Nuovo “carrozzone” all’interno di Romagna Acque e tonnellate di cemento ovunque per nuove dighe. Il Pd ravennate ordina e tutti obbediscono

E’ in arrivo in Parlamento la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle per la ripubblicizzazione dell’acqua, che obbligherà i gestori a reinvestire tutti i soldi delle bollette nell’ammodernamento della rete, una norma che a quanto pare spaventa chi per decenni ha lucrato sull’acqua! Sono quindi partite anche in Romagna le grandi manovre per aggirarla: un enorme investimento di soldi pubblici di 4,6 milioni di euro nel quadriennio 2020-2023 (ma che per contratto dovrebbe durare fino al 2050) è quello che si starebbe progettando nelle segrete stanze di Romagna Acque, su impulso, pare, del Pd ravennate, per costituire una nuova società “in house” denominata Acqua Ingegneria che sembra proprio l’ennesimo “carrozzone” ideato per trovare una nuova collocazione ai dipendenti di Sapir Engineering, la società di progettazione del gestore del porto di Ravenna, ora in difficoltà per assenza di lavoro.

L’operazione milionaria, a carico di tutti i comuni soci, starebbe avvenendo con una sospetta fretta e opacità: nonostante la Legge Madia preveda espressamente forme di consultazione pubblica per la costituzione di nuove società partecipate, nulla di tutto questo sarebbe stato fatto ma sarebbero solo stati pubblicati alcuni file in un’area non facilmente raggiungibile del sito istituzionale di Romagna Acque, quindi con una oggettiva impossibilità per i cittadini di conoscere gli atti e avanzare osservazioni, cosa che già di per sé pone seri dubbi sulla legittimità della procedura. Ma è anche e soprattutto la finalità di questa nuova società che ci lascia molto perplessi: si dovrebbe occupare di progettare nell’appennino forlivese e cesenate nuovi invasi artificiali con dighe in cemento armato. Almeno tre sarebbero previste, la più grande delle quali (20 milioni di metri cubi) nella zona delle Gualchiere tra Bagno di Romagna e Verghereto. Servono davvero queste ennesime “colate di cemento”? Dall’impatto ambientale elevatissimo, e dai costi economici esorbitanti (si parla di 350 milioni di lavori per realizzarle), il tutto in prossimità del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Perchè non sono state prese in considerazione soluzioni alternative come riduzione delle perdite, degli sprechi e una pianificazione del riuso a fini irrigui delle acque reflue dei depuratori?

Risulta inoltre veramente strana la coincidenza temporale del “colpo di mano” del management di Romagna Acque, che cerca di propinare ai Comuni in fretta e furia questo progetto, proprio poco prima dello scadenza del CdA in carica. E il tutto in barba al fatto che la pianificazione di nuove fonti idriche spetterebbe alla Regione con il suo piano di tutela delle acque, che al momento però non prevede alcun intervento di questo tipo. Romagna Acque, quindi, pur non essendo titolata a decidere sulle politiche idriche chiede ugualmente ai Comuni soci di impegnarsi in ingenti spese che non hanno alcuna garanzia di poter rientrare. Purtroppo nulla ha insegnato il fallimento della Società Alpina Acque, costituita per progettare la diga di ridracoli e poi disciolta a caro prezzo per mancanza di lavoro una decina circa di anni fa. Anche questa volta in caso di errore le conseguenze politiche, legali ed economiche ricadrebbero inevitabilmente sugli Enti soci, e in cascata sui cittadini.

Infine questa società di ingegneria va anche in conflitto con quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2019 del Governo del Cambiamento, che prevede l’istituzione di una centrale per la progettazione di opere pubbliche all’interno all’Agenzia del Demanio, con l’assunzione di personale specializzato messo a disposizione degli Enti Locali. Acqua Ingegneria sarebbe quindi solo un doppione inutile e costoso, a carico dei contribuenti.

