Caso “mucca pazza”, esposto M5S in Procura e interrogazione in Regione

mucca_pezzata_rossaSull’assurda, quanto inquietante, vicenda della ‘mucca pazza’ ridotta, prima a colabrodo con 19 pistolettate esplose dagli agenti della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni, e poi, dopo l’intervento del personale veterinario dell’Ausl Romagna, finita a fucilate tra Magliano e San Martino, abbiamo presentato un esposto in Procura. La dinamica, ma, soprattutto, le dichiarazioni rilasciate dai soccorritori non ci convinsero già nell’immediato. Ma ora che abbiamo ottenuto i verbali, che la Municipale non volle inizialmente consegnarci, il fatto è accaduto a giugno, quei dubbi sono diventati sospetti concreti. Abbiamo infatti rilevato informazioni discordanti e contraddittorie fra quanto riportato dai verbali dell’AUSL e dei vigili presenti sul posto. Per questo ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica di Forlì perché è giusto fare chiarezza sull’accaduto. Anche per la gravità della cosa. Perché gli operatori del servizio veterinario dell’Ausl e gli agenti della Polizia municipale non hanno utilizzato la telenarcosi, come da prassi in questi casi? Perché forse non ne erano in possesso? Aspetto questo preoccupante, al di là del maltrattamento nei confronti dell’animale. Quello che, infatti, emerge da questo caso e che ci preme maggiormente evidenziare è la scarsa sicurezza dei cittadini: cosa sarebbe successo se, invece, di una mucca in fuga, fosse fuggito da un circo un animale feroce o un elefante? Si sarebbe usato un mitra per fermarlo o abbatterlo? Insomma, siamo seri! Non è normale, come risulta dai verbali, aver sparato 19 colpi di pistola per “difendersi” da una mucca, poi abbattuta con un fucile a pallettoni, peraltro, non di ordinanza. Questo pone parecchi dubbi sull’efficacia della catena di comando della Polizia Municipale, vorremmo quindi che si facesse chiarezza su chi ha realmente dato l’ordine di sparare, senza però cercare la facile soluzione di trovare un capro espiatorio nell’agente che ha materialmente premuto il grilletto.

Della vicenda si è interessata anche la Capogruppo in Regione del Movimento 5 Stelle, Silvia Piccinini, che ha depositato un’interrogazione con la quale chiede alla giunta Bonaccini di fare chiarezza sull’accaduto. “Vogliamo sapere – scrive la Piccinini – cosa sia realmente accaduto, perché non sia stata usata la telenarcosi che somministra farmaci sedativi o anestetici a distanza invece di sparare; e soprattutto se la Regione abbia una specifica normativa che regolamenti la pratica dell`immobilizzazione tramite telenarcosi e quale sia la procedura operativa adottata in casi come questo e le operazioni che dovrebbero svolgere i soggetti coinvolti (Ausl, Polizia municipale, Forze dell`ordine, Vigili del fuoco, Comune, eccetera)”

 

Nuovo incarico in Comune per la cognata dell’assessore, M5S: “inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti o affini dei politici!”

a sinistra l'assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

a sinistra l’assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

Ci sono cose che, seppur corrette da un punto di vista formale, creano imbarazzi profondi nella collettività. Quel senso di impotenza e collera che sono stati, tra l’altro, la miscela esplosiva che ha allontanato la gente dalla politica. Stiamo parlando del clientelismo, quella pratica tutta italiana che “premia” la raccomandazione e disconosce il merito. Ed il Pd in questo “campo” ne sa molto: come dimenticare, del resto, la dichiarazione, di appena un anno fa, dell’allora ministro del Lavoro, Poletti: “per trovare lavoro meglio una partita di calcetto che un curriculum” che indignò noi tutti??? Indignazione che, probabilmente, non alberga affatto in casa “Democratici” visto che proprio un mesetto fa il Comune ha affidato un nuovo incarico di consulenza esterna per progetti europei, all’architetto Serena Nesti, a quanto risulta dall’anagrafe, cognata dell’assessore all’Edilizia, Francesca Gardini: un bel contratto da 62mila euro spalmati sul periodo 2018-2020, più un possibile compenso aggiuntivo pari ad un massimo di 25mila euro, che sarà quantificato successivamente se il progetto europeo proseguirà. Che sia chiaro: non vogliamo discutere la regolarità dell’affidamento, né la capacità professionale della Nesti. Quello che a noi stona, non piace, e ci indigna profondamente, è quel grado di parentela che lega il consulente esterno nominato dal Comune con l’assessore dello stesso Comune che l’ha “assunta”. Anche perché la stessa cosa si era verificata lo scorso anno quando sempre noi scoprimmo che all’architetto Serena Nesti erano stati affidato incarichi, sempre nell’ambito delle consulenze esterne per progetti europei per un totale di 52mila euro, l’ultimo dei quali sarebbe, appunto, scaduto un mesetto fa.

