Ore d’attesa al pronto soccorso, la nostra proposta per evitare che si ripeta

pronto-soccorsoI pronto soccorso degli ospedali italiani trasformati in veri e propri gironi danteschi. Dove sai quando entri, ma mai quando esci. Ed il Morgagni-Pierantoni di Forlì non è esente da questo “andazzo”. Anzi, accade sempre più spesso che pazienti forlivesi siano costretti a lunghissime ore di attesa prima di essere curati, se non addirittura messi nelle condizioni di andarsene, stanchi e sofferenti. Come, ieri, quando, apprendiamo dalle cronache giornalistiche locali, un forlivese, giunto al pronto soccorso alle 15, dopo nove ore trascorse in sala d’attesa senza ricevere cure e medicazioni per contusioni varie, una anche alla testa, alle 24 se n’è andato, firmando il modulo di rinuncia, per poi recarsi in una struttura cittadina privata. E prima di lui, sempre secondo quanto sostenuto dalla madre del giovane ferito, altri avevano firmato il modulo d’uscita. Tutti codici verdi e bianchi, s’intende, ma che non esimono la direzione sanitaria dell’ospedale dal porvi rimedio. E anche subito. E’ assurdo. Inconcepibile. Non si può tenere un cittadino, anche se non in gravi condizioni di salute, ma, tuttavia, sofferente e bisognoso di cure, per ore e ore in attesa di un intervento medico. In un paese civile questo non può essere consentito. “Ebbene – sottolinea la consigliera regionale del M5S, Raffaella Sensoli – i codici bianchi e verdi, accusati di essere quelli che rallentano il servizio di pronto soccorso dovrebbero essere seguiti dalle case della salute, che ad oggi risultato essere un servizio poco chiaro e che, tra l’altro, non apporta alcun miglioramento al servizio sanitario regionale, visto che le risorse umane impiegate non sono aggiuntive, ma le stesse che prima erano presso i nuclei di cure primarie”. E, aggiunge il consigliere regionale del M5S, Raffaella Sensoli “con le case della salute così organizzate si è solo fatto il gioco delle tre carte, tacciando per riforma quello che è poco più di un cambio d’insegna”. Tra l’altro, vorremmo ricordare, ai corti di memoria, che quella dei codici verdi e bianchi “abbandonati” al loro destino al pronto soccorso è un caso ricorrente all’ospedale di Forlì. Qualche anno fa fummo proprio noi del M5S a denunciare l’odissea a cui fu costretto un cittadino emofiliaco che, giunto in pronto soccorso con un’emorragia in corso, dovette attendere ben dieci ore prima di ricevere la somministrazione del fattore IX. Ebbene, sarebbe ora di porre rimedio a questo andazzo tipico di una sanità del terzo mondo, a cui il Pd regionale ci ha, purtroppo, destinati. “Una visione politica lungimirante – rilanciano Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì – porterebbe ad un unico risultato, quello della creazione di un Nucleo di cure primarie all’interno dell’ospedale e contiguo al Pronto soccorso. I Nuclei di cure primarie, infatti, sono già previsti dalla normativa regionale e gli ambulatori destinati a questo servizio sono ricavabili dalle centinaia di stanze del nuovo Pierantoni. Anche i medici, che sono medici di medicina generale, sono già inseriti nei turni dei diversi Nuclei di cure primarie della città, ai quali potrebbero aggiungersi i medici di Guardia Medica. I due ambienti di Pronto soccorso e Nucleo di medicina offrirebbero un servizio sanitario idoneo a tutti i pazienti con codici giallo e rosso (che verrebbero destinati al Pronto soccorso), e bianco e verde (che sarebbero, invece, indirizzati al Nucleo di cure primarie). Il tutto col risultato di ottenere tempi d’attesa molto ridotti e, comunque, sopportabili.

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