Le confidenze di due assessori comunali riaprono il caso Dall’Olio: il M5S presenta un secondo esposto in Procura

Foto: Fabio BlacoIl caso dell’incarico esterno assegnato dalla Giunta di Forlì al geologo Dall’Olio, allora capogruppo del Pd di Parma, si arricchisce di un nuovo, e più inquietante, aspetto che potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini della Magistratura e, soprattutto, scoperchiare il pentolone di legami e favori tra questa Giunta ed esponenti di spicco del Partito Democratico. Due assessori dell’attuale Giunta comunale di Forlì, infatti, in separate circostanze, hanno confidato al consigliere del M5S Daniele Vergini e all’attivista Alessandro Ruffilli, fatti gravissimi relativi appunto a quell’incarico. E da quelle confidenze risulterebbe qualcosa di completamente diverso da quanto emerso finora. Risulterebbe, cioè, che il nome del geologo Dall’Olio sarebbe stato indicato da altri due membri della Giunta stessa. E non solo. Perché ad inquietarci e, nel contempo indignarci, ci sarebbe un altro aspetto, decisamente molto più grave: uno dei due assessori ha aggiunto, nella sua rivelazione, di sospettare che ci potesse essere, a monte dell’incarico al dott. Dall’Olio, addirittura un accordo tra lo stesso Dall’Olio e membri della Giunta comunale di Forlì. Accordo in base al quale Dall’Olio avrebbe agito per far vincere, appunto, all’amministrazione comunale di Forlì, il bando europeo “S.O.S. 4 Life – Save Our Soils for Life” in cambio dell’assegnazione proprio di quell’incarico professionale.

Questo, se corrispondesse al vero, dimostrerebbe chiaramente una volontà precisa di almeno una parte della Giunta Pd, e dunque non dei tecnici e dei funzionari del Comune di Forlì, di assegnare un incarico professionale ad un loro collega di partito. Ecco perché abbiamo depositato alla Procura della Repubblica di Forlì un nuovo e dettagliato esposto. Riteniamo, infatti, indispensabile e non più rinviabile, alla luce dei fatti di cui siamo venuti a conoscenza, fare piena luce sulla fitta rete di “favori” e “clientele” del Pd nella nostra regione e nella nostra città (è ancora caldo il caso della cognata di un assessore del Comune di Forlì alla quale è stato affidato il terzo incarico professionale di fila proprio in Comune). Un’assenza di meritocrazia che sta ingessando i nostri territori solo al fine di “tutelare” gli interessi di pochi a scapito della collettività.  Abbiamo deciso di non fare pubblicamente i nomi degli assessori in questione per permettere, in primis, alla Magistratura di fare i dovuti accertamenti. Ma, anche, perché immaginiamo l’angoscia personale che questi Amministratori stanno vivendo da mesi, custodendo segreti, evidentemente, troppo pesanti.

Ricordiamo che su questo caso c’è già un’indagine in corso da parte della Procura di Forlì, partita a seguito di un nostro primo esposto, che coinvolse tutti i membri della Giunta comunale oltre ad un Dirigente e ad un Funzionario del Comune di Forlì. Indagine che portò all’archiviazione della posizione dei politici, ma non dei due tecnici che risultano tuttora indagati. Quello che, però, spalancò dubbi e perplessità furono le motivazioni date all’archiviazione ovvero quel “resta, comunque, un ragionevole dubbio che tali componenti dell’organo collegiale (sindaco e Giunta, ndr) siano stati ignari dei profili di illegittimità dei provvedimenti amministrativi, in presenza di ‘personalità’ forti ed autorevoli, che li hanno condotti a determinate dichiarazioni di voto favorevole, tenuto conto soprattutto del ‘ruolo gregario’ svolto negli accadimenti”. Insomma, motivazioni che sembravano sottolineare una sorta di “sbadataggine” dei politici al governo della nostra città, non responsabili per le loro azioni, e che firmerebbero qualsiasi cosa senza neppure leggerla. Ma attenzione, il punto chiave sta nella sottolineatura del giudice che lascia intendere che questi politici sarebbero soggetti alle pressioni di non meglio precisate “personalità”. Chi sono questi soggetti? Ora risulta più che lecito chiederlo!

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Unione dei comuni allo sbando più totale, Consigli convocati in contemporanea per approvare l’accordo capestro con la Regione!

gonfalone-unione-dei-comuni-romagna-forliveseDeve aver creato un po’ di scompiglio la data ultima del 25 settembre entro la quale si può aderire all’accordo per il “piano di riordino territoriale” della Regione Emilia Romagna che obbligherà i comuni a gestire in forma associata nell’Unione almeno 6 funzioni (invece delle 4 attuali).

Tanto che il consiglio dell’Unione dei Comuni viene convocato per venerdì 21 settembre, in contemporanea (stesso giorno stessa ora) al Consiglio Comunale di Dovadola (e forse anche altri Comuni?) per approvare in tutta fretta questo accordo scellerato che renderà la città di Forlì ostaggio di una Unione dei Comuni che non funziona!

Ci chiediamo il Sindaco di Dovadola e i consiglieri comunali assegnati a quale dei due consigli parteciperanno!!! Una vicenda veramente ridicola che da l’idea dello stato di sbando totale in cui versa l’Unione forlivese…

Anticipiamo che come M5S Forlì faremo una forte opposizione a questo colpo di mano che avviene, fra l’altro, a fine mandato. L’accordo con Regione, al voto in consiglio a Forlì nella seduta straordinaria del 20 settembre, è stato recepito tale quale senza modifiche. Si dice solo di volersi avvalere di uno studio aggiuntivo, previsto come opzione dall’accordo: un piano di sviluppo che l’accordo prevede per “ampliare e rafforzare le gestioni associate”, non certo per creare unioni più piccole come asserito dai sindaci Roccalbegni e Vietina, che sembrano esserci “cascati” in pieno… A nostro parere questo accordo contiene solo l’ennesimo, inutile, incarico esterno da 150.000 euro in 3 anni a carico dei contribuenti… Non servono studi per confermare che questa Unione non funziona, questa toppa dopo 5 anni di fallimenti è peggio del buco!

 

Caso “mucca pazza”, esposto M5S in Procura e interrogazione in Regione

mucca_pezzata_rossaSull’assurda, quanto inquietante, vicenda della ‘mucca pazza’ ridotta, prima a colabrodo con 19 pistolettate esplose dagli agenti della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni, e poi, dopo l’intervento del personale veterinario dell’Ausl Romagna, finita a fucilate tra Magliano e San Martino, abbiamo presentato un esposto in Procura. La dinamica, ma, soprattutto, le dichiarazioni rilasciate dai soccorritori non ci convinsero già nell’immediato. Ma ora che abbiamo ottenuto i verbali, che la Municipale non volle inizialmente consegnarci, il fatto è accaduto a giugno, quei dubbi sono diventati sospetti concreti. Abbiamo infatti rilevato informazioni discordanti e contraddittorie fra quanto riportato dai verbali dell’AUSL e dei vigili presenti sul posto. Per questo ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica di Forlì perché è giusto fare chiarezza sull’accaduto. Anche per la gravità della cosa. Perché gli operatori del servizio veterinario dell’Ausl e gli agenti della Polizia municipale non hanno utilizzato la telenarcosi, come da prassi in questi casi? Perché forse non ne erano in possesso? Aspetto questo preoccupante, al di là del maltrattamento nei confronti dell’animale. Quello che, infatti, emerge da questo caso e che ci preme maggiormente evidenziare è la scarsa sicurezza dei cittadini: cosa sarebbe successo se, invece, di una mucca in fuga, fosse fuggito da un circo un animale feroce o un elefante? Si sarebbe usato un mitra per fermarlo o abbatterlo? Insomma, siamo seri! Non è normale, come risulta dai verbali, aver sparato 19 colpi di pistola per “difendersi” da una mucca, poi abbattuta con un fucile a pallettoni, peraltro, non di ordinanza. Questo pone parecchi dubbi sull’efficacia della catena di comando della Polizia Municipale, vorremmo quindi che si facesse chiarezza su chi ha realmente dato l’ordine di sparare, senza però cercare la facile soluzione di trovare un capro espiatorio nell’agente che ha materialmente premuto il grilletto.

Della vicenda si è interessata anche la Capogruppo in Regione del Movimento 5 Stelle, Silvia Piccinini, che ha depositato un’interrogazione con la quale chiede alla giunta Bonaccini di fare chiarezza sull’accaduto. “Vogliamo sapere – scrive la Piccinini – cosa sia realmente accaduto, perché non sia stata usata la telenarcosi che somministra farmaci sedativi o anestetici a distanza invece di sparare; e soprattutto se la Regione abbia una specifica normativa che regolamenti la pratica dell`immobilizzazione tramite telenarcosi e quale sia la procedura operativa adottata in casi come questo e le operazioni che dovrebbero svolgere i soggetti coinvolti (Ausl, Polizia municipale, Forze dell`ordine, Vigili del fuoco, Comune, eccetera)”

 

Nuovo incarico in Comune per la cognata dell’assessore, M5S: “inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti o affini dei politici!”

