tutti i casi di infiltrazioni mafiose, già da molti anni presenti sul nostro territorio e all’evasione fiscale in genere. Il Movimento 5 Stelle ritiene che l’unico sistema per mettere in evidenza circostanze e fatti che presentino forme di inquinamento mafioso/corruzione, sia proprio quello di fare rete fra i principali attori economici (uffici comunali gestione gare d’appalto, attività economico-produttive, uffici entrate tributarie, uffici tecnici di edilizia pubblica e privata, rappresentanze di categoria del mondo produttivo) che dovranno incrociare i dati in loro possesso e trasmetterli agli organi di verifica e controllo. E’ attualmente allo studio l’utilizzo di piattaforme open-data e di segnalazione anonima al fine di reperire il maggior numero di dati possibili provenienti dalla cittadinanza stessa.

8.3 Legalità, solidarietà e partecipazione

Le idee sul tipo di società e nello specifico anche sulla sicurezza devono scaturire dal comune buonsenso, totalmente svincolate da interessi di parte, lobby o classe sociale. La nostra convinzione di fondo è che l’equilibrio comunitario si costruisce insieme e non calandolo dall’alto. Questa è la forza di una visione a medio/lungo termine che vede la costruzione di una Forlì diversa da quella attuale; la finalità degli interventi punta ad una cultura della legalità intesa non come semplicistico rispetto delle leggi ma anche delle altre persone, per raggiungere, attraverso la solidarietà una coesione sociale positiva e una consapevolezza che la propria sicurezza passa attraverso la sicurezza della comunità tutta.

In questo quadro si inseriscono le proposte di:
· Contrasto alla mala gestione pubblica: con atteggiamenti e comportamenti virtuosi per favoriscono “atti di emulazione”; per questo il Movimento 5 Stelle perseguirà i propri obbiettivi nella massima coerenza di intenti ad iniziare proprio dall’ottimizzazione della gestione della pubblica amministrazione all’adeguamento a quanto disposto dal D.Lgs. 33/2013 e correlati per quanto concerne la trasparenza e l’accessibilità dei dati del Comune di Forlì, affinché la parola trasparenza non rimanga uno slogan ma sia una concreta garanzia di partecipazione per tutti i cittadini. Tutti devono partecipare alla gestione della città e la trasparenza è il modo migliore perché ciò avvenga. Un esempio è quello di rivedere se non ostacolare il progetto Unione dei 15 Comuni, che interessa pienamente i rifiuti, la sanità e la Polizia Municipale in quanto oggetto di deleghe, ma che a nostro avviso non porterà alcun beneficio se non la solita assegnazione partitocratica di cariche dirigenziali a scapito di una sempre minore presenza sul territorio. In questo caso renderemo trasparente ogni processo decisionale in modo da condividere con più gente possibile la gestione ed il controllo di quello che sarà il futuro del nostro territorio.
· Controllo di vicinato: rendere noto, mediante l'apposizione di cartelli, a chiunque passi nella zona che la sua presenza non passerà inosservata. Gli abitanti del quartiere dell'area segnalata sono attenti e consapevoli di ciò che accade nella loro zona e, in caso di necessità, possono contattare direttamente le forze dell’ordine.
· Community care: si intende una comunità che trova in se stessa e nei propri componenti le risorse per affrontare e risolvere i problemi che la attraversano. Questo avviene tramite le cosiddette reti sociali informali (famiglie, amici, vicini, ecc.), formali (organizzazioni e servizi) e sopratutto attraverso la sinergia fra esse.
· Comunità resilienti: si intende una comunità che abbia la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi negativi/traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita di fronte alle difficoltà. Sapersi ricostruire restando sensibili alle opportunità positive che la vita e il territorio offrono, senza mai perdere la propria umanità.
· Partecipazione attiva: l’importanza di una partecipazione cittadina attiva alla società è il fulcro per costruire il nostro futuro, nessuno è un’isola e tutti siamo parte integrante di questa società da cui traiamo benefici ed ereditiamo doveri.



9. PARTECIPAZIONE E FUTURO: LA CITTA’ CHE VORREI


L’idea de “la città che vorrei” nasce dal desiderio del Movimento 5 Stelle di Forlì di avere una città dove i cittadini co-abitano uniti da un forte senso civico, di appartenenza a tradizioni e territorio ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Come modello abbiamo preso le Smart City e le realtà che già esistono in giro per il mondo, applicandole alla città ed ai cittadini di Forlì.

Il concetto di cittadinanza attiva, dovrebbe a nostro parere includere: educazione, rispetto delle regole e dell’ambiente, cambio di mentalità/sensibilità personale, generosità/disponibilità nel fornire parte del proprio tempo e delle proprie capacità/competenze personali alla collettività, senso di appartenenza al proprio territorio, ecc. Tutti noi potenzialmente sappiamo come farlo, e abbiamo qualche peculiarità che ci contraddistingue e potrebbe dare un contributo alla nostra comunità.

Noi sogniamo una città più viva, più pulita, più ospitale, più turistica, più capace, più nuova,
più giovane, più occupata, più competitiva, più sicura! La città deve diventare una “Grande Casa Comune”. Le nostre parole chiave saranno mobilità, sostenibilità, sicurezza, condivisione, utilità, rifiuti zero, energie rinnovabili, ecologia sostenibile, eco città, assistenza, zero barriere, verde pubblico, social green park, soluzioni multifunzionali, transition town. “La città che vorrei” si pone come obbiettivo finale quello della garanzia sociale al cittadino: casa, alimentazione, sanità, istruzione, formazione professionale e avviamento al lavoro devono essere le garanzie obbligatorie perché la società possa definirsi civile.

Di seguito riportiamo alcune idee e progetti, tutti realizzabili se saremo maggioranza in consiglio comunale, ma che tenteremo di portare avanti anche se saremo minoranza. Non si tratta di un “libro dei sogni” ma delle “utopie concrete”, cioè di progetti già realizzati altrove e che tutti assieme (amministratori e cittadini) potremmo rendere possibili anche nella nostra città! Invitiamo tutti voi a segnalarci altre idee e progetti innovativi che avete visto in giro per il mondo e pensate possano essere applicabili anche a Forlì.

Favorire riuso, riciclo e recupero: Forlì deve puntare, per quanto possibile, all'indipendenza sia energetica ed economica, partendo dai singoli progetti residenziali e commerciali e premiando le aziende virtuose che saranno in grado di produrre imballi 100% ecologici. Il progetto “Rififi” propone un sito che favorisce lo scambio di materiali tra chi li dismette e chi li cerca. Occorre individuare “luoghi di deposito temporanei” chiamati Ri-circoli dove poter conservare il materiale fino al recupero. Bisogna poi creare una mappa dei luoghi dove si trovano gli oggetti abbandonati (es. uno specchio vicino a un bidone) che permetta a chiunque è interessato di andare a recuperarlo direttamente. Si deve creare un “punto di raccolta medicinali non ancora scaduti” da distribuire a chi ne ha bisogno.

Incentivare l'utilizzo delle biciclette: con iniziative culturali/sportive, con parcheggi sicuri, con incentivi sull'acquisto, con adeguate piste ciclabili anche per lunghi spostamenti e favorendo la possibilità di poterle trasportare su treni e bus. Creazione di isole “bike sharing” “bike taxi” e società di “cargo bike” per aziende e uffici sia privati che comunali per il trasporto di pacchi, posta e oggetti di piccolo/medio ingombro. Introduzione di piccoli autobus a metano/idrogeno (come si vede negli aeroporti) per brevi spostamenti dotati di barre porta-biciclette.

Istituire un concorso per le scuole d'arte della Romagna: con relativa borsa di studio, il cui tema sarà “OPEN AIR-RESISTEREMO A TUTTO” . Le opere più belle saranno esposte in luoghi tattici della città.


Studiare indicazioni turistiche innovative: segnalare i percorsi turistici più caratteristici della città con simboli colorati a terra, dove ogni colore corrisponde ad un diverso itinerario segnalato in apposita cartina.

Creare una competizione tra pasticceri: per “inventare” un dolce che diventerà il simbolo di Forli (es. dolce di San Michele) per avere un prodotto unico ed esclusivo della zona.

Dare spazio alle tradizioni del passato in chiave moderna: sagre, feste, eventi.

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Si potrebbe organizzare un evento come “ballando sotto le stelle” dove ogni piazzetta della città sarebbe “specializzata” in uno stile di ballo. Invece dei soliti mercatini di Natale, si potrebbe creare un evento con i cibi di strada natalizi, dove assaggiare tutte le specialità natalizie del mondo.

Mettere libri sugli autobus: per incentivare contemporaneamente la cultura e l'utilizzo dei bus.