Daniele Vergini, candidato sindaco del M5S, e Simone Benini, consigliere comunale del M5S di Forlì

 

Nuova tappa di “Movimento in ascolto” l’assemblea itinerante del M5S tra i quartieri per raccogliere i problemi dei cittadini appuntamento lunedì 11 marzo con Ronco, Spazzoli, Bussecchio

In mezzo alla gente, tra i problemi dei cittadini. E’ questo “Movimento in Ascolto”, l’assemblea itinerante del M5S di Forlì all’interno dei quartieri, nata per dare voce a chi abita luoghi troppo spesso dimenticati dai partiti e dalle istituzioni locali.

Nuovo appuntamento, lunedì 11 marzo, alle ore 21, nella sala Arci Ballo di viale Roma 342 al Ronco. I consiglieri comunali 5 Stelle Daniele Vergini (candidato sindaco) e Simone Benini, incontreranno i cittadini dei quartieri Ronco, Spazzoli, Bussecchio.

Nel corso della serata gli abitanti potranno, inoltre, segnalare tutte le criticità presenti nel loro quartiere. Mentre i consiglieri Vergini e Benini illustreranno le proposte contenute del Programma del M5S per le elezioni comunali di maggio.

L’obiettivo del M5S è quello di far “Rinascere Forlì” e riportarla a quel ruolo di “Città territorio” che aveva fino a qualche anno fa quando era riconosciuta come il vero capoluogo della Romagna.

Segnaliamo anche i prossimi appuntamenti già fissati del nostro tour nei quartieri: giovedì 28 marzo ore 21:00 al Polisportivo Marabini Sammartinese di viale Appennino 498, per i quartieri San Martino in Strada, Vecchiazzano, Carpena, Grisignano, Magliano; venerdì 12 aprile ore 20:30 alla sala Arci Ballo di viale dell’Appennino 638, per il quartiere San Lorenzo in Noceto.

Movimento 5 Stelle di Forlì

 

Unione dei comuni, Meldola non paga per i vigili e il comune di Forlì deve coprire i debiti per garantire la sicurezza al paese di Zattini

Drei (a sx anticipa) e Zattini (a dx non paga)

Forlì ha anticipato 6 milioni di euro all’Unione per coprire gli altri Comuni che non pagano. Compreso Meldola del sindaco Zattini. E intanto l’operazione Drei-Zattini, oltre che svuotare le casse del Comune di Forlì, contribuisce a rendere la nostra città meno sicura: da domani, infatti, 10 agenti e 2 ufficiali di polizia municipale di Forlì verranno dispiegati sui restanti comuni dell’Unione dei Comuni, con il risultato che Forlì perderà ben 5 pattuglie al giorno. Una scelta che non condividiamo, accettata a quanto pare nel silenzio dal sindaco Drei e dagli altri sindaci dell’Unione.

E ci spiace constatare che, nonostante il martellare mediatico sulla sicurezza, anche il candidato sindaco del centrodestra, tanto voluto dalla Lega, Zattini, abbia contribuito attivamente a fare esattamente l’opposto e a diminuire proprio la sicurezza a Forlì. Come? Pare proprio che il Comune di Meldola non abbia mai versato interamente all’Unione la quota per il servizio di Polizia Municipale. Si avete capito bene e lo stesso avrebbe fatto a Rocca la Tassinari e numerosi altri sindaci del comprensorio. Ovviamente, un ente non può operare senza soldi, quindi i soldi mancanti indovinate chi ce li ha messi? Ma il comune di Forlì naturalmente, a scapito dei contribuenti forlivesi e a favore di Meldola, Rocca e di tutti gli altri comuni che non hanno pagato. Potremmo chiamarla “operazione Drei-Zattini”. E con che faccia ora questi politici vengono a Forlì a parlare di sicurezza che non c’è? Dopo averci “scippato” e depotenziato il servizio dei vigili con questa Unione fallimentare? Dov’erano la Lega e Forza Italia quando Zattini non metteva i soldi per il servizio di polizia municipale e quindi nella sicurezza?! Sempre zitti ovviamente.

Faalcile ora, subito prima delle elezioni, copiare il programma del M5S e dire che si vuole uscire dall’Unione per reintegrarne l’organico, quando ne sono invece stati proprio loro i fondatori e fautori di questo fallimento amministrativo, il cui epilogo è che i forlivesi ora devono mettere i soldi per mandare pattuglie sul territorio di altri comuni che si permettono addirittura di non pagare il servizio. Con che faccia Zattini si candida a sindaco a Forlì? Forse per continuare a “mungere” i forlivesi a favore di Meldola, con la complicità del Pd prima e del Centrodestra poi.

Avevamo già sollevato questo problema l’anno scorso con una interrogazione, e nel frattempo abbiamo proseguito con accessi agli atti mirati per capire la reale situazione contabile di debito-credito fra i vari enti, le risposte sono arrivate col contagocce e solo dopo numerose insistenze, forse perchè il quadro che ne esce è veramente imbarazzante: il Comune di Forlì per tamponare le mancate entrate ha anticipato all’Unione ben 6 milioni di euro, ci chiediamo sulla base di quali regole o accordi e in cambio di cosa.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 19:00:

Abbiamo appena ottenuto i dati mancanti: tutti i comuni (nessuno escluso) facenti parte dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese non hanno pagato interamente le quote che dovevano versare.

Primo Meldola con un debito di circa 1 milione di euro

Ecco le cifre nel dettaglio:

Bertinoro 214.941,12
Castrocaro 331.322,97
Civitella 329.723,74
Dovadola 75.425,11
Forlimpopoli 733.498,94
Galeata 349.791,30
Meldola 1.053.178,12
Modigliana 287.036,07
Portico 121.593,37
Predappio 530.935,57
Premilcuore 23.042,75
Rocca 101.694,41
Santa Sofia 642.855,58
Tredozio 130.213,52

TOTALE 4.925.252,57

Queste cifre sono state ripianate dal Comune di Forlì che ha anticipato 6 milioni di euro per coprire le mancate entrate, non è dato sapere sulla base di quali accordi e per decisione di chi, quello che è certo è che queste cifre sono state tenute nascoste ai cittadini finchè non le abbiamo tirate fuori noi del M5S e dimostrano chiaramente il fallimento di questa Unione

Col M5S al governo della città si avvierà immediatamente l’uscita da questa Unione a partire dal servizio di Polizia Municipale che sarà riportato il prima possibile sotto il controllo comunale per reintegrarne l’organico e fornire più sicurezza ai forlivesi

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

dettaglio fondi anticipati da Forlì

dettaglio fondi non pagati dagli altri comuni

 

Il programma 5 Stelle inizia a diventare realtà ancor prima delle elezioni: ecco il presidio dei Vigili in centro

Ci fa piacere che l’attuale giunta, nonostante abbia bocciato innumerevoli nostre buone proposte, pensi ora, a pochi mesi dalla campagna elettorale, di prendere spunto dal nostro programma per la rinascita della citta! La realizzazione di un punto di presidio delle forze dell’ordine in centro era infatti il secondo punto del nostro programma Sicurezza, annunciato ben 5 mesi fa, per la precisione con un comunicato stampa del 9 novembre dell’anno scorso accompagnato da un video di spiegazione. Riportato con scarsa visibilità sui giornali locali (in un trafiletto sul Corriere, e invece completamente ignorato dal Carlino) il nostro programma pare invece essere stato notato dall’attuale giunta che si è affrettata a realizzare una delle nostre idee per poi spacciarla come propria proposta, ovviamente con grande evidenza sui sopracitati giornali. Ma a noi va bene lo stesso, ci rallegriamo che il “cantiere” sia partito, anche se, come si vede dalle foto, un po’ sconclusionato e forse non pienamente in sicurezza… In ogni caso l’importante è che il nostro programma si realizzi, e noi questo possiamo dirlo perché, a differenza delle altre forze politiche, noi un programma ce l’abbiamo. E se i cittadini ci porteranno al governo della città lo realizzeremo.

 

Per visionare il nostro programma completo sulla Sicurezza
accedi alla pagina del programma Amministrative 2019
volantino con le principali proposte:
sicurezza 2019

AGGIORNAMENTO del 12/2/2019:

Segnaliamo che ora il cantiere è stato sistemato!