Con il bilancio 2015 il PD di Forlì sancisce la sua “mutazione genetica”

“La giunta Drei ha scelto di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, dei pensionati e di quei lavoratori che, per fortuna, un lavoro ancora ce l’hanno. Con la scusa che Renzi ha tagliato 7 milioni di trasferimenti statali agli enti locali la giunta “di sinistra” (solo quando c’è da prendere i voti!) di Forlì, invece di tagliare gli sprechi, azzerare i premi produzione ai dirigenti e tagliare i rami secchi delle società partecipate, ha preferito caricare l’onere sulle spalle dei cittadini, approvando in fretta e furia quasi un raddoppio secco dell’addizionale comunale IRPEF. La legge prevede 5 scaglioni non a caso, ma per suggerire una certa progressività… il Comune di Forlì si è invece limitato a proporne sostanzialmente due: l’addizionale sale da 0,49 a 0,60% per chi dichiara fino ai 15mila euro e aumenta da 0,49 a 0,80% per chi supera i 15mila euro, prevedendo l’esenzione solo per chi dichiara meno di 8mila euro. Tasse aumentate quindi in modo pressochè lineare, che colpiscono anche le fasce più deboli. Che si potesse agire in modo più equo lo dimostrano altri Comuni tra cui la vicina Cesena che ha impostato, in modo progressivo, tutti i 5 scaglioni più l’esenzione fino a 10mila euro: perchè a Forlì questo non è stato possibile?”: questo l’atto di accusa di Daniele Vergini, consigliere M5S, che intervenendo nelle sedute del consiglio dedicate al bilancio di previsione 2015, ha di fatto sostenuto la protesta sindacale sfociata giovedì 19 scorso, come ormai non accadeva da anni, in una rumorosa quanto corretta presenza in Municipio: l’ultima volta fu nel 2007.

“I sindacati proponevano soluzioni più eque e di buon senso, come lasciare l’aliquota allo 0,49% almeno fino ai redditi di 28.000 euro e compensare il mancato gettito alzando un po’ la Tasi con meccanismi di detrazione intelligenti ed equi che rendessero anche questa tassa di fatto progressiva, sulla falsa riga di quanto fatto, ad esempio, dal Comune di Parma per citarne uno a caso…”: spiega Daniele Vergini che aggiunge un ulteriore elemento critico: “non hanno lasciato all’opposizione il tempo necessario per elaborare emendamenti: con appena 10 giorni a disposizione era impensabile predisporre una proposta seria e articolata anche in considerazione del fatto che, contemporaneamente, si stava trattando un altro argomento molto importante: l’approvazione del POC”.

La posizione del Movimento 5 Stelle è stata chiara: “Il Comune poteva allinearsi alla scelta di altre amministrazioni che hanno posticipato l’approvazione del bilancio, ma la nostra proposta di rinvio è stata bocciata. Se ci avessero dato ascolto ci sarebbe stato più tempo per gli uffici di studiare e proporre una soluzione più equa che impedisse questa ‘macelleria sociale’ messa in atto da una giunta che, tradendo le promesse elettorali, ha voltato le spalle al proprio elettorato di sinistra che tutto si sarebbe aspettato fuorché un ulteriore aumento delle tasse!”.

Anche i tagli alla spesa contenuti nel bilancio tradiscono una totale mancanza di equità: “Tagli alla scuola pubblica: -479mila euro alla scuola materna, -101mila alla scuola elementare, -156mila alla refezione e assistenza scolastica e -241mila agli asili nido. Preoccupa in particolare il taglio agli asili nido che, pur a fronte di un costo realmente importante, si era da sempre configurato come un beneficio/servizio di eccellenza del Comune di Forlì. Insospettisce, per contro, l’incremento delle voci che riguardano i contratti di manutenzione straordinaria con il Global Service (viabilità +860mila euro, illuminazione pubblica +466mila, parchi +202mila) e della misteriosa voce “altri servizi generali” (+708mila). Riteniamo poi esagerata, nell’ambito della cultura, la spesa di 520mila euro per le politiche culturali e le manifestazioni realizzate da privati, sostenute con i soldi pubblici. In particolare  la spesa di 1 milione139mila euro per il teatro, con l’ente pubblico che sostiene per intero la programmazione del principale teatro forlivese, facendosi carico dei costi delle compagnie teatrali”: elenca Daniele Vergini.

“Un ulteriore aspetto della proposta di bilancio che ci lascia perplessi – spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – e che ci piacerebbe fosse approfondito a dovere è quello relativo agli interessi che, come cittadini di Forlì, stiamo continuando a pagare sugli ormai noti derivati Dexia Crediop: facciamo notare come negli ultimi 6 anni il costo di tali strumenti finanziari sia stato per le casse comunali superiore ai 6milioni di euro, non proprio briciole quindi. E, visto che con buona probabilità continueremo a pagare cifre nell’ordine di 1milione di euro all’anno ancora per diversi esercizi, ci chiediamo se siano state fatte tutte le valutazioni del caso per tentare di porre rimedio ad una situazione a dir poco incresciosa, e se siano state eventualmente valutate ipotesi di rinegoziazione o tentativi di transazione con le banche creditrici…  Sarebbe nel contempo doveroso ipotizzare una azione di responsabilità verso quei funzionari e amministratori che si sono lanciati in questa pericolosa operazione, rivelatasi una vera e propria “scommessa”, con i soldi dei cittadini.  Un’ azione in tal senso ci appare necessaria anche in relazione all’elevato indebitamento che il Comune di Forlì ha accumulato negli anni (il debito pro capite è infatti ancora fra i più elevati in Italia)”.

Infine la richiesta del Movimento 5 Stelle di Forlì di sbloccare con urgenza il fondo anticrisi mettendolo a disposizione delle famiglie di Forlì: “Si tratta di 600mila euro che non sono stati ancora messi a bando e che attendono un regolamento trasparente che definisca i criteri di erogazione ed i beneficiari”.


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