“MoVimento in ascolto”, l’iniziativa del M5S che dà voce ai cittadini, raccoglie le loro proposte e le trasforma nel Piano di rinascita per Forlì

In mezzo alla gente, tra le criticità dei quartieri. Ed un unico obiettivo: aprire il “Palazzo” ai cittadini, recepire i loro problemi, e obbligare la macchina comunale a lavorare per la loro risoluzione. Questo è “MoVimento in Ascolto”, l’assemblea itinerante cittadina del M5S che venerdì sera è partita dal Centro storico e dall’analisi dei problemi denunciati dagli abitanti di Schiavona, San Biagio, San Pietro, Cotogni, Ravaldino, Musicisti, e Grandi Italiani. Gremita la sala di via Bonali, 68, in zona Portici Parcheggio Coop, dove i consiglieri M5S al Comune di Forlì, Daniele Vergini e Simone Benini, e il deputato del M5S, Carlo De Girolamo, hanno incontrato i cittadini. Nel silenzio più assoluto e nell’irritazione generale i residenti dei sette quartieri centrali hanno, così, potuto visionare una realtà che nessuno avrebbe mai immaginato, ovvero il degrado in cui sono costretti a vivere gli abitanti delle case popolari di via Marsala/Valzania. Attraverso immagini filmate da attivisti del M5S e proiettate sullo schermo, infatti, è emerso uno spaccato di abbandono totale, proprio a due passi dal centro storico: immondizie, siringhe usate, probabilmente da tossicodipendenti per bucarsi, resti di pranzi frugali, rifiuti di ogni genere accatastati sotto i garage delle palazzine. Una realtà da estrema periferia metropolitana rimossa soltanto dopo l’intervento del M5S, che, attraverso una denuncia ai carabinieri, ha agitato così tanto le acque da costringere, dopo anni di disinteresse, Comune e Istituto Case Popolari a rimuovere tutte quelle immondizie ed a ripristinare una situazione di normalità.

Nel corso della serata il M5S ha presentato il suo programma per la “Rinascita di Forlì” ed ha ascoltato segnalazioni e proposte dei cittadini del centro storico. Interessante lo spunto di un forlivese, Edgardo: “La politica a Forlì – ha sottolineato – ha preferito lasciare nell’abbandono il cuore della città a vantaggio di nuove aree commerciali”. Immediata la risposta del consigliere M5S, Daniele Vergini: “Le Amministrazione comunali precedenti hanno sempre detto di voler rivitalizzare il Centro storico, ma in realtà hanno fatto l’opposto incrementando aree destinate a centri commerciali, che da 64 sono state aumentate a 96, anche in zone periferiche. Provvedimenti, questi, fortemente contestati dal M5S e che provocheranno anche problemi di viabilità a causa dell’assenza di un piano traffico. Una cosa è certa – ha concluso Vergini – : questa giunta a guida Pd oltre a non mantenere le promesse, non programma nemmeno gli interventi e pur di soddisfare il proprio bacino elettorale, la lobby dei costruttori, non fa altro che creare problemi all’intera comunità forlivese”.

Diversi sono stati poi i contributi portati dai giovani. Eloquente quanto sostenuto da Vittorio, uno studente del Campus: “Da parte di giovani e studenti non c’è interesse a venire in centro perché non c’è assolutamente vita. Tra l’altro l’attuale amministrazione Drei aveva promesso di costituire una Consulta studentesca che nessuno di noi ha mai visto. Eppure sarebbe opportuno costituirla per instaurare un dialogo volto a collegare un mondo, quello studentesco, con la città”. Rilancia il deputato M5S, Carlo de Girolamo: “Ritengo necessario potenziare servizi e offerte per favorire una maggiore integrazione degli studenti nel tessuto cittadino. Da parte nostra ci proporremo di istituire un tavolo tecnico con tutte le associazioni universitarie per la stesura del Programma Scuola e Università. Purtroppo siamo stati abituati dalla politica a vedere tanti ‘soloni’ pontificare questa o quella ricetta programmatica fingendo di ascoltare i cittadini solo a ridosso di una competizione elettorale. Il M5S di Forlì vuole, invece, invertire questa tendenza, stimolando la partecipazione della cittadinanza ad assemblee pubbliche itineranti in tutti i quartieri della città e, soprattutto, ascoltando le istanze dal basso”.

Naturalmente non sono mancate le critiche come quella di Fulvio, un commerciante: “Ritengo il programma per il Centro storico del M5S simile a quello di altre forze politiche”. E le approvazioni come quella di Fernanda: “A fare la differenza sono le persone e la loro credibilità. Per questo il M5S non farà l’opposto di quanto promesso, ma quel programma sono sicura che lo realizzerà”. Fino alla conclusione del consigliere M5S, Simone Benini: “Una cosa di cui vado orgoglioso è l’apertura del M5S alla società tutta, non solo ai suoi elettori. Un approccio mirato a risolvere i problemi partendo, in primis, dall’ascolto e dalla condivisione. Questo è lo spirito di ‘MoVimento in Ascolto’: fare informazione e connettere i cittadini con le istituzioni. Se saremo al governo di Forlì continueremo con questi incontri che servono a noi per formarci, ai cittadini per partecipare direttamente alla vita politica ed amministrativa, ed alla società civile per cambiare”.

Movimento 5 Stelle Forlì

PS: il prossimo appuntamento di MoVimento in Ascolto sarà venerdì 30/11/2018 alle ore 20:30 nella sala Foro Boario (per ascoltare i quartieri Foro Boario, San Benedetto, Pianta, Ospedaletto, Coriano) PASSATE PAROLA!

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centro storico 2019

 

Più sicurezza, meno delinquenti. Ecco in 10 punti il programma del M5S

municipaleDavanti alla totale assenza di un programma concreto per garantire la sicurezza dei forlivesi; davanti al tanto pubblicizzato (da parte dei giornali locali) e mai realizzato piano di videosorveglianza dell’amministrazione comunale a guida Pd (costo 2 milioni di euro); davanti alla lotte intestine tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per la conquista della “poltrona” di candidato sindaco alle prossime elezioni comunali, senza uno straccio di programma condiviso; noi del M5S continuiamo nella nostra politica del fare, del trovare soluzione ai problemi. E, così, insieme alla proposta di accordo con le associazioni di categoria per lanciare, tramite opportuna convenzione, un programma di videosorveglianza a costo zero (e cioè il controllo diretto da parte di Polizia municipale, Polizia di Stato e Carabinieri delle immagini filmate dalle telecamere dei negozi, locali e attività imprenditoriali), ecco i 10 punti principali che abbiamo individuato nel nostro Piano sicurezza:
1) Tornare ad una gestione comunale della Polizia municipale per garantire, attraverso nuove assunzioni, maggiore efficienza e più pattuglie di agenti su strada (giorno e notte) come deterrente alla microcriminalità
2) Apertura di un presidio in centro, con la presenza a rotazione di tutte le forze di polizia
3) Istituzione dell’agente di quartiere e di una Rete di vigilanza comunitaria (controllo di vicinato)
4) Miglioramento dell’illuminazione cittadina anche con l’utilizzo di sistemi innovativi a led ed a fotocellule
5) Misure anti-degrado attraverso la lotta agli imbrattatori di muri, questo grazie all’utilizzo di metodi di investigazione per scoprire i responsabili
6) Maggiore interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative delle forze di polizia, nonché regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi tecnologici di sicurezza per il controllo delle aree e delle attività imprenditoriali a rischio
7) Contrasto alla criminalità organizzata attraverso una rete di verifica, controllo e contrasto rispetto ai casi di infiltrazione mafiosa e di evasione fiscale: i dati in possesso del Comune saranno messi in rete con quelli di tutte le autorità d’indagine
8) Più attenzione alle vittime di azioni criminose. Il Comune valuterà la possibilità di stipulare un’assicurazione generale per i danni da scasso nelle abitazioni
9) Mappatura capillare e tavolo permanente di programmazione ed analisi delle criticità territoriali con l’apporto di informazioni e segnalazioni, anche in forma anonima, dei cittadini
10) Nei bandi comunali per gli appalti si aggiungerà un punteggio sulla sicurezza sul lavoro.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

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AGGIORNAMENTO DELLE ORE 21:30:
A quanto pare il Centro Destra, preso da un improvviso panico pre-elettorale fa parlare il “suo” sindacato invece di intervenire direttamente! Si smentisce categoriamente quanto riportato nella nota stampa firmata da Filippo Lo Giudice segretario regionale Emilia-Romagna dell’Ugl Sicurezza Civile secondo il quale avremmo “modificato quasi interamente il ‘pacchetto’ sicurezza che due anni fa avevamo presentato ai cittadini”, una petizione lo ricordiamo da noi presentata nel 2016 mentre tutte le altre forze politiche dormivano sul tema sicurezza, firmata da 2000 cittadini forlivesi e bocciata in consiglio comunale dal Pd e dal Centro Destra.

Il signor Lo Giudice invece di fare politica sotto mentite spoglie farebbe invece meglio a leggere la versione integrale del nostro programma, pubblicata sul nostro sito e inviata agli organi stampa, ove è riportata integralmente e senza nessuna omissione la petizione presentata nel 2016. Quindi nessuna marcia indietro, ma al contrario una conferma di quanto sempre detto e ulteriori impegni a seguito di un approfondimento della materia, mentre tutte le altre forze politiche, compreso il Centro Destra, latitano sul programma. Ci spiace vedere come il sindacato Ugl Sicurezza Civile sia ormai diventato una costola di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, mischiando l’attività sindacale con quella politica per meri fini elettorali. Rimaniamo altrettanto basiti del fatto che un segretario regionale si fermi a leggere le figure ignorando il testo completo, speriamo che l’UGL possa cambiare i suoi vertici in modo da essere più incisivo in futuro nell’interesse dei suoi associati.

Daniele Vergini, Simone Benini

 

Il mega piano di videosorveglianza è ancora bloccato in Comune. Ecco cosa propone il M5S per garantire la sicurezza

telecamereChe fine ha fatto il mega piano di videosorveglianza, da 2 milioni di euro, che un paio di mesi fa l’amministrazione comunale a guida Pd presentò in pompa magna all’attenzione della “grancassa mediatica” dei giornali locali? A che punto si trova il piano sicurezza tanto sbandierato dal sindaco Drei? Tutto fermo, bloccato, ingessato. Delle 300 telecamere promesse non ne è stata installata nemmeno una. E Forlì resta scoperta ed a rischio criminalità. Alla nostra ennesima richiesta di accesso agli atti (la prima fu avanzata ad agosto), per sapere dove effettivamente si pensava di posizionare le videocamere, dal Comune non ci è arrivata alcuna risposta concreta se non un ridicolo rimpallo burocratico fatto di competenze e responsabilità tra un ufficio ed un altro. Eppure sono trascorsi, sì due mesi dalla mega presentazione, ma, addirittura, due anni da quando l’amministrazione Drei annunciò per la prima volta il piano: dimostrazione di come in Comune si continui a navigare a vista sui problemi. E così, mentre il Pd latita e la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia litigano per accaparrarsi la poltrona di candidato sindaco alle prossime elezioni comunali, noi del M5S ci occupiamo delle cose da fare, del come, cioè, trovare soluzione ai problemi. E, piuttosto che lanciare mirabolanti promesse e presentare faraonici progetti, pensiamo al concreto, al facilmente realizzabile. Come, ad esempio, la messa in rete degli impianti di videosorveglianza privata, già esistenti nei negozi, nei locali, e nelle varie attività imprenditoriali, naturalmente dopo aver stilato un accordo con le associazioni di categoria e stipulato una vera e propria convenzione. Un progetto di facilissima realizzazione come confermato peraltro da un recente parere del garante della privacy e dalla messa in campo da parte del vicino Comune di Cesena. In sostanza, le immagini registrate dalle videocamere private anziché restare a disposizione dell’imprenditore entrerebbero nel cervellone pubblico in mano a Polizia municipale (da qui il necessario ritorno al Comune di Forlì della gestione del corpo, attualmente sotto il controllo dell’Unione dei Comuni), Polizia di Stato e Carabinieri. Ogni azione criminosa verrebbe, quindi, filmata (con tanto di estensione alla strada dell’occhio della telecamera) ed osservata in tempo reale dalle forze dell’ordine pronte ad intervenire: oggi invece Carabinieri e Polizia devono prima recarsi presso l’attività commerciale e poi richiedere il permesso di visionare le immagini (una perdita di tempo che avvantaggia solo ladri e rapinatori). Il costo dell’operazione sarebbe bassissimo, il tempo di realizzazione del progetto sarebbe immediato, e la sicurezza per i forlivesi aumenterebbe di molto.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S al Comune di Forlì