Sviluppare il verde pubblico: Forlì potrebbe trasformarsi in una “città commestibile”, sullo stile di “incredible edible” a Todmorden: in aiuole, rotonde e altro verde urbano, finora esclusivamente decorati con fiori, si potrebbero piantare anche alberi da frutto e verdure commestibili dando l’opportunità a chiunque di servirsene (ovviamente è necessario che la cittadinanza si prenda cura autonomamente di questi).

Favorire il recupero nei supermercati: favorendo l’inserimento all'interno delle proprie strutture (come già succede in Germania) isole, facilmente accessibili, per il recupero di vetro, plastica e alluminio; in cambio del comportamento civile il cliente avrà un buono spesa da utilizzare all'interno del supermercato (fidelizzazione del cliente e recupero di materiale di valore). Nel caso fosse il Comune a gestire e organizzare l’isola, gli sconti al cittadino potrebbero vedersi in bolletta.

Convertire spazzatura e scarti alimentari in biogas: per alimentare bus, ambulanze, taxi e mezzi pubblici, come già succede nella città svedese di Malmo.

Promuovere aziende, materiali e prodotti locali: attraverso sagre, mercati, fiere e spot pubblicitari, creando collegamenti e filiere tra loro. Incrementare ed estendere il concetto di Km.0 oltre che all’agroalimentare, anche ai settori edilizi manifatturieri e artigianali.

Favorire le costruzioni interrate: dove possibile creare uffici, negozi, garage, centri commerciali interrati per non consumare suolo agricolo, parchi pubblici e sportivi (come già succede a Montreal in Canada).

Migliorie alla sanità: nelle sale d’aspetto di ospedali e pronto soccorso installare un “sistema centralizzato di accettazione”, dove il paziente, mentre aspetta, inserisce i suoi dati permettendo al medico che lo visiterà di vedere in anticipo su PC la sua storia clinica, gli esami effettuati precedentemente, le medicine assunte ed eventuali allergie, per evitare, ad esempio la ripetizione di esami inutili. Tendere all’equiparazione delle tariffe mediche pubbliche e private, consentendo al paziente di scegliere il medico e la struttura che preferisce. Il sistema sanitario svedese prevede una copertura sociale per diverse prestazioni mediche, fra cui il dentista gratis fino ai 19 anni d'età. Le medicine e le cure sono a pagamento per tutti in modo che pagano tutti e pagano poco, via le esenzioni via i privilegi, fino ad un tetto massimo di pagamento, oltre il quale provvede lo Stato.

Favorire i GAS (gruppi di acquisto solidali): oltre che per il cibo anche per bollette di luce e gas.

Favorire il “vicinato elettivo”: spingendo iniziative di “social street”, per ridare vita a quartieri periferici e degradati, seguendo il modello di via Fondazza a Bologna. La condivisione da parte di tutta la comunità di un progetto dai valori forti e d'impatto sociale ha come conseguenza una maggior partecipazione e un maggior senso civico.

Artisti di strada no limits: permettere agli artisti di strada di usare la città in modo decoroso come palcoscenico per mostrare e condividere la propria capacità circense, musicale, artistica, teatrale.

Istituire una galleria fotografica permanente: spazio dove chiunque, a proprie spese, possa allestire una mostra fotografica

Provvedere ad una programmazione dei mercati rionali: dedicare settimanalmente una piazza ad un'unica categoria merceologica che venda esclusivamente prodotti a Km 0 (alimentari o non). Cercare uno spazio da adibire di giorno a mercato coperto, che la sera si trasformi in ambiente culturale per i giovani, con aperitivi, presentazioni, concerti.

Creare il nelle scuole il referente ambientale di classe: che facendo da tramite tra classe e dirigenza scolastica, si assumerà la responsabilità di garantire la corretta differenziazione dei rifiuti all’interno della classe.

Favorire eventi e iniziative culturali: come ad esempio i festival vegano, vegetariano, dei cibi di strada (con dei contest pubblici), dei cibi del mondo (magari invitando qualche chef rinomato), il mercato delle pulci mensile aperto a tutti, il festival dei “madonnari d'europa” (artisti pittori che disegnano direttamente sull'asfalto), i giochi della gioventù da tenersi in piazza Saffi abbinandoli ad una specie di “junior masterchef”, dove i più piccini possano imparare a fare dolci. E ancora, sviluppo del social trekking (passeggiate guidate dove si affrontano argomenti diversi dalla storia, alla cultura, all'architettura) e di pedalate di gruppo enogastronomiche. Incrementare i concerti e musical al Palafiera.