Delle domande, di natura politica, a questo punto sorgono spontanee: per quale motivo l’architetto Nesti ottiene importanti incarichi principalmente dal Comune di Forlì? La Nesti fa ancora parte dell’Assemblea territoriale del Pd? Nel 2017 ne faceva sicuramente parte perché il suo nome compariva sul sito del Pd forlivese. Com’è possibile che la Nesti, proprio in questo mandato, sia diventata, di fatto, una collaboratrice fissa del Comune di Forlì in modo quasi continuativo dal luglio 2015 fino ad oggi, attraverso ben 3 incarichi esterni di cui uno prorogato e, a seguito di quest’ultimo affidamento, lo sarà fino al 2020 e forse addirittura oltre? Perché il Comune di Forlì non si è dotato, tramite concorso pubblico, di una professionalità da assumere in modo stabile per assolvere alle funzioni richieste e, invece, ha preferito fornire un incarico esterno, casualmente affidato sempre alla cognata dell’assessore?

Al di là delle norme, corrette che siano, consideriamo eticamente inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti dei politici al governo della città. Ecco perché, se i forlivesi ci daranno fiducia alle elezioni 2019, uno dei nostri primi atti sarà la modifica dei regolamenti per impedire l’assegnazione di incarichi a parenti, coniugi o affini, di chi riveste cariche politiche. Perché per il M5S il concetto di meritocrazia non deve restare solo una parola con cui riempirsi la bocca, ma deve diventare il principio cardine dell’amministrazione della cosa pubblica. Sarà, insomma, nostro compito smantellare il vecchio “sistema” clientelare che da decenni opprime la nostra città. Perché solo così Forlì potrà ripartire.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Resoconto Consiglio Comunale n°115 del 11 settembre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NON CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI ALLE FESTE CITTADINE [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

è intervenuto il Consigliere Simone Benini

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NUOVO INCARICO ALLA COGNATA DELL’ASSESSORE [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

DELIBERA SU FUSIONE FORLI’ CITTA’ SOLARE CON FORLI’ MOBILITA’ INTEGRATA
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

sono intervenuti i Consiglieri Daniele Vergini e Simone Benini

INTERROGAZIONE SU DATI DISOCCUPAZIONE COMUNE DI FORLI’ [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Ore d’attesa al pronto soccorso, la nostra proposta per evitare che si ripeta

pronto-soccorsoI pronto soccorso degli ospedali italiani trasformati in veri e propri gironi danteschi. Dove sai quando entri, ma mai quando esci. Ed il Morgagni-Pierantoni di Forlì non è esente da questo “andazzo”. Anzi, accade sempre più spesso che pazienti forlivesi siano costretti a lunghissime ore di attesa prima di essere curati, se non addirittura messi nelle condizioni di andarsene, stanchi e sofferenti. Come, ieri, quando, apprendiamo dalle cronache giornalistiche locali, un forlivese, giunto al pronto soccorso alle 15, dopo nove ore trascorse in sala d’attesa senza ricevere cure e medicazioni per contusioni varie, una anche alla testa, alle 24 se n’è andato, firmando il modulo di rinuncia, per poi recarsi in una struttura cittadina privata. E prima di lui, sempre secondo quanto sostenuto dalla madre del giovane ferito, altri avevano firmato il modulo d’uscita. Tutti codici verdi e bianchi, s’intende, ma che non esimono la direzione sanitaria dell’ospedale dal porvi rimedio. E anche subito. E’ assurdo. Inconcepibile. Non si può tenere un cittadino, anche se non in gravi condizioni di salute, ma, tuttavia, sofferente e bisognoso di cure, per ore e ore in attesa di un intervento medico. In un paese civile questo non può essere consentito. “Ebbene – sottolinea la consigliera regionale del M5S, Raffaella Sensoli – i codici bianchi e verdi, accusati di essere quelli che rallentano il servizio di pronto soccorso dovrebbero essere seguiti dalle case della salute, che ad oggi risultato essere un servizio poco chiaro e che, tra l’altro, non apporta alcun miglioramento al servizio sanitario regionale, visto che le risorse umane impiegate non sono aggiuntive, ma le stesse che prima erano presso i nuclei di cure primarie”. E, aggiunge il consigliere regionale del M5S, Raffaella Sensoli “con le case della salute così organizzate si è solo fatto il gioco delle tre carte, tacciando per riforma quello che è poco più di un cambio d’insegna”. Tra l’altro, vorremmo ricordare, ai corti di memoria, che quella dei codici verdi e bianchi “abbandonati” al loro destino al pronto soccorso è un caso ricorrente all’ospedale di Forlì. Qualche anno fa fummo proprio noi del M5S a denunciare l’odissea a cui fu costretto un cittadino emofiliaco che, giunto in pronto soccorso con un’emorragia in corso, dovette attendere ben dieci ore prima di ricevere la somministrazione del fattore IX. Ebbene, sarebbe ora di porre rimedio a questo andazzo tipico di una sanità del terzo mondo, a cui il Pd regionale ci ha, purtroppo, destinati. “Una visione politica lungimirante – rilanciano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì – porterebbe ad un unico risultato, quello della creazione di un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale e contiguo al Pronto soccorso. I Nuclei di cure primarie, infatti, sono già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sono ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici, che sono medici di medicina generale, sono già inseriti nei turni dei diversi Nuclei di cure primarie della città, ai quali potrebbero aggiungersi i medici di Guardia Medica. I due ambienti di Pronto soccorso e Nucleo di medicina offrirebbero un servizio sanitario idoneo a tutti i pazienti con codici giallo e rosso (che verrebbero destinati al Pronto soccorso), e bianco e verde (che sarebbero, invece, indirizzati al Nucleo di cure primarie). Il tutto col risultato di ottenere tempi d’attesa molto ridotti e, comunque, sopportabili.