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Resoconto Consiglio Comunale n°120 del 6 novembre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU SOLDI ANTICIPATI DAL COMUNE ALL’UNIONE [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

è intervenuto il consigliere Simone Benini

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Restauro dei murales cileni, iniziativa nata nel 2015 grazie ad una mozione del M5S

muralesviaminardiIl Comune sabato inaugurerà il secondo murale cileno restaurato. Quello di via Minardi che fa seguito a quello, inaugurato tempo fa, di viale Roma. Naturalmente non possiamo che accogliere con favore questa iniziativa dell’amministrazione. Ma non possiamo esimerci dal raccontare come questo progetto è nato: grazie ad una mozione presentata, nel 2015, dal M5S, ed approvata all’unanimità da tutti i gruppi consiliari. Un atto che prevedeva anche il coinvolgimento delle scuole nell’opera di restauro. Non potevamo, infatti, accettare che questi murales, realizzati, nel 1976, da un gruppo di studenti ed esuli cileni (fuggiti dalla dittatura della destra militare del generale Pinochet), fossero lasciati deperire, dimenticati, dietro ai bidoni dell’immondizia, vista anche la loro valenza storica oltre che artistica. Siamo per questo orgogliosi di aver esercitato in modo costruttivo il nostro ruolo di portavoce consegnando alla comunità una proposta di buon senso che non poteva essere bocciata dal Consiglio comunale, una delle poche approvate e poi realizzate dall’attuale amministrazione comunale a guida Pd.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S per il Comune di Forlì

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Resoconto Consiglio Comunale n°119 del 23 ottobre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

MOZIONE PD SU BANDO PERIFERIE [scarica testo]
voto M5S in consiglio: contrario
esito: approvata

è intervenuto il consigliere Daniele Vergini

MOZIONE PD SU INCREMENTO INFORMAZIONE ALEA [scarica testo]
voto M5S in consiglio: favorevole
esito: approvata

è intervenuto il consigliere Simone Benini

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

L’ennesimo aiuto del Pd alle banche: approvata delibera per saldare debito della Fiera con la Cassa dei Risparmi ed a pagare è sempre il cittadino! Ecco cosa avrebbe fatto invece il M5S

fieraQuando ci sono di mezzo le banche, quando ci sono interessi forti da tutelare, quando la finanza chiama a rispondere è sempre il Pd. Diventato ormai il partito del capitale, quello che per decenni era stato il Polo di centrodestra (Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega). Alla faccia dei cittadini. E così, come accaduto con Monte Paschi di Siena (col governo Pd a veicolare miliardi di euro degli italiani nelle casse dell’istituto senese), anche a Forlì, in una sorta di politica del copia incolla, milioni di euro (dei forlivesi) finiscono nella pancia di una banca: in questo caso della Cassa dei Risparmi di Forlì (da poco fusa nel gruppo Intesa Sanpaolo). Precisamente 1,7 milioni di euro, ovvero l’ammontare del mutuo che la società partecipata Fiera di Forlì ha acceso con Cassa dei Risparmi per gli immobili di proprietà. In sostanza, la banca decide di rientrare nell’esposizione? E il Pd cosa fa? Trova subito l’escamotage giusto, a discapito, come sempre, dei cittadini.
Ecco cosa è successo. Ieri il Consiglio comunale, col solo voto dei consiglieri Pd, approva la delibera “Soldi in Cassa”, come la definiamo noi. Perché? Si domanderanno i forlivesi. Semplice: per azzerare un debito (inteso come mutuo sui padiglioni di proprietà) che Fiera di Forlì, società partecipata (31% dal Comune di Forlì, attraverso la Holding Livia Tellus; 21% dalla Fondazione Cassa dei Risparmi e 7% dalla Cassa dei Risparmi Spa; 27% dalla Camera di Commercio), ha, come emerso in Commissione, proprio con Cassa dei Risparmi (uno dei soci).
E’ evidente lo stato di difficoltà in cui versa la Fiera di Forlì con un bilancio 2017 chiuso in forte passività e un disavanzo di 4,9 milioni di euro: ricordiamo che la legge Madia impone la chiusura o la liquidazione di quelle “partecipate” con bilanci in perdita per più anni. Ebbene, cosa s’inventa la giunta Pd per cercare di sanare la falla e risollevare la situazione? Forse la rinegoziazione del mutuo col “socio” Cassa dei Risparmi? Assolutamente no! Forse un bel piano di marketing per rilanciare la Fiera? Ma neanche per sogno! Il Pd s’inventa l’indispensabile e indilazionabile necessità del Comune di acquistare gli immobili della Fiera per, guarda caso, 1,7 milioni di euro (di avanzo di bilancio, soldi dei forlivesi) che la stessa Fiera utilizzerà per estinguere il mutuo con Cassa. Solo i padiglioni, però, non l’impianto fotovoltaico situato sopra, che produce utili dagli incentivi: quello resterà alla Fiera.
La domanda sorge spontanea: chi ci guadagna da tutta questa operazione? Il socio banca, naturalmente, che, non fidandosi, evidentemente, dell’Ente Fiera, decide di rientrare subito del proprio capitale scaricando, così, sulla collettività il costo degli immobili. Se un domani, infatti, stretta da Fiera di Bologna e Fiera di Rimini, Fiera di Forlì dovesse fallire, Cassa dei Risparmi non ci rimetterebbe nulla, grazie alla generosità della politica Pd.
Ma è nell’esaminare attentamente l’intera operazione che sale l’indignazione. Secondo la delibera “Soldi in Cassa” l’operazione sarebbe vantaggiosa per il Comune perché, acquistando gli immobili a 1,7 mln, potrà poi darli in affitto alla Fiera ad un canone di 100mila euro all’anno per 20 anni, incassando, così, 2 mln e guadagnandoci 300mila euro. In 20 anni, però. E se in questi 20 anni la Fiera dovesse chiudere, o, viste anche le attuali perdite, non dovesse farcela a pagare l’affitto? Il Comune, e quindi i forlivesi, ci rimetterebbero un bel po’ di soldini. Non solo, gli “scienziati” del Pd ci spiegano che gli 1,7 milioni vengono pagati, appunto, con avanzo di bilancio, che sono ottenuti spostando il finanziamento della nuova strada tra via Veclezio e via del Partigiano da avanzo di bilancio a mutuo. Insomma, una vera e propria alchimia contabile: il mutuo si spegne in Fiera per riaccendersi in Comune, con i conseguenti oneri a carico dei contribuenti naturalmente. Convenienza??? Questa è una vera e propria presa per i fondelli per tutti noi cittadini che con fatica paghiamo le tante tasse che ci sono.
Ma non è finita qui. Manca la ciliegina sulla torta, la vera chicca finale. La legge impone che per poter acquistare immobili, gli enti locali devono documentare una comprovata indispensabilità e indilazionabilità dell’acquisto. Ebbene, la delibera “Soldi in Cassa” spiega che la motivazione dell’acquisto si lega ad una finalità di protezione civile (valutazione firmata dal geologo Arfelli). In sostanza, i padiglioni della Fiera verrebbero acquistati per essere utilizzati in caso di “terremoto importante” per alloggiare fino a 5000 sfollati (domanda ovvia: visto che il servizio di Protezione civile è conferito all’Unione dei Comuni perché ad acquistarli non ha provveduto l’Unione?). Ma attenzione, il “comico” o meglio il “tragicomico” arriva adesso. Sempre nella relazione allegata alla motivazione dell’acquisto si legge che il “complesso non risulta costruito con criteri antisismici”. Ma come: compriamo degli immobili per ospitare degli sfollati da terremoto e questi sono pericolosi perché non antisismici?

LA NOSTRA PROPOSTA
Secondo noi sarebbe stato più ovvio e vantaggioso per i cittadini forlivesi accordarsi con Cassa dei Risparmi per ristrutturare il mutuo e spalmare così il debito rimasto nei prossimi 20 anni. Dopodiché pianificare un progetto di rilancio e di marketing della Fiera con adeguati manager, prerequisito indispensabile per la rinegoziazione del mutuo con la banca. Oppure dare in gestione la fiera ad una società privata con idonee garanzie: esempio una fideiussione a copertura di almeno 2 o 3 anni di canone d’affitto. O, ancora, privatizzare la Fiera vendendo le quote del Comune (31%) nell’Ente Fiera per investire il capitale in progetti per la città.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

Hanno votato favorevolmente all’operazione i seguenti consiglieri comunali:

Ancarani Valentina (PD)
Bertaccini Paolo (Verdi/Socialisti)
Castellucci Patrizia (PD)
Chiodoni Annalisa (PD)
Drei Davide (PD – sindaco)
Fiorentini Loretta (PD)
Freschi Massimo (PD)
Giulianini Sonia (PD)
Laghi Andrea (PD – dipendente Cassa dei Risparmi Forlì / Intesa Sanpaolo)
Maltoni Maria (PD)
Maretti Paride (PD)
Peruzzini Mario (Forlì SiCura)
Ragazzini Paolo (PD)
Zanetti Lodovico (Liberi e Uguali)
Zani Nada (PD)
Zoli Massimo (PD)

 

Resoconto Consiglio Comunale n°118 del 9 ottobre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU PIANO DEL TRAFFICO [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

è intervenuto il consigliere Daniele Vergini

DELIBERA SU FINANZIAMENTO ACQUISTO TERRENO ALEA
voto M5S in consiglio: favorevole
esito: approvata

è intervenuto il consigliere Simone Benini

DELIBERA SU ACQUISTO IMMOBILI FIERA DA PARTE DEL COMUNE
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU MANCATA COSTITUZIONE CONSULTA E CONSIGLIERE UNIVERSITARIO [scarica testo]
la risposta è stata soddisfacente

è intervenuto il consigliere Daniele Vergini

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video

 

Zona Portici, un destino annunciato: giunta Pd incapace di intervenire. Ecco il “Piano della Rinascita” del M5S