Asili e scuole materne con orari ampi e flessibili: dalle 7 alle 20 con libertà di frequenza ma con un massimo di ore 8/9 al giorno per bambino, per adattarsi alle esigenze lavorative di un mondo che è notevolmente cambiato rispetto al passato.

Dotazioni pubbliche nei parchi urbani: barbecue, tavoli e sedie per pic-nic cittadini, palchi per concerti domenicali.

Copertura Wi-FI gratuita estesa: se non in tutta la città almeno in tutta l’area del centro.

Recupero di acqua piovana: tramite apposite vasche da utilizzare almeno per gli orti pubblici.

Favorire i “makers”: estensione tecnologica del tradizionale mondo del "fai da te" tramite realizzazioni elettroniche/robotiche, dispositivi per la stampa 3D, ma anche attività più convenzionali, come lavorazione del metallo, del legno e dell'artigianato tradizionale. Per favorire questi nuovi inventori sarebbe utile:
· mettere a disposizione degli spazi, anche all'interno di edifici pubblici, come scuole, centri giovani, sale di quartiere, o edifici dismessi, dove allestire dei FabLab.
· dare supporto economico per l'allestimento dei cosiddetti “FabLab”, per l'acquisto di macchinari ecc.
· supportare e/o organizzare eventi divulgativi su queste tematiche.
· una volta avviati i FabLab, interagire con essi per lo sviluppo di soluzioni a problematiche reali del comune, ad esempio sistemi di monitoraggio del traffico, delle emissioni, e comunque qualsiasi cosa richieda l'utilizzo di tecnologie interattive, sensori, intelligenza artificiale ecc. che poi verranno rilasciate sotto licenza open source / open hardware.

Istituzione di un cimitero pubblico per animali domestici nel territorio comunale: con l’introduzione di un nuovo regolamento comunale a tutela degli animali domestici e d'affezione che preveda, oltre all'istituzione della figura del Garante dei diritti degli animali, anche la possibilità concreta, non soltanto per i soggetti imprenditoriali privati, ma anche per l'ente pubblico, di realizzare aree sepolcrali da destinare alla sepoltura delle centinaia di animali che quotidianamente vivono in famiglia con uomini, donne e bambini e dunque la creazione di un cimitero pubblico per animali domestici. Il Comune potrebbe individuare aree pubbliche per la conservazione delle ceneri e/o la tumulazione degli animali di affezione o concedere uso del terreno finalizzato alla cremazione e alla conservazione delle ceneri o alla tumulazione. La sepoltura, in particolare, dovrebbe essere preceduta dall'accertamento sanitario da parte della ASL o dal certificato rilasciato dal veterinario che aveva in cura l'animale per accertare che non sia deceduto in seguito a una malattia infettiva per non compromettere la salute pubblica.

Il progetto di istituzione di un cimitero pubblico per animali domestici parte da una constatazione: ormai gli animali domestici fanno parte a tutti gli effetti delle famiglie, dunque è giusto che anche loro possano avere un luogo di sepoltura accessibile e consono al valore affettivo che è stato loro riconosciuto. In assenza di una normativa nazionale specifica, ma nello spirito della legge della Regione Emilia Romagna in materia di servizi funebri, necroscopici e cimiteriali, che cerca di definire e disciplinare, in modo organico, la questione del cimitero per piccoli animali domestici, proponiamo per la città di Forlì di seguire l'esempio di Roma (che si è dotata di un cimitero pubblico per animali) e di Milano (che si appresta a farlo) e si chiede di aderire alle indicazioni delle normative Europee (l'ultima del 2009) che definiscono l’animale da compagnia e d’affezione come “un animale appartenente a una specie abitualmente nutrita e detenuta, ma non consumata, dall’uomo a fini diversi dall’allevamento” e che merita sia tutelata, in senso etico e in punta di diritto, anche per tutto ciò che riguarda “l’ultimo viaggio”.

Nella pratica la realizzazione finale potrebbe essere quella di un cimitero “all'inglese” con prato e semplici cippi con il nome e le date di nascita e di morte dell'animale, che potrebbe anche prevedere da parte dei cittadini il pagamento di un contributo per la sepoltura e la tomba del proprio caro a quattro zampe in base al reddito.