a sinistra l'assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

a sinistra l’assessore Francesca Gardini, a destra la cognata Serena Nesti

Ci sono cose che, seppur corrette da un punto di vista formale, creano imbarazzi profondi nella collettività. Quel senso di impotenza e collera che sono stati, tra l’altro, la miscela esplosiva che ha allontanato la gente dalla politica. Stiamo parlando del clientelismo, quella pratica tutta italiana che “premia” la raccomandazione e disconosce il merito. Ed il Pd in questo “campo” ne sa molto: come dimenticare, del resto, la dichiarazione, di appena un anno fa, dell’allora ministro del Lavoro, Poletti: “per trovare lavoro meglio una partita di calcetto che un curriculum” che indignò noi tutti??? Indignazione che, probabilmente, non alberga affatto in casa “Democratici” visto che proprio un mesetto fa il Comune ha affidato un nuovo incarico di consulenza esterna per progetti europei, all’architetto Serena Nesti, a quanto risulta dall’anagrafe, cognata dell’assessore all’Edilizia, Francesca Gardini: un bel contratto da 62mila euro spalmati sul periodo 2018-2020, più un possibile compenso aggiuntivo pari ad un massimo di 25mila euro, che sarà quantificato successivamente se il progetto europeo proseguirà. Che sia chiaro: non vogliamo discutere la regolarità dell’affidamento, né la capacità professionale della Nesti. Quello che a noi stona, non piace, e ci indigna profondamente, è quel grado di parentela che lega il consulente esterno nominato dal Comune con l’assessore dello stesso Comune che l’ha “assunta”. Anche perché la stessa cosa si era verificata lo scorso anno quando sempre noi scoprimmo che all’architetto Serena Nesti erano stati affidato incarichi, sempre nell’ambito delle consulenze esterne per progetti europei per un totale di 52mila euro, l’ultimo dei quali sarebbe, appunto, scaduto un mesetto fa.

Delle domande, di natura politica, a questo punto sorgono spontanee: per quale motivo l’architetto Nesti ottiene importanti incarichi principalmente dal Comune di Forlì? La Nesti fa ancora parte dell’Assemblea territoriale del Pd? Nel 2017 ne faceva sicuramente parte perché il suo nome compariva sul sito del Pd forlivese. Com’è possibile che la Nesti, proprio in questo mandato, sia diventata, di fatto, una collaboratrice fissa del Comune di Forlì in modo quasi continuativo dal luglio 2015 fino ad oggi, attraverso ben 3 incarichi esterni di cui uno prorogato e, a seguito di quest’ultimo affidamento, lo sarà fino al 2020 e forse addirittura oltre? Perché il Comune di Forlì non si è dotato, tramite concorso pubblico, di una professionalità da assumere in modo stabile per assolvere alle funzioni richieste e, invece, ha preferito fornire un incarico esterno, casualmente affidato sempre alla cognata dell’assessore?

Al di là delle norme, corrette che siano, consideriamo eticamente inaccettabile l’attribuzione di incarichi ai parenti dei politici al governo della città. Ecco perché, se i forlivesi ci daranno fiducia alle elezioni 2019, uno dei nostri primi atti sarà la modifica dei regolamenti per impedire l’assegnazione di incarichi a parenti, coniugi o affini, di chi riveste cariche politiche. Perché per il M5S il concetto di meritocrazia non deve restare solo una parola con cui riempirsi la bocca, ma deve diventare il principio cardine dell’amministrazione della cosa pubblica. Sarà, insomma, nostro compito smantellare il vecchio “sistema” clientelare che da decenni opprime la nostra città. Perché solo così Forlì potrà ripartire.

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri comunali del M5S di Forlì

 

Resoconto Consiglio Comunale n°115 del 11 settembre 2018

Ordine del giorno e delibere
Principali voti ed interventi del M5S nel Consiglio Comunale in ordine cronologico

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NON CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI ALLE FESTE CITTADINE [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

è intervenuto il Consigliere Simone Benini

INTERROGAZIONE “QUESTION TIME” SU NUOVO INCARICO ALLA COGNATA DELL’ASSESSORE [scarica testo]
la risposta è stata non soddisfacente

DELIBERA SU FUSIONE FORLI’ CITTA’ SOLARE CON FORLI’ MOBILITA’ INTEGRATA
voto M5S in consiglio: non abbiamo partecipato al voto
esito: approvata

sono intervenuti i Consiglieri Daniele Vergini e Simone Benini

INTERROGAZIONE SU DATI DISOCCUPAZIONE COMUNE DI FORLI’ [scarica testo]
la risposta è stata parzialmente soddisfacente

è intervenuto il Consigliere Daniele Vergini

Si ringrazia Roberto Quarneti per le riprese video