porticiE alla fine per riportare legalità e ordine nella zona Portici si sono dovuti mobilitare, prima i cittadini, attraverso denunce e segnalazioni, e poi i Carabinieri con un vero e proprio blitz. Decine di spacciatori, tutti stranieri richiedenti asilo, sono stati arrestati, e la piaga dello smercio di droga, per ora, debellato. Per quanto tempo però? Si chiedono i cittadini e ci chiediamo noi. Una cosa è certa: se quell’area, a due passi dal centro storico e adiacente la stazione ferroviaria, continuerà ad essere abbandonata a se stessa, così come lo è stata in questi ultimi anni, delinquenti e malintenzionati continueranno a vederla come terreno fertile per i loro sporchi affari. A nulla, infatti, sono servite le proteste degli abitanti, i nostri interventi, le nostre interrogazioni, l’ultima discussa in consiglio proprio ad inizio anno: il Comune non si è mosso, non è intervenuto nemmeno potenziando i controlli o installando delle semplici videocamere. E così spaccio di droga e, addirittura, tentativi di stupro, sono aumentati nel tempo. Creando un vero e proprio porto franco della delinquenza a due passi del cuore della città.
A portare alla ribalta delle cronache la grave situazione di degrado della zona Portici fummo proprio noi un paio d’anni fa con “Movimento d’ascolto”, il nostro ciclo di assemblee pubbliche. Incontri con gli abitanti dei quartieri per comprendere problemi e difficoltà e girarli all’amministrazione comunale per la loro soluzione. Lo scorso anno incontrammo di nuovo i residenti dell’area Portici e, attraverso un’interrogazione, elencammo a sindaco e giunta tutte le cose che non andavano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: per riportare legalità ed ordine quei cittadini hanno dovuto chiedere aiuto ai Carabinieri. Perché l’amministrazione a guida Pd non è stata in grado di intervenire al di la degli annunci. Avevamo chiesto anche una commissione per discutere i millantati interventi sbandierati da questa giunta per l’area Portici, ma non ci è mai stata concessa.
Cosa fare? Come abbiamo avuto già modo di dire in altre situazioni legate alla sicurezza pubblica è necessaria una maggiore presenza, in città, di uomini in divisa. In primis degli agenti della polizia municipale che devono tornare sotto il controllo del Comune di Forlì e non più dell’Unione dei Comuni. Se i forlivesi ce lo permetteranno, la prima cosa che faremo è riprenderci, appunto, il controllo della Polizia municipale, potenziarne l’organico, attualmente sottodimensionato, e ripristinare il servizio su strada. Con noi i vigili torneranno a fare il lavoro per il quale vengono pagati e cioè controlleranno strade, piazze e parchi e non più uffici e scrivanie come oggi. Più divise circolano in città, meno facilità di azione hanno malintenzionati e delinquenti. Tra l’altro nella manovra economico-finanziaria del Governo Conte c’è l’incremento dell’organico dei Carabinieri e della Polizia, attraverso nuove assunzioni.
Non solo divise. La nostra azione passerà per il “Piano della rinascita”, un vero e proprio progetto di rilancio del centro storico che vedrà l’abbassamento delle tasse comunali agli esercizi commerciali (negozi, locali), incentivi per la ristrutturazione di abitazioni e palazzi, aiuti per la creazione di piccole attività ricettive, e facilitazioni nell’apertura di nuove attività da parte dei giovani. E, naturalmente, rimuoveremo tutti quei lacci e lacciuoli burocratici che hanno bloccato, finora, lo sviluppo ordinato e armonico dell’area Portici

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri al Comune di Forlì per il M5S

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Dopo il caso Dall’Olio e quello della cognata dell’assessore si va a processo sul caso Morelli! Alla faccia della meritocrazia! Solo con il M5S si cambierà questo modo di fare!

drei-zanettiEcco il solito andazzo politico targato Pd. Che fa sospettare favori a parenti, amici o compagni di partito a discapito della comunità e alla faccia della meritocrazia. E così la lista dei “prediletti” dalla giunta di centrosinistra aumenta. E si arricchisce di un nuovo esponente, quel Giovanni Morelli, professionista ferrarese al quale l’amministrazione comunale a guida Pd affidò l’incarico per coadiuvare l’Unità verde del Municipio attraverso un bando pubblico. Bando che si ritiene evidentemente irregolare, al punto che Veronica Zanetti, la vice sindaca del tempo (era il 7 settembre del 2015), è stata rinviata a giudizio dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Forlì, Monica Galassi, per il reato di turbativa d’asta insieme al direttore generale del Comune di Forlì, Vittorio Severi, e dello stesso Morelli.
Questa è solo l’ennesima vicenda di una lunga serie: e così dopo il caso Dall’Olio, cioè l’ex capogruppo Pd al Comune di Parma che ricevette un incarico professionale direttamente dalla giunta Pd di Forlì; dopo il caso Nesti, cioè la cognata dell’assessore all’Edilizia al Comune di Forlì, Francesca Gardini, alla quale l’amministrazione ha affidato tre incarichi professionali di fila; dopo il caso Prati, la signora nominata direttamente dal Sindaco in un incarico che non poteva ricoprire in quanto non laureata; ecco il caso Morelli.
I forlivesi sono stanchi di tutto ciò: è ora di farla finita con la politica dei parenti, dei compagni di partito e degli amici degli amici. E ora che a Forlì sia premiata la meritocrazia, nel 2019 ci sarà la concreta possibilità di cambiare questo andazzo con l’unica seria alternativa: il MoVimento 5 Stelle.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Forlì