 

Unione dei Comuni, è ora di voltare pagina: ecco la proposta del M5S

Sindaci-dellUnioneCoperti e allineati i sindaci dell’Unione hanno detto sì. Sì alla proroga di altri tre anni di vita (fino al 2020) dell’Unione dei Comuni; sì alla gestione associata, addirittura, di 6 servizi (invece dei 4 attuali); sì all’erogazione di ulteriori contributi (800mila euro) da parte della Regione. Insomma, il “generale” comanda e il “soldato” risponde signorsì. Anche quei 5/6 sindaci “ribelli”, come il primo cittadino di Meldola, Gianluca Zattini, che solo pochi giorni fa parlarono apertamente di “esperienza fallimentare dell’Unione forlivese”, si sarebbero espressi a favore dell’accordo, accodandosi, così, all’andazzo generale… tanto per non disturbare il manovratore. Un manovratore, peraltro, stiamo parlando della Regione a guida Pd, sempre più arrogante e autoritario. Sembra infatti sia stata fatta un forzatura, con tanto di minaccia di commissariamento dell’Unione e di conseguente restituzione di tutti i contributi fin qui erogati, per convincere anche i più scettici ad approvare l’accordo. Una cosa davvero inaccettabile a meno da un anno dalle elezioni amministrative che vedono coinvolti gran parte dei Comuni aderenti. Ma quello che maggiormente infastidisce è il conferimento di altri due servizi ad un ente che ha già grossi problemi anche solo a gestire l’ordinaria amministrazione, che si regge su traballanti accordi politici, lasciato allo sbando anche dal punto di vista della gestione del personale, dove i dipendenti sono senza dirigenti di riferimento a cui potersi rivolgere, in carenza di organico (70 unità solo tra gli agenti di Polizia municipale), senza un fondo comune per il salario accessorio, da tre anni senza “progressione orizzontale”, e da quest’anno senza nemmeno i premi di produzione perché nessuno ha fatto le “schede di valutazione” per il raggiungimento degli obiettivi. E tutto questo nell’indifferenza totale di tutti, sindacati compresi. Basta, quindi, con questa politica scellerata targata Pd che ha strappato al Comune di Forlì addirittura la gestione diretta della propria Polizia municipale. E dopo i gravi fatti dell’ultimo mese (rissa con coltello e aggressione ad una ragazza con tanto di furto del portafogli in pieno centro storico) sappiamo quanto sia necessaria la presenza di divise, notte e giorno, sull’intero territorio cittadino (centro e periferie). Per questo il M5S è pronto a cambiare pagina, se i forlivesi lo vorranno. Secondo noi, infatti, un’Unione a 15 non può reggere. Come diciamo da anni devono essere create Unioni più piccole a seconda degli equilibri tra i vari Comuni. Ed in questo caso un governo 5 Stelle della città di Forlì non si sottrarrà alle sue responsabilità e sarà sempre disponibile ad aiutare gli altri Comuni (o Unioni) che vorranno convenzionarsi con servizi, però, gestiti interamente dal Comune di Forlì. E cambiare pagina vuol dire anche non chiudere un occhio sul passato, ma andare a fondo su come sono stati spesi i fondi dell’attuale Unione, chiamando in causa tutti gli amministratori che hanno contribuito a questo disastro con possibile sperpero di denaro pubblico